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Siamo particolarmente felici per questo incontro e per il libro che viene presentato questa sera. Lieto di ritrovare anche quest'oggi pomeriggio il cardinale Matteo, di conoscere il cardinal Mauro. Questi nostri incontri di presentazione di libri importanti in questa chiesa risponde ad un'esigenza che abbiamo maturato nel tempo del Covid, grazie alla collaborazione di una bravissima giornalista Alessia Ardesi e di Alberto Castelvecchi, di far sì che dei temi di attualità e la comprensione di ciò che viviamo nel presente possano entrare in una prospettiva di fede evangelica e la prospettiva di fede che celebriamo poi all'altare illuminare e accogliere l'intelligenza anche culturale del nostro tempo.
Il libro di Aldo. Credo che quest'anno in particolar modo attraverso la figura di Francesco di Assisi, ci aiuta a fare proprio questo itinerario dall'esperienza radicale del Vangelo del poverello di Assisi alla cultura, all'arte, alla letteratura, alla musica, alla danza. E noi contiamo e speriamo che dalla musica, dalla danza, dalla cultura, dal giornalismo possiamo risalire anche a una chiarezza di fede evangelica. Con questo grazie tanto e benvenuti.
Iniziamo però con una sorpresa. La nostra carissima amica Chiara Taigi, soprano, accompagnata all'organo dal maestro Filippo Manci, ci introducono con una preghiera cantata all'incontro. Grazie.
Il cantico delle creature. Prego.
Dolce sentire come mio cuore umilmente. Sta nascendo amore dolce capire che non so più sola, che son parte di una immensa vita che generosa risplende Intorno a me. di lui, del suo immenso amore c'ha dato il cielo Sì, fratello sole e sorella luna i frut Tutti i fiori col suo amor profondo. Il fuoco, il vento, l'aria e l'acqua pura. Fonte di vita per le sue creatore, dono di lui. del suo immenso amore, dono di lui del suo immenso. Am.
Grazie. Buonasera a tutti. Buonasera. Spero che si senta bene. Cercheremo tutti e tre di scandire bene perché siamo in una chiesa meravigliosa, quindi insomma l'acustica ovviamente quella che è. Intanto grazie al soprano, l'organista per questa bellissima introduzione. Grazie a Padre Vincenzo e a tutta la comunità dei gesuiti che ci accolgono in questo luogo meraviglioso. Basta alzare lo sguardo, vedere questa cupola che in realtà non è una cupola, è affrescata. Poi ci sono i simboli dei quattro continenti evangelizzati dai gesuiti. È una chiesa che conserva un tassello importante dell'identità italiana, cristiana, universale e ringrazio Harper Collins, l'editore del libro che è rappresentato da Laura Valetti, da Carlo Carabba. C'è tutta la squadra di una giornata particolare capitanata dalla matriarca Simone Ercolani. Stasera c'è la puntata su Leonardo da Vinci, insomma siamo in piena attività e ci sono due principi della chiesa che però si fanno chiamare Fra Mauro e Don Matteo. Sono due persone a me carissime. Entrambi hanno letto il libro prima della pubblicazione, mi hanno corretto numerosi errori e quindi sono loro molto grato e siamo qui per ascoltare loro.
Mi argancio solo un secondo a quello che ha detto padre Vincenzo quando sottolinea l'importanza che San Francesco ha avuto per le arti e per l'identità italiana che è così legata all'arte, alla cultura, alla bellezza. San Francesco scrive la prima poesia in italiano e che poesia? Il cantico delle creature. San Francesco inventa il presepe. Il bue e l'asinello nel Vangelo non ci sono. Le inventa lui. Il culto di Gesù bambino nasce con lui. Il presepe che c'è in ogni chiesa, in ogni famiglia italiana, lo inventa San Francesco. San Francesco reinventa il teatro. Le sue prediche non erano noiose o terrificanti. Avete presente? Non ci resta che piangere. Ricordati che devi morire. Cosa risponde Massimo Troisi? Mo me lo segno. Ecco. No, Francesco invece de Toto corpore facebat linguam. Di tutto il corpo faceva lingua. Predicava con tutto se stesso. Le sue pretiche erano spettacoli teatrali, danza, mimo, musica, poesia. Francesco reinventa la pittura. Prima di Francesco c'erano i fondi oro. I santi erano già tutti uguali, come icone, con laureola, fissi già in paradiso, ispirati da Francesco dall'amore per le creature, acqua, aria, terra, fuoco, fiori, pianti, alberi, animali. I pittori inventano il paesaggio. San Francesco nasce, vive e ripose nel cuore d'Italia in Umbria, ma è stato anche a Roma, ad Ancona, Venezia, Firenze, Bologna e soprattutto è il primo italiano perché è il precursore dell'umanesimo che è il grande contributo che noi italiani abbiamo dato all'umanità. Ogni uomo e ogni donna ha una dignità che va sempre rispettata. Ogni uomo, e, ogni donna ha un rapporto diretto con Dio. Tutti siamo uguali davanti a Dio e tutti abbiamo una dignità che deve essere sempre rispettata.
Io vorrei chiedere subito al cardinale Gambetti, a Frauro, qual è stato il suo incontro con Francesco e tu sei stato per 10 anni il custode del Sacro Convento di Assisi, quindi anche il custode della tomba di San Francesco, che ha una storia straordinaria perché gli assisani volevano assolutamente che Francesco morisse ad Assisi perché Francesco era già a San Francesco quando era vivo e il corpo di un santo alle reliquie, pellegrinaggi era una grande ricchezza, solo che i perugini lo volevano rubare il corpo. Allora gli assesani lo nascosero talmente bene che poi non lo trovavano più. E il Papa nel 1818 ordinò: "Scavate finché non lo trovate". Dopo 51 giorni, 51 notti, la 52ª notte il piccone trovò l'urna di pietra che custodiva il corpo di San Francesco. Io vorrei proprio chiederti, tu hai un percorso biografico che hai anche raccontato in un'intervista dal Corriere della Serie è stata molto letta anche sul sul web e tu sei un ingegnere, il tuo compagno di scuola era Stefano Domenicali che adesso il presidente della Formula 1 e che dice che tu ci capivi più di lui di di motori, di ingegneria e poi hai avuto la vocazione. Immagino che Francesco abbia avuto un ruolo molto importante. Ti chiederei come hai incontrato Francesco e cosa rappresenta San Francesco per te.
