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Questa è una guerra tra uomini liberi e usurpatori della Libertà. I giapponesi hanno invaso la Cina dopo aver occupato la Manciuria. Mussolini si è arrogato il diritto di sottomettere l'Etiopia e i nazisti non sono stati da meno. L'ambizione dei tedeschi di dominare il mondo ha radici antiche.
Cambiano i simboli, i volti. Ma la necessità viscerale di ridurre in schiavitù i popoli della terra, i tedeschi se la trasmettono di generazione in generazione.
Negli ultimi 75 anni la follia germanica è costata all'umanità 20 milioni di morti e 60 milioni di feriti. E queste cifre non tengono conto dei milioni di morti per le malattie o gli stenti provocati dalla guerra. Più di 200 milioni di persone hanno perso la propria casa. Miliardi e miliardi di proprietà immobiliari sono andate distrutte. Lacrime, angoscia, sofferenza, terrore. L'umanità ha dovuto patire tutto ciò per la folle ambizione dei tedeschi di dominare il mondo.
L'isterico bisogno di conquista raggiunse il suo culmine quando Adolf Hitler si insediò, al pari di un Dio nell'Olimpo, nel parlamento tedesco, diventando il Führer di tutti i tedeschi. Quell'uomo dall'aria così compita alimentava sogni mostruosi, mentre dall'alto di Norimberga godeva degli applausi dei suoi seguaci.
Agli inizi del XIII secolo, in pieno Medioevo, il nero mantello di un flagello devastante si stese sull'umanità. Dalla lontana Mongolia giunse un esercito di fieri cavalieri. Il loro condottiero era Gengis Khan. Incendiando, massacrando, mettendo a sacco città e villaggi, un'orda di barbari dall'Asia si riversò sull'Europa orientale. A quell'epoca, Gengis Khan riuscì a conquistare gran parte dei territori abitati. Nel XX secolo, Adolf Hitler era fermamente determinato a fare meglio di lui. Voleva conquistare tutto il mondo.
A Monaco di Baviera venne fondato un istituto di studi geopolitici, una scienza, in verità, non molto conosciuta. In poche parole, si studiava come controllare militarmente i territori. Karl Haushofer, un generale in pensione, considerato il maggior esperto tedesco di geopolitica. Negli archivi di questo istituto c'erano più informazioni sulle nostre città di quante ne avremmo potute dare noi stessi.
Secondo gli esperti di geopolitica tedeschi, una società non può definirsi industrializzata se non dispone di due fondamentali elementi: la forza lavoro e le materie prime. Il compito di questi esperti era di mettere Hitler in condizione di soddisfare la sua ambizione, gestendo quei due elementi in tutto il mondo.
Il nostro pianeta è diviso in due parti: la superficie terrestre emersa e quella sommersa. L'acqua ricopre i tre quarti della superficie terrestre. Le terre emerse sono solo un quarto della superficie totale del pianeta. In quella piccola parte della superficie terrestre si trovano le risorse che, secondo i teorici tedeschi, possono determinare la ricchezza della Germania: il potenziale umano, la forza lavoro.
"Chi ha il controllo delle terre emerse ha il controllo del mondo." Questo era l'enunciato di Hitler. Gli studiosi di geopolitica dividono le terre più produttive, in quanto più ricche di forza lavoro, in due zone ben definite. Una è situata nell'emisfero occidentale che, con l'Australia e tutte le isole del mondo, comprese le isole del Mar del Giappone, costituisce un terzo della terra ferma. L'altra zona, con Europa, Asia ed Africa, ne costituisce gli altri due terzi. Questo supercontinente, che hanno denominato "l'isola mondiale", ha una superficie di ben due volte superiore al resto delle terre emerse ed è abitato dai sette ottavi della popolazione del mondo. Il cuore di quest'isola mondiale comprende l'Europa orientale ed una gran parte dell'Asia. Questa zona viene anche chiamata "il cuore della terra" e corrisponde più o meno a quello che fu l'Impero di Gengis Khan.
Il piano di Hitler, teso a conquistare passo dopo passo il pianeta, sommariamente può essere così riassunto: "Chi conquista l'Europa orientale conquista il cuore della terra. Chi riesce ad impadronirsi del cuore della terra domina sull'isola mondiale. Chi è padrone dell'isola mondiale è il padrone del mondo."
