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Metodologia della ricerca scientifica - 2024-2025

Marco Crescenzi1:18:16

Transcription

Il soggetto della lezione di oggi è la ridondanza di evidenza. Siccome il concetto è piuttosto semplice da comprendere, partiamo direttamente da una schematizzazione, una, diciamo, una concettualizzazione astratta del principio e poi vedremo delle eh conseguenze delle applicazioni pratiche.

Allora, supponiamo che una certa linea di evidenza che rappresentiamo con un con un vettore con una freccia ci conduca alla conclusione A. Naturalmente, che cos'è una linea di evidenza? eh la una successione di esperimenti, una successione di osservazioni che ci conducano a una conclusione. Eh, come abbiamo detto, eh nel caso degli esperimenti, in teoria un esperimento è sufficiente a garantire la conclusione che raggiungiamo, garantirne la verità. Eh, di fatto eh c'è una serie di motivi pratici concreti per cui uno spimento può dare un risultato erroneo per cattiva esecuzione, per cattiva progettazione, per cattiva interpretazione e così via. eh per tutta per interferenze non volute o non conosciute e ci sono tanti motivi per cui un esperimento apparentemente ben riuscito in realtà ci conduce a un risultato falso.

Quindi la domanda è come si fa a verificare un risultato o una conclusione nel modo migliore possibile. Allora, questo adesso lo chiedo a voi. avendo fatto, diciamo, alcuni esperimenti, raggiunto la conclusione a se me la riferiste, io direi bene, forse è il caso che verifichiamo questa conclusione. Come potremmo fare a essere più sicuri che questa conclusione sia corretta?

Facendolo tante volte, vedere se torna sempre la stessa cosa. Bene, proviamo a ripeterlo varie volte e vediamo se raggiungiamo sempre gli stessi risultati e effettivamente ripetendo varie volte eh il risultato è sempre lo stesso, il che certamente ci conforta nella nostra confusione. Ora, questo modo di operare ha un valore, di fatto si fa così in laboratorio, ma anche nelle osservazioni, cioè si ripete e si ripete fino a che non ci si convincia che effettivamente c'è una costanza nella conclusione dei risultati che si raggiungono e questi risultati vengono considerati validi. però c'è un però e cioè esistono due tipi di errore possibile all'interno di appunto una linea di osservazione di varia eh esistono gli errori casuali ed esistono gli errori sistematici. Gli errori casuali sono quelli che accadono, come dice il nome, casualmente, eh possono accadere in una ripetizione dell'esperimento, ma non nella successiva. Possono accadere in entrambe, ma essere diversi, possono essere di più o di meno di diverse situazioni e così via. Poi esistono gli errori sistematici, quelli che si ripetono sempre uguali nella ripetizione della medesima linea di evidenza. Secondo voi questa procedura garantisce contro gli errori casuali o quelli sistematici?

Perché? Perché sistematiche errori alla base, quindi faccio l'esperimento si ripropore molto. Esattamente. Mentre un errore casuale è assai improbabile che si ripeta sempre nello stesso modo che sempre allo stesso risultato erroneo. Un errore sistematico è tale, come dice anche qui il nome, perché si ripete sempre uguale a se stesso. Per esempio, avete uno strumento starato, lo strumento vi darà sempre la stessa misura sbagliata. Se voi non ve ne rendete conto, il vostro risultato rimarrà lo stesso per quante ripetizioni in esperimento facciate, ma è un risultato sbagliato.

Bene, allora come possiamo fare a eh garantirci più possibile contro gli errori sistematici? Di nuovo, domanda che rivolgo a tutti, non è una domanda retorica, una domanda. Cosa fareste? fatto degli esperimenti, ripetuti, tutto bene, però temete un errore sistematico, non avete tutto sotto controllo o comunque volete essere ben sicuri di quello che cerco arrivare allo stesso risultato, ma attraverso una strada differente.

Ottimo, ottima risposta. La mettiamo da parte perché ne parliamo fra un momento o anche magari utilizzo lo stesso metodo, però mi aspetto un risultato. Cioè, già so il risultato, quindi so magari il macchinario è impostato Bene. Sì, però va benissimo quello che dici, però quello dovrebbe essere insito già nei tuoi esperimenti o nelle tue osservazioni, cioè quello è fa parte dei controlli positivi e negativi che devono far parte della tua linea di osservazione.

Forse lo faccio fare a qualcun altro. Sì, benissimo. Allora, avete sempre il vostro la vostra evidenza di partenza. chiedete a un'altra persona, eh o, se possibile a qualcun altro in un altro laboratorio, nelle circostanze più diverse possibili da quelli che eh cui vi siete trovati voi, di ripetere l'esperimento. Eh, un'altra persona perché perché ci possono essere errori di manipolazione. Voi credete di stare facendo la cosa giusta e e invece sbagliate senza saperlo. un'altra persona non commette lo stesso errore, eh potrebbe magari commetterne altri, ma non probabilmente non lo stesso vostro. Oppure ancora, riferite i vostri risultati a dei colleghi lontani in un altro laboratorio, in un'altra città, loro ripetono questi esperimenti. Non sempre questo è possibile. Non sempre eh una persona dello stesso laboratorio spesso si trova eh colleghi che hanno tempo da dedicare ai vostri esperimenti piuttosto che ai loro, a meno che non siano cointeressati nel risultato, è più difficile. Ma insomma, in linea di principio, ecco, eh riprodurre le conclusioni, raggiungere le stesse conclusioni in condizioni diversificate.

In questo modo è improbabile che ci sia un errore sistematico. oppure, come suggeriva molto giustamente il vostro collega, possiamo utilizzare una linea di evidenza cosiddetta ortogonale. Che cosa si intende per ortogonale? Si intende completamente indipendente dalla prima. Tra parentesi, la parola ortogonale non significa granché, vuol dire semplicemente che le due rette, i due segmenti non si intersecano in un punto. Anche se non fossero ortogonali sarebbe la stessa cosa da un punto di vista geometrico, però questa è il termine che si usa comunemente in laboratorio. due linee di evidenza ortogonali che partono da premesse diverse che vengono condotte con metodi, con esperimenti, con tecniche diverse, arrivano alla stessa conclusione. Bene, questa è un'evidenza molto forte perché non possono esserci errori casuali, se non in sporadicissime eventualità. Un errore sistematico non può affliggere nello stesso modo le due linee perché sono completamente indipendenti l'una dall'altra. Se aggiungono alla stessa conclusione e con ogni probabilità quella conclusione sarà solidissima. Difatti eh un due linee di evidenza ortogonali non raddoppiano, concettualmente parlando, la forza di una conclusione, la moltiplicano, proprio perché è altamente improbabile che due linee ortogonali portino allo stesso risultato, perché l'alternativa non è solo A o non A come risultato, è A o B o C o D o E o F o G. E voi capite che è altamente introabile che errori diversi devono essere diversi perché le linee di evidenza sono completamente separate l'uno dall'altra. Errori diversi casualmente portino allo stesso risultato sbagliato fra i 1000 o fra il milione di risultati così.