>> Grazie intanto. Grazie. Scusate la voce un po' nasale, ma ho fatto un piccolo intervento ai turbinati perché sono un po' così.
>> Io l'ho Chissà quando sono i turbinati. Io l'ho cercato su Google il naso, insomma, no niente di grave.
>> No, sono i seni nasali. Va bene che a volte si infiammano e no, dicevo grazie, grazie per questo invito, grazie per questo libro, davvero grazie perché eh per un francescano leggere un libro su San Francesco non è che sia il massimo della perché ne abbiamo letti, ecco, abbiamo avuto tante occasioni per approfondire la la figura di Francesco, ma l'immediatezza con cui Aldo comunica Ecco, riesce ad accattivare anche l'attenzione di un di un francescano. Quindi, grazie perché anche degli spunti interessanti che mi hanno dato modo di riflettere. Uno di questi adesso, tanto per introdurre poi la mia risposta e è quello iniziale dove dove metti a tema la felicità. gli uomini Buddha, Gesù, Francesco, questo questa triade. Ma a un certo punto dici che le noi i nostri noi genitori, voi genitori oggi siete preoccupati di che i vostri figli siano felici. Ai miei tempi i miei genitori, penso anche i vostri, i tuoi, non avevano questa preoccupazione principale. La preoccupazione principale è che sostanzialmente ci riscattassimo riscattassimo la loro eh il loro sogno. A fin dei conti loro sono quelli che hanno ricostruito l'Italia e avevano davanti una sfida enorme con pochi mezzi, poca scolarizzazione, eppure hanno fatto cose grandi e una delle grandi dei grandi desideri che avevano è che noi ci affermassimo appunto negli studi, nella carriera sociale, insomma diventassimo, ecco, un po' tant'è che si diceva, forse dice anche oggi, "Se non vuoi studiare ti mando a lavorare". Come se fosse una condanna a lavorare, invece studiare forse benissimo. La felicità non era così a tema, ma era forse la domanda principale che portavamo. Io sono del 65, quindi dell'epoca poi del post 68 che arriva in Italia. E forse la domanda principale era quella, quella della felicità. Bene, io incontro Francesco per rispondere mentre ero nel, direi nel momento più, se vogliamo, più luminoso, più più in linea, ecco, con i miei i miei 20 anni, 20 23 anni, perché stavo studiando ingegneria, stavo mio papà aveva una piccola azienda e stavo già anche un po' lavorando con lui ero già proiettato, ero fidanzato serenamente e ricordo dopo essere tornato alla chiesa, io sono uno di quelli ripescati, andai a vedere un film che tra l'altro era già vecchio su San Francesco di Liliana Cavani, vecchio nel senso che era già uscito da qualche anno, con Micky Rurk, andi a vedere questo film che davano come replica in uno di quei teatri parrocchiali. E io mi ricordo, andai con la mia fidanzata e io mi ricordo che è esploso dentro di me. È esplosa dentro di me, credo, la domanda di felicità perché ho intravisto in Francesco la risposta a quello che a quello che desideravo più di ogni altra cosa, una libertà. assoluta e la gioia nella sofferenza, il sorriso tra le lacrime, la libertà assoluta che vuol dire che è segnata da una povertà, da una povertà che consente di condividere tutto, di essere nudi al mondo. Bene, questa cosa qui mi scioccò letteralmente, non capì niente. Io ho pianto, credo, eh dalla metà del primo tempo fino alla fine e poi ho continuato anche dopo e c'era la mia fidanzata che diceva "Ma cosa hai fatto?" Dicevo, "Ma non lo so, perché non lo sapevo proprio cos'era". Mi ha preso una cosa, letteralmente tornai a casa e non so quanto dopo mi calmai. Quello lì fu l'incontro con Francesco. Dopo quando ho rivisto il film della Cavania il vero qualche anno dopo mi suscitò forse l'impressione opposta per certi versi perché poi il francescanesimo Francesco passa dai frati, viene trasmesso nella sua credo autenticità. Certo, dalle fonti bisogna averle come riferimento, soprattutto i suoi scritti e le prime biografie, ma i frati sono quelli che tramandano in realtà il carisma, la la sua la sua vitalità, per cui si rileggono le cose anche diversamente. Ma quello lì fu il grande impatto che mi eh suscitò dentro, ecco, probabilmente un desiderio ancora più grande di quello che portavo prima.
Questa cosa di Micky Rurk non me l'avevi raccontata. Ti confesso che quel film sono andato anch'io a vederlo e mi lasciò un po' perplesso perché Micky Rurk era reduce da 9 settimane e mezzo. Adesso siamo in chiesa, non c'è il Santissimo, eh, però insomma mi fermo qua, ma ci siamo già capiti che facesse anche Francesco e apparve un po' strano. E chiederei anche a te, don Matteo, come qual è stato il tuo incontro con Francesco? Tu non sei un francescano, ma penso che se ti definisco predia di strada non ti offendi. Insomma, sei stato parroco a Santa Maria Trastevere e e sei nato cresciuto nella comunità di Sant'Egidio. Hai un rapporto fortissimo con i poveri, con gli ultimi. Che cosa rappresenta Francesco per te?
