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D.S.E. CORSO DI INFORMATICA 1/2

67419pi1:00:35

Transcription

[Musica] [Applauso] [Applauso] [Musica] [Applauso] Non è una quale free to one 0.

[Musica] [Musica] Date deviando dalla rossa prestabilita, correggere la traiettoria.

[Musica] [Applauso] Correggere la rotta.

[Musica] [Applauso] O ancora qua eticamente.

[Musica] Date deviando su orbita lunare, correggere la rotta.

[Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] Meno anche perché.

[Applauso] [Musica] Oggi, con l'elaborazione automatica dei dati, gli spazi operativi dell'uomo sono diventati infinitamente più grandi.

[Musica] [Applauso] [Musica] Le grandi imprese dell'uomo moderno non sarebbero state realizzabili senza la possibilità di eseguire e comunicare ad altissima velocità calcoli ed informazioni.

L'informazione, la realizzazione di imprese straordinarie, la semplificazione di molti fatterelli quotidiani sono rese possibili dall'elaboratore elettronico, una macchina che l'uomo ha creato per moltiplicare le sue potenzialità operative.

Certo, è una macchina un po' particolare, poiché lavora, trasforma e produce esclusivamente informazione.

In pratica, risolve finalmente tutti i problemi derivanti dall'esigenza di conservare, organizzare e utilizzare qualsiasi tipo di informazione con grande precisione e in tempi ridottissimi.

Prima dell'avvento delle macchine, e delle macchine elettroniche in particolare, le limitate possibilità fisiche dell'uomo ostacolavano il soddisfacimento di tali esigenze.

[Musica] Se ci si concede il paragone, potremmo dire che il torneo elettrico esegue più rapidamente, con maggiore precisione, le stesse operazioni compiute dall'artigiano, proprio come l'elaboratore effettua calcoli e trasforma informazioni con rigorosa esattezza e a velocità vertiginosa.

Infatti, nel tempo in cui l'uomo riesce ad eseguire questa operazione, l'elaboratore ne compie ben 2 milioni e 400 mila, molto più complesse.

Ma la macchina è lavoratore, come tutte le macchine, per funzionare ha bisogno dell'uomo.

Prima di spiegare più dettagliatamente i legami che intercorrono tra le diverse unità, occorre che ci soffermiamo sulle modalità con cui l'uomo comunica con la macchina.

[Musica] È stato ovviamente necessario predisporre una formula di comunicazione adatta alle schematiche possibilità di ricezione della macchina, che reagisce ed opera solo in base a impulsi elettrici che possono fisicamente assumere solo due stati: negativo o positivo, ovvero assenza o presenza di corrente.

Dovendo perciò ricorrere ad un codice costituito da due soli simboli, si è convenuto di usare il sistema binario, con cui i due simboli 0 e 1 permettono di esprimere ogni forma di calcolo o messaggio secondo le regole algebriche inventate dal matematico Giorgio Bull.

L'apertura e la chiusura dei circuiti elettrici assumono quindi convenzionalmente il valore di zero e di uno, e il susseguirsi di impulsi che costituisce il linguaggio della macchina trova corrispondenza nel susseguirsi dei simboli zero e uno.

Per esempio, il numero 81 può essere rappresentato da 000001, cioè per i circuiti della macchina che la devono riconoscere, da 5 impulsi negativi e uno positivo.

La lettera A è rappresentata da 01000001.

[Musica] H come hardware.

Adwords significa la lettera cosa solida, dura, comunemente ferraglia.

Con questo termine si indicano le macchine utilizzate nell'ambito di un sistema di elaborazione dati.

In tale ambito, i dati vengono materialmente introdotti dall'uomo nell'unità di entrata.

Immediatamente sono elaborati dall'unità centrale e quindi restituiti all'uomo dall'unità d'uscita.

Ecco quindi delineato, nei suoi tratti essenziali, un sistema di elaborazione dati: unità di entrata, unità centrale, unità di uscita.

Ciascuna di queste unità costituisce un sottosistema.