Bene, traduciamo questa cosa in termini appena leggermente più concreti. Supponiamo che siate degli scolaretti delle elementari a cui viene proposto questo problema. Un cestino contiene nove mele, abbiamo 16 cestini. Quante mele abbiamo in tutto? Beh, ovviamente ci faci fai la domanda. L'esecuzione è 9 * 16 = 144. Benissimo, ma siccome siete alle prime armi, siete alle elementari, non vi sentite molto sicuri del vostro risultato. Che cosa fate? Seguendo la stessa linea di aggiornamento che dicevamo prima, ripetete l'operazione da una parte questo questo risultato. Ripeto la mia piccola moltiplicazione mi viene lo stesso risultato. Ripeto un'altra volta mi viene lo stesso risultato. Sì, però eh non sono fortissimo nella parte alta della tabellina eh delle della tavola pitagorica. Qui c'è un 9* 6 assai fastidioso. Non sono proprio sicuro di quanto faccia 9* 6. Allora, potrei avere introdotto un errore sistematico. Se 9 * 6 non fa 63 penso io, ma fa magari 32 e invece fa 54. Allora, che cosa fa? Che cosa fate voi come bambini delle elementari?

Andiamo dal compagno più bravo. Esatto. Andate dal compagno di banco che è quello più facilmente raggiungibile e controllate il suo risultato e ed è effettivamente lo stesso vostro. Però voi sapete bene che il compagno di banco pure non è un talento innato in aritmetica e quindi neppure del suo risultato vi fidate completamente. Allora, ricorrete a una seconda parte del problema che a questo momento avevate ignorato e cioè la seconda parte o sì, naturalmente potete fare una prova, ma questa di nuovo implica la tabellina del 9 e del 6 e quindi m eh allora ricorrete appunto la seconda parte del problema che dice il peso complessivo delle mele è di 36 kg e ciascuna mela pesa in media 0,25 kg. Quante sono le mele in tutto? Beh, allora sarà 36 / 0,25 che fa di nuovo 144. E qui non c'è la tabellina del 9, cioè al massimo quella del 5. Cinque è facile. Eh, quindi eh a questo punto, poiché avete due linee di evidenza completamente ortogonali che vi portano la stessa conclusione, beh, siete ben sicuri che la conclusione sia corretta. consegnate il compito al maestro, allorista. Eh, anche in questo caso eh la forza delle due evidenze ortogonali è il fatto che qui abbiamo potuto avere qualunque risultato, non 144 o 143. avremmo potuto avere 17, abbiamo potuto avere 1412, il risultato poteva essere uno qualunque. Certo, possiamo aver sbagliato tanto la prima quanto la seconda operazione delle due vie ortogonali, ma che le sbagliamo entrambe portandoci allo stesso risultato è altamente improvbabile.

Molto bene. Ulteriore passo in avanti. traduciamo tutto questo in qualcosa di più biologico perché alla fine non ci occupiamo di aritmetica, ma di biologia. Allora, supponiamo che voi dobbiate identificare una proteina sconosciuta. Ormai questo era un lavoro semplice. Avete questa proteina in forma sufficientemente purificata. utilizzate la spettronometria di massa, la quale identifica la proteina e le dà un nome e un cognome. Molto bene, siete contenti, però voi sapete che in casi rari, 01% di casi, diciamo, la spettrometria di massa può sbagliare per una varietà di error di di errori, sì, di motivi che non stiamo certamente qui a discutere. Quindi voi avete un nome eh di questa il nome di questa proteina eh in cui avete molta fiducia fiducia nel risultato spettro di massa, però lo vorreste confermare. Come potreste confermare? con una linea di evidenza ortogonale. Ricordate che voi avete già un'identità presuntiva di questa propria, eh magari una banca dati, banca dati è quella che lo spettatore di massa consulta per darvi il risultato, quindi non sarebbe una linea di evidenza. Come potete fare? a identificare questa proteina di cui già sapete il nome, quindi dovete solo confermarlo questo nome, non re eh re re indovinarlo di nuovo, re riscoprirlo di nuovo. Se sapete già quale qual è questa proteina con probabilità, che cosa potete fare? cercarla attraverso il nome, vedere se combatto. Cioè, non è la stessa cosa che mancesta cosa. Ma è una proteina sconosciuta che No, no, è una proteina conosciuta. Chi è che riconosce una proteina? molto spesso. Quale tecnica di laboratorio potreste usare? deve individuare persino per quantificare una nessuna idea. Va bene. Un ligando. Un ligando, quale potrebbe essere un ligando che è molto specifico che recettore un recettore. Oppure magari questa proteina non ha un recettore, però cos'è che lega una proteina con grande specificità? e quasi la individua, con quasi certezza. un anticorpo. Se voi conoscete il nome di questa proteina in via presuntiva, dicevamo, prendete un anticorpo noto reagire con questa proteina, ne trovate una quantità enorme in commercio, lo comprate e fate un piccolo western block e verificate che effettivamente l'anticorpo riconosca questa proteina. Allora, né la spettroa di massa né la reazione antigene anticorpo sono infallibili, sono solo molto specifiche, che entrambe però sbaglino nello stesso modo nel mare di proteine che abbiamo è altissimamente introvabile. Quindi questa doppia linea di evidenza ortogonale conferma l'identità della proteina. D'accordo?

Bene, facciamo ancora un passo in avanti. Abbiamo fatto un piccolo esempio biologico, ma un esempio molto concreto. Eh, queste cose si fanno in laboratorio comunemente. Eh, vediamo adesso come la ridondanza di ridezza non si applica soltanto a una serie di evidenze sperimentali e osservazionali che possiate collezionare, ma addirittura interi progetti di ricerca. in pratica si applica alle grandi anche alle grandi alle importanti conclusioni scientifiche perché perché una conclusione scientifica, una cosa che viene consegnata al sapere della branca di appartenenza, una cosa che viene pubblicata e quindi diventa patrimonio comune e è un qualcosa di importante, è l'ento importante del del castello della conoscenza. Ed è opportuno che questo elemento, questo mattone, eh sia eh ben solido, ben conformato, perché altrimenti voi mettete un mattone sotto un castello che poi continua ad alzarsi e poi a un certo punto se questo mattone viene a mancare il castello può cedere almeno nella sua parione. Quindi, sebbene per lungo tempo la ridondanza di evidenza per quel che riguarda le conclusioni scientifiche sia stata un po' negletta, adesso viene rivalutata. In altre parole, fino a non molto tempo fa, se voi aveste cercato eh di pubblicare un lavoro in cui confermate magari con attraverso una linea di evidenza almeno parzialmente diversa, confermate le stesse conclusioni di un lavoro già pubblicato in precedenza, eh vi avrebbero accolto con un sorrisino, vi avrebbero detto questa è una scienza, questa è Confermology, avete confermato un risultato già noto non è più così adesso. o perlomeno sta cambiando il punto di vista. Ci siamo resi conto che confermare per altre vie, non per semplice ripetizione pedissequa, ma per altre vie l'importante risultato scientifico, è fondamentale per dare solidità a questo risultato. E vi voglio far vedere un esempio molto bello che è stato pubblicato alcuni anni fa in letteratura. Eh, si tratta, vi faccio vedere questo primo lavoro, eh è stato pubblicato nel 2014 fianco a fianco o come si dice in inglese back to back, eh, con un altro lavoro che giungeva alle stesse conclusioni. li illustrerò per sommicapi, evidentemente, perché non possiamo andare nei dettagli, prima l'uno e poi l'altro e vi mostrerò come siano perfettamente ortogonali uno rispetto all'altro, eppure arrivino alla stessa conclusione. Ora, vedete, in questo caso la rivista, che è una rivista importantissima, Dear, una delle maggiori riviste scientifiche generaliste del mondo. Per riesta scientifica generalista intendo dire che pubblica risultati scientifici di ogni branca di scienza. Bene, Nature, questa importantissima rivista non si è fatta scrupolo di pubblicare due lavori che raggiungevano la stessa conclusione. Principalmente l'ha fatto perché nessun lavoro aveva la precedenza sull'altro, erano stati sottoposti insieme alla rivista, quindi la rivista avrebbe commesso un arbitrio nel pubblicare l'uno e non l'altro. non c'era una ragione intrinseca per fare ciò e quindi giustamente ha dato uguale merito a entrambi i gruppi di lavoro che avevano generato questi dati, ma anche perché la rivista ha riconosciuto l'importanza di confermare un dato che a prima vista è sorprendente.