Dunque, una piccolissima proprio due note per il libro che è veramente bello perché immediato effettivamente ci aiuta a vivere ehm a conoscere anche tante sfumature della vita di San Francesco senza nessuna agiografia che fu il problema, diciamo, di San Francesco, soprattutto all'inizio, per cui era il serafico che era davvero il serafico, solo che se non capivi il serafico che cosa significasse nella vita concreta era già, insomma, eh a mezz'aria, quindi bellissimo, ma ti sfidava poco, ti colpiva eh diciamo poco nella nell'umanità concreta, invece le dai, appunto, una una ricchissima eh lettura umana di una eh di un santo che che ci racconta tutto di sé e gli altri raccontano di lui qualche qualche volta amplificandolo, però sempre con tanta umanità. Due altre osservazioni, una sul primo degli italiani che effettivamente quando l'ho visto, ma ma che titolo è questo? perché, diciamo così, ehm, ecco, giustamente rende, cioè, o meglio, rende giustizia al fatto che non è stato eh così qualcuno che se n'è voluto appropriare per eh giustificare la l'italianità in senso, appunto, così ehm eh d'orgoglio un popolo di santi, navigatori, poeti, non mi ricordo che altro eravamo, che ci si che così che faceva parte della così del della retorica dell'epoca. In realtà è Gioberti e lì però la mia domanda è il primo degli italiani e vediamo fare anche i secondi e i terzi perché l'impressione che qualche volta lo lasciamo solo, è il primo degli italiani o l'impressione che di quell'umanesimo che effettivamente esprime, no? Io penso che Papa Francesco quando ha scelto il nome Francesco ci ha avuto 10 punti di vantaggio, cioè già soltanto la scelta del nome ha significato un contenuto straordinario, no? E quindi diciamo primo gli italiani vediamo di far parte della categoria. Ecco, qualche volta ho l'impressione che per che lo lasciamo appunto un po' solo. E terza piccolissima osservazione quello che ha detto Aldo giustissimo, cioè San Francesco non parla da prete. Non parla da prete. C'è una famosa predica di Bologna che credo fosse 4 anni fa, l'ottavo centenario perché stiamo facendo tanti ottavi centenari in cui tutta la gente resta colpita perché non parlava da prete, perché sembrava dialogava e le parole arrivavano al cuore. Tanto che alla fine della predica, mentre diciamo molte volte capita che quando finisce la predica, diciamo, e basta e finisce lì, alla fine i bolognesi fecero pace e quindi c'è tutta la descrizione del di come si fa la pace. Bene. E per cui e credo anche non credo, anzi sono sicuro, che cantava e il cantico delle creature c'era anche la musica perché si è persa, però non non è stata tramandata e spesso quando cantava cantava in francese che era la lingua materna, quindi è anche diciamo bene. Per rispondere invece alla tua domanda, direi molto presto perché la figura di San Francesco colpì tantissimo la l'inizio della comunità di Sant'egidio perché perché era radicale, tu lo dici, io mi sono appuntato, moderato non fu mai. Ecco. E dunque io sono esattamente 10 anni prima di di fra Mauro, quindi diciamo così lui ha vissuto il dopo. Io sono entrato a scuola il primo ottobre del 1968. Non c'ho capito niente, però capivo che era un po' di confusione c'era. e eh per l'inizio, quello che era l'inizio della comunità di Sant'Egidio, un uno radicale esigente, radicale eh fraterno, perché uno che vive la fraternità e sono le descrizioni di come i frati si volevano bene, ma ancora oggi i frati scherzo, però diciamo così ti vogliono un gran bene, però appunto gli abbracci, le cose, la scoperta della fraternità, no? eh i poveri e dall'altra parte il la gioia, direi l'altro elemento che ci colpiva e scusate il collante di tutto questo è un laico e San Francesco non è mai stato prete. Credo che l'abbiano obbligato alla fine a fare il diacono perché non stava bene qui al massimo della carriera ecclesiastica gli hanno gli hanno fatto così ha fatto diventare diacono, diciamo così, per che insomma non stava bene. era un signore qualunque, era un laico, diciamo. Ecco, quindi queste queste caratteristiche e erano un riferimento straordinario, quindi la fraternità, la radicalità, la fraternità, i poveri e poi un Vangelo che era un Vangelo di gioia e qualche volta al contrario il Vangelo di un po' di rinunce, di sacrificio, di fatica. Invece uno che il Vangelo che faceva scoprire quello che cercavamo e nel 68 tanti cercavano tanto, eh. Poi hanno smesso, abbiamo smesso, abbiamo fatto ne abbiamo fatto un'ideologia oppure abbiamo fatto ci siamo messi buttati sul privato e a fare a cercare un po' di tante felicità individuali che non danno né la felicità comune e né manco quella personale. E da questo punto di vista è stato un riferimento che ha aiutato tantissimo la comunità di Santigidio e anche il sottoscritto a ess continuare a essere contento, a cercare di essere fraterno, di guardare con gusto, con passione il mondo, di stare dalla parte dei poveri e di non smettere di essere radicale, perché il voler bene contiene sempre una certa radicalità. moderato non lo fu mai perché amò tanto.