Esaminiamo in primo luogo le macchine che servono per immettere dati nell'elaboratore.

Le unità di entrata ne esistono diversi tipi, distinti dal supporto utilizzato per l'inserimento delle informazioni.

Il più diffuso è il lettore di schede perforate, che è in grado di introdurre mediamente 1600 caratteri al secondo, leggendo da cento a mille e 200 schede al minuto.

La scheda viene opportunamente perforata da una macchina, la perforatrice, che trasforma il codice uomo in cui sono redatti documenti in codice macchina.

Assai simili nella logica del funzionamento ai lettori di schede sono i lettori di banda perforata.

La loro velocità di lettura può variare tra i 50 e i 2000 caratteri al secondo.

Il supporto, in questo caso, è costituito da una striscia di carta larga circa un pollice, emessa automaticamente da una macchina calcolatrice.

I dati elaborati nell'unità centrale tornano all'uomo attraverso altre macchine, le unità di uscita, in particolare attraverso la stampante, che restituisce le informazioni secondo il codice uomo, cioè in caratteri alfanumerici.

La velocità operativa di questa macchina può raggiungere, con punte massime, le 1.800 righe al minuto.

Esistono poi delle macchine che possono funzionare sia come unità di entrata sia come unità di uscita.

Queste macchine utilizzano supporti magnetici sotto forma di nastri o di dischi.

Le unità nastro magnetico funzionano in modo analogo a quello di un comune registratore.

Le loro velocità di lettura e scrittura oscillano tra i 50 mila e 300 mila caratteri al secondo.

I dati sono sistemati in ordine sequenziale e quindi, per raggiungerli e leggerli, occorre svolgere e riavvolgere il nastro.

Una bobina lunga 1000 metri può contenere 50 milioni di caratteri.

[Applauso]

Le unità dischi magnetici posseggono le stesse caratteristiche di quelle al nastro per quanto riguarda la registrazione e la lettura dei dati, che in più offre il vantaggio dell'accesso in modo diretto e non sequenziale per prelevare e registrare informazioni.

L'accesso diretto si ottiene per mezzo del movimento lineare di una testina simile ad un pick up e di quello di rotazione del disco.

In un disco possono essere contenuti 120 milioni di caratteri.

Ancora, tra le unità di entrata e uscita si considera il terminale usato per le operazioni in tempo reale.

[Musica]

Per completare la panoramica dedicata all'hardware, dobbiamo esaminare il fulcro di un sistema di elaborazione dati: l'unità centrale.

Nell'unità centrale è collocato il governo centrale, che sovrintende al funzionamento complessivo del sistema, prelevando ordinatamente le istruzioni di ogni programma dalla memoria centrale e affidandole all'unità aritmetico-logica oppure al governo di entrata e di uscita dei dati per la loro esecuzione.

La memoria centrale, qui abbiamo accennato, conserva i programmi in corso di esecuzione, i dati in ingresso e i risultati pronti per l'uscita.

La memoria centrale può essere considerata un deposito temporaneo dei dati da elaborare nell'ordine stabilito dal programma.

Per un utilizzo ottimale delle sue potenzialità, i dati vengono prelevati dalle unità periferiche e a essere istituiti in piccoli gruppi e in fasi successive.

L'unità aritmetico-logica trasforma i dati in entrata nei risultati pronti per l'uscita, seguendo le istruzioni impartite dal governo centrale.

[Musica]

Infine, ricordiamo il governo di entrata e uscita dei dati, che, sotto il controllo del governo centrale, regola il flusso di informazioni da introdurre o da estrarre dalla memoria centrale, individuando le unità periferiche coinvolte nell'elaborazione.

[Musica]

Tutto questo complesso di macchine, però, non è in grado di sviluppare le proprie capacità senza l'intervento dell'uomo, che definisce problemi, sceglie i metodi di soluzione e individua i dati necessari.

I contenuti di tale processo sono definiti secondo la terminologia anglosassone software, cioè cosa morbida e soffice, adattabile.

Per noi sono i programmi.

