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Ed eccoci arrivati al luogo deputato di Cefalù, al suo famoso Duomo, luogo importantissimo.
Quando, dopo la conquista dei Normanni, dopo un certo periodo di assedio, la città divenne, come tutte le altre cittadine, sede di casata normanna, non era tanto importante. Doveva essere addirittura disabitata, a giudicare da alcune cronache del tempo.
Di colpo, invece, assurse a un livello eccezionale, al livello che Cefalù fu una delle città deputate di tutta la Sicilia, degna addirittura di ospitare il corpo del primo re di Sicilia: Ruggero II. Ed è a lui che si deve la costruzione di questa importantissima fabbrica.
I motivi sono sono vari. Ruggero Secondo sicuramente aveva dei motivi politici per volere fortemente una sede vescovile in questo punto. Si narra, a tal proposito, una deliziosa leggenda: Ruggero Secondo veniva da Salerno verso Palermo e, durante il tragitto, la nave fu colta da una terribile tempesta e tutto l'equipaggio rischiava di andare a fondo con la nave.
In quel momento, quando gli animi si erano già esasperati per la cattiva sorte, il re si inginocchiò e pregò l'Onnipotente. Gli disse, con tutta la sua forza, che avrebbe costruito un santuario, un duomo dedicato proprio all'Onnipotente in quel punto in cui lui gli avesse consentito di toccare terra. E dopo varie peripezie e dopo molte ore di navigazione, quando il mare si placò, la nave reale strisciò la chiglia in un fondale sabbioso. Davanti si stagliava proprio il promontorio di Cefalù.
Il re scese, fece un giro di questo luogo e decise che proprio qui, dove c'erano dei ruderi preesistenti, dove già i Romani avevano costruito la loro agorà e la basilica e le altre strutture a servizio della zona pubblica, decise che qui avrebbe eretto un sontuoso tempio dedicato proprio al Signore. Ed ecco, nell'allargare questa immagine, cosa ne è venuto fuori....
Il Duomo si affaccia sulla piazza omonima con questa regolare scalinata che lo rende ancora più imponente; attraverso questa cancellata si accede allo spiazzo antistante il cosiddetto "turniale" che una volta era sede cimiteriale. Attraverso questa grata, possiamo vedere quanto è splendido il portale d'ingresso, la porta reale.
Il Duomo di Cefalù non nasce dalla volontà o esigenza del popolo e non ha alcun rapporto con il centro abitato o il suo territorio, tanto è il divario con esso. E vi è chiara la volontà di edificare un simbolo nel segno del potere reggio che si manifesta attraverso il potere spirituale. Una chiesa fortezza il cui riferimento ecclesiastico era il sostegno dell'antipapa Anacleto Secondo che aveva incoronato e riconosciuto Ruggero Secondo, re di Sicilia. Anche se in un mosaico della chiesa della Martorana di Palermo, Ruggero Secondo viene incoronato direttamente da Cristo.
La fabbrica ebbe inizio nel 1131, come si vince da un diploma di fondazione dell'arcivescovo Ugone in occasione della posa della prima pietra. Alla base della grande fabbrica ruggeriana, specialmente nella parte anteriore, quella dei campanili e del portico, troviamo, come vedete, l'uso di grandi blocchi lapidei: sono sicuramente il riuso di elementi più antichi provenienti da edifici di età romana. Guardate come in qualcuno di questi se ne riconosca l'uso originario; di questo, ad esempio, si riconosce addirittura l'uso originario, questa sarebbe potuta essere benissimo la base di una macina.
I campanili sono poderose torri di vedetta sul mare e sui tetti, ai lati delle navate laterali, corrono spalti con merlature come nei castelli e nelle torri di difesa dove potete immaginare di vedere soldati di ronda e non preti in preghiera. Un luogo dove ripararsi in caso di pericolo, dove difendersi dai nemici giunti dal mare.
L'orientamento del Duomo segue rigorosamente quello delle chiese bizantine, ossia con l'abside rivolta ad est per accogliere la luce lunare nella notte che precede la Pasqua, ma l'incombenza prossima della Rocca potrebbe non consentire appieno tale manifestazione astrale. Il suo impianto è di tipo basilicale con ampia navata centrale e due laterali suddivise da poderose colonne marmoree sormontate da capitelli corinzi ed altissimi piedritti. La copertura è a capriate lignee riccamente decorate.
Dalle finestre, poste in alto sulle pareti laterali, filtra la luce del giorno resa preziosa dai vetri d'arte di Canzonieri; l'arco trionfale che conclude la navata centrale immette al centro della basilica dove si dispone il corpo traverso: il transetto su cui si affacciano: la protesi con un sontuoso altare argenteo, il presbiterio al centro e il diaconico che accoglie una preziosa statua marmorea di Antonello Gagini.
