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Io dico sempre che sono reduce dal festival della mente, dove lui chiude ogni serata alle 23:15. Da poco dopo "Giorno da te" massacranti, c'è il tendone in piazza Matteotti con il tutto esaurito e, fuori, quest'anno c'erano i bagarini che vendevano i suoi, i biglietti dei suoi spettacoli, come a un concerto degli degli U2. Signore e signori, l'abbiamo aspettato per un anno, già impiantato in televisione, sui quotidiani, con i suoi libri, sulle riviste. Ci accogliamo ancora. Concluso, Alessandro Barbero, grazie della fiducia.
Allora, questa sera l'argomento di cui italiano è un personaggio storico di cui tutti abbiamo sentito parlare, che tutti abbiamo studiato a scuola, su cui tutti sappiamo delle cose, e a cui ho dedicato 10 anni di lavoro. Se avete intravisto che il pacchetto dei libri, c'è un libro che queste dimensioni all'incirca su Costantino, che vi esorto a leggere. Pensavo che però il frutto davvero di dieci anni di lavoro sul personaggio di Costantino imperatore, col risultato di scoprire che ne so, adesso, di quello che credevo di sapere dieci anni fa. Costantino è veramente un esempio impressionante di come, di come nella storia è fatta, è fatta di propaganda, è fatta di interpretazioni contrastanti, è fatta di certezze che poi si sgretolano quando uno va a vedere più da vicino.
Io direi, a occhio e croce, posso dare per scontato che quasi tutti noi qui abbiamo, come dire, primo, voi, abbiamo sentito parlare in vita nostra di Costantino, più o meno in questi termini: Costantino è il primo imperatore cristiano, è l'uomo che si è convertito prima della battaglia di Ponte Milvio, in cui morì sconfitto Massenzio, si è convertito al cristianesimo dopo aver visto in cielo la croce con la scritta "In hoc signo vinces", e il sovrano che con l'editto di Milano del 313 ha concesso la libertà ai cristiani.
E quelli, certo, se permane già qui, ma mi fermo già. Voi, l'editto di Milano con cui Costantino ha concesso la libertà ai cristiani, uno scherzo che dura mai da cent'anni. Grandi storici, perché da cent'anni che la cosa è stata accertata, è il seguente: l'editto di Milano di Costantino, tutto vero, tranne che non era un editto, non è stato fatto a Milano, e non l'ha fatto Costantino. Ma anche quello è tutto vero. In realtà, è uno scherzo a metà. Costantino va fatto insieme con il collega con cui all'epoca divideva il potere, Licinio. Noi abbiamo solo le copie pubblicate da Licinio, che l'abbia pubblicato che Costantino della sua parte, però, è un atto di fiducia che ciò non è avvenuto, perché tecnicamente le leggi romane si classificavano in modi diversi, e quello non è un editto. Non l'hanno fatto a Milano, si sono solo incontrati a Milano per discutere. Insomma, sono dettagli, ma è per dire, scherzando, una cosa che in realtà, come quasi tutto quello che pensiamo di sapere, bisogna poi andare a controllare, e che ci sono delle foto.
Dopodiché, che Costantino è il primo imperatore romano che si è convertito al cristianesimo, che è vero, bellissimo. È il primo imperatore che ha deciso di dare alla Chiesa cristiana un posto importante nella vita dell'impero, di inserirla nella vita dello stato, di privilegiarla. Costantino ha ricoperto di privilegi giuridici, ma chiederti quello che ha tolto l'ICI alla chiesa, fondamentalmente. Di Costantino è il fondatore delle prime grandi basiliche a Roma, ha convocato il Concilio di Nicea, in cui diverse interpretazioni del cristianesimo si sono confrontate, in cui è stato stabilito il credo che ancora oggi viene citato. Credo non solo "generato, creato della stessa sostanza del Padre". Queste parole che a noi oggi, e da molti segnali, sembrano voti, e dobbiamo fare uno sforzo per pensare che se oggi in chiesa si dice "generato, creato della stessa sostanza del Padre", è perché c'è stata un'epoca in cui era dietro di cristiani che dicevano "creato, hanno generato, figli, archi della stessa sostanza del Padre, ma nemmeno per sogno, di sostanza diversa". Ecco che al Concilio di Nicea che vengono risolte queste questioni, e gli occhi viola convocata, presieduta Costantino.
E dunque, l'imperatore che ha schiavizzato l'impero romano e che ha aperto una nuova fase della storia del mondo, almeno del nostro mondo. Però poi lo abbiamo conquistato tutto il resto, quindi di fatto la storia dell'Occidente è storia del mondo. Le due grandi tradizioni, la storia di Roma e la storia del cristianesimo, con Costantino s'incontrano e diventano una cosa sola. Mica per niente. Idee per molti secoli, Costantino è stato considerato il più grande personaggio storico mai vissuto, perché per secoli e secoli del Medioevo, in un mondo cristiano totalmente cristiano, come rendono straw, ebbene, chi ragionava su queste cose diceva: "Certo, i grandi eventi della e quali sono quelli proprio decisivi? Uno, l'ego del Gesù Cristo, e quello ha spaccato in due la storia dell'umanità. E dopo, e dopo Costantino, che ha messo insieme la tradizione di Roma e quella cristiana". Sapete che nel Medioevo la statua di Marco Aurelio al Campidoglio, hanno come era convinti che fosse Costantino, talmente questa figura di Costantino per loro era enorme.
Allora, appunto, suo partito dicendo: "Dare per scontato che queste cose, ma carino, tutti questi dettagli, però insomma, l'imperatore cristiano che mette fine alle persecuzioni, il Concilio di Nicea, queste cose le abbiamo sentite tutti". Si potrebbe anche aggiungere un altro aspetto che magari fanno più presente gli addetti ai lavori, al mese tutti sanno anche Costantino ha fondato Costantinopoli, cioè sulle ha trovato una piccola città greca di provincia, Bisanzio, e l'ha trasformata nella grande capitale dell'impero, Costantinopoli, una città che ancora oggi è una delle grandi metropoli del nostro mondo, Istanbul. Questo lo sappiamo anche tutti.
Ma forse non si riflette abbastanza sul fatto che Costantino, Costantino è l'imperatore che ha scelto, che ha scelto un Oriente, che ha scelto di andare a Oriente. Costantino è l'imperatore che ha deciso che Roma, come capitale dell'impero, non andava, che era meglio trasferire 2.000 chilometri più a Oriente. E l'imperatore che si è innamorato di quel posto, perché quando è arrivato lì inseguendo uno dei suoi debiti, ci che puoi avere suo vecchio amico, nonché cognato, Licinio, ma insomma, questo ne riparleremo. Quando arriva lì, in quel posto, a Bisanzio, scopre che c'è questa città in una posizione incredibile, e in Europa, ma me l'ha mai sulla spiaggia, 20 dall'altra parte sembra un fiume, invece dimostrano e dall'altra parte c'è la terraferma, così vicina che sembra di toccarla. E quella è Bisanzio. Costantino, quando scopre che sia una città che sta a cavallo tra l'Europa e l'Asia, decide che la sede dell'impero romano deve essere lì, perché l'impero è un impero che guarda a Oriente.
E allora, a questo punto, ci ricordiamo che l'anticristianesimo viene dall'Oriente. Scegliere il cristianesimo per Costantino, con di recente una regione orientale, che viene dalla Palestina, quindi dall'Asia, una religione greca e non latina. E che tutte queste cose sono un'altra faccia di Costantino, che magari è un po' ovvia. È l'uomo che ha spinto verso Oriente di 2.000 chilometri l'impero romano.
Però Costantino si può raccontare anche in un altro modo. Questa finora un usurpatore che, in base al sistema vigente, non doveva diventare imperatore, e invece è arrivato al trono grazie ai suoi soldati, e ha dato la scalata al potere assoluto in un momento in cui l'impero romano diviso tra diversi colleghi. Ci tornerò più precisamente. A per adesso sta mente presente questo: quando Costantino arriva al potere in una parte dell'impero romano, il sistema è che ci sono diversi operatori che collaborano. Quest'antico dalla scalata al potere assoluto fino a diventare unico imperatore di Roma. E percorso di questa scalata al potere, falsare altri tre imperatori romani, che vuoi, e nello suo suocero, e i suoi due cognati. Nessun altro al mondo, tranne Settimio Severo, che anche lui era un tipo poco raccomandabile, ha ammazzato così tanti imperatori romani come Costantino. Tre, dei quali è rimasto solo al potere. Lo stendino ha fatto uccidere, non salviamo perché, e non lo sapevano neanche loro all'epoca, lo sapeva lui. Quest'anno avrà può uccidere il proprio figlio maggiore, Crispo, e la propria seconda moglie, Fausta. Poi, dopo la morte di Costantino, volevo dire, questa non è più colpa sua, filo giallo, appunto, ad atterrare. Pensavano che fosse colpa sua anche questa. Dopo la morte, ricordati ai suoi tre figli, per prima cosa, immediatamente hanno fatto rimbalzare quasi tutti i profili cuciti, cioè quasi tutti i fratelli e nipoti di Costantino viventi in quell'estate di sangue, per 337 sono stati ammazzati in per ordine dei tre figli di Costantino, che non volevano rivali. Dopo di che, siccome erano tre, hanno cominciato ad alzarsi tra loro, finché non mi è rimasto uno solo.