Grazie. Avete già evocato Papa Francesco, no? Jacques Le Goff, grande medievista, grande studioso di Francesco, ha scritto che San Francesco per la Chiesa è stato anche un po' un alibi, potere continuare ad accumulare per un certo periodo storico ricchezza e potere. Intanto c'era Francesco e a me piace più pensare che fosse stata una risorsa, ma già da vivo Francesco servì alla Chiesa a tenere dentro energie, personalità che magari si sarebbero rivolte contro la Chiesa. Francesco la Chiesa non la voleva distruggere. Francesco la Chiesa la voleva salvare. E 8 secoli dopo c'è stato un Papa di nome Francesco. Voi siete due creature di Papa Francesco, no? per Papa Francesco ti ha trovato custode del convento di Assis, ti ha ti ha chiamato Roma, ti ha fatto cardinale, ti ha affidato San Pietro, la la il centro della cristianità. Don Matteo, tu e non so se eri ancora parroco quando c'era Francesco, eri già vescovo, ti ha affidato la diocesi di Bologna, ti ha affidato la presidenza dei vescovi italiani, insomma, possiamo dirci che si fidava di te. Ecco, lo dico io da laico. Francesco, Papa Francesco ha avuto un'opposizione interna che nessun Papa a mia memoria ha mai avuto. Sicuramente l'ha avuto Giovanni X3, l'avrei avuto Paolo VI, ma ostacolato, come è stato ostacolato Papa Francesco, arrivo dire, odiato, come è stato odiato Papa Francesco da siti spazzatura, da certi ambienti anche curiali. Io sinceramente non me lo ricordo. Evidentemente quest'uomo che dice fin dall'insediamento quanto vorrei una chiesa povera per i poveri e sceglie il nome di Francesco, l'uomo che ama e custodisce il creato, era destinato a scontentare molti e così è stato. Io vi chiedo qual è il vostro bilancio del papato di Francesco, se avete avuto anche voi la sensazione di questi ostacoli al limite dell'odio e qual è il rapporto, se c'è, ma c'è io penso di continuità tra Papa Francesco e Papa Leone che si chiama così. Certo, perché Leone Xav era il Papa della rivoluzione industriale della Reerum Novarum. Leone X è il Papa che deve affrontare la rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Ci è tornato sopra l'altro giorno l'onore Daniele oggi ha dedicato una trasmissione a Papa Leone l'intelligenza artificiale, ma mi piace pensare che lui abbia scelto questo nome anche perché come sappiamo Leone era il nome dell'amico più caro, dell'amico del cuore di San Francesco. Ma di Papa Francesco credo che ancora si senta la nostalgia. Almeno io avverto avverto che manca lui nella sua personalità così, ecco, forse mai moderato anche lui o dirato moderato. E a mio avviso lui lascia nel solco della Chiesa una profezia potentissima che probabilmente chissà tra qualche decennio verrà meglio interpretata, meglio compresa, perché è come se traduccesse il Concilio Vaticano Io con delle chiavi di lettura comprensibili trasversalmente che hanno a che fare moltissimo con quell'umanesimo che prima richiamava Tom Matteo dicendo, parlando il primo degli italiani, della quello che dici tu anche nel libro, no? che in fin dei conti anche quello che l'Italia forse può o ha offerto e potrebbe ancora offrire al mondo è proprio questo tratto di umanesimo rinascimentale, ma un umanesimo che s' allarga fino, direi, a includere ogni ogni volto della dell'umanità. E il Papa Francesco credo che abbia avvicinato tantissimo proprio questa questa dimensione che è quella a cui in fin dei conti tende ciascuno di qualsiasi razza, religione, di qualsiasi cultura appartenga. Qualsiasi cultura appartenga. Ma ciascuno di noi tende a a desidera in fin dei conti vivere la propria umanità fino in fondo, trovare il modo di realizzare, di esprimere, di esprimere quello che è il dono ricevuto e la vita ricevuta. E ecco, secondo me Papa Francesco ha saputo intercettare questo e ha saputo dare delle delle linee, delle non so, come dire tracciare, ecco, tracciare e avviare dei percorsi perché la Chiesa mostri al mondo questo volto umano profondamente. ente umano che è l'umanità di Gesù. L'umanità di Gesù è talmente, appunto, piena, bella, sfolgorante che è difficile anche porgerla al mondo. Molte volte è più facile e eh come dire porgere dei concetti dell'umano di Gesù, porgere delle del una dottrina sulla sull'umanità di Gesù e sulla sua divinità. Ecco perché vanno tenute insieme, no? Allora è molto più molto più diciamo che lo sforzo che soprattutto in Occidente abbiamo fatto per secoli è stato quello di dare una interpretazione, una categorizzazione anche perché c'erano i grandi dibattiti sul sulla verità, sulla scienza e metafisica, sulle varie benissimo. Quindi uno sforzo enorme, sono stati dei contributi di di levatura, insomma, quasi irraggiungibile, eh, anche se ci sono pensatori attuali che, secondo me, hanno colto anche delle chiavi di volta che quelli del passato, penso soprattutto ai nostri come Tommaso che è una una autorità chiaramente, ma anche diversi altri non avevano colto. Dicevo, molte delle nostre energie sono state spese su questo. Ecco, Papa Francesco io credo che abbia intuito che questa modalità anche di approcciarsi al mondo e anche nella Chiesa al ai fedeli non è più sufficiente dentro a questo eh epocale cambiamento non è più sufficiente per intercettare le domande dell'uomo e lui abbia aperto queste strade, questa strada che secondo secondo me è quella del futuro anche di una evangelizzazione. lui la prima sua eh ciclica e Vangeli Gaudium che parla della gioia del Vangelo e di un modo di porgere questo all'uomo e nel solco della tradizione perché si rifà al anche Paolo VI in particolare con Vangeli nonziani, ma innovando ecco questo questa idea della Chiesa in uscita, in fin dei conti non è altro che una Chiesa che spoglia, mostra la sua umanità trasfigurata dal divino. Questo, ma eh questo qui per farlo occorre veramente un cambio di anche di paradigma dentro al nostro modo di essere cristiani, di essere cattolici in particolare.
>> E Papa Leone che lascia Chicago per andare missionario alla nella periferia del Perù a Ciclaio si muove in questo solco. lascia intendere così. Noi lo speriamo, noi lo incoraggiamo, ma lui ha già manifestato, ecco, questo suo questa sua intenzione, o meglio, questa continuità con il pontificato di Papa Francesco quanto alle linee alle linee pastorali, alle linee anche teologiche. Bisogna vedere, ma questo ce lo dirà la storia, le declinazioni che probabilmente saranno differenti da quelle di Papa Francesco, perché sono due uomini molto differenti tra di loro e quindi le declinazioni, cioè come questo puoi tradurlo in in azione, questo dipende, vedremo come come pensa Papa Leone.
Don Matteo, beh, lo stile di Papale Leone è diverso oggettivamente, no? La mozzetta, la scelta di tornare a Castel Gandolfo, di riaprire l'appartamento, anche il linguaggio è diverso, no? più prudente, credo. Ma dimmi tu, tu hai fatto un'intervista a Corriere dicendo "Ma alla fine poi la guida è il Vangelo e il Vangelo ci dice di accogliere, il Vangelo ci dice di amare." Dammi tu il tuo bilancio di Papa Francesco e l'idea che ti sei fatto di Papa Leone.