Questo sognava Hitler, mentre guardava i suoi seguaci adunati a Norimberga. I responsabili regionali del partito accorsero da tutta la Germania per giurargli fedeltà, quasi ipnotizzati da quell'uomo che, farneticando, diceva loro che erano gli eletti, i rappresentanti di una razza superiore.
Vediamo come maturò il tentativo nazista di impossessarsi con la forza di tutta la terra. Non vi sarà mai sogno più assurdo nella storia dell'umanità. Hitler aveva visto Hirohito strappare ai cinesi prima la Manciuria e poi le regioni limitrofe. Aveva visto Mussolini farla franca quando aveva violato l'indipendenza dell'Etiopia. Aveva osservato il mondo democratico che restava indifferente, fingendo di non vedere le continue aggressioni dei predoni criminali. L'unica arma che la comunità internazionale aveva a disposizione per preservare la pace, l'unica che ancora incuteva timore a Hitler, si era spezzata. I nazisti potevano violare impunemente i confini delle nazioni limitrofe.
Era venuto il momento di attuare il suo piano. Ma prima volle attenuare l'eventuale resistenza delle sue future vittime. Per conquistarsi l'appoggio delle nazioni democratiche, sguinzagliò per il mondo i suoi agenti segreti sotto finte spoglie di turisti, studenti, uomini d'affari. Anche in Francia, la nazione di partiti filonazisti all'estero, come quello di Léon Degrelle in Belgio, o il Partito Fascista Francese di Jacques Doriot, o quello di Konrad Henlein in Cecoslovacchia, o il Partito Socialista di Oswald Mosley in Austria. In Gran Bretagna, Oswald Mosley si era proposto agli inglesi come un Führer con l'accento di Oxford.
Per facilitare la realizzazione dei sogni ambiziosi di Hitler, i seguaci di quelle organizzazioni provocarono disordini e manifestazioni sovversive, come questa in Francia, o come questa in Belgio, o addirittura qui al Madison Square Garden, negli Stati Uniti, a casa nostra. Fritz Kuhn, presidente della "Bund", della Lega Tedesco-Americana, si nascondeva sotto la bandiera degli Stati Uniti, riceveva gli ordini direttamente da Berlino e ne adottava pedissequamente anche i metodi. Questi erano i sistemi usati fuori dalla Germania per minare l'integrità delle nazioni libere.
Ma in Germania le vicende ebbero un decorso completamente diverso. In gran segreto, l'industria pesante sviluppò un processo di rafforzamento voluto da Hitler per dare alla Germania il suo nuovo esercito. Hitler aveva ordinato di negare fermamente che la Germania disponesse di materie prime. Nessuno doveva sapere cosa stavano facendo. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, mese dopo mese, anno dopo anno, impiantarono un esercito guerriero e ben equipaggiato.
Hitler spronava i tedeschi a lavorare senza limiti, senza orari, esortandoli a sopportare le condizioni in cui dovevano farlo, promettendo loro l'invincibilità. "Nelle nazioni cosiddette democratiche si continui pure a parlare di libertà. Qui non abbiamo sindacati che reclamano la paga per le ore di straordinario. Voi dipendete dal vostro Führer. Lui vi dice dove dovete lavorare, quando dovete lavorare, e quando dovete perire per il vostro Reich. Forgiate una mazza di sangue d'acciaio. La missione che dobbiamo compiere è sacra. Oggi comandiamo in Germania, domani nel mondo."
Coloro che protestavano non ricevevano da mangiare, o sparivano inghiottiti da un campo di concentramento, oppure finivano così. Quest'uomo era incaricato di tenere i dissidenti sotto controllo.
Gli effettivi dell'esercito tedesco, secondo il Trattato di Versailles, dovevano essere 100.000. Ma i tedeschi, si sa, non rispettano alcun trattato. E con l'avvento al potere di Hitler, la forza militare subì profondi cambiamenti. In realtà, quei 100.000 uomini erano 100.000 ufficiali con un altissimo grado d'addestramento, gli stessi ufficiali che oggi sono a capo dei reggimenti tedeschi.