E vi racconto questo piccolo aneddoto a proposito di questo lavoro che è interessante da un altro punto di vista, un punto di vista che abbiamo già incontrato. Dunque, era appunto il 2014 quando una sera mi chiama una collega del mio istituto che si occupa proprio di questa materia, fra un momento che spiego di che cosa si tratta qui e mi dice "Ma hai visto che follia hanno pubblicato su Nature?" E dico "No, non ho ancora visto di che si tratta". Dice, "Guarda, vai a vedere lì." Sono andato a vedere e ho letto il titolo e ho detto "Ma questa è un'idea geniale". dice, "Ma no, è una pazzia, ma si sa che non è così. No, guarda che ti sbagli" e abbiamo discusso un po' eccetera e poi nei giorni successivi e così via siamo arrivati a a una convergenza su un punto qual era la difficoltà. Ve lo spiego dopo avervi illustrato il titolo qui. Che cosa dice? L'inibizione di questo gene MTH1 eradica il cancro, cioè in pratica cura il cancro. Un filo di esagerazione nel titolo non è che cura il cancro, ha un'efficacia antitumorale, eh, perché previene la sanitizzazione del pool. dei DNTV.

Allora, tutto questo richiede una spiegazione abbastanza elaborata perché chiaramente conoscete gli elementi di questo. Prima di tutto che cos'è il pool dei DNT? Sono i desossi nucleotidi trifosfati diina vanina conosce. Che cos'è il pull? è una certa quantità di nucleotidi trifosfati che si trova nel citoplasma della cellula eh e che serve per la sintesi del DNA. Questo pool è normalmente piuttosto ristrto perché nella gran parte della vita della cellula, che non è replicativa, eh serve soltanto a a replicare il DNA mitocondriale che, sapete, vive di vita propria, non segue necessariamente strettamente il ciclo pedale e per eventuali riparazioni del DNA nucleo, ma insomma la quantità di DNTP necessari è piccola. Quando invece la cellula replica il proprio DNA nucleare, allora il tool viene immediatamente espanso, preveditivamente espanso, in modo da poter sopperire alle necessità. Terminata la replicazione del DNA, di nuovo il pull si restringe alla al quantitativo necessario per l'ordinaria amministrazione. Perché questo? Perché i nucleotidi fosfati sono energeticamente molto costosi. Averne in eccesso costerebbe molto alla cellula senza beneficio. Naturalmente sapete che l'ATP per eccellenza è la moneta corrente dell'energia, eh, ma la stessa quantità di energia serve per creare tutti gli altri nucle fosfato, quindi moltiplicate per quattro qualunque ragionamento possiate fare su o allora un primo elemento l'abbiamo inquadrato. Poi, eh mth1 cos'è? è un enzima, non è esattamente un'enzima, ma lasciamo stare. Funziona come se fosse unenzima. È un'enzima che normalmente ripulisce il pull dei nucleotidi. Da che cosa lo ripulisce? Da nucleotidi ossidati. Dì sono esposti, essendo liberi del citoplasma ai radicali liberi dell'ossigeno che si producono principalmente nei mitocondri in altre reazioni biochimiche che avvengono nella cellula e che sono estremamente riattivi e ossidano praticamente la prima molecola con cui vanno a incontrarsi. Eh, i nucleotidi ricosfrati sono molto abbondanti, quindi succede frequentemente che eh siano ossidati. Un nucleotide ossidato, se viene incorporato nel DNA, produce una mutazione. Quindi questo la cellula lo deve evitare, eh ha una serie di meccanismi per farlo. Uno dei più importanti è proprio quello mediato da MTH1 perché MTH1 credo sia nella prossima diapositiva. Sì. Ecco, questo è quello che vi ho appena illustrato. Immaginate che questi puntini colorati siano il pull dei filotivi che possono essere ossidati eh in molti modi diversi, ma le due specie principali sono l'otto ossi di GTP e poi il due idrossi di ATP. Cosa fa MTH1? In che modo ripulisce il full de nuovini da queste specie? che non devono essere incorporate nel DNA, lo fa semplicemente riducendoli a monofosfato. Questi sono triosfati 1 2 Il MTH1 rimuove due gruppi fosfato e li riduce al molofosfato. Il molofosfato non può essere incorporato nel DNA e quindi il DNA è salvo. Bene, allora torniamo al nostro titolo. Diceva il titolo, se sopprimiamo MTH1, questo non può più fare il suo mestiere, non può più pulire, ripulire il pull deiotivi e questo uccide la cellula torale. Eh, ma mi dice la mia collega, questa è follia, è ben noto che MTH1 è un oncosoppressore, cioè previene la formazione dei tumori. Se noi lo sopprimiamo, peggioriamo le cose piuttosto che migliorarle.