Né possiamo distinguere due gruppi.

Innanzitutto, ci sono i programmi di servizio forniti dalle case costruttrici per semplificare e favorire sia i collegamenti tra le unità periferiche e l'unità centrale, sia il colloquio con l'uomo.

A questi si aggiungono i programmi applicativi, inseriti di volta in volta per la soluzione di problemi particolari e contingenti, predisposti dagli esperti di ciascuna azienda.

Quando, per esempio, sorge il problema di eseguire con l'elaboratore la fatturazione di un'azienda, si chiede il primo aiuto all'analista.

Questo esperto ha il compito di rilevare i nodi fondamentali del problema e di reperire nei diversi settori interessati al lavoro di fatturazione tutti i criteri di acquisizione, sistemazione e trasformazione dei dati disponibili.

In questa fase intrattiene anche uno stretto rapporto con i responsabili dei diversi settori che si avvarranno della procedura.

Predispone infine un'accurata analisi della procedura, che comprende diagramma blocchi, struttura dei dati, descrizione minuziosa delle successive fasi di elaborazione.

Consegnando quindi l'analisi al programmatore, che ha l'incarico di trasformarla in singoli programmi.

Il programmatore interprete riorganizza i concetti espressi nell'analisi per riuscire a tradurli in un linguaggio codificato che la macchina trasforma in istruzioni elementari, utilizzando alcuni tra i suoi programmi di servizio, i compilatori.

Quindi, per verificare l'esattezza del programma, simula delle possibili situazioni irreali, costruendo i cosiddetti giochi di prova.

Inizia a questo punto un delicato confronto tra l'uomo e la macchina per collaudare, correggere e rifinire ciascun programma.

[Musica] [Musica] Finché non si ottengono risultati del tutto adeguati alle esigenze degli utilizzatori.

La macchina è lavoratore, opera quindi ripetendo il procedimento logico che le è stato suggerito e fornisce risposte che acquistano il proprio valore nel momento in cui l'uomo ne prende conoscenza e le utilizza.

La sua funzione si manifesta e si esaurisce nella strabiliante velocità e nell'assoluta precisione esecutiva.

L'utilizzo ottimale di queste capacità è stato raggiunto grazie al miglioramento dell'hardware e soprattutto grazie all'affinamento della pianificazione del software.

In origine, gli elaboratori lavoravano solo serialmente, seguendo cioè il criterio della mono programmazione, senza utilizzare i tempi morti intercorrenti tra un'operazione elementare e quella successiva, esistenti a causa della diversa velocità operativa delle unità periferiche e dell'unità centrale, rispettivamente dell'ordine dei centesimi e dei milionesimi di secondo.

Ora si è congegnato il lavoro in modo da far funzionare simultaneamente diverse unità periferiche o unità periferiche e unità centrale.

Ciò consente l'esecuzione non solo di diverse funzioni dello stesso programma, ma anche di programmi differenti tra loro.

Si è giunti alla multiprogrammazione.

Dal punto di vista operativo, occorre anche sottolineare che i dati possono essere introdotti nell'elaboratore seguendo due metodi diversi, che, secondo la terminologia anglosassone, sono definiti batch e realtime, letteralmente cioè infornata e tempo reale.

L'elaborazione, invece, prevede l'immissione in blocco di una grande quantità di dati raccolti da fonti diverse e lontane dal centro di calcolo, quali possono essere le filiali di una banca presente su tutto il territorio nazionale.

E quindi un'elaborazione che avviene in tempi e luoghi distanti da quelli in cui i fatti sono avvenuti.

[Musica]

I risultati restituiti dalla stampante, a loro volta, devono essere trasferiti in luoghi diversi dal centro di calcolo.

Intercorre perciò un notevole intervallo di tempo tra l'evento e il conseguimento del risultato dell'elaborazione.

Nell'elaborazione realtime si stabilisce un colloquio diretto tra la fonte e il sistema.

Vorrei saldo del conto 42100, subito signora.