Hitler, che non solo rinnega trattati, ma spesso ne fa carta straccia. Nel 1935 ordinò il ripristino del servizio di leva obbligatorio. Ai bambini tedeschi si insegnò a giocare al piccolo aviatore. Il cielo della Germania si riempì di modellini di alianti e più i bambini diventavano grandi, più grandi diventavano gli alianti. Qualche anno dopo, quei bambini diventarono i piloti dei nuovi aerei da guerra che uscivano sempre più numerosi dalle fabbriche tedesche. La Luftwaffe cominciava a prendere forma nel nuovo esercito tedesco.
L'unica cosa antiquata era il passo dell'oca. Nessuno riuscirà mai ad escogitare una tortura più efficace di questa, a cui sono sottoposti i soldati tedeschi. Sembra studiata apposta per impedire a un uomo di pensare, per costringerlo ad un'obbedienza cieca ed assoluta. "Marceranno per forgiare la propria personalità e diventeranno duri come l'acciaio dei nostri cannoni." Ma tutto il resto era moderno: i camion, i carri armati, i cacciabombardieri.
Il Trattato di Versailles vietava il riarmo e l'incremento del potenziale bellico. Ma, sprezzante degli obblighi imposti, Hitler ordinò alle sue truppe di occupare la Renania, una striscia di terra fra la Germania e la Francia. Quella zona fu demilitarizzata alla fine della Prima Guerra Mondiale per creare una sorta di cuscinetto nel caso la Germania avesse osato aggredire un'altra volta la Francia.
L'Europa, secondo le mire di Hitler, richiedeva una barriera difensiva in grado di bloccare la reazione delle nazioni occidentali. Per questo motivo, Hitler ordinò la costruzione di una formidabile linea di difesa: la Linea Sigfrido. La Linea Sigfrido era un sistema di trincee e di sbarramenti anticarro lunga più di 500 km e, in certi punti, profonda quasi 50. La Germania aveva già una volta dovuto combattere su due fronti e Hitler voleva premunirsi se ciò si fosse ripetuto. Più di mezzo milione di uomini furono costretti a lavorare anche 20 ore al giorno per costruire 22.000 postazioni fortificate in una zona dove, secondo il Trattato di Versailles, nessun soldato tedesco avrebbe dovuto essere.
Hitler disponeva della Linea Sigfrido, di un'aviazione militare, di divisioni corazzate, di armi moderne ed efficaci. Finalmente poteva terrorizzare e sottomettere le sue vittime. Poteva mostrare al mondo tutta la potenza militare tedesca. Gli ufficiali di Stato Maggiore di tutto il mondo sbalordirono a sapere che dal nulla si era materializzato un'enorme potenza militare, agli ordini di un uomo che contravveniva agli obblighi imposti da un trattato internazionale e che nel '33 aveva dichiarato: "Sono pronto a firmare tutto, a fare qualsiasi cosa pur di vedere trionfare la mia politica."
Certi di incutere timore alle società civili, come si erano prefissati i capi nazisti, erano pronti a colpire. Era giunta l'ora di marciare alla conquista dell'Europa orientale. Era venuto il momento di impadronirsi del cuore della terra, mettendo in pratica teorie elaborate dagli esperti nazisti di geopolitica.
Naturalmente, aggredirono per prima la nazione più debole: l'Austria. "Ne occuperemo solo una parte per non suscitare la reazione del mondo libero," disse Hitler. All'alba del 12 marzo del 1938, le armate tedesche oltrepassarono proditoriamente il confine austriaco. L'invasione dell'Austria doveva essere solo la prova generale di un'invasione più vasta e Hitler fece il suo ingresso trionfale a Vienna. Da quel momento, l'Austria fu privata di qualsiasi connotazione dalle carte geografiche, ne fu cancellato addirittura il nome.
Hitler aveva dichiarato: "Il Reich non ha nessuna intenzione di annettersi con la forza allo stato austriaco. Chi lo sostiene dice un'assurdità." L'Austria era importante per Hitler perché lì avrebbe potuto dislocare le sue truppe sul confine meridionale con la Cecoslovacchia, nazione chiave in una strategia d'attacco all'Europa orientale. Il cancelliere Bismarck lo spiegò con grande chiarezza quando disse: "Chi vuole conquistare l'Europa deve prima di tutto impossessarsi dei contrafforti boemi." E la Boemia faceva parte della Cecoslovacchia.