Allora, perché vi ho raccontato questo aneddoto? Perché è un eccellente esempio pratico, concreto della ciecità. che determina il paradigma. La mia collega diceva MTH1 è unosoppressore. Eliminare unos soppressore è negativo nei confronti, non positivo. Io ho guardato con occhi, non essendo del settore specifico, ho guardato con occhi molto più aperti il titolo e ho capito subito, non perché fossi più bravo della mia collega, ma perché non avevo il paradigma a incasellare il mio pensiero. Ho capito subito qual era il punto fondamentale. È vero che MTH1, il quale alla fine impedisce che si vengano introdotte delle mutazioni del DNA, no? Voi sapete che i tumori discendono in larga misura da mutazioni del DNA. Quindi MTH1 che previene le mutazioni del DNA è un ombosopomppressore nella cellula normale. Ma quando la cellula è ormai trasformata, così si dice, in una cellula tumorale, guardate che cosa succede. Succede che abbiamo una letalità da sintesi che in inglese si chiama sinicary. supponete di avere una cellula normale e una cellula tumorale, la quale cellula tumorale fra le tante, perché sapete ci vo molte alterazioni del produto di cellula tumorale possiede alterazione X. voi introducete in entrambe perché non siete in grado di discriminare, non avete un un vettore che colpisca specificamente la cellula tumorale, quindi siete obbligati ad inserire entrambe un'alterazione Y. né x né Y per loro punto danno un particolareo fastidio alla cellula, ma quando sono combinate nella stessa cellula producono morte. Allora, la cellula tumorale che già possedeva l'alterazione X viene uccisa la cellula normale sopra morte. Questa è una letalità da sintesi. Come funziona nel caso di MTH? Qui abbiamo di nuovo cellula normale e cellula tumorale. La trasformazione neoplastica molto spesso produce un'aumentata produzione di radicali liberi dell'ossigeno, proprio quelle specie che vi dicevo prima che ossidano il pulutrio. Allora, se voi inibite MTH1 tanto nelle cellule normali quanto in congorali, le cellule normali si avranno accumuleranno magari qualche mutazione in più, però ci sono altri meccanismi di riparazione che se ne prendono riparazione al DNA che se ne prendono. La cellula tumorale, poiché ha un notevole aumento dei DOS, in assenza di MH1, si riempirà di mutazioni. Mutazioni che a quel punto non le sono favorevoli, ma alla fine la portano a morte. Il DNA diventa inefficace nelle sue funzioni, non riesce più a produrre le proteine o comunque le specie che dovrebbe produrre e la cellula muore. Ci siamo su questo? Benissimo. Allora, questa è, avete visto nel titolo, la conclusione che il lavoro raggiunge. Adesso vediamo per sommi capi come viene raggiunta questa conclusione. Vi faccio vedere questa prima serie di esperimenti che è un pochina un pochino complicata, dovete prestare attenzione. Allora, i dotori prendono due linee cellulari diverse, le west 2 che sono una linea di osteosarcomo, un tumore dell'osso e le VH10 che invece sono cellule fitoplastiche. Queste sono cellule tumorali, queste sono cellule. In tutte queste cellule introducono un sna, quindi un inibitore, un RNA che produce interferenza RNA contro MTH1. m sta per sna contro mth. Questo è un controllo, invece questo è un sna che non interferisce con nulla. Controllo negativo, specificità e poi verificano la sopravvivenza delle cellule. Allora, vedete, se voi irite MTH1 nelle cellule tumorali, 2OS, la sopravvivenza è ridotta a meno della metà. Saltiamo questa colonna che vi spiego dopo. Se voi introducete, se voi sopprimete MTH1 nelle cellule normali, la sopravvivenza è 100%, non viene modificata. Molto bene. Certo, gli autori si preoccupano di verificare questo primo risultato e che cosa fanno? Intanto verificano che effettivamente non mettere un altro sna un sna indifferente nelle cellule tumorali non produca alterazione della vitalità e così è. siamo al 100% sostanzialmente e questo è un primo controllo di specificità, un controllo negativo naturalmente ed è un controllo di specificità, come dicevamo, non è che sia la traspezione, non è che sia un Sirna, un SI RNA qualunque che eh produce morte, è proprio un S RNA contro MTH, ma poi fanno un controllo sul controllo, reintroducono nelle cellule tumorali in cui è stato soppresso MTH1 endogeno il prodotto della cellula, ne reintroducono di esogeno dall'esterno. Quello esigeno, se è di tipo white type riporta in alto la vitalità prossima al 100%. semplicemente si sostituisce a quello. Questo è facile. Qui fanno un controllo sottile, introducono di nuovo MH1, ma è un mutante, è un mutante inattivo e introdurre questo MH1 inattivo che non svolge la sua funzione enzimatica, vedete, non porta variazioni nella sopravvivenza. Quindi, buona sostanza, tutto questo ci dice che sopprimere MDH in cellule tumorali le uccide, in cellule normali non produce risultati sulla sopravvivenza e tutti i nostri controlli di specificità che abbiamo inserito danno il risultato quindi l'esperimento è confermato. Che cos'è questo esperimento? È il primo esperimento che gli autori dimostrano e probabilmente uno dei primissimi che hanno fatto. È una rapida verifica dell'ipotesi. L'ipotesi è molto brillante, vi dicevo, è rovescia il paradigma, dice attenzione, nelle cellule tumorali non è più vero che MTH1 sia unosopomppressore. Addirittura promuove la sopravvivenza della cellula. Però l'ipotesi ha bisogno di essere suffragata in qualche modo. Non so se avete notato quanti autori aveva questo lavoro. Erano circa 27 se non ricordavamo che ci siamo contati. E immaginate il gran lavoro che è costato questo studio e quindi uno non si imbarca in un lavoro lungo, costoso, che coinvolge tante persone senza avere una qualche evidenza preliminare che la sua intuizione, la sua ipotesi sia corretta. Ecco, questo esperimento suggerisce, su Fraga l'ipotesi, suggerisce che l'ipotesi fosse naturalmente. Poi gli autori approfondiscono questa conclusione perché fin qui l'esperimento cosa dice? Dice che sopprimere Mth1 selettivamente uccide le cellule e che questo sembra avere a che fare con la sua funzione enzimatica. Reintrodurre un'enzima non funzionante non modifica la situazione. Bene, ma con quale meccanismo viene prodotta questa parte? Con quello ipotizzato dagli autori o potenzialmente con un altro? La domanda non è peregrina, perché io vi ho detto MTH1 è un'enzima che fa certe cose. Sì, ma voi sapete che la cellula molto spesso riutilizza le stesse proteine, gli stessi geni per fare cose diverse. Una proteina con una funzione enzimatica in una certa posizione, in un certo luogo, una certa circostanza in associazione con altre proteine, può avere sì una funzione enzimatica. in un'altra eh collocazione subcellulare eh in presenza di altre proteine, di altre circostanze, magari svolge un'altra funzione, magari serve da ponte per legare insieme altre proteine. Quindi voi per il semplice fatto che avete dato avete assegnato una funzione ad mth1, non potete essere sicuri che questo risultato sia legato a quella funzione, potrebbe essere legata a un'altra funzione che voi non conoscete. Quindi la vostra ipotesi è sbagliata, ma casualmente il risultato è coerente con l'ipotesi. Questo, fra l'altro, vi dice anche che validare un'ipotesi non significa dimostrare che è vera, vuol dire soltanto che l'ipotesi è sostenuta, è suffragata, è coerente con i risultati di osservazione.