>> Dunque, no, non è la cosa che quando, siccome dicono molte cose di meno, eh mi attribuiscono molte cose. Io non merito così tanta attenzione. [risate] Dicono delle cose, a volte mi sorprendo, diciamo così, delle cose che dicono. Comunque a me è nominato vescovo Papa Benedetto, lo dico. Allora dice, "Ah, beh, però allora [risate] a me mi fa sorridere un po' come alcuni, diciamo, ehm proprio quelli un po' un po' nordici, diciamo, molto siccome mio papà era di Roma, ma mia mamma era di Milano. Allora, quando dico mamma ah, vabbè, però allora [risate] ci guadagno qualche punto, diciamo così. La la prima notazione è che al Papa il Papa un cattolico, lo sta a sentire per principio, qualunque esso sia, è il primato. feridere molti di quelli, appunto, che in nome della verità sputano addosso al Papa e forse c'è un po' un controsenso, a parte ognuno dovrebbe anche un po' dire, insomma, chi ti credi di essere, diciamo, qualcuno pensa, appunto, mette i voti al Papa, eccetera, altro è avere dei problemi, altro avere dei dubbi. Io discussi tanto col cardinal Caffarra sul problema di dubbia, ma non si è mai permesso di dire una parola contro il Papa. Perché ama la Chiesa. Io a qualcuno rimanderei, se tu eh azzanni il Papa, parli il Papa addirittura eccetera eccetera, fai il gioco del diavolo, penso io. Ma non perché uno possa parlar male o parlar male, scusate, aver dei dubbi, delle domande, figuriamoci. Non è questo. Anzi, devo dire che Papa Francesco allenava a parlare insieme quando incontrava i vescovi dice: "Oh, tutte le i problemi che avete diteli qui, non appena uscite." Tutti dicevano appena uscivano questo.
>> Quindi, insomma, qualcuno ha azzannato Papa Francesco, qualcuno ha fatto il gioco del diavolo.
>> Ah, certo, per me il diavolo vuol dire divisore. E chi divide? A mio attenzione, ripeto, non è un problema di eh di differenze, di stile, di cose, figuriamoci. Questa la la ricchezza della Chiesa è questa. Anche la ricchezza della diversità, tu dicevi giustamente Papale Leone è diverso. Sentite, se fosse uguale, a parte che veramente sarebbe, non lo so, poi per fortuna che e nemmeno cerca di, come dire, di fare di che ne so di fare Papa Francesco di distinguersi quello che è. per fortuna e lo fa molto bene, a mio parere in uno stile diverso, continuando e anche trasformando, no? Eh, perché è così come Ecco, la seconda osservazione proprio cerco di andare rapidissimo è che prima non c'erano i social perché molti soprattutto interni dicevano di Papa che ne so di Giovanni Paolo II di Giovanni Giovanni XX3 quello è semplicione, è un contadino, è uno così, ma che non è che capisce molto e tanti tanti che c'erano appunto Capovilla lo raccontava spesso, no? che che lo accusavano di essere troppo tenero verso i comunisti e raccontava Capovilla che doveva andare a San Basilio Giovanni X3 incontrò un cardinale che gli disse dica al Papa di dargli giù che lì sono tutti i comunisti e fu l'unica una delle poche volte che Papa Roccali si arrabbiò con Capovilla. anche tu stai a sentire quelli e andando a San Basilio un trionfo, commozione, cose proprio della Roma degli anni degli anni 60, una cosa straordinaria, eccetera eccetera. Lui lo disse nella predica, no? Perché qualcuno mi aveva detto che qui mi avreste trattato male, una cosa del genere e tornando in macchina dice "Vedi tutti i comunisti, cioè la libertà". Ma molti lo dicono di Paolo VI dicevano che era omosessuale, che era venduto, massone, hanno detto delle cose terribili. Non c'erano i social e non c'è quell'amplificazione che invece diciamo Matti Giovanni Paolo II eh e dicevano che lui voleva fare la super religione. Assisi fu volantinato dicendo che lui aveva abiurato la fede perché era chiaro, ormai la verità ce l'abbiamo noi, ormai pensa che anche tutti quanti gli altri, quindi a quel punto non fa non è più la Chiesa cattolica. Questo poi certo, diciamo così, eh Papa Francesco non si è mai tirato indietro, cioè non è che abbia smesso di pensare e di dire quello che quello che viveva, no? Tenendo presente che in realtà c'aveva soprattutto all'inizio un un'avvicinanza e una simpatia, no, eh di tutti, no? Poi, diciamo così, il fratello minore si è sentito molto accolto e il fratello maggiore diceva "No, che è qua? Tu allora è tutto uguale a mio parere". Per cui è chiaro che il fratello minore ci si è istintivamente ritrovato e questo è bellissimo per il fratello maggiore era un tradimento e forse però il problema era più del fratello maggiore a mio parere che forse doveva provare a capire che la misericordia non è fa sconti di fine stagione ma è eh il contenuto stesso della verità. Ultima considerazione, quelli che dicono adesso si torna a parlare di Cristo penso che non hanno capito niente perché in realtà Papa Francesco ha messo al centro il Vangelo e siccome stiamo parlando di San Francesco si neglossa, cioè senza aggiunte quelle aggiunte che invece per quando tu che coprivano il Vangelo, che cos'è che ha detto? Dobbiamo parlare di Gesù, vivere Gesù. e vivero liberamente nel mondo senza eh protezioni, senza ecclesiasticismi, perché perché credeva nel Vangelo e perché voleva che il Vangelo parlasse a tutti. Dice, "Ma questo allora vuol dire che fai gli sconti?" Tutt'altro. era molto radicale Papa Francesco nella nel molto chiaro, molto diretto, appunto, direi proprio come San Francesco eh si neglossa, ma proprio per questo toccava il cuore, toccava il cuore di quelli, diciamo, del fratello minore e suscitava, come dire, ecco, forse un'ultimissima considerazione. Papa Francesco è quello che si è misurato, ci ha fatto misurare con l'ordine delle verità, per cui forse ce ne stanno alcune che vengono prima e altre che vengono dopo. Se tu non è una porzione unica, per capire delle cose devi capirne una. Se capisci quella capisci. E lui questo per qualcuno, come dire, eh così sembra cederevolezza. Tutt'altro. È un modo pastorale di attenzione per, ripeto, parlare soltanto di Gesù. Ci ha fatto andare in periferia. Per capire chi siamo. Devi capire da fuori. Noi che molte volte ci mettiamo al centro, sta storia qui ci sembrava che non mettesse mentre invece capiamo