La Cecoslovacchia era una nazione difficile da conquistare. Aveva un buon esercito, molto ben equipaggiato, e una delle più prestigiose fabbriche d'armi al mondo, la Škoda, della quale Hitler non vedeva l'ora di impossessarsi. Non ultimo, aveva ben tre presidenti incorruttibili. Inoltre, la Slovacchia era protetta da un trattato di mutua assistenza con la Francia, e la Francia aveva firmato un trattato militare con la Gran Bretagna.
Hitler doveva agire quindi con prudenza. Cercò dei pretesti che gli permettessero di impossessarsi, un poco alla volta, della Cecoslovacchia. Li trovò sulle montagne dei Sudeti, una regione della Cecoslovacchia confinante con la Germania, dove la maggioranza della popolazione era costituita da persone di lingua tedesca. Era il pretesto che Hitler cercava. Indifferente al fatto che la maggior parte degli antenati di quelle persone avevano lasciato la Germania proprio per non avere a che fare con individui come lui, Hitler enunciò una sua nuova teoria: "Chiunque avesse sangue tedesco in qualsiasi parte del mondo vivesse, doveva essere considerato cittadino del Reich."
E così, milioni di individui di discendenza tedesca, in qualche caso lontanissima discendenza, credettero improvvisamente di essere semidei, di non essere soggetti alle leggi della nazione in cui vivevano e a cui avevano giurato, sia che vivessero in Cecoslovacchia, in Norvegia, in Svezia, in Cina, negli Stati Uniti o a Timbuktu. Secondo i nazisti, un tedesco è un essere umano molto particolare. Qualsiasi cosa faccia un tedesco, resta per sempre tedesco e, almeno fino alla sesta o settima generazione, deve sottostare agli ordini di Berlino. Alcuni, seppure di origine tedesca, non esitano a definire questa teoria una grande sciocchezza.
Purtroppo, nei Sudeti, Hitler riuscì a trovare dei poveri diavoli che a questa sciocchezza credettero. Il capo del loro minuscolo partito era un certo Konrad Henlein. Agli abitanti dei Sudeti fu raccontato che dovevano essere liberati e che il loro liberatore era Adolf Hitler. Dalla Germania, i nazisti fecero arrivare lo strumento più adatto a convincere i dissenzienti: la violenza. Dopo aver fatto massacrare di botte un gran numero di cecoslovacchi che avevano osato opporsi alla sua "quinta colonna", Hitler protestò perché, secondo lui, gli uomini di Henlein erano stati provocati e minacciò di scatenare una guerra se i Sudeti non fossero stati consegnati alla Germania. Infine, dichiarò: "Questa è l'ultima pretesa territoriale che avanziamo in Europa. L'ho garantito al signor Chamberlain e lo confermo in questa sede. Quando tutto questo sarà finalmente risolto, la Germania non avrà più alcuna pretesa di ordine territoriale. Noi non li vogliamo i cecoslovacchi."
Il ministro degli Esteri russo dichiarò davanti ai membri della Lega delle Nazioni che il suo paese era pronto a partecipare ad un'azione concertata contro la Germania. Ma ancora una volta, non ci fu alcuna azione concertata. Il governo cecoslovacco ordinò la mobilitazione generale e chiuse i valichi di confine in un disperato tentativo di evitare la guerra.
I primi ministri di Francia e Inghilterra volarono a Monaco per incontrarsi con Hitler e Mussolini il 29 settembre. Per scongiurare un conflitto che avrebbe coinvolto il mondo intero, Chamberlain e Daladier convinsero il governo cecoslovacco a rinunciare pacificamente ai Sudeti. In Cecoslovacchia, la notizia della firma del Patto di Monaco scatenò un'ondata di indignazione. Mentre Daladier ritornava in Francia accolto come un eroe dai suoi compatrioti che avevano temuto di venir coinvolti in un'altra guerra, in Gran Bretagna un sorridente Chamberlain dichiarava che la pace aveva vinto, che la nostra sarebbe stata un'era di pace.