Allora, voi capite, queste cose che io vi ho detto adesso, le ultime, non lo sono la versione ostile della propaganda pagana, come potrebbe pensare. Sono tutti i fanali, assolutamente, sui quali non esiste il minimo dubbio. Lo stesso imperatore che ha messo fine alle persecuzioni, che si è convertito al cristianesimo, che ha trasformato l'impero romano, nemmeno cristiano, ha fatto uccidere, prova suo suocero, due cognati, il proprio figlio maggiore, la propria seconda moglie, e poi i figli. Abbiamo visto, insomma, sono personaggi shakespeariani. E uno viene in mente, ma non è fra i leader, se veramente la sensazione che il potere fa qualcosa di molto brutto agli esseri umani. Allora comincia a capire, a questo punto, come è difficile per lo storico, me studiano stettino, rispondere alla domanda che molta gente buona, buona volontà, dice: "E lì era uno stanzino?". Mica tanto facile dire chi era Costantino.
A questo punto, lo può mettere in fila tante cose. Accertamenti che era un personaggio complicato. Gli storici a volte preferiscono semplificare la complessità, fa un po' paura. Il passato nell'Ottocento e ancora nel primo Novecento, gli storici diffidavano di Costantino. In sostanza, in un'epoca che era poco religiosa, ricordiamocelo, Ottocento, inizio Novecento, la religione era quotata molto poco, in genere, almeno nel mondo intellettuale, nel mondo accademico. E gli storici dicevano: "Sì, Costantino, la conversione al cristianesimo, figurati, un soldataccio, un politicante come quello, spietato, senza scrupoli". Facebook, capito davvero il cristianesimo? Gli faceva comodo. E un politicante che aveva fatto le sue scelte per calcolo elettorale, aveva deciso che i cristiani, che era meglio averli amici piuttosto che averne contro. E perciò si diceva anche: "Per voi è chiaro, Costantino è andato al potere, i cristiani l'hanno sostenuto, Costantino l'ha coperti di privilegi, di regali, i cristiani, ovviamente grati, hanno alimentato dalle vicende di Costantino la sparizione di una curiosa, la croce in hoc signo vinces". Figuriamoci, dicevano gli storici. Una volta, quel certo punto, il vento è cambiato. Dall'ultimo dopoguerra, quindi ormai da 60-70 anni, la storiografia su Costantino tende a trattarlo con molto più rispetto, o se lui, o deferenza. Non c'è più nessuno che dice: "Sono polemica, né senza strappi, magari anche, ma comunque un grande personaggio, protagonista di una, una storica grandiosa". E quindi, un personaggio che di sicuro si è convertito, non c'è più nessuno che le novità. Anzi, c'è chi pensa che fosse cristiano già prima della battaglia di Ponte Milvio. E questo scempio degli storici nei confronti di Costantino viene fuori anche dai titoli dei libri dedicati a lui.
Moltissimi libri o articoli dedicati alla storia di Costantino lo chiamano "Costantino il Grande". Tutte le lingue, "Constant", "Constantin", "del Ros", "secondo tale", che nella lingua comune non si usa. Noi tutti diciamo "Carlo Magno", "Alessandro Magno", "Federico il Grande", "Caterina la Grande", "all'Costantino il Grande". A me non sei una cronica, nessuno. Gli storici, sì, e invece è una cosa che mi ha un po' disturbato, perché segno, appunto, di una grande difesa e sagre sul personaggio. E ora, lo storico non deve essere deferente quando studi un personaggio. Se non sei unisce di farsi un po' condizionare. Sta di fatto che oggi è solo in conversazioni private tra studiosi che può capitare di sentir definire Costantino, com'è capitato a me un paio d'anni fa, che stavano lavorando il libro vero con riuscito, e mi è capitato la fortuna e l'onore di incontrare Umberto Eco, perché mi ha chiesto che cosa mi ha occupato. Gli ho detto: "Mi occupo di Costantino". "Che momento!". E non mi fa: "Era un figlio di puttana". Però queste cose si dicono, ma non si iscrivono. Quando si scrive, diventa "Costantino il Grande". Io faccio molta fatica a dire che, secondo me, Costantino. Devo dire che, dovendo in qualche modo definire, io penso che sia un uomo che era innamorato, innanzitutto, del potere. E questo, nel mondo antico, non era in contrasto con l'essere religiosi, perché la regione nel mondo antico serviva, serviva a garantire la fortuna, la vittoria, la prosperità, il successo in generale. Che successo erano quelli protetti dagli dei? Imperatori che prosperavano, quelli che vedono gli dei dalla loro parte. Cosa titolava abbandonato i vecchi dei? Perseguire di un uomo che venivano niente, appunto, e che gli avevano garantito che era più potente di tutti gli altri. E siccome Costantino ha sempre vinto, secondo me, era a un certo punto si è convinto che era davvero così. Si è convinto che lui, e lui era cristiano già prima, in fondo, che senza saperlo, e che il Dio dei cristiani lo aveva scelto e dove l'ha protetto e gli aveva garantito la vittoria. E quindi, il fatto che fosse certamente un personaggio malato di potere, abili bere, senza lini, non contrasta con il fatto che sia diventato cristiano. Il Dio cristiano, vero Dio degli eserciti, il mio gaeta la vittoria. Il Costantino, a un certo punto, ha scelto per sé un nome che io ho usato con il titolo del mio libro, perché chiamarlo Costantino il Grande, a questo punto, francamente, non mi non mi andava giù. E poi mi sono reso conto che lui da un mese verrà scelto lui. A un certo punto, i nobili, gli imperatori romani, dei nuovi ne avevano tanti, i nomi di famiglia, Flavio, questa, ma poi anche tutti gli appellativi, Pius, Felix, quindi religioso, prospero, e così via. Questo a sentir Maximus. Costantino se n'era scelto uno, a un certo punto, Victor, il vincitore. E l'abbiamo comprato, attaccando il suo nome, firmava gli editti: "Konstantinos Viktor". E io il libro chiamato così: "Costantino il Vincitore", perché lui era sicuro che se aveva sempre vinto, appunto, e perché Dio lo aveva scelto.
Ecco, a questo punto, io proverei a mettere ordine delle cose. Dopo detto che Costantino è stato un usurpatore, ho detto che ha ammazzato più imperatori romani di chiunque altro. Come mai? Come in una situazione, quando Costantino si affaccia sulla scena politica, ma all'inizio del IV secolo dopo Cristo, la situazione non sta lì di metromare, usciva da un periodo di crisi spaventosa nel III secolo. L'impero romano era quasi collassato. E quasi collassato, beh, per tanti motivi. Noi, quando pensiamo ai problemi dell'impero romano, la prima cosa che probabilmente ci viene in mente sono i barbari, certo, i barbari fuori dal confine che premono. E del III secolo, la spinta dei barbari è spaventosa, e i barbari rispondono, arrivano dappertutto. Gli Alamanni saccheggiano la pianura padana, i Goti nei Balcani, arrivano ad Atene. È l'epoca in cui l'imperatore Aureliano costruisce le mura di Roma, avete presente le mura Aureliane? Prova fino a quel momento non aveva bisogno di mura. Nel III secolo, sì. Però il problema dei barbari non è nemmeno il più grafico, ed è un altro ancora più grave, perché più destabilizzante, ed è il problema della successione. Nel l'impero romano non ci sono regole chiare su chi deve fare l'imperatore. Loriga regola è che lo nomini il Senato. Non è un impero ereditario. Poi, certo, ogni imperatore, siamo figlio, cerca di tirarlo su e di convincere l'opinione pubblica, il Senato, che il figlio è il miglior successore possibile, così per spasiano sentire subito, per esempio, ma non è una legge. Chiunque può diventare imperatore. E il problema che, in teoria, non nomina in Senato l'imperatore, ma se c'è un esercito in Italia, campato vicino a Roma, in cui generale fa sapere al Senato che lui è lì con le sue truppe alle porte di Roma, e adesso che i senatori devono minare il nuovo imperatore, che si ricordi, no. Ecco, poi ripete anche a nome, non i senatori, a quel punto. Dopo di che, è facilissimo che in generale, che comanda le truppe in Gallia, per esempio, alla delizia dei Galli, io chi sono, e dove vince i suoi soldati a proclamare lui l'imperatore.