Allora, guardate, il peggio è passato, eh, adesso diventa più semplice, eh? Guardate qui, questa è una serie di immunofluorescenze in cui, di nuovo vengono trattate nello stesso modo rappresentato o cellule tumorali O2 o cellule normali OHC. E poi gli autori colorano queste cellule, con un reente che individua l'otosso DG, cioè uno di quei prodotti di di ossidazione della eh della guarina trifosfatica. E vedete in una cellula tumorale eh trattata con un controllo con un sirna di controllo, c'è poca otto osso di, ce n'è molta molta di più. Qualcosa non mi torna, scusate. Sì. Ah, ecco, è che è di qua che qui c'è un SNA di controllo e quindi di otto di G. Qui invece abbiamo soppresso MPH1. Vedete nelle cellule tumorali c'è molta più ottosso Questi sono gli stessi controlli di specificità che avete che vedete qui. Per semplicità non ne parliamo, sono coerenti. Eh, la cosa importante è che se voi sopprimete Mth1 in cellule normali non c'è nessun accumulo di otto osso di G, anzi c'è nemmeno di quanto non ce ne sia di base nelle cellule tumorali, come ci si aspetta. Questo che cosa significa? Che quando sopprimete TH1 cellule tumorali si verifica quello che vi attendete, cioè che aumenti l'incorporazione di nucleotidi ossidati nel DNF. Queste fluorescenze lo dimostrano. D'accordo? Bene. A queste altre fluorescenze, questi puntini rossi indicano danno al DMF. Quando c'è aumento di osso di OT osso di g c'è aumento del danno al d un dato accessorio. Benissimo. Allora, adesso abbiamo stabilito un meccanismo di base, ci sono altri esperimenti che ulteriormente raffinano questo meccanismo, ma di nuovo non voglio appesantire troppo la lezione. Vediamo quest'altra evidenza, queste altre evidenze che sono le ultime, ma sono importanti perché a questo punto non lavoriamo più soltanto con cellule in coltura in ma esperimenti dell'animale, quindi il tentativo è quello di sopprimere un tumore vivo. Cosa fanno gli autori? Prima di tutto costruiscono una linea cellulare ehm di cellule SW480 che sono appunto di di carcinoma di Coronale, eh in cui mth1 viene soppresso oppure no? Questo è ah e verificano che effettivamente questa linea sia suscettibile a soppressione di NTH1, quindi la sopravvivenza nel 100% del controllo, ma crolla quando sopravvive TH. Una volta verificato che questa linea si comporta come le U2O che abbiamo visto prima, eh costruiscono, inseriscono all'interno di questa linea un costrutto inducibile. Che cos'è un costrutto inducibile? È un costrutto che esprime in questo caso il soppressore di MTH1 quando date alla alla cellula un antibiotico che si chiama doxiciplina. è semplicemente un induttore del promotore. Bene, guardate che cosa succede. Eh, gli autori inoculano le cellule tumorali nei topi, aspettano un certo numero di giorni, diciamo 5 giorni. Qui vedete il tumore che rapidamente cresce e lo di solito nel fianco oppure fra le scapole, quindi si forma una specie di pallina sotto la cute, se ne può misurare il diametro, calcolare il volume che è rappresentato su questo grafico. Vedete che poi a questo punto, a 5 giorni viene o non viene indotto il promotore che esprime il soppressore. un po' faticoso perché bisogna ragionare al contrario, c'è il soppressore. Lo so, abbiate pazienza. Vedete che due di queste eh di queste sequenze di dati nel tempo continuano a crescere, cioè i tumori aumentano. Quali sono queste due sequenze? Uno quello in cui il soppressore è di controllo, è il nodulo, non ha nessuna azione su MTH e un altro è quello in cui c'è il costrutto delle cellule, ma non è stato indotto, non c'è nemmeno doxiciclina, non è stato indotto, quindi non esprime o non esprime quasi lo stesso. Infatti in poi il tumore si riduce, ma non esprime quasi il soppressorement. Guardate invece com'è drastico il risultato quando induciamo il tumore, il il sopressorio il tumore cresce, appena inducete la sua crescita rallenta vistosamente, poi di fatto il tumore si riduce drasticamente di dimensioni fino praticamente a scomparire. E questo non è soltanto un risultato volumetrico, perché se poi guardate alla sopravvivenza dei topi, queste due linee di topi di controllo muoiono tutte entro meno di 30 giorni. I topi trattati invece con la doxiciclina, quindi sopresso MTH1, sopravvivono per oltre il doppio del tempo. Sappiamo poi come andrà a finire, ma insomma chiarissimamente il tumore ha risposto in vivo. Tu sei un po' stanca, ma riesci a seguirmi? Come richiami? Scusa, bene. Quindi abbiamo chiuso il eh quello che tenevo che sapeste di questo che assai più complesso di così e rivediamo quindi la logica e il risultato a cui questo lavoro ha portato. Ripetiamo, nella cellula normale sì ci sono dei ROS, ma non poi così tanti. Nella cellula tumorale ci sono molti più ROS. Se inibiamo MTH1 in una ciadura normale, sì, potrà accadere che qualche nucleotide ossidato si è incorporato, ma i sistemi di riparazione se ne prenderanno. Nella cellula tumorale invece i sistemi di riparazione sono sopraffatti dalla grande quantità di nero ossidati che viene incorporata e la cellula muore. I risultati della lunga serie di esperimenti sono perfettamente coerenti con l'ipotesi. Benissimo.