Questa che vedete è una delle scene più tristi della storia moderna. Non era vera pace. Occupando i Sudeti, i tedeschi non solo avevano costretto 3 milioni di anime a vivere sotto la bandiera del Reich, ma avevano subdolamente tolto alla Cecoslovacchia ogni possibilità di difendersi. I Sudeti rappresentano un'ottima difesa naturale. I cecoslovacchi vi avevano costruito una linea di fortificazione considerata superiore alla Linea Maginot. Privata di queste linee di difesa, la Cecoslovacchia era praticamente in balia del nemico, pronta a cadere nelle mani di Hitler.
Infatti, appena 6 mesi dopo aver dichiarato di non coltivare altre mire territoriali in Europa, Hitler violò il Patto di Monaco. Il 14 marzo occupò l'intero territorio cecoslovacco. Solo pochi giorni prima, il 26 settembre, aveva ancora una volta precisato: "Non ho alcun interesse nei confronti della Repubblica cecoslovacca, ve lo garantisco. Noi non li vogliamo i cecoslovacchi."
L'Austria e la Cecoslovacchia erano state conquistate. Hitler aveva cominciato ad impossessarsi dell'Europa orientale e già rivolgeva la sua attenzione alla Polonia. L'artefice del Patto di Monaco sapeva che la nostra non sarebbe stata un'era di pace. Dopo il successo della conferenza di Monaco, Hitler non aveva più dubbi: la Francia e la Gran Bretagna non interverranno. Un suo portavoce dichiarò: "La democrazia non è un'ideologia per la quale la gente è disposta a mettere a repentaglio la propria esistenza."
Quella notte, tutte le luci di Mosca restarono accese. Era arrivata la missione dei plenipotenziari di Francia e Gran Bretagna, che dovevano conferire con i rappresentanti del governo sovietico. Subito dopo, sarebbe seguita quella dei nazisti.
Il mattino del 21 agosto 1939, gli uomini liberi ascoltarono attoniti la notizia che tra la Russia e la Germania era stato firmato un trattato di non aggressione. I due nemici mortali erano diventati improvvisamente amici. Ma il trattato nascondeva, secondo i fini, i tedeschi desideravano tranquillizzare i russi circa le mire espansionistiche di Hitler, e i russi finsero di credere loro solo per guadagnare tempo e prepararsi ad una guerra che ormai sapevano imminente. Anche loro avevano letto il "Mein Kampf" di Hitler, sapevano che la ricchissima Russia era per loro un ambito bottino.
Certi di aver messo a tacere la Russia e che le nazioni democratiche non avrebbero impugnato le armi, i nazisti si sentivano sempre più forti, e come loro, tutti gli individui di sangue tedesco sparsi per il mondo, abbagliati dal miraggio. Con il pretesto di Danzica, la Germania si preparò ad inghiottire anche la Polonia. Danzica, una città libera, era sotto l'amministrazione della Lega delle Nazioni. Il suo porto, all'estremità del cosiddetto "corridoio polacco", era l'unico accesso della Polonia verso il mare. Anche a Danzica, i tedeschi avevano finanziato e creato un partito filonazista e gli squadristi locali sparsero il terrore.
Hitler pretese che sia Danzica che il corridoio polacco venissero affidati all'amministrazione tedesca, minacciando rappresaglie in caso contrario. La popolazione polacca sapeva di dover affrontare il peggio. La Gran Bretagna e la Francia si erano impegnate a far rispettare i confini della Polonia. Di queste due nazioni, erano troppo lontani.
La proditoria occupazione della Cecoslovacchia aveva gravemente indebolito l'apparato difensivo polacco. Ad eccezione della regione dei Carpazi, la Polonia è un paese pianeggiante, quasi privo di alture. La Vistola è il Mississippi della Polonia, è un fiume molto largo, dalle sponde fangose e, per quasi tutto il suo percorso, piuttosto profondo. Per alcuni mesi dell'anno, gli affluenti della Vistola sono dei torrenti impetuosi in cui la corrente è molto forte. Ma quando scattò l'attacco tedesco, non pioveva da parecchi mesi. I torrenti erano quasi a secco e furono facilmente passati a guado da uomini, autocarri e mezzi cingolati.