Il III secolo è un secolo, l'equilibrio romano rischia di sprofondare nel caos, perché continuamente gli imperatori vengono attaccati da rivali che fanno i loro stato, ammazzato il predecessore, costringono il Senato ad acclamarli, sodo per essere fatti fuori da qualcun altro poco dopo. Nel III secolo c'è un periodo di 60 anni, nel corso dei quali si contano 33 imperatori romani. Come vedete, la media è che resistevano poco più di due anni. Di questi 33, gli imperatori romani sono andato affrontare, qualche sono morti ammazzati, 30 su 33. Allora, vuoi capire, a un certo punto viene fuori uno che prende il potere, ed è un salvataggio, come gli altri, non militare, brutale, spietato, come gli altri, ma le idee chiare, e decide che bisogna cambiare. Si chiama Diocleziano. Io cristiano, decide di questo problema della successione è fondamentale, bisogna risolverlo. E lui introduce un sistema che, secondo lui, dovrebbe mettere tutto a posto. Anche questo argomento, il ricordo di scuola, vi ricordate la pena archia? Tetrarchia, vuol dire, si prende atto che l'impero romano è una roba immensa, ingovernabile, bisogna dividerlo, almeno in due. È una cosa che vanno alla Scozia in maniera, avete presente, alla si divide in due, una parte occidentale, lo si parla al latino, una parte orientale, dove si parla greco. Due imperatori, due Augusti. Diocleziano si prende l'Oriente, che è più importante, più ricco e prospero, più civile, e a un carro con lui, non vecchio soldataccio, po' ignorante, dire il vero, non un furbissimo, però bravo soldato, Massimiano, e lo fa Augusto d'Occidente. Due Augusti. Quali io cristiano, c'è il problema della successione. L'uno dei due Augusti va un successore che non deve essere il figlio, deve essere un bravo scelto per il merito, lo nominiamo Cesare, un grado inventato, subalterno rispetto all'Augusto. A ogni Augusto si dà un pezzo di impero, una governare, così comincia a farsi le ossa. Così siamo in quattro. Tetrarchia, in greco vuol dire governo dei quattro. Due Augusti, due Cesari. Muore un Augusto, c'è già il successore pronto, il Cesare diventa un Augusto. Bellissimo. Messa Diocleziano, in questo modo, finiti i colmi di stato, le rivalità. Stiamo talmente convinto che questo sistema, il sistema meraviglioso, che ad un certo punto, è l'ultimo straordinario Diocleziano, decide: "Adesso metto alla prova il sistema, vado in pensione". Mai successo prima. Io cristiano, va in pensione. Per simmetria, spiega al collega Massimiano, che non vorrebbe veramente, lui, e gli spiega che anche noi possediamo deve andare. E i due Cesari dipendono promossi Augusti, e si nuova milano, due Cesari, e così via. Quel che è un sistema che si basa sul fatto che quattro imperatori, tutti e quattro militari di mestiere, sono abituati a tutto, collaborano in onestà mente fra loro, senza che nessuno cerchi di fare le scarpe all'altro. La possibilità che il sistema funzioni, e se in realtà comincia subito a dare qualcosa storto. È una delle cose che vanno storte, è che i figli degli imperatori dicono: "Perché non io? Perché mio padre non può nominare me? Perché deve scegliersi un altro?". Quando Massimiano va in pensione, e il successo diventa Augusto, precedente il figlio di Massimiano, di genio, ci sono, e prende il potere con un colpo di stato a Roma, e governa l'Italia, si chiama Massenzio. Poco tempo dopo, il figlio di un altro Augusto, che si chiama Costanzo, è il nuovo Augusto d'Occidente. Costanzo muore nel 306 in Britannia. E suo figlio, che parla con i soldati del padre, e dice: "Perché deve diventare imperatore quell'altro che era scesa di mio padre, che non è nessuno, e io, mio, che sono suo figlio?". E i soldati dicono: "Sei tu, tu che sei il figlio del nostro imperatore Costanzo, tu devi essere il nuovo imperatore". Si chiamano Costantino. Bene, anche l'amaro imperatore dai suoi soldati, esattamente dove l'assenza sono i figli di due opposti, non avrebbero nessun diritto, ma fanno il colpo di stato. Poi, io immagino che in assenza dei ricordi di scuola, se lo ricordi come uno, è perché Costantino un certo punto lo ha fatto fuori. Ma si cercano verace al partito cristiano, o comunque amico dei cristiani, ha messo fine anche lui alle persecuzioni. Interroga se li dello che era tanto in gamba, chi colleghi non l'hanno riconosciuto, è rimasto isolato in Italia. Con Stellino è stato più bravo, ha fatto talmente che gli altri colleghi lo hanno riconosciuto, e quindi noi a un osservatore. Dopodiché, Costantino comincia la sua marcia verso Oriente, come mi dicevo prima, vi ho detto, dove è stato acclamato imperatore dai soldati suo padre Costanzo, Augusto d'Occidente, è morto di malattia nel 306 a York, in Britannia, l'estremo lembo occidentale dell'impero romano, è il posto più sperduto a occidente che un romano potesse immaginare. Costantino diventa imperatore e controlla le terre che controllava suo padre: la Britannia, la Gallia, alla Spagna, l'Occidente, tutto il resto. Nella sua carriera è una marcia verso Oriente, in varie tappe.
Prima tappa, 312. Costantino amici con gli altri imperatori e vedendo che Massenzio è l'unico che è rimasto fuori, comincia a mettersi contro Massenzio. E brin un dettaglio, perché non voglio dimentichi, perdermelo, sono uomini di rete, come mai abbassare imperatore non ci hai detto il terzo? Allora ve lo dico, se poi non mi importano lo stesso. Il medico Massimiano, vanno di Massenzio, che era stato costretto andare in pensione perché il collega Diocleziano si era inventato questa cosa, sfrutta il vecchio, ma si chiamerà v, che vorrebbe il freno, gli scorciata, e sarà in pensione. Quando vede che tutti fanno quello che vogliono, si compra un pezzo dell'esercito rimasta a pagare, si fa parlare di nuovo imperatore, fa amicizia con Costantino, gli dai moglie e sua figlia Fausta. Sta dicendo che quella mouse da che poi Costantino fatto ammazzare mentali dopo, city quello di danny boyle e sua figlia Fausta. Torna al potere anche lui. Poi, com'è come non è, Massimiano e Costantino litigano, ma se mi hanno cerca di far fuori Costantino, Costantino è più veloce, lo fa fuori lui. È il primo eri suocero. A questo punto, Costantino è pronto per marciare contro il figlio di Massenzio, Massenzio, fashion bagnato, fratello di Fausta, ma 16 origine da un salvatore a Roma. Costantino invade l'Italia, da battaglia con d'Emilio, stravince, Massenzio viene ucciso in battaglia, Costantino entrante normatore a Roma, adesso il padrone anche dell'Italia e dell'Africa. Nel frattempo, le cose si sono semplificate anche a Oriente. Anche Oriente c'era un cattivo imperatore, nemico dei cristiani, si chiamava Massimino Daia. E un altro nuovo imperatore, brillante, amico dei cristiani, Licinio, ha sconfitto Massimino Daia. E adesso Costantino è padrone di tutto l'Occidente. Io spero che mi seguiate, un po' vertiginoso, ma vale la pena. E Licinio è padrone dell'Oriente. Questo punto si incontrano a Milano e si mettono d'accordo. Si spargeranno il mondo romano, non cibelli a Costantino, lo riempia Licinio. Faranno un bel matrimonio per solennizzare la loro eterna amicizia. Licinio sposa la sorella di Costantino, ad esempio, di Massenzio, che sufficiente per imparare che i suoi cognati di Costantino non è precisamente quella granata scaricano. Licinio sposa solennemente Costanza, sorelle di Costantino. Discutono il nuovo ordine del mondo e, tra le altre cose, si dicono una cosa che tutti gli liberatori da qualche anno si stavano dicendo, ma non questa cosa di perseguitare i cristiani ha ancora senso? Ovvero, un errore politico spaventoso. Era da un po' tutti entrati in quell'ordine di te. Un paio d'anni prima, uno degli imperatori, e poi sono morti nel frattempo, Galerio, feroce nemico dei cristiani, odiava davvero ed era perseguitati con grande gusto, eppure un paio d'anni prima Galerio, prima di morire, aveva fatto un editto in cui sospendeva, sospendeva le persecuzioni contro i cristiani. E dice l'accademia, noi le abbiamo tentate tutte per convincere questi imbecilli, perché cercare di farli tornare dalla loro pazzia al volto dei loro antenati, non ci si riesce. L'unico risultato che noi vi preghiamo di pregare, e allora non vogliono pregare i veri dei, e così stiamo fabbricando altri, non va bene, dice Galerio. Piuttosto, guardate, non mi sei libero d'olio dirlo, dice viale Roma. È meglio che questi preghino il loro dio da strapazzo, purtroppo, che non pregare piuttosto, piuttosto che non pregare a nessuno. Quindi, perfino Galerio c'era arrivato che non aveva senso continuare. Costantino e Licinio non fanno un discorso così per la terra, hanno un discorso più alto. Questo giro, e Licinio nella circolare che a un certo punto mandano ai ministeri, e che noi chiamiamo per nove edito, e che sappiamo che Licinio ha mandato ai ministeri di una sua parte di pero, e Costantino ha fatto lo stesso. Cosimo e Licinio dicono: "Noi ci abbiamo discusso, che abbia discusso di questa faccenda della religione, abbiamo deciso". Uno potrebbe pensare oggi che nella tradizione romana, intolleranza, non lo dicessero. "Abbiamo deciso che non mi governo, che per entrarci, no, no, da libri contrario, il governo deve entrarci della religione, la religione è una cosa fondamentale per l'impero, è la cosa più importante di tutte, è che noi, l'imperatore, per dire a tutti la libertà di pregare come vogliono, solo se tutti sono liberi di pregare come vogliono, la verità che sta in cielo, qualunque essa sia, pillola Costantino e Licinio sarà favorevole all'impero che ci garantirà vittoria, il successo e prosperità". E perciò dicono Costantino e Licinio alle varie amministrazioni territoriali: "Sappia signoria vostra che d'ora in poi sospendere le persecuzioni, restituire ai cristiani la loro roba, le chiese". E dicono anche: "Sia mediano questa libertà che noi garantiamo i cristiani, la garantiamo a tutti gli altri, ognuno sia libero di pregare la divinità che crede nel modo che preferisce".