Come dicevo, immediatamente dopo questo lavoro la stessa rivista ne pubblica un'altra. Questo è è veramente eh meno comprensibile dell'altro, eh, ma ve lo spiego di nuovo. Allora, lasciamo perdere dei dettagli di cui non vi parlerò, una stereospecificità eccetera. Eh, il eh quello che ci interessa vedere è che targettare, come si dice in inglese, eh in italiano in angloitaliano maccheronico, cioè colpire MTH1 è una strategia antitumorale. Bene, questo come titolo siamo allineati rispetto al lavoro precedente. Vediamo però come gli autori raggiungono questa conclusione. Gli autori partono da un dato. Esiste un farmaco che è stato sviluppato per un obiettivo un obiettivo amnzioso che all'epoca non era ancora stato raggiunto, adesso ci siamo probabilmente arrivati, che è inibire un oncogene chiamato Rass. che in realtà è una piccola famiglia di oncogeni che contiene tre ras diversi e ras è nelle vie di segnalazione della cellula uno snodo fondamentale. Esistono almeno tre vie, ovviamente vie di segnalazione importantissime che vengono tutte controllate da rasse. RAS arrivano segnali dall'esterno della cellula e il RAS li converte in segnalazione verso queste linee diverse che controllano proliferazione, che controllano movimento, che controllano modifiche della morfologia cellulare, che controllano apoptosi. Gran parte della delle attività fondamentali della cellula sono controllate da RAS. Bene, Rus, uno dei tre membri della famiglia di Rus, è mutato nel 20% dei tumori umani. Questo è il motivo per cui Che c'è divertente? Dite, dite. No, no, avevo chiesto la definizione di Ras perché non ero persa se l'aveva detta. Ah, ok. E allora RAS che cos'è? No, non l'ho detto e può essere utile saperlo. Rus è una GTP binding protein, cioè una proteina che quando lega un mediatore che è GTP, cioè gonosia di fosfato, cambia conformazione. quando la cambia segnala positivamente lungo queste poi è esso stesso una GTP ASI, cioè dopo aver legato GDP lo scinde e ne fa GDP. A quel punto GDP si stacca, lui torna alla conformazione originale e smette di segnalare questo è quello che avviene in una cellula normale, una cellula tumorale in cui RAS è mutato. rassa è costitutivamente attivo, si trova sempre nella conformazione attiva da un punto di vista segnaletrico, quindi continua a dare la cellula segnali che inibiscono la puctosi, che accelerano la crescita che stimola la crescita in dimensioni, che stimolano la proliferazione cellulare, che attivano il ciclo cellulare, che producono movimento, quindi invasione dei tessuti de cin, cioè tutte caratteristiche che sono tipiche Questo come back. Allora, vi dicevo, eh i gli autori hanno per le mani un farmaco che era stato inizialmente eh supposto a essere un inibitore di RAS. Poi l'azienda farmaceutica che lo stava studiando si è accorta che sì uccideva le cellule tumorali ma non inibiva Ras e allora l'ha abbandonato. Loro erano interessati a inibitori di rass. E voi potreste chiedervi, "Eh, ma questo uccideva da cellule tumorali, perché l'hanno abbandonato? Pazienza. se non è unibitore di gas, magari è è un buon farmaco ugualmente. Però purtroppo queste cose succedono molto molto frequentemente, anzi succedono costantemente. Le aziende farmaceutiche devono fare enormi investimenti in termini economici, in termini di tempo sui farmaci che sviluppano. Questi investimenti sono sostanzialmente delle scommesse. Per quanti sforzi si facciano, ovviamente le farmaceutiche fanno tutti gli sforzi possibili, non è possibile prevedere con qualche affidabilità se alla fine il farmaco sarà utilizzato per uso umano. Per una varietà di motivi, il farmaco dovrebbe avere un meccanismo d'azione diverso da quello previsto, come in questo caso. Il farmaco potrebbe essere nocivo, cioè avere degli effetti collaterali intollerabili. Il farmaco potrebbe non essere somministrabile in un modo appropriato. Se dovete somministrarlo in qualche liquido tossico, non va bene. Non ha le caratteristiche chimiche utili per essere somministrato esseri umani. Il farmaco non è abbastanza potente, eccetera eccetera eccetera. In tutta la linea di sviluppo di un farmaco, sia nella sperimentazione del laboratorio, sia in quella cosiddetta preclinica, cioè negli animali, sia poi nella sperimentazione sull'uomo, il farmaco può fallire fino all'ultimo momento e nonostante i grossi investimenti che sono stati fatti su questo farmaco. Quindi le aziende farmaceutiche scelgono scelgono naturalmente sulla base del profitto, ma nessuno potrebbe sostenere ogni farmaco potenzialmente utile. Quindi noi certamente perdiamo una quantità enorme di farmaci che si rivelerebbero utili semplicemente perché nessuno ha ritenuto questa è una verità di cui dobbiamo essere coscienti. Bene, quindi l'azienda originaria abbandona il farmaco. A un certo punto gli autori del lavoro del secondo quello che vi sto illustrando, dicono: "Va bene, ma noi vogliamo capire perché dopo tutto questo farmaco incide le cellule tumorali e le uccide selettivamente?" Come si può fare a capirlo? si può cercare qual è il bersaglio del farmaco, il target del farmaco. Si dice che cos'è il target? Sostanzialmente è la proteina che viene legata dal farmaco. Presumibilmente questo farmaco che è una piccola molecola e diciamo al di sotto dei 1000 dalton. I farmaci di solito sono al di sotto degli alton come peso molecolare. Questo farmaco che è una piccola molecola legherà almeno una proteina attraverso la quale svolgerà la sua azione. La domanda è come facciamo a cercare questa proteina, questo bersaglio del farmaco? Vi ho detto che il farmaco, presumiamo legghi una proteina attraverso la quale svolge l'azione la sua azione. Come facciamo a trovare qual è questa? Voi come fareste? Certamente non avete tutte le nozioni tecniche necessarie, però probabilmente qualche idea. Avete fatto biochimica tutti quanti, immagino. Molti in molti avete fatto, magari lo marco e lega. Sì, ma marcarlo non basta perché tu puoi sì seguirlo, ma poi non puoi andare microscopicamente a vedere con quale proteina si è legato. Però siamo sulla buona strada. Tu devi capire proprio fisicamente, materialmente con quale proteina si è legato e identificare questa proteina che non è banale. Come faresti? In pratica devi selezionare la proteina che lega il farmaco rispetto a tutte le altre. alla conformazione non lo sai la conformazione. Tu conosci il farmaco ma non hai idea di quale sia il suo per quindi non possiamo andare per esclusione per esclusione cioè un momento procediamo ordine forse non so se come abbiamo detto sempre altre volte piano piano togliamo sempre uno oppure al cioè non so se può fare anche inverso. Eh sì però una per volta le proteine della cellula diciamo sono 40.000 Eh, non è facile. Tu cosa proponi? Una cosa simile lei ad altre proteine per la stessa funzione. Eh, di nuovo sarebbe un processo di una lunghezza inaccettabile. In positivo, se il mio farmaco lega la mia proteina e non tutte le altre, cosa posso fare? Vediamo se quando ve lo dico lo sapete. Sapete cos'è una cromatografia? Ni perché non hai fatto più gli altri? Vbè, sarà qualche col adesso sulla colonna c hanno un'attività diversa a una soluzione, quindi Sì, sì. Si crea una cromatografia, ma non ha nulla a che vedere se non per motivi storici coi colori, perché la prima cromatografia aveva dei colori, Sì. Eh, adesso i colori non c'entrano più nulla. Eh, sì, esattamente. Eh, la cromatografia in questo caso è una cromatografia di affinità. sistem. Vi faccio vedere come funziona. Concentratevi su questa parte della cosa il meccanismo è questo. Avete il farmaco rag immobilizzato su delle eh palline, delle perline, sono delle microsfere, ovviamente delle microsfere eh che costituiscono, avete il farmaco immobilizzato su queste microsfere. Voi impaccate queste microsfere in una colonna. Cos'è una colonna? Immaginate la siringa senza acqua, una cosa così. Impaccate tutte queste microsfere e create una colonnina attraverso la quale fate passare un lisato cellulare, cioè tutte le le proteine che estraete dal cellulare. Che cosa succederà? Che la proteina legata specificamente dal farmaco si legherà al farmaco e quindi alle microsfere, verrà trattenuta dalla colonna. Tutto il resto uscirà fuori dal beccuccio della colonna stessa, laddove normalmente mettereste l'accordo? Questo vi consente di isolare il bersaglio. Le cromatografie, come molte altre tecniche, non sono perfette. In realtà non isolate il bersallo, lo arricchite molto, cioè vi liberate di molte delle proteine che non vengono legate, ma non proprio quindi avete bisogno di un controllo di nuovo, un controllo di specificità. Quanto è specifico ciò che io recupero da questa colonna alla fine? Che cosa fate? Eh, fate di nuovo una colonna con il farmaco legato alle microsfere e fate passare anche attraverso questa lo stesso lisato proteico, lo stesso insieme di tutte le proteine cellulari, però a questa aggiungete una una grande quantità in eccesso di farmaco libero, non legato alle microsfere. Siccome è molto più quello libero rispetto a quello legato all'inosfera, il bersaglio del farmaco sarà legato quasi esclusivamente dal farmaco libero, non si legherà perciò alle atmosfere e passerà insieme a tutte le altre proteine attraverso la colonna, non sarà trattenuto. Ci siamo? Non del tutto, è un è una competizione. Tu hai una certa quantità di farmaco legato alla micros e poi molto più farmaco libero che sta letteralmente galleggia nella colonna, nel liquido di è permeata la colonna. Che succede? Che quando passo le mie proteine, quelle che non leano il farmaco, attraversano la colonna e vengono lavate via. In ogni caso quelle che legano il farmaco legheranno quasi esclusivamente il farmaco libero perché ce n'è molto di più, è un fatto competitivo. Se io ho 1000 molecole libere rispetto a una legata alle microsfere, saranno queste a qui, ma le molecole libere non sono trattenute dalla colonna, passano anche loro attraverso la colonna e vengono eliminate. Quindi le proteine che troverò tanto qui quanto qui sono cosiddette aspecifiche, vengono trattenute dalla colonna per una varietà di motivi che sto a discutere, ma lo sono a specificamente, sono il background dell'esperimento, è quello che dovete sottrarre dall'esperimento, da una parte dell'esperimento che vi interessa, quella vera, quella in cui identifichiate il farma. D'accordo? Se stanno sia qui che qui sono background e lo sopra. Le proteine che invece sono trattenute solo da questa colonna sono candidati bersagli del farmaco. Candidati dicevo perché la tecnica non è perfetta, quindi poi dobbiamo fare una verifica. Allora, gli autori raccolgono le proteine eh che escono da questa colonna, eh ignorano tutte quelle presenti in quest'altra colonna, identificano le proteine interessanti, i target, i bersagli putativi del f da questa colonna mediante la spett di massa, lo spettro di massa