Da un punto di vista militare, la Vistola è una linea di difesa straordinaria. Ma resistere in quelle condizioni avrebbe significato rinunciare a difendere Varsavia e perdere le regioni più ricche della nazione. Non rimaneva che dare battaglia sul confine, e così fu. Il piano nazista prevedeva un'enorme manovra a tenaglia per l'accerchiamento delle armate polacche. La tenaglia si sarebbe stretta sulle sacche di resistenza fino alla loro totale eliminazione.
Alla fine di agosto, le armate tedesche mossero verso il confine polacco. In due settimane, avevano ammassato sul confine 70 divisioni, in gran parte corazzate. Da un punto di vista militare, i polacchi erano senza speranza, sopraffatti da quell'orda di predoni. La differenza tra le forze in campo era impressionante: i nazisti disponevano di 5.000 carri armati pesanti, la Polonia di 600 "pseudo" carri armati. La Luftwaffe contava 6.000 moderni aeroplani, l'aeronautica militare polacca meno di 1.000 aerei obsoleti.
In gran segreto, l'esercito tedesco si preparò all'attacco decisivo. Per la Germania era in gioco il sistema politico e sociale per i prossimi 1000 anni. L'incendio si era sprigionato in Manciuria, da lì si era poi propagato alla Cina, all'Etiopia, alla Spagna. Ora sarebbe divampato in tutto il mondo. Quest'uomo diede l'ordine fatale: "Guerra!"
All'alba del 1° settembre 1939, si scatenò l'inferno. La macchina bellica tedesca rombò oltre il confine polacco. Mezz'ora dopo l'inizio dell'invasione, gli aerei della Luftwaffe sorvolarono in massa la Polonia. Colta di sorpresa, quasi tutta l'aeronautica militare polacca fu distrutta ancor prima del decollo. I pochi aerei che riuscirono ad alzarsi in volo furono abbattuti dalle preponderanti forze nemiche.
I bombardieri a lungo raggio nazisti penetrarono in profondità nel territorio polacco, distruggendo le vie di comunicazione, gli impianti radio, le centrali elettriche, strade, ponti, stazioni ferroviarie. Ormai privo di copertura aerea ed impossibilitato a manovrare, l'esercito polacco si stava disgregando. Il grosso della fanteria nazista continuava a premere sulle direttrici d'attacco, adottando nuove tattiche di guerra e, soprattutto, armi di moderna concezione.
I battaglioni d'assalto della Quarta Armata avevano attraversato la Vistola a bordo di un nuovo tipo di barchini da sbarco. Il ripiegamento polacco stava per trasformarsi in disfatta. La fortissima Decima Armata tedesca, che doveva circondare l'esercito polacco sul lato meridionale, faceva avanzare su due direttive le sue cinque divisioni corazzate. Il 6 settembre, dopo un'inutile resistenza, il dispositivo di difesa polacco si spaccò in due parti. Mentre quella meridionale retrocedeva verso la Vistola, le divisioni corazzate poste sul lato destro completarono l'accerchiamento di Radom e, impedendone la ritirata, costrinsero alla resa le truppe polacche.
Intanto, più a nord, il grosso dell'esercito polacco continuava a ritirarsi verso Łódź. L'Alto Comando tedesco, per aprirsi la strada verso Varsavia, lanciò nella falla le divisioni corazzate del fronte nord, che si riversarono verso la capitale polacca. La fanteria tedesca, avanzando a marce forzate di quasi 40 km al giorno, raggiunse le divisioni corazzate e completò l'accerchiamento di Varsavia, tagliandola fuori dal resto della Polonia. A ovest di Varsavia, il grosso dell'esercito polacco era ormai circondato, sottoposto ad una pressione spaventosa e martellato senza sosta dalla Luftwaffe, cominciò a disintegrarsi.