Il 313, tre anni dopo questi grandi accordi di amicizia eterna, Costantino decide che avere solo a metà dell'impero, un po' poco. E noi li trovo, pertanto, aggredisce il cognato. Io lo sconfiggo, riguarda via tutti i Balcani, metà dei suoi possedimenti, e poi, meno male, far di nuovo la pace. Ma davanti fino al 324. Costantino possiede tre quarti dell'impero, Licinio un quarto, lo niente, l'Asia Minore, Siria, l'Egitto. Del 324, Costantino decide che non va bene così. Come c'è un solo Dio in cielo, ci deve essere un solo imperatore in terra, cosa che dirà ripetutamente nei suoi discorsi. Questo parallelo nel mostra, tino importantissimo, solo mio. Quindi attacca il cognato Licinio, lo sconfigge l'ultima volta a Bisanzio. Arriva disagi, posto per questo disagio, per la cosa, e l'ansia. Accidenti, grande posto, ci penseremo. Arriva la voglia di Licinio, sorella di Costantino, in ginocchio, implorare pietà suo marito. Costantino magnanimamente dice: "Certo che gli risparmierà una vita, nonostante le sue malvagità, vi risparmierò la vita, che vada in esilio a Salonicco, che vive nel tranquillo". Un anno dopo, a strangolare. E delle III Costantino da solo governa l'impero. Ma è a questo punto indiscutibilmente un imperatore cristiano. Licinio venne strangolato, e quello stesso anno, 325, in cui Costantino riunisce a Nicea, vicino alla sua nuova capitale di Costantinopoli, tutti i vescovi del mondo, o quasi, il Papa di Roma non ci va, ma Roma conta poco ormai. Il vero c'è stata niente, quasi tutti i vescovi del mondo per discutere i grandi problemi del cristianesimo.
Allora, anche qui, adesso il vietato lo sfondo politico per capire un po' le dinamiche nella carriera di Costantino. Maroni che dite che la domanda, ma chi era veramente costui, continua a essere abbastanza difficile rispondere in modo univoco. Naturalmente, ogni risposta che noi storici possiamo dare dipende dalle fonti che amiamo. Io vi posso parlare di Costantino esclusivamente nella misura in cui da quell'epoca ci sono arrivate delle fonti. Le fonti possono essere qualunque cosa: i discorsi di Costantino, cronache che raccontano cosa ha fatto Costantino, ma anche gli edifici costruiti da Costantino, le epigrafi fatte mentre dal suo governo, le monete che coniavano in slogan, la propaganda, la pubblicità. Tutto è fonte. Se uno va lì che tutto questo, si accorge presto che tirava fuori una retata univoco di Costantino è spaventosamente difficile. Limitiamoci per adesso alle fonti scritte. Chi ha scritto su Costantino? Fondamentalmente, su Costantino hanno scritto autori di discorsi che vengono fatti in pubblico per lodare gli imperatori. Voi capite, ingegner di imparzialità di questa fonte. Libero romano, un luogo meraviglioso, dove in ognuna delle migliaia di città dell'impero, ogni anno, molte volte all'anno, tutti i notabili, il popolo si riunivano, e degli oratori professionisti, molto ben pagati, tenevano in pubblico grandi discorsi. Si faceva per il compleanno dell'imperatore, per le anniversario della salita al trono, per il compleanno del primo figlio, per il compleanno del secondo figlio, per il compleanno del terzo figlio. Poi, quando fa ammazzare il primo figlio, quello catalini, viene messa da parte tacitamente, ma insomma, per l'anniversario della vittoria, l'annuncio della vittoria sui barbari, molte volte all'anno, in ognuna delle migliaia di città, oratori professionisti tengono discorsi in pubblico, il cui tema è sempre lo stesso: "Come siamo felici, regna oggi il più grande imperatore che si sia mai visto". E poi il lavoratore in grado di andare avanti molto lungo e molto in dettaglio. Poi c'è un altro genere di fonte che ci racconta chi era Costantino: gli storici cristiani, nelle quali vivono nell'impero in cui Costantino è il cigno. Questo è un problema, un motivo di imbarazzo, che quello che voglio dimenticato. Costantino è il cigno. Vabbè, diciamo Costantino ha messo fine alle persecuzioni contro i cristiani e ha onorato la chiesa del favore dell'imperatore, coprendola di regalie, di onori. Gli storici cristiani, ovviamente, raccontano la storia di Costantino dicendo: "Un santo, non c'è mai stato un imperatore così più idoneo".
No, vi leggo un braccio dallo storico cristiano più importante di tutti per quanto riguarda Costantino, si chiama Eusebio di Cesarea. D'Ausilio, vescovo di Cesarea, ci sarebbe la Palestina, quindi nella parte orientale dell'impero, e un greco che scrive greco. È un grande storico che ha inventato un genere letterario, la storia della Chiesa. E il primo cristiano che allena dopo la fine delle persecuzioni all'idea che, come ci sono storie di Roma, storie del mondo, ecco, si può scrivere la storia della Chiesa cristiana. E poi Eusebio scrive un'altra cosa, subito dopo la morte di Costantino, scrive in greco la Vita di Costantino imperatore, che a metà tra le vite dei Cesari della storiografia romana, avete presente Svetonio, e le vite dei santi nella letteratura cristiana. Vi do un'idea del tono di Eusebio: "Costantino, unico fra tutti quelli che hanno governato l'impero romano, è divenuto amico di Dio, rete dell'universo. Dio lo ha scelto come suo campione e lo ha reso invincibile. Dio lo ha scelto il maestro per insegnare a tutti i popoli la pietà verso di lui. Costantino, infatti, ha dichiarato a gran voce di riconoscere il Dio che esiste e il rifiutare l'inganno degli dei che non esistono. Si è dichiarato schiavo del re dell'universo, ed io lo ha ricompensato rendendolo signore, padrone e vincitore, in greco, di che il vincitore, l'unico invincibile fra tutti gli imperatori. Beato, anzi, tre volte beato, tris ma tali, molto più grandi di Alessandro Magno, eccetera, eccetera, eccetera". Questo è il tono degli storici cristiani quando parlano di Costantino.