chi siamo soltanto ci mettiamo al centro se non se andiamo in periferia. E l'ultima cosa è questa. Lui ha affrontato alla fine la cristianità e non ha fatto finta che la cristianità ci fosse e non ho fatto finta di continuare a parlare di una chiesa che non c'è più. A me fa ridere quelli che dicono "Ma come la chiesa è in crisi?" Hai te lo scopri adesso? Cioè, capito? dico, lui non ha fatto finta che, diciamo, si è nascosto, appunto, con tutti i pennacchi, le cose eccetera, ma ha cercato di di rendere la chiesa una casa bella e attraente per tutti, ma non perché è mondana, perché è chiesa. Questa è la differenza, no? E quindi si avviava ha avviato tanti, lui diceva tanti processi, nel senso ha messo in moto tante cose proprio perché non si tornasse indietro rispetto alla al parlare del Vangelo. Finita la cristianità e forse dobbiamo ricordarci che mica è fino il cristianesimo, eh, e che anzi quante attese, quanta quante persone hanno guardano con simpatia, no? Poi certo che quindi c'è bisogno di costruire la chiesa, di costruire le comunità, di di di parlare, ma questo ci impegna a essere cristiani e credo che quello che Papa Francesco con grande eredità ci dà ed è quello che fa Papa Leone. A me anche questa è una cosa dei confronti, è sbagliata. Ci stanno quelli che fanno poi si deludono oppure si esaltano pensando che il Papa debba fare quello che pensano loro. Io ho sempre pensato che noi dobbiamo fare quello che pensa il Papa se siamo cattolici, non il contrario, no? E poi la differenza è un modo con cui dice beh, quello però io avrei fatto eccetera, però tu devi cercare di capire il dono che lui m la proposta che ti fa, altrimenti appunto non capisci, fai passi il tempo a fare i confronti, a non a capire la cosa che ogni ogni Papa ti offre e Papa Leone ovviamente ci dà una ci aiuta a vivere eh come dire la sfida del del Vangelo. della modernità, anche lui con tanta immediatezza, con tanta semplicità, con in maniera così ferma, certo, con in modo diverso, per fortuna, ma sempre mettendo al centro il Vangelo del Signore Gesù.
Voi siete due, voi siete due cardinali, io lo dico da ex Chierichetto, dall'ultimo banco, ma in effetti quando dicono "Eh beh, però se la Chiesa si occupa dei poveri, dimentica il Vangelo, diventa una ONG". Mi sembra abbastanza una sciocchezza quando ci si prende cura dei poveri. Non è che si contradice il Vangelo. In quel momento, la Chiesa è il Vangelo. No, è vero che Witwa fu attaccato. Temo però che se Papa Francesco avesse chiesto agli altri capi della religione, giainisti, zorostriani, Sic, buddisti, musulmani, ebrei, di venire a pregare la pari con lui per la chiesa ad Assisi, gli sarebbero saltati alla giugulare. Ci sarebbe stato uno scisma. l'ha fatto Giovanni Paolo II e insomma se la sono fatti piacere, ma come anche il me culpa della Chiesa, no? se fosse stato Papa Francesco a chiedere perdono anche per Giordano Bruno, per Galileo, chissà cosa sarebbe successo. Però questa immagine che ha usato Don Matteo è molto potente, quasi profetica, anche angosciante. La fine della cristianità, se capisco bene la la fine della cristianità come l'abbiamo conosciuta. E questo introduce l'ultima domanda che voglio farvi, il futuro. E cosa chiedono gli apostoli Gesù? Quando il Signore tornerà troverà ancora la fede sulla terra. I nostri nipoti troveranno ancora la fede sulla terra. Troveranno ancora la terra, la terza guerra mondiale a pezzi, cambio climatico, la distruzione del creato. Non voglio diventare pessimista, ma tu come lo vedi, fra Mauro, questo futuro della cristianità e dell'umanità?
Beh, è una domanda davvero difficile, difficile, diciamo, qual è la mia speranza? Ecco, perché una comprensione di come potranno evolversi le situazioni e come potrà evolversi la storia. veramente in questo momento non sono in grado di di veramente di valutare. La mia speranza è questa, che continuiamo come chiesa a eh questo percorso questo percorso avviato ovviamente da da decenni, da da millenni potremmo dire, ma ha preso una un impulso nell'ultimo nell'ultimo secolo, sostanzialmente un impulso eh di estroversione, di apertura, che non è più soltanto quella delle missioni agentes perché c'è sempre stata questa spinta fin dal ovviamente dalle origini, questo è evidente, questa spinta andare verso gli altri, verso gli altri popoli e annunciare il Vangelo. Adesso la Chiesa sta dentro a questo percorso, mi pare, in cui oltre ad andare verso gli altri, verso gli altri popoli, ma è meglio, mi pare strutturata o si sta strutturando meglio per accogliere dentro di sé i popoli intesi, ad esempio, questa accentuazione del cammino sinodale, Ma in fin dei conti dice semplicemente questo e cioè che siamo, siccome siamo tutti quanti uguali, pari, pari, pari dignità, tutti fratelli, non c'è non ci sono, eh ci dobbiamo ascoltare e dobbiamo accogliere la diversità, la differenza, il differente pensiero, il differente eh la differente idea, insomma quello che perché soltanto in questo modo anche la Chiesa e riconosce se stessa fino in fondo. E io ho questa speranza che su queste note possiamo camminare. sua parte di cammino sinodale, ma quello è, se vogliamo, soltanto una una cioè una rappresentazione, diciamo, è una un'accentuazione di qualcosa che dovrebbe essere nella quotidianità della nostra esistenza di cristiani, appunto, eh talmente aperti, diceva Francesco, che tu lo citi il chiostro di un francescano è il mondo, cioè non va non va circoscri Perché? Ma il mondo in che senso? Sono le relazioni che si intessono con le persone che si incontrano sul cammino, sulla via, sulla strada. Dicevi che non lo sapevo io questo, che eh le brache erano da portare per i frati. Non sapevo che i monaci le portavano solo quando andavano fuori, mentre in in monastero non c'era bisogno, ma fuori magari si esponevano un po' di più, potevano vedere le brache erano le mutande di oggi, mutandoni di oggi che appunto i monaci quando andavano in giro mettevano mentre stavano in gran parte della loro vita stanzialmente dentro al monastero, non c'era occasione di mostrare le proprie proprie le proprie così bellezze, ecco, le proprie