Le sacche di resistenza polacche, prive di copertura aerea, con le linee di comunicazione interrotte, abbandonate dal comando supremo, difesero le postazioni con grande coraggio e valore. Ma, ad una ad una, furono costrette ad arrendersi. Varsavia, però, resisteva ancora. Le toccanti note della Polacca di Chopin confermavano ad un mondo incredulo che gli abitanti di Varsavia, guidati dal sindaco Starzyński, avevano innalzato intorno alla loro città un muro di coraggio, sfidando la potenza delle armate hitleriane.
Sorpresi dalla disperata resistenza dei cittadini di Varsavia, i nazisti ricorsero all'artiglieria pesante. Tutti gli obici dei tedeschi erano piazzati sul fronte occidentale. In gran segreto e velocemente, i giganteschi obici da 240 mm furono trasportati alla periferia di Varsavia. La città subì un bombardamento pesantissimo, di una furia inaudita. Una pioggia di fuoco si riversò sulle zone più popolate della città. Furono 20 lunghissimi giorni di orrore e di morte, ma tutti gli abitanti di Varsavia lottarono strenuamente per difendere la loro città.
Infine, esaurite le scorte di viveri ed acqua, la resistenza dovette cedere. Il 27 settembre, le note della Polacca, trasmesse dalla radio, si affievolirono del tutto. Varsavia capitolò. Ogni resistenza da parte dei polacchi era cessata, tranne a Danzica. Fin dal primo giorno dell'invasione, questa piccola isola di libertà aveva resistito con coraggio al fuoco delle navi da guerra tedesche. Malgrado le loro postazioni fossero ridotte ad un ammasso di rovine, i polacchi ancora si rifiutavano di arrendersi e si opponevano ai grossi tedeschi che sparavano ad alzo zero da meno di 800 metri di distanza. Fu una grande dimostrazione del valore dei polacchi, ma assolutamente inefficace.
Il primo ottobre, la guarnigione polacca si arrese. I polacchi si arresero e seguirono il destino di altri prigionieri che, a marce forzate, vennero avviati verso i campi di prigionia nazisti, dove furono sterminati perché considerati di razza inferiore. Intanto, nei villaggi, i delatori di Giuda indicavano ai tedeschi i compaesani partigiani.
Forse i tedeschi dimenticheranno queste immagini, come Hitler dimenticò quanto promise quando disse: "La Germania ha concluso con la Polonia un patto di non aggressione che ci ripromettiamo di rispettare nel modo più assoluto." Eppure, il mondo sapeva che qualsiasi patto di non aggressione stipulato con Hitler sarebbe stato da lui rinnegato.
La Polonia fu completamente distrutta. Durante gli ultimi giorni della resistenza polacca, l'esercito russo aveva invaso la Polonia orientale, prendendo posizione lungo il fiume Bug. I due eserciti più forti d'Europa erano uno di fronte all'altro. Hitler poteva spingersi verso est, oppure fermarsi. E decise di fermarsi. Hitler si fermò per un motivo molto semplice: l'avanzata verso est avrebbe costretto l'esercito nazista a combattere su due fronti, cosa che Hitler voleva assolutamente evitare.
La guerra che tutto il mondo diceva di voler scongiurare stava già assumendo proporzioni gigantesche. Il giorno successivo all'invasione della Polonia, la Francia ordinò la mobilitazione generale. 24 ore dopo, una formazione di aerei inglesi bombardò la flotta tedesca nel Canale di Kiel. Non solo il governo britannico, ma tutto il popolo inglese aveva dichiarato guerra a Hitler, a Hitler e a tutto ciò che rappresentava. A dispetto di quanto sostenevano i nazisti, la gente era pronta a mettere a repentaglio la propria vita per difendere la democrazia.
La Gran Bretagna e la Francia non erano pronte ad affrontare una guerra, ma questo era di. Finalmente avevano capito che i nazisti costituivano una minaccia non solo per l'integrità della Polonia, ma anche per la libertà e l'indipendenza delle nazioni di tutto il mondo.
"The foundation that Hitler pretends to build out of hatred, a new order for Europe, but nothing is more certain than that every trace of Hitler's footstep, every stain of his infected and corroding fingers, will be sponged and purged, and if need be, blasted from the face of the earth."
La vittoria delle nazioni democratiche potrà essere completa solo dopo la definitiva sconfitta della macchina bellica tedesca e giapponese.