Dall'altra parte, noi abbiamo una serie di testi di autori a cui Costantino stava antipatico. Uno, il suo nipotino. Io vi ho detto prima che quelle scarpe di sangue da 336 dei figli di Costantino, appena morto il padre, fanno sgozzare tutti i loro zio, quasi tutti, e loro sì, le cucine. Ti sei dimenticato uno che stava in Erasmo a Catania in quel momento, sostanzialmente, si chiama Giuliano. Giuliano stava da deve, perché? Perché la famiglia del liberatore, ormai sia cristiana, e quindi Giuliano è stato battezzato e allevato nella fede cristiana. A noi, però, gli piace la filosofia greca e mi piace la civiltà greca antica, e quindi, in appena è possibile, che ha dovuto e quotarlo, di nuovo pagano. Per questo Giuliano verrà chiamato dai cristiani "l'apostata", cioè quello che ha rinnegato la fede cristiana. Ora, Giuliano, nipotino di Costantino, quando vuole l'ultimo figlio di Costantino, Costanzo, Giuliano rimane l'ultimo evento della famiglia, e i soldati lo acclamano imperatore. Non è fortunato, giorni dopo muore facendo la guerra tra i Persiani, ma in quei due anni Roma ha avuto per l'ultima volta un imperatore. Giuliano è un intellettuale, dubbio di lettera, che ha studiato ad Atene, scrive in greco, e schede molte opere in cui si toglie il gusto di dire quello che pensa veramente a Roma. L'imperatore, l'unica persona su 50 milioni di sudditi che vuoi dire senza troppa paura. Quando Giuliano era ancora alla corte di suo cugino Costanzo, figlioli di Costantino, più di una volta Giuliano si può avere un intellettuale, era stato chiamato a fare quei tali discorsi pubblici in lode dell'imperatore, e Costanzo, che abbiamo sui discorsi, faceva per Costanzo, Giuliano, scusate, faceva dei meravigliosi discorsi in cui diceva: "Lo studio Costantino, grandissimo imperatore, ma suo figlio Costanzo, mio cugino, ancora più grande". Appena sono morti tutti e dell'imperatore, lui comincia a scrivere: "Quel fetente di Costanzo, quell'idiota, poi denis momenti, e lo zio, ma Costantino, peso al como, sullo zio Costantino". Giuliano, quindi, verso sue opere, scrive sostanzialmente questo: "E rovigno lante, e se scappi siano militare, però non sono avanti coi militari alla carriera, che era proprio uno scemo. Lo zio Costantino, dice: non sapeva governare, non sapeva niente, erano solo che la fortuna, perché se no, non so come noi veniamo fuori. E poi, e poi, avete visto com'è andata a finire? Lui allevato questi tre figli, che disastro, non gli ha insegnato niente, credeva che basta sempre tante figli". E poi dice Giuliano, pensandoci meglio: "D'avvio Costantino, si erano un ignorantone, ma e guardate nello sta diventando, di rete, parafrasando malina le internet iscritti di Giuliano, imperatore Costantino, in fondo, non era cattivo, e che erano deboli, gli piaceva il potere, ma il potere ci piaceva perché aveva voglia di spendere e spandere, vivere bene, alla grande, voleva godere. E allora, certo, per arrivarci, per arrivarci da fatte tante, pensare che se fosse nato in la situazione, dice Giuliano, lo zio Costantino, in realtà, lui sarebbe stato un bravissimo pasticcere o una sciampista, così è letteralmente. Invece ha governato, è chiaro, dove debole, così ha commesso delitti di tutti i livelli, dalle mani grondanti sangue, è però ci stava un po' male alla fine, dice Giuliano. Tenete presente che l'imperatore pagano, che ha cercato di invertire il corso della storia, ri mettere fuori gioco i cristiani e riportare Roma al paganesimo, Giuliano dice: "Lo zio Costantino, virali, che soffriva per il peso delle sue corde, dei suoi peccati, quando ha sentito dire che c'erano tizio Cristo, Cristo si chiamava così, più o meno, e questo Cristo visto cancellare tutti i peccati di tutte le forze, spargeremo un po' d'acqua sulla testa della gente, ed un team, e capispalla". No, dice Julian, ostruzionista attiva, non mi è sembrata vera questa cosa, si è precipitato ed è diventato un seguace di questo Cristo".
Allora, voi capite, quando è un segno di Cesarea dice: "Costantino, tre volte beato", lo storico dice: "Momento, piano, piano, non sono fonti da prendere alla lettera". Forse anche quando l'imperatore Giuliano, miceli zio Costantino, in realtà, aveva l'arrivo di lucio di vista, magari anche l'isola dei nuovi prendere alla lettera. È il problema del fatto che riscrive le fonti, non scrive di solito per farci un piacere e raccontarci la verità. Chi scrive allo stessa posizione che oggi possono avere, che ne so, Marco Travaglio, San Giustino. Scrive perché deve difendere una posizione, ha dei nemici e degli omicidi. Le fonti non possono essere prese da lettere. Voi capite che quando sono però così totalmente contrastanti, e dopo vince a farsi un po' difficile, probabilmente aveva ragione gli storici che sono vissuti un po' di tempo dopo. Una cinquantina d'anni dopo la morte di Costantino, nell'impero romano, si sono scritti diversi manuali di storia, mignani, proprio cose semplicissime, che ha fatto latino scuola, si ricorda che in quarta ginnasio si cominciava a tradurre né un proprio perché era facile, scriveva facile, farsi. Sono quegli autori, Eutropio e altri autori della fine del IV secolo, quello che scrivono i pigiamini di storia. Loro ci dicono cosa si pensava di Costantino 50 anni dopo la sua morte, quando non c'era più tutto questo scatenarsi di passioni, chi lo aveva diato, che era morto, e anche di lo aveva amato tante, ormai che l'impero, forse cristiano, arrivato di fatto, si era anche capito che le cose non erano tanto migliorate. Gli imperatori continuavano ammazzare la gente, da compiere delitti spaventosi, lo stesso anche dopo essere diventati i cristiani. Sapere a tutti molto calmati.
Allora, dico Costantino, alla fine del IV secolo, gli storici dell'epoca dicono: "Sì, è un imperatore dei vecchi tempi, arriviamo molto lungo, ha fatto molte cose, molte leggi, il gruppo hna, qualcuno sbagliata, ha cominciato bene, poi col tempo è andato peggio, ha speso tanto". Questa è una cosa che dicono tutti. Ha speso, ha dissipato, scialacquatore, galatasaray, ma gli amici che mangiavano, mangiavano. Costantino regalava tutti, questo viene ripetuto, ha talmente tante conti che qualcosa di vero ci deve essere. D'altra parte, basta attendere un abile politico, il consenso, bisogna costruirlo. Uno di questi autori da una definizione: "Costantino regnato per 30 anni, nei primi dieci anni lo chiamavano formidabile, restanti seamus, sono gli anni del suo grande vittoria, anche contro i barbari. Nei dieci anni seguenti lo chiamavano un bandito, l'altro sono gli anni più portati ai colleghi, le loro parti di impero. Negli ultimi 10 rimbambito bubi blues, per gli regalava a tutti e non riuscivano a cambiarmi limits ribelli". Questo è il nome si ricordano Costantino 50 anni dopo la sua morte. E della croce in cielo, "In hoc signo vinces", una battaglia di Ponte Milvio, che per noi sono cose così importanti. Ecco, in quel momento, se lo ricordavano buco. Poi dopo tornano fuori. Però quello che io adesso devo rifare con voi, è provare a darvi un'idea dei problemi che nascono quando uno si voglia semplicissima domanda: "Ma allora, in hoc signo vinces, la croce in cielo, il miracolo, da dove vengono queste notti insieme?". Cosa c'è lì? Vennero, non è un percorso facilissimo quello che stiamo per incrociare adesso, è perché, perché si tratta di andare un pochino a vedere le fonti con qualche piccola complicazione, indiscussamente, perché io voglio provare a farvi vedere, appunto, come dire, qual è la difficoltà concreta che uno che fa il mio mestiere si trova di fronte quando prova a fare un po' di luce.
Ecco, ci sono due motori che subito dopo la battaglia di Ponte Milvio, ci raccontano cosa è successo. Sono tutte e due autori cristiani. Il primo autore latino si chiama Lattanzio. Scrive in quegli anni un'opera che si chiama "Le morti dei persecutori". Non è precisamente un'opera di storia parziale, perché il tema è: tutti gli imperatori romani che hanno perseguitato i cristiani sono morti di morte orribile, sborsati dai loro nemici, devastati dai vermi, mangiati vivi dalla cancrena. Questo è il tempo di Lattanzio, che in questo contesto racconta anche la morte di Massenzio al Ponte Milvio, che la vittoria di Costantino. Lattanzio dice: "Costantino era calmato fuori da Roma, alquanto Emilio, prima della battaglia, fu avvertito nel sonno, vi farà mettere sugli scudi il segno di Dio e di attaccare. Mattina, al risveglio, Costantino felice quello che gli era stato ordinato nel sogno, dice Lattanzio: "Sugli scudi dei soldati fu scritto: Cristo, Christus, in hoc signo vinces". Poi alla cava italiano. E lì dice: "Voi direte, allora, ecco, appunto, cosa dobbiamo fare di questo discorso? Fu avvertito del sonno di far mettere sugli scudi il segno di Dio". Cos'è il segno di Dio? Una croce. Ma modo di studiosi ci dicono che all'epoca i cristiani la croce da usato ancora pochissimo, per avere ancora molto forte la vergogna. Sapete, per i romani, la croce è una cosa infame, e i cristiani sono stati inviati a lungo proprio per questa strana che loro adorata. Dovuto morante incrocio all'inizio del IV secolo, delle chiese cristiane di croci non ce ne sono. Quindi, dicono molti studiosi, non è della croce che sta parlando questo qui. Del resto, dice: "Sugli scudi fu scritto Cristo". Possibile che avevano scritto l'intera parola Cristo? Magari.