Si trovano una serie di proteine. Non vi sto a descrivere come funziona questo grafico che è abbastanza complesso. Alla fine trovano due proteine che sono dei veri candidati forti, questi che stanno l'angolo in alto a destra, ADK e MTH1. Uno dei due è molto probabilmente il bersaglio significativo del fare. Che cosa significa significativo? Eh, vuol dire quello che ne media l'effetto. Eh, ADK effettivamente viene allegato al farmaco, ma non c'è nessun effetto particolare. Non perlomeno non che gli autori abbiano individuato, anzi verificano che sopprimere ADK non fa nulla, certo, invece sopprimere MTH1 sì.

Di nuovo abbiamo passato una parte difficile del lavoro, adesso potete rilassarvi ed ascoltare con più piacere. Spero il resto del del lavoro. Qui cosa fanno gli autori? Prendono le solite eh cellule tumorali. Non non vi illustro i dettagli perché sennò diventerebbe un po' faticoso. Le solite cellule tumorali sopprimono MTH1 che dall'esperimento precedente sanno essere il probabile bersaglio del farmaco e dicono se il farmaco agisce diend allora noi facciamo altrettanto ma con un sir RNA esattamente come gli autori del precedente e dovremmo ottenere gli stessi risultati. In effetti è così. Queste sono le cellule che crescono in assenza diizione MPH1 attivo e queste sono le cellule che crescono invece sopprimendo MH1 ed sono molto eh lo stesso qui e quindi gli autori hanno individuato il bersaglio del farmaco, sanno che è il bersaglio significativo perché effettivamente sopprimere quel bersaglio riduce la crescita della.

A questo punto fanno eh pensano una cosa brillante e cioè e cioè dicono sulla base dell'architettura e del sito attivo di MPH1 No, noi riteniamo che gli inibitori delle chinasi possano essere anche inibitori di MTH, frase misteriosa, soprattutto per chi non ha fatto ancora. Cosa sono le etinasi? Sono enzim, una grande classe di enzim, abbiamo un migliaio circa, eh una grande classe di enzimi che trasferiscono un gruppo fosfato su un appropriato substrato. Ogni enzima riconosce pochi substrati e trasferisce un gruppo fosfato solo su quei substrati in un in una posizione ben precisa. Per questo abbiamo tanti finanzi perché abbiamo tante proteine fosforilare, ma ogni enzima ne fosforila solo pochissimo. Questo determina la specificità della seminazione mediata dalla fosforizazione. Loro dicono MTH1 di fatto fa un'azione quasi opposta. Invece di attaccare un gruppo fosfato substrato, lo rimuove. Ricordate che vi ho detto MTH1 rimuove due gruppi fosfato dalla dalla DNTP e quindi lo rende di M monofosfato. Ci siamo. Quindi dicono la tasca enzimatica, il punto in cui il gruppo fosfato si lega è la stessa. Lo dicono su base sulla base dell'architettura della struttura tridimensionale della propone, ma ci si può arrivare anche per logica sicuramente ci sono arrivati prima per logica e poi hanno verificato cose più complesse. Qual è la logica? Dovete sapere che tutte il migliaio di eh chinasi che abbiamo sono tutte discendenti dalla stessa dallo stesso progenitore. Sono tutte duplicazioni igieniche con successive piccole modificazioni. Quindi tutte le chinasi appartengono alla stessa grande metafamiglia delle chinasi e infatti tutte hanno una tasca enzimatica, cioè quella proprio dove avviene la reazione enzimatica molto simile una o altro. Tant'è vero che gli inibitori delle chinasi, che sono utilissimi in medicina, hanno questo difetto di essere un po' promiscoli. Non si riesce a farne uno che inibisce una e una sola chinasi, quella che ci interessa, ne inibisce sempre qualcun'altra anche e a volte determina per questo. Ma va bene. In questo caso, invece, gli autori sfruttano questa questa leggera promiscuità degli inibitori dell'equilasi e dicono se troviamo l'inibitore giusto, allora mi venuto in mente che ho tolto una dipostitativa dal precedente lavoro che pensavo che non servisse, adesso che sono arrivato reso conto perché c'è bene E si dicono gli inibitori dei titasi sono una manciata, sono poco centinagli. Facciamo presto a provare l'uno dopo l'altro a trovarne uno che gli disca MTH e in effetti fanno uno screening, cioè li provano uno dopo l'altro letteralmente piccoli esperimenti di vita molto semplici e trovano che questo particolare inibitore Crezzo che è noto come inibitori di due kinasi e Hulk è anche un inibitore di MTH.

Quindi, eh dicono il crizzoid può essere utilizzato come farmaco antitumorale perché inibisce MTH. Però il punto non è tanto aver individuato, il punto che ci interessa e non è tanto aver individuato un farmaco di ma avere individuato il meccanismo che è identico al meccanismo del primo lavoro, cioè il meccanismo è la soppressione di mth1. Se in una cellula tumorale sopprimete MTH1 c'è una eh una una morte delle selettiva delle cellule tumorali. Perché sottolineo selettiva ancora una volta? Perché molto spesso in terapia antitumorale non siamo in grado di colpire solo la cellule tumorale, quindi abbiamo bisogno di un farmaco o di un comunque di un presidio terapeutico che distingua in qualche modo le cellule normali dalle tumorali. La tossicità della chemioterapia di cui tutti abbiamo sentito parlare che cos'è? È il fatto che sì, la chemioterapia agisce maggiormente sulla cellule tumorali, ma non esclusivamente, colpisce anche molte cellule normali e questo determina l'ossicità. Ecco, invece un farmaco molto specifico è naturalmente è molto più utile perché ha effetti collaterali molto più utili.