meraviglie al mondo esterno, no? Bene, quando uscivano dovevo mettere le bracche i frati poveri, però la cosa che potevano dovevano portare le brache, cioè questi mutandoni, perché loro erano sempre in cammino per la strada, per cui era facile magari che in qualche movimento si scopero le le vestigia della della loro natura. Dicevo, adesso ho perso il filo perché sono arrivato a questa cosa. Ah, sì, sì. Ecco, dicevo che a me piacerebbe tantissimo e la speranza è questa qui, che di questa eh apertura che eh consenta di anche abbattere questa forse anacronistica, direi distinzione tra credenti e non credenti. Perché come Papa Francesco in questo intuizioni magistrali, perché il l'essere credenti o non credenti non è mica semplice determinarlo e non basta l'essere i praticanti a livello sacramentale o di anche appartenenza a volte a dei gruppi, no? A volte Ma credere non credere è una è una cosa Allora, la tua domanda ci sarà ancora fede sulla terra? Ecco, secondo me, allora la speranza che ho è che Cristo quando tornerà troverà ancora troverà ancora qualcuno appassionato, qualcuno innamorato di lui, fino al punto da non avere confine. Il suo confine sono gli altri. Quando avremo questa libertà e questa fede profonda ci vuole di poter considerare gli altri come te stesso, come tuo confine, cioè non non sei circoscritto né da un chiostro, né da un partito, né da un da un territorio, da una nazione, ma gli altri sono tuoi. Poi come come ecco quando la tua umanità, la nostra umanità ecco sarà così, credo che davvero sarà Allora, la mia speranza è questa qui che ci saremo ancora con questa apertura, anzi diciamo che andremo concludendo per certi versi questo percorso, arrivando ad aprirci totalmente, ad accogliere gli altri. Questa sarà la missione compiuta anche della chiesa perché tutti si troveranno a casa e non ci sarà bisogno neanche forse di tante disquisizioni o parole, ma ecco, come diceva anche don Matteo, la misericordia in fin dei conti è è la è la è la parola dentro la quale ci troviamo tutti di qualsiasi credo anche ma nella misericordia, nell'amoreamore incondizionato di Dio. Lì lì ci troviamo tutti a casa. Ecco, la chiesa io la spero così. La spero così.
Dante scrive che quando un figlio di Francesco muore, San Francesco va di persona a prendere la sua anima e a portarla in paradiso. Quindi quando tra 100 anni lo farà sicuramente per Fra Mauro per Don Matteo, speriamo che lo faccia anche per qualcuno di noi. Padre Pio, comunque la si pensi, Padre Pio è sempre meglio averlo dalla propria parte che non contro e cui abbiamo dedicato una puntata di una giornata particolare che andrà in onda il 17 dicembre sotto Natale. Padre Pio diceva: "Aspetterò sulla porta del paradiso fino a quando l'ultimo dei miei figli non sarà entrato."
Don Matteo, a te la conclusione. E vorrei che ci spiegassi meglio questa tua immagine quasi profetica, messianica, la fine della cristianità e poi tu sei stato inviato per Papa Francesco, per l'Ucraina, sei stato a Pechino, sei stato a Mosca, sei stato a Kiev, dacci una speranza di pace per l'Ucraina e per il mondo.
>> Poi le conclusioni le fa Aldo perché deve far lui per forza. Ehm, dunque io penso che è il tempo della speranza. Uno degli ultimi regali di Papa Francesco è il giubileo della speranza. Eh, per me poi c'è sempre la, cioè, la Provvidenza c'è, vi informo che c'è. Molte volte non ce ne non ce ne accorgiamo, pensiamo e facciamo tutto noi con qualche presunzione. C'è la provvidenza. più delle volte ci guarda con una certa bonarietà, pensa che facciamo tuttanto noi facci noi, anzi mettiamo spesso i freni a mano rispetto al a quello che fa lei. come Papa Benedetto prima di lui lanciò, lasciò, diciamo così, si dimise eh con l'anno della fede che fu il quello che Papa Francesco prese, diciamo così, che che concluse e c'era una grande provvidenza, a mio parere quando proprio Papa Benedetto dice "Ma qui il problema è una fede per attrazione". le ecco, eh è la fede che dobbiamo fare incontrare, no? non diciamo eh una maestra che non sta più sentire nessuno, ma una madre che comunica e diventa maestra, diciamo così, e che comunica la fede, ripeto, per attrazione, quindi la devi vivere. Ed è questa anche, appunto, la la richiesta, l'esigenza, quindi anche un po' qualche volta le severe lezioni di Papa Francesco che sgrassava di tante grossa perché diceva "Ma se tu c'hai la faccia alla funerale che trasmetti? Se tu riduci il Vangelo a un codice e non ad un incontro, neghi il Vangelo, togli il Vangelo a te stesso e agli altri, no? E quindi l'attrazione, però la speranza e io penso che veramente è il tempo della chiesa. Capiscono dice come qua e siamo secondo alcuni siamo in liquidazione, secondo altri ci mettiamo da soli in liquidazione e oppure appunto siamo irrilevanti eccetera, no? Poi vorrei sapere chi è rilevante e vorrei sapere anche che cosa abbiamo combinato quando, tra virgolette eravamo rilevanti, però così, cioè il problema è vivere oggi, no? E io penso che quel il tema della speranza in un tempo in cui eh le guerre, le ingiustizie, la forza, torniamo indietro con unidea del tempo della forza che toglie speranza perché al massimo ti fa schierare, ti fa buttare il cervello meglio che ci pensi qualcuno, no? Io penso che questo è il tempo della Chiesa. È il tempo della Chiesa che riparla di una fraternità eh per tutti, che chiede a
Tutti quanti di essere operatori di pace, che fa guardare il mondo con speranza, ma non perché vede tutto così, cioè con perché affronta il mare in questo senso Francesco, che è drammatico. Perché San Francesco è anche drammatico. La sofferenza si sente tradito dai suoi, le stimmate è tutt'altro che così, che che un un ingenuone che che così un giullare. È uno che che non ha smesso di fare il giullare e che ha ha insegnato, ha liberato, diciamo così, in una chiesa di potere ha insegnato a a capire qual è il vero potere e e il il modo di viverlo. Era più bello e più gioioso dei cavalieri, più cortese dei dei di quelli che parlavamo del del dell'amore tutto un po' svuotato, no? E tanto che a Dante gli piaceva molto anche, penso anche per questo.