No, ma c'è il Cristo gramma, due lettere che, però, prof.ri, stop. Ingresso. Quello è un simbolo che i cristiani usavano tantissimo. Allora, il consenso della maggior parte degli studiosi, ma c'è anche chi pensa cose diverse, ovviamente. La III, questo scritto, erano più qui perché li sentiamo dopo. Le di dire, il consenso della maggioranza e probabilmente la tange. Stai dicendo che Costantino, il sogno, ha avuto modo di scrivere sugli scudi dei suoi soldati il monogramma di Cristo, che è un simbolo cristiano. Questo punto, noi cosa ci facciamo con questo racconto di Lattanzio? Noi diciamo, marine, supponiamo un'ipotesi possibile che Costantino quel mattino sia davvero uscito dalla tenda dicendo: "Risultati, ho fatto un sogno." Voi capite cosa indica in questa ipotesi? E perché livellamento così che Costantino che ha fatto un sogno davvero, non lo sapremo mai. Lo poteva sapere lui. Noi non lo sapremo mai se davvero Costante svegliato. Può darsi che sia uscito dalla tenda dicendo: "I soldati, ho fatto un sogno." E non solo può darsi, ma è molto probabile. Perché si dà il caso che se uno deve vedersi dalla storiografia, dedica e cerca una serie di episodi legati alle grandi battaglie ai loro vincitori, si sopra che nell'antichità, ahimè, di un grande battaglia e generale vincitore faceva sempre un sogno. C'è un tedesco che ha raccolto tutti gli esempi del generale vincitore che fa un sogno per rivederla ventaglio con il proprio grosso del mio acceso nel successo, dove volte ad Augusto, 22 volte, così via. Sempre si sognava prima della battaglia. Uno può anche pensare, sapendo che queste cose sono complicate, chi lo sa, magari sognano davvero, si aspettavano di sognare, chissà cosa mangiavano con il real battaglia. Comunque, magari sognava il davvero. Mai accolte l'ipotesi che anche se generale non aveva sognato, quando apriva la tenda al mattino, che c'era di tutte le legioni rischierate, era meglio dire: "I soldati, che lui aveva sognato." Naturalmente, se poi questa storia possedere, cioè se davvero l'imperatore avesse detto ai suoi soldati: "Ho sognato, dobbiamo mettere sugli scudi il singolo di Cristo." Noi potremo dirci: "Per allora, magari ci sarà qualche intralcio da qualche parte di questo simbolo di pinto sugli scudi dei soldati di Costantino." Domanda: abbiamo delle immagini dei soldati di Costantino all'epoca della sua grande vittoria di Ponte Milvio? Risposta: certo che le abbiamo. Abbiamo l'Arco di Costantino, che è stato fabbricato tre anni dopo, e dove ci sono dei bassorilievi che raffigurano tutti i combattimenti tra Costantino e l'Esenzione, e ci sono i soldati di Costantino raffigurati in moltissimi episodi con gli scudi, con gli scudi, e si riconoscono le insegne, e sugli scudi si riconoscono, e c'è il simbolo cristiano? Neanche per sogno. Ci sono soltanto le merci secche delle legioni storici dell'arte di non si va, beh, ma insomma, in Senato pagana non li voleva la cordata di Costantino, non pagato i senatori, non hanno pagato tanto, sa che non c'è niente. Abbiamo tra immagini dei soldati di Costantino? Certo che ne abbiamo. Dove sollevate le zecche di Costantino coniarono innumerevoli monete di tutti i tipi con innumerevoli rappresentazioni. Sono ne parlerò poi, chiudendo fra poco, e e spessissimo raffigurava i soldati perché, tra l'altro, le monete, uno dei motivi principali per cui un imperatore romano faceva coniare monete, uno vince per aiutare l'economia, non sapeva neanche che esisteva l'economia. Facevano coniare monete per fare regali ai soldati, specialmente le monete d'oro erano coniate esclusivamente per i donativi che l'imperatore distribuiva ai notabili, alla gente importante, e generali e alla truppa. Quindi i soldati hanno particolari spessissimo con scritte come "Fides militum", la fedeltà dei salvati, "Gloria questi soldati". Hanno gli scudi? Certo che hanno discute. Ci si vedono dei simboli cristiani? Soprannome. Abbiamo ogni sorta di raffigurazioni. Non ce n'è neanche una volta che un soldato, un legionario di Costantino, su queste monete, si è raffigurato con un simbolo cristiano. Ora, dice: "Vabbè, c'è un'altra ipotesi." Abbiamo fatto l'ipotesi che Costantino quel mattino sia davvero uscito dalla tenda annunciando: "I soldati, ho fatto un sogno." L'altra ipotesi, spiace dirlo, è che questa storia l'abbia inventata da pazzi. Possibile che Lattanzio si sia inventato la storia del genere? Lattanzio non retore, uno di quelli che venivano addestrati appunto e seguivano corsi di studio appositi per imparare a scrivere, a parlare bene e a fare i bei discorsi. Noi abbiamo i manuali di retorica dell'epoca, quelle su cui studiavano i retori come l'attacco. Il manuale di retorica diceva: "Quando si deve verificare un imperatore, bisogna inventare dei soldi propiziatori." Fin qua, come vedete, noi abbiamo pure fonte che ci racconta una storia e siamo liberi di dire: "Io ci credo, non ci credo, mi sembra più probabile questo, più probabile quello." I riscontri su pochi, ma voi avrete notato un dettaglio. E un quarto d'ora mi sto parlando di questa faccenda. Abbiamo parlato della croce in cielo, in un signori, gis, neanche un po' la garanzia. Questa storia non lo sapeva dove risultava un sogno è il programma sullo scudo. L'altro motore che a un certo punto racconta invece una storia è più simile a quella che sappiamo noi e quello che avevo già prima, Eusebio di Cesarea. Adesso vi chiedo uno sforzo. Vi ricordate che vi ho detto: "Eugenio nessuno dice sarei ascrive in greco, grande cristiano, grande amico di Costantino, scrive due opere." La prima è la storia della Chiesa, subito dopo Ponte Milvio. Seconda è la vita di Costantino, molti anni dopo. Nella storia della Chiesa, Eusebio racconta la battaglia di Ponte Milvio e non risulta niente, nessun sogno, nessuna apparizione, peruviano niente di niente. Magari, dico ancora anche questo, perché abbiate picchiare il personaggio è un serio, che è uno ha scritto grandi opere e scrive molto bene. Insomma, erano coinvolte nei litigi religiosi dell'epoca, è un personaggio che non è serio come storico, può creare un qualche problema. E Museion è un grande storico che nelle sue opere è uno dei primi che usa documenti d'archivio, delle storie della Chiesa, pubblica gli esiti degli imperatori degli imperatori periodo. Ho trovato in archivio, tra scritto qui, dal punto di vista metodologico, un collega, poi una delle lettere che cita nella sua storia della Chiesa è una lettera di Gesù Cristo alla bellissima, che lo scempio sostiene di aver trovato nell'archivio di Adessa, è tradotto personalmente tassi miano. Elia, che a quel punto, di nuovo, il genere dei dubbi. Però, alla grande storia, quando scrive la storia della Chiesa, raccolta la battaglia di Ponte Milvio e non ha mai sentito parlare di nessuna apparizione, nessun sogno, nessuno mira. Ve ne dal rinnovo, scrive la vita di Costantino e la pubblica subito dopo alla morte dell'imperatore. E qui è un esempio. Racconta una storia che conosciamo meglio. È un segno, dice: "Prima della guerra contro Massenzio, e l'unico dettaglio che non torna, perché noi siamo abituati a pensare la sera prima, la sera prima, da dice Lattanzio, parlando del sogno." Invece, è un segno che parla della palese, dice: "No, tempo prima, insomma, tempo primi, ma lo stato di no, un'apparizione da stelio di cielo, segno, mentre pregava, azione." Questo è importante, perché anche loro lo sanno che c'è una bella differenza tra sognare qualcosa e avere un'apparizione da sveglio. Sognare il suo tipo, interdire, disegnare qualcosa, esempio. Difatti, lo dice: "Io lo so che è una cosa assolutamente incredibile questa che sto per raccontarvi, paradosso, parte una cosa così." Il vice esempio che se vedranno spassionata, non ci crederai mica. Sono che dice: "O segno, a me l'ha raccontata l'imperatore in persona, parecchio tempo dopo." Sapete, dice: "Se io lo conoscevo bene, l'ho visto space forte, parlavamo, racconta questa storia incredibile." Dice: "Esempio, e anzi, non verrà raccontata, ma il suo lato è andata proprio così." Quindi, o segno racconta una storia dicendo preliminarmente: "Questa storia per la sta raccontando Costantino in persona e mi ha assicurato che è andata così." E cosa era successo? Allora, dice: "Usa il mio, l'imperatore mi ha raccontato che quella volta ha visto con i suoi occhi apparire in cielo un trofeo a forma di oggi, fatto di luce, e accanto c'era una scritta che dice: 'La rete in hoc signo vince'." Se no, ti stiamo parlando, grado esempio, scrive credito e con Costantino per fare ingresso. La scritta, però, diceva quasi quello, tutto mica con questo usando questo vinci. Beach è un imperativo, è mica benissimo, e non è il grido dei tifosi dello stadio, i cani, cani, vinci, vinci. Questo si gridava all'unica favorito che stava facendo la gara nello stadio. Quindi, una Costantino appare uno slogan sostanzialmente, un imperativo, con questo con la croce, pg dice esempio, l'imperatore mi disse che questa apparizione a bene in pieno giorno, sotto gli occhi suoi e di tutto l'esercito, e gli urti nando l'imperatore quando i soldati erano sbigottiti da questo prodigio, totalmente. 