Ma di nuovo torniamo ai due lavori che abbiamo eh discusso ed esaminiamole la logica interna. Il primo lavoro ipotizza. È una è un pensiero brillante che gli autori hanno fatto, un ipotesi brillante. Ho detto MTH1 è indispensabile per le cellule tumorali ma non per quelle normali. Ricordate il motivo è che le cellule tumorali hanno una iperproduzione di rossi radicali diossi, fanno una verifica sperimentale della loro ipotesi. Vedete il metodo scientifico come l'abbiamo illustrato nello schemino della prima lezione. Ipotesi verifica sperimentale. La verifica sperimentale sostiene l'ipotesi valida. Conclusione, effettivamente le sangue tumorali sono selettivamente sensibili alla vediamo l'altra linea. Dimostro che è ortogonale. Qui l'obiettivo non aveva nulla a che fare con quello originale, si parte da premesse diverse. L'obiettivo era la ricerca del bersaglio di questo farmaco che si chiamava SCH51344. I farmaci non ancora sviluppati hanno delle il nome glielo danno le aziende farmaciate quando mettono sul mercato. Deve essere un nome facile da ricordare che espiri grande fiducia. Questo è il modo in cui vengono dati i nomi ai farmaci. Facile da ricordare è per il medico che si ricordi quale farmaco deve prescrivere che ispiri fiducia per il paziente, cercano il bersaglio del farmaco, trovano che mth1, fanno le verifiche del caso e concludono che le cellule tumorali sono selettivamente sensibili alla perdita di NTH1, che non era il loro interesse principale. Non avevano idea inizialmente che avrebbero si sarebbero imbattuti in MTH1. Quindi queste linee di evidenza sono perfettamente ortogonate e nonostante il il l'esitazione iniziale della mia collega, questo risultato è solidissimo, infatti ormai è perfettamente acquisito come conoscenza scientifica e quindi è fortissimamente sostenuto dalle due linee indipendenti di ritza. Tutto chiaro?

Quindi, riassumendo, nella lezione di oggi, che cosa abbiamo detto? Abbiamo detto che la ridondanza di evidenza non è uno spreco di tempo, non è eh un uno spreco di denaro, di lavoro, no, anzi è un rafforzamento della credibilità dei risultati. Questo vale a qualunque livello, dal singolo esperimento alla grande linea di ricerca. Più evidenze abbiamo, se è possibile evidenze indipendenti, per quanto possibile meglio è. Non sempre è possibile arrivare all'optimum, cioè ad avere linee di evidenza ortogonale. A volte non ci sono due linee così distinte da partire da premesse diverse, utilizzare tecniche, metodi, cognizioni diverse, arrivare allo stesso risultato. Questa è una situazione fortunata, però dobbiamo sforzarci di validare indipendentemente i risultati scientifici che otteniamo. Ora questa questa validazione indipendente è appunto la base della credibilità dei risultati scientifici. Ma vorrei indurvi, prima di terminare questa lezione a una considerazione. Ricordate lo schema Ops. Ricordate lo schema del metodo scientifico della prima lezione da cui ho accennato abbiamo delle conoscenze pregresse, osservazioni, le cose note. Formuliamo una domanda, un'ipotesi di risposta a questa domanda, validiamo la risposta, validiamo l'ipotesi e stabiliamo un fatto scientifico. Se l'ipotesi non viene validata dall'esperimento, torniamo indietro e poi andiamo ipotesi. Allora, qui l'ipotesi è molto chiara. Ora vi chiedo, qual è l'ipotesi del secondo? È possibile trovare qualcosa di specifico per È Aveva detto che è un farmaco. Sì, quello che stavi dicendo è corretto, ma è banale. Sì, è praticamente testare quel farma una cosa no? Cioè, sì, ma è un'ipotesi. So è possibile utilizzare il farmaco SCH51344 per radicare delle cellule numerali? Questo lo si sapeva già. Loro sono interessati a questo farmaco proprio perché si sapeva che era selettivo contro la cellule tumorali. Loro vogliono sapere come, in che modo, in che modo il farmaco agisce. Non è un'ipotesi, è una domanda. Cioè, più che altro hanno preso già un lavoro, cioè sapevano che quel farmaco uccideva le cellule tumorali, loro sono andati a vedere che Sì. E quindi qual è l'ipotesi? Il farmaco Tatata interagisce con qualcosa che fa sì che le cellule tumorali regrediscano. È unipotesi, ma è banale, ricordate, non è perché Sì, sì, sì. No, per dire male delle tue idee, eh. La parola banale la uso per un motivo. Ricordate quando ho assimilato un ricercatore, credo fosse sempre la prima lezione, a un investigatore che deve cercare l'autore di un delitto e quello che tu hai detto è somiglia. È la stessa situazione in cui l'investigatore dicesse ipotizzo che ci sia un assassino che ha commesso questo è corretta come ipotesi, ma è banale. Certo che c'è un assassino. Perché altro noi abbiamo già il risultato, noi sappiamo che c le cellule morali, poi dobbiamo andare a ricercare quella che for, cioè chi è che va aire e dov'è che formuliamo l'ipotesi? Alla fine alla fine, ma l'ipotesi alla fine non è un'ipotesi, una conclusione, forse è prima dell'obiettivo, addirittura eh un momento prima dell'obiettivo. Prima dell'obiettivo ci sono le conoscenze pregresse. In questo caso la principale conoscenza rilevante è proprio che il farmaco è attivo sulla cellule tumorale. Tu stavi dicendo invece no sembrava come se la conclusione fosse l'ipotesi stessa del secondo esperimento. Eh, sembra vero. Sì, infatti questa domanda era una domanda a trappola, ma non per prendervi in giro, ma per farvi riflettere su questo punto. La scienza è costituita solo da ipotesi e loro verifiche, cioè è sempre vero che le conclusioni scientifiche e i fatti scientifici discendono da questa catena di elementi che si succede con questa sequenza. La risposta è no. Qui non c'è nessuna ipotesi, qui c'è solo una domanda alla radice. Come funziona questo farmaco? Più specificamente, qual è il bersaglio di questo farmaco? Non c'è un'ipotenza. Iatori non ce l'hanno dizza. Infatti effettuano sostanzialmente una separazione alla ceca. tutte le proteine che non c'entrano rimangono con quelle che sono implicate nell'attività. E questa non è una formulazione di ipotesi e validazione, è un altro procedimento scientifico e cioè la risposta a una domanda. In una prossima lezione parleremo di attività scientifiche, di ricerca scientifica che non segue questo che abbiamo inizialmente identificato come il nucleo centrale del metodo scientifico e molti lo consig lo consideranoamente l'unico modo di procedere nella scienza. In realtà la scienza conosce altri metodi, conosce altri approcci, conosce altre domande cui dare una risposta che differiscono da un'ipotesi.