Eh, ecco, per cui credo che è il tempo della speranza in questo senso, il tempo della Chiesa e il Cantico delle creature, che è l'ottavo centenario. San Francesco lo scrive da cieco. Cieco lo detta da quando non vede niente, ma vede tutto. Io penso che oggi, in questo senso, nel buio, in tante tenebre, in tante difficoltà, San Francesco e la Chiesa oggi ci insegna a vedere quello che ancora non c'è, ma a cercarlo perché c'è.
No, io davvero mi prendo, le presentazioni sono belle quando durano poco e mi prendo giusto 5 minuti. Allora mi alzo in piedi così vi vedo tutti. E voglio ringraziare ancora padre Vincenzo, Fra Mauro e Don Matteo che ci hanno riuniti qui. Davvero pochi minuti perché poi ci tengo a firmare le coppie di chi lo desidera. No selfie perché siamo in chiesa, ma la firma coppia volentieri. Ma voglio ancora dirvi un'ultima cosa che è questa.
Io sono convinto che stiamo vivendo un momento drammatico, un momento di svolta nella storia dell'umanità. Siamo entrati nell'era della riproducibilità tecnica della vita, clonazione e intelligenza artificiale. Creeremo, creeranno delle creature postumane che avranno come cervello il computer, come memoria la rete, saranno molto più intelligenti di noi, sapranno molte più cose di noi e non si capisce perché debbano obbedirci anziché darci ordine. A peggiorare il quadro c'è la guerra, la terza guerra mondiale a Pezia. Noi sappiamo che se la guerra sarà combattuta con tutte le armi disponibili, questo sarà la fine dell'umanità, così come il cambio climatico, che qualcuno si ostina a negare, non sarà alla fine del pianeta, ma rischia di distruggere l'uomo.
Ecco, San Francesco in questo è stato quasi profetico. San Francesco, come ha definito il Papa che ha portato il suo nome 8 secoli dopo, è l'uomo che ama e custodisce il creato. San Francesco è uomo di pace mentre noi facciamo le guerre e San Francesco ci ha insegnato a rispettare la dignità di ogni essere umano, una dignità che noi troppo spesso calpestiamo. E San Francesco trattava le donne da pari a pari. Dopo 8 secoli, noi non le abbiamo ancora imparato. Eppure siamo un po' tutti figli di Francesco. Sono stati terzifiari francescani, cioè laici come noi, ma appartenenti al suo ordine, tutti i grandi italiani. Giotto, Dante, Petrarca, Boccaccio, Tasso, Manzoni, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, forse Galileo, di sicuro Volta, Galvani, Marconi, i nostri più grandi scienziati, Don Bosco, il fondatore dei salesiani, Alcide De Gasperi, il padre della nostra democrazia.
E che cosa avevano in comune? Che cosa unisce la curiosità della dello scienziato? L'idea del politico, l'idea di Paolo VI, la fede come la politica come la più grande manifestazione di carità. Cosa unisce l'ansia, la sofferenza dell'artista? La tensione spirituale che loro hanno trovato in Francesco, come se Francesco avesse, non dico banalmente portato fortuna, ma ispirato, guardato con benevolenza tutti gli italiani e le italiane che cercavano di fare qualcosa di giusto, di bello, di nobile. Per questo io penso che San Francesco sia la parte migliore di noi, perché San Francesco ha capito una cosa fondamentale: nessuno si salva da solo. C'è qualcosa che ci unisce tutti: uomini, donne, bambini, fiori, piante, animali. L'amore di San Francesco per gli animali, acqua, aria, terra, fuoco, i quattro pilastri della creazione.
Ecco, Francesco aveva capito che ognuno di noi si salva insieme con gli altri, con il resto dell'umanità e con il resto della creazione. E già soltanto questa intuizione profetica è qualcosa di straordinario, di modernissimo. Francesco scrive una lettera a tutti gli abitanti della terra, a quelli che sono e a quelli che saranno e quindi parla anche a noi e ci dice che chi ha il potere non deve volere l'applauso del popolo, ma il suo bene, altro che il populismo. Ci dice che dobbiamo essere remunerati non secondo la nostra autorità, ma secondo il nostro lavoro. Pensate a quanti amministratori delegati che hanno lavorato male, sono stati mandati via con decine di milioni di euro. È stato pagato lo status, l'autorità, avrebbe detto Francesco, non il lavoro.
E ci dice Francesco che noi siamo madri. Spesso Francesco si pensa come donna, in particolare come madre. Siamo madri di Gesù quando lo portiamo nel cuore e lo generiamo al al mondo con la nostra carità e le nostre opere buone. Avete presente la teologia della prosperità di Trump? Ecco il contrario. Per Francesco la povertà non è la miseria, la povertà è la libertà. Essere liberi, non avere niente da custodire, nulla da perdere e nessuno a cui sentirsi superiore. E chi veniva da me doveva rinunciare a tutto e darlo ai poveri e avevamo una sola tunica rappezzata dentro e fuori e non volevamo avere di più ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti. Francesco era anche un grande scrittore e io penso che aver dato all'umanità un uomo come San Francesco sia una delle ragioni, e non l'ultima, per cui possiamo essere orgogliosi e felici di essere italiani e di essere cristiani. Vi ringrazio.
Ancora un minuto, per favore, perché è previsto un canto conclusivo di Mozart per la voce meravigliosa di Chiara Taigi e l'accompagnamento musicale del maestro Filippo Manci. Pochi secondi. >> Forza maestro. Dai. Ave. Ave. Ver corpusum de Marij Virgine. Passo inolato ince. [musica] SL perforat fluxid acquet Gustatum. in X M. Grazie e buona serata a tutti. Grazie maestro Manci. Grazie.