1 dicembre la rana visto l'intero esercito questo prodigio. E come mai, esempio, ci ha detto: "Io lo so perché me l'ha raccontato l'imperatore in confidenza." [Musica] Altrimenti, è qualcosa di strano. C'è la vicina l'intero esercito, nessuno mi ha sentito parlare. Amiche, Costantino, il segreto, non la sussurrato a Hughes, e il suo Costantino è morto, però ho giurato che è andata proprio così. Allora, l'imperatore, invece, fabbricare uno stendardo cristiano e con questo arrivo a vincere. Voi capite, Lattanzio, ma all'epoca conosce come storie tutte diverse. E l'esilio all'epoca, questa torre non la conosceva. La racconta vent'anni dopo, Costantino è molto, l'intero esercito dovrebbe l'avrò visto, nessuno ha mai parlato, nessuno ne sapeva di lite. Uno dice: "Sarei diventata un segno, ragazzi." Questa cosa, però, non è così semplice, perché noi abbiamo anche i testi di discorsi che esempio ha fatto più di una volta in presenza di Costantino, trascritti, e questi discorsi, esempio, più di una volta che ci arriva: "Costantino, amelio, ha mostrato il suo segno a te, Dio ha mostrato in segno della salvezza che mette in fuga i nemici." E quindi è vero, in realtà, quel che dice un segno che questa storia l'ha raccontata Costantino, non se l'è inventata. Boom, i musei la raccolta da Costantino. Chissà se ne raccontavano con quei dettagli, però, insomma, quel Costantino che ormai da vecchio nei suoi discorsi che dice: "Io sempre stato cristiano, il Dio dei cristiani di a6 da mio padre prima di me, anche lui già sempre il vecchio rivelatore." Si erano una stanza convinto che le cose erano davvero è nata in quel modo e che io gli aveva dato in serio, come dire, il suo favore. E allora tocchiamo ancora un momento questo piccolo dettaglio. Costantino è sempre stato cristiano? Quindi, da vecchio, lui lo dice. Abbiamo modo di controllare. Mi sbrigo in fretta. Nell'arco di tre, dell'arco di Costantino a Roma, perché ho già accennato, è tuttavia la parla di Costantino a Roma è assai imbarazzante per chi pensa che Costantino davvero fosse cristiano già all'inizio del suo impero, perché nell'arco di Costantino non è solo che mancano i singoli in questi anni sugli scudi dei soldati, mancano proprio completamente. Non c'è nessun simbolo cristiano. In compenso ci sono gli dei. I soldati di Costantino marciano in battaglia con statue degli dei, il mio sole. E poi ci sono tutta una serie di bassorilievi che raffigurano imperatore. Entro nel dettaglio, scusatemi. Come si fa a fare in alto vi trionfo per l'imperatore? Il Senato decide di farglielo, pagheremo noi, ovviamente. Il programma iconografico del pharma c'era anche all'imperatore, quindi non è insomma, ci si mette d'accordo, si stanziano i fondi. L'arco di trionfo, davis, è tutto pieno di stato e mi ribasso rimini, vi si calcola il costo, tanto un metro quadro, così fondi che abbiamo, riusciamo a fare tutti i pastori mieli d'estate, assolutamente no. Allora, qualcosa commissioniamo per riempire tutti gli altri spazi. Dunque, c'è qualche vecchio edificio di Marco Aurelio che non è buttato in quelle condizioni, qualche vecchio edificio di Adriano, per esempio, con dei bassorilievi un po' belli? Certo che c'è. Sì, ma si demolisce qualcosa, si tirano giù enormi pannelli che raffigurano Adriano, Marco Aurelio, poi si chiamano scarpellino che deve fare una sola cosa: scalpellate che la faccia e criticare quella di Costantino e poi sentire lo su questi bassorilievi di riuso, come dicono gli storici dell'arte, che infatti oggi occupano gran parte dell'arco di Costantino. Gran parte delle scene in cui si vede questo antico sull'arco di trionfo, erano in origine scene che raffiguravano Marco Aurelio e Adriano. Il piccolo problema è che in molte di queste scene, l'imperatore sacrifica gli dei. Lo si vede lì col tono, il maiale, l'oscura, i sacerdoti in stato di Giove è giunto. Quando e gli storici dell'arte di prossima peso di recupero, quello veramente Costantino era Marco Aurelio. È impressionante quanto pochi abbiano il coraggio di dire: "Sì, però per milano che arrivava in no, ma sembra proprio dell'itis e se arrivano sud l'arco e proprio d'ingresso per il villano che arrivava in Roma, alzava gli occhi e vedeva l'arco di Costantino, quello lì era Costantino." Si che sapeva lui che era recupero, riuso, eccetera. Di fatto, sull'arma di Costantino, Costantino sacrifica gli dei. E poi l'altro il tizio, avete la storia con cui vorrei concludere. L'altro indizio sta appunto nelle monete di Costantino. Vi ho già accennato qualcosa, ma anche qui voglio darling il contesto, perché le monete romane sono una delle cose più straordinarie che resistano. Se uno vuole ricostruire la storia politica dell'Impero Romano, su ogni moneta romana dell'Impero, erano decorata da un lato una faccia e dall'altra una scena simbolica, all'episodio qualunque personaggio. Vedremo la faccia vera, linea di principio, quella dell'imperatore, che poteva essere con l'elmo, se siamo in tempo di guerra, coronato dall'oro, se appena vinto, ma non è detto che fosse solo l'imperatore. Sotto la Tetrarchia, quando più di un imperatore colleghi fra loro l'impero, era buona educazione batteri monete anche con la faccia di collega. Costantino faceva mettere sulle sue monete e anche la faccia di Licinio. Nei brevi periodi guenda, non ricordo, poi abbiamo appena mi dichiarava guerra a nella val ordine, tutte le tre che i modelli con la faccia di Licinio non si fanno più. Poi, quando Costantino comincia ad avere il progetto di lasciare ai suoi figli l'eredità, comincia a far parte le monete per i suoi figli, molto tempo prima della morte di Costantino. Tutti i sudditi dell'impero hanno occasione di avere tra le mani pulite che non hanno una faccia dell'imperatore regnante, ma qualità di suo figlio, Frisco, per esempio. Poi, all'improvviso, nell'ago 326, arriva l'ordine: "Tutte le zecche, la faccia di Cristo sulle monete, lo si vende più." E quello che ha fatto assassinare Co farne, poi ci sono altri figli, ci sono anche loro, e va bene. Dall'altra ci sono i simboli e gli slogan. La cosa che straordinaria è che le monete, i tipi di monete, quindi le immagini che ci potevano essere sopra, sono milan. Non è come da noi, voglio dire che l'euro hanno fatto la monetina da 5 centesimi, 10 bene, però sono sempre quelle. Da nino loro, ogni tecnica dell'impero che ce n'è una dozzina, coni a molti tipi diversi di monete, anche dello stesso valore, e perché pare tanto, ce ne sono dieci tipi diversi feriti, e ogni pochi mesi si introduce qualche tipo nuovo, e magari si smette di produrle qualcuno vecchio. Questo significa che l'imperatore è in grado di mettere in circolo fra i soldati, innanzitutto, e poi tra il popolo, delle monete che presentano questi slogan e le facce che sono di attualità in quel preciso momento. Le monete sono un bollettino di informazione con cui l'imperatore comunica la gente quello che lui vuole che si sappia. Ha fatto la guerra contro i Franchi e l'ha vinta, tante belle monete dove si vede il marmo rofrano in ginocchio di bertone che lo prende per i capelli, il soldato vittorioso, "Gloria Romanorum", "Gaudio Romani", "Lungo dei Romani", "Francia dei vip dai Franchi sconfitti ai sconfitto gli Alamanni, l'anno dopo