Le facciate absidali si ornano di archi intrecciati con chiaro riferimento a motivi architettonici islamici già presenti in Sicilia e mensole a protomi umane e del bestiario medievale. È evidente, che la fabbrica ebbe un progetto unitario ma una realizzazione a più fasi che non ne seguì appieno le linee guida. E così, la navata centrale che doveva essere ben più alta si fermò ad una certa altezza, tanto che dalla linea di facciata spunta un breve e modesto timpano.
Per realizzare le decorazioni a mosaico, nel 1148, alcune finestre a occhio che si trovavano sull'abside furono occluse. Le vicissitudini del complesso edilizio hanno avuto alterne fortune nei secoli e solo da poco tempo l'elegante chiostro è tornato visitabile dopo anni e anni di lavori per recuperare quanto era rimasto di quello che fu modello al ben più famoso chiostro dei Benedettini di Monreale. Del chiostro cefaludese rimane solo una parte ma è quanto basta per poterne apprezzare l'eleganza e la sobrietà dove non mancano toni di squisita fattura nei capitelli e nelle colonnine binate.
Ma adesso torniamo dentro la chiesa... Ed eccoci davanti ad uno dei più grandi Tesori di Sicilia: è il ciclo dei mosaici che riveste l'abside e il presbiterio del Duomo di Cefalù.
Guardate che magnificenza in questi mosaici, guardate soprattutto il Pantocratore che è il fulcro di tutta la chiesa. Il suo gesto ieratico, grandioso, solenne con la mano destra benedice, con l'altra tiene il Vangelo. Nella pagina aperta, in greco ed in latino, viene riportata la stessa frase: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non vivrà nelle tenebre ma avrà il lume della vita".
Nel sott'arco, tra la volta del presbiterio ed il catino absidale si legge: "Creatore dell'uomo fatto uomo, e redentore dell'uomo creato, io Dio fatto carne, gli uomini giudico e i loro cuori". Il Cristo Pantocratore, colui che tutto può, l'Onnipotente è il centro propulsore di ogni altra presenza musiva secondo un preciso schema di valori che segue una scala liturgica dai precisi significati teologici.
Una elegantissima cornice di elementi naturalistici finemente stilizzati, perimetra la mandorla del catino absidale e la distingue dal sottostante registro che ospita al centro la Vergine Maria tra due coppie di angeli sontuosamente vestiti con abiti della corte di Bisanzio. Nei due registri inferiori, ai lati dell'ampia finestra absidale, sono raffigurati gli apostoli con san Paolo ed i quattro Evangelisti, seguono i predecessori entro lunette: Melchisedek alla destra e Adamo alla sinistra del Cristo. Nei registri inferiori si trovano i Santi re ed i Profeti, i diaconi, i guerrieri ed i santi teologi.
Tutti i santi personaggi raffigurati sono accompagnati da scritte che ne indicano il nome, il titolo o la casta di appartenenza. A meno di qualche eccezione, in greco per le figure che si trovano nell'abside e in latino per quelli che occupano le pareti laterali. Ognuno dei personaggi si mostra e basta, non viene narrata alcuna storia, alcun fatto, non viene raffigurato alcun elemento naturalistico legato alla singola figura che si limita ad occupare il posto assegnatogli dalla scala liturgica.
Sulla volta a crociera, sovrastante lo stesso Pantocratore, si schiude il Paradiso per mostrare, in bella composizione, quattro Cherubini e quattro Serafini che recano lo scettro con il fuoco divino. Nei loro corpi astratti si aprono innumerevoli occhi: sentinelle di fede sul mondo.
Ruggero Secondo aveva dato precise disposizioni testamentarie. Aveva stabilito il re che alla sua morte il suo corpo, assieme a quello della regina, avrebbe dovuto trovare l'eterno riposo entro questo primo grande Duomo, questa prima grande chiesa che il re aveva fatto costruire come voto al Signore. Non fu possibile. Ruggero II morì lontano da Cefalù e successivamente Federico II stabilì che il suo corpo doveva giacere accanto al suo, a quello di suo padre, a quello della figlia di Ruggero II, Costanza, entro la cattedrale di Palermo.
Qui stava la cattedra vescovile, proprio di fronte a me, il trono reale. Il rivestimento a mosaico, che contro il volere di Ruggero II fu ridotto solo ad una parte del presbiterio, rende prezioso ogni elemento architettonico. Gli stessi capitelli, posti ai lati dell'abside, sono resi come palmette naturali spuntate dai fusti granitici delle colonne.
Sul finire del giorno, il sole invade di luce lo spazio templare attraverso la grande monofora che si apre sulla facciata e irradia di luce la zona mosaicata dove le tessere scompongono in mille scintille di luce e colore ogni raggio ricevuto, esaltando ogni passaggio cromatico, ogni sfumatura, che la vastità del fondo aureo impreziosisce rendendo ogni forma soffusa, ogni gesto sublime, sacrale, eterno...