alla mania David d'Abi, così via." E poi, e poi, voglio far sapere al popolo che appunto i due imperatori, Costantino e Licinio, vanno d'amore e d'accordo. Sulle monete fai mettere i due imperatori che si abbracciano e ci scrivi: "Con kovar e di Augustorum", la concordia dei due imperatori. Voglio dire che siccome i due imperatori si chiamano tanto, d'ora in poi ci sarà la pace. Fa risaltare della dell'attività della pace e ci scrivi "Libea tranquillità." Quindi, su queste monete, c'è la cronaca mese per mese dei messaggi che ufficialmente nel governo vuole trasmettere al popolo. Sulla scena diede una faccia, molto spesso sono assicurati anche gli dei a cui l'imperatore si ispira. Come sapete, nel politeismo, lei sono tantissimi, aiuto 600, quelli che preferisce ingegnere. Gli imperatori romani, per non sbagliare, coniava monete un po' per tutti gli dai più importanti, ma andando a esaminare, si vede benissimo che ogni imperatore aveva qualche dio che preferisci va a tutti gli altri. Il giglio, per esempio, preferiva Giove. Costantino, qualità, preferisce all'inizio del suo regno, il dio che preferisce di gran lunga, è il dio più adatto per un giovane militare che i suoi soldati hanno acclamato imperatore e che deve ancora conquistarsi tutta la gloria necessaria, il dio Marte, il dio della guerra. Prime monete di Costantino, invece, sono dell'idea che quasi sempre è Martin, Marty, padri, provano gli amori al padre Marte, che combatte per me, è una parte dell'imperatore. Dall'altra, io però costringe. Poi a un certo punto, ma sempre nei primi anni, compari di un uovo che non è un dio dell'Olimpo, di quelli dei key tradizionali, condivisi con i Greci, è un dio che molto di moda nell'Impero Romano da parecchio tempo, ma viene anche lui dall'Oriente, ed è il Dio Sole. Il culto del Dio Sole, uno di quei volti nuovi orientali che nell'Impero hanno un enorme successo e che in sostanza fanno concorrenza al Cristianesimo, perché anni degli aspetti simili. Per intenderci, anche il Sole muore e rinasce, e come sapete tutti, il giorno del Natale viene collocato nei giorni del sostituzione, proprio perché i core i giovani si erano già le grandi triste del Dio Sole. Allora, lo statino, certo punto, comincia a mandare ordine alle sue pecche di raffigurare in Dio Sole, il Dio Sole con un paio dell'imperatore. Questa è la formula preferita: "Soli comit in Augusti nostri", al Sole che un padre del nostro imperatore, "Soli il visto comiti", al Sole compagno invincibile, e il Sole sulle monete incorona Costantino, lo abbraccia, oppure ci sono certe monete d'oro meravigliose in cui da un unico gusto vengono fuori due profili affiancati, uno è Costantino e l'altro il mio sogno, alla corona bilanci. Io ho fatto un po' di conti prima dell'anno 312, anno della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio, più di un terzo delle monete coniate da Costantino raffigurano il virus. Che poi c'è il 312, la vittoria, e secondo quello che racconta l'esempio di Cesarea, vent'anni dopo, 25 anni dopo l'apparizione in cielo, la conversione al Cristianesimo, uno va a vedere le monete tra l'anno 312 e l'anno 316, l'anno della prima guerra contro Licinio. Il Sole compare in quasi 2 di tutte le monete di Costantino. In altre parole, gli oro mediale le zecche dopo Ponte Milvio per quattro anni sono ancora più di prima il nuovo volto più di prima di celebrare l'alleanza fra l'imperatore Costantino e il Dio Sole. Poi, però, a un certo punto succede una cosa strana. Nell'anno 318, dico un po' dalle monete di bronzo, il Dio Sole sono avrei potuto semplificarvi la vita di 100 sparisce nelle monete. Per amori, come giuro che l'ultima volta ci sono monete di bronzo e monete d'oro. Le monete d'oro dentro sono i più importanti, coniate per i regali, donati vi è dover pagare gli stipendi dei soldati. Poi si fanno anche monete di bronzo che servono anche quelli legali al popolo, e che sono poi quelle che vanno davvero in tasca della gente. Semplificando un po', si può dire: "Moneta di bronzo, messaggio per il popolo. Moneta d'oro, messaggio per i ricchi, nobili e l'esercito." La cosa strana è inspiegabile, è che nel recente 18 Costantino ordina a tutte le zecche sulle monete di bronzo, velocemente più sulle monete d'oro, continua a esserci cosa scomodissima, perché non riusciamo a capire perché, ma io di calcio è certo che c'è questa divaricazione. Sapete, agli storici piacciono le cose bene dentro. Dopo quell'anno è cambiato tutto, non è così. Si tira fino a 324, però loro lima moneta d'oro con il Sole è del 324. Dopo basta. Il Dio Marte era già sparito negli anni precedenti. Dopo i 324, nessun dio compare più su nessuna moneta dell'Impero Romano. È abbastanza chiaro. Ve l'ho detto fin dall'inizio, credito, secondo me, Costantino si è convertito al Cristianesimo non così presto. No, ma certo, visto la croce il gelo, ma da vecchio spiegherà convertito da ramon tinto e li abbiamo un fatto enorme. Gli dei spariscono dalle monete, non ci sono toccati. Potremmo immaginarci che al posto degli dei comparisse qualche si dicono cristiani, dopotutto, i sovrani cristiani dopo Costantino lo impareranno molto presto, a partire già dai suoi figli, dei suoi nipoti, e quasi fino a oggi, diciamo, fino a ieri, su tutte le monete battute in un regno cristiano, la gente vedeva la testa per rega una parte e la croce dall'altra, e quindi poteva giocare resta un roce, era una cosa talmente universale. Ma Costantino non comincia con Costantino. Santino dall'altra parte, dove sono spariti idee negli ultimi anni di vita, ci vedi una cosa sola: soldati, soldati, sono tanti soldati, la fedeltà dell'esercito è l'unico cambiamento religioso. È un cambiamento molto sottile, è un cambiamento nell'immagine dell'imperatore, nella fascia dell'imperatore. Liberatorio è rappresentato quasi sempre di profilo, e questo e liberatore ha rappresentato di profilo da sempre sulle monete romane. Ti guardava dritto davanti a sé. A partire da 324, Costantino da ordine alle sue pecche di raffigurarlo non più che guarda dritto davanti, ma che guarda in alto, che guarda in cielo. E questa cosa è un messaggio che per chi era abituato a maneggiare quelle monete, a vederle tanto che l'esempio di Cesarea lo nota, uno co malignare dire: "Come sarebbe stato contento è un segno se Costantino avesse messo la croce sulle sue monete." Non l'avevi sun, si deve accontentare comunque. Esempio chiarissimo, melo lento quanto profondamente il potere della fede divina fosse impresso della sua anima, si può dedurre dal fatto che ora di no di imprimere il suo volto sulle monete d'oro dell'Impero con gli occhi rivolti verso l'alto, nella posizione di chi prega Dio. E questo pone l'ebbero corso il bando, il mondo romano. In altre parole, come capire l'operatore sta dicendo ai suoi sudditi: "Gli dei sono passati di moda. Il nuovo Dio, Dio, lo sapete cosa? Io credo che non si può rappresentare, vi devo stare, io vedevo, ma stare, io me lo guardo negli occhi, io qui sono l'imperatore e c'è un solo imperatori sulla terra, come c'è un solo Dio dell'universo. Io che sono l'imperatore, piolo guarda negli occhi e lui mi guida." E uomini le bastare questo, questo è il messaggio di quelle monete. Poi, naturalmente, non tirano comparirà anche altre cose sulle monete. Un'altra cosa che comparirà spessissimo erano gli auguri. Nell'Impero Romano si celebravano i dieci anni, anni ogni 5 veramente, e anche qui singola no di 10 anni, l'anniversario dell'accesso al trono dell'imperatore, era oggetto di meravigliosi in di nangarhar festeggiamenti e in quell'occasione si pubblicavano, si complicano, sì, con Yamaha nuove monete e sulle monete c'erano gli auguri sic dei centri vicini, cioè nei fatti 10 mi farai 20, poi al ventesimo anniversario dei fatti 20, ne farai 30. Costantino arrivato aspettare il trentesimo anniversario e sulle sue monete si iscrive: "Ai fatti 30, metano i 40." Si squadre cinta, a volte il potere da un po' alla testa e capita probabilmente che quando uno rendena così tanto tempo, comincia a pensare che non morirà mai. Invece, in realtà, è molto a 63 anni, non molto dopo aver festeggiato i trent'anni di intero, il 22 maggio del 337. Grazie. Ciao. [Musica]