Ritornando all'esempio della banca, quando nella filiale sono installati dei terminali, è possibile consultare a distanza i dati caratteristici di ciascun conto deposito, memorizzati presso il centro di calcolo su dischi e sempre in linea, e registrare le successive variazioni nel momento stesso in cui avvengono.

L'immediatezza dei risultati è quindi la caratteristica fondamentale dell'elaborazione in tempo reale.

Abbiamo intenzione di parlare di tutto questo piccolo universo che è ormai entrato nella vita di tutti, ma che non è molto conosciuto.

Dovremmo imparare il significato dei termini che abbiamo già usato, come unità centrale, unità a disco, unità a nastro, terminali video, con soldi, sistema, stampanti e di molti altri ancora, che man mano serviranno per indicare con chiarezza il funzionamento del sistema di ciascuna parato.

Cercheremo di spiegare nei termini più semplici possibili i principi su cui si basa, come lavora e come si inserisce nel complesso di un centro di elaborazione dati.

Professor, data che cos'è l'informatica?

Ecco, io potrei rispondere molto sinteticamente che l'informatica è la scienza e la tecnologia dell'informazione.

Ma detto così, la risposta è poco chiara.

Occorre chiedersi che cosa era informazione.

Nuova.

Allora sarà bene fare rapidamente un po' di storia di queste macchine.

Queste macchine, in origine, non si chiamavano informatiche.

Questa parola informatica è un neologismo introdotto circa dieci anni fa dai francesi.

Si parlava negli anni cinquanta e alla fine degli anni quaranta, quando queste macchine furono inventate, di calcolatori elettronici, perché si cercava allora di far macchine che eseguissero calcoli numerici molto velocemente.

Allora l'informazione era in unità che esprimono, come si sa in scienza, il valore delle grandezze fisiche.

Questo spiega anche perché queste macchine furono importanti per lo sviluppo della scienza e della tecnologia.

Ma quasi subito ci si accorse che in realtà queste macchine erano capaci di trattare, di elaborare, come diciamo noi, non più stringhe, liste di cifre numeriche, ma stringhe di caratteri qualsiasi, per esempio alfabetici, cioè testuali.

Ecco di qui l'origine della scienza dell'intelligenza artificiale, perché ci si accorse che per parlare a queste macchine occorreva chiedersi che cosa è un linguaggio che possa capire una macchina.

Di qui anche un immediato tentativo che viene fatto di affrontare il problema della traduzione tra lingue diverse.

Dico tentativo perché, di fatto, a quell'epoca, anni cinquanta, fallì, anche per la maturità della tecnologia di allora.

Oggi siamo più in là, perché noi diamo a queste macchine il compito di analizzare, per esempio, immagini.

Per ora diciamo che informazione per noi significa tutto ciò che serve all'uomo per comunicare con un altro uomo.

Ecco, questo è un po' la risposta sintetica che darei a questo comando.

Allora, ha parlato di linguaggi artificiali.

Le macchine hanno un'intelligenza artificiale?

È una domanda molto difficile, molto inquietante.

Che incredibile!

L'intelligenza artificiale si comincia a parlare molto presto, alla fine degli anni cinquanta.

Già era allora un argomento di punta di ricercatori, che erano quasi più filosofi che ricercatori.

Ma oggi si parla di intelligenza artificiale in modo esplicito, modo applicativo, cioè si tende a far delle macchine che risolvano alcuni problemi dei quali noi non sappiamo la soluzione.

Questo può sembrare un controsenso e, difatti, noi fino a quest'oggi siamo stati in grado di affrontare queste macchine nella soluzione dei problemi di cui noi possedessimo l'algoritmo, cosiddetto.

Ebbene, rapidamente ci accorgemmo che esistono problemi per i quali non possediamo l'algoritmo.

Non lo sapeva bene come l'issone che cos'è un algoritmo.

Lavori pure esattamente 1 successione di operazioni elementari che ci permette di arrivare a dare una risposta.

È una risposta, allora, sicura, è una strada, cioè sicura per arrivare a una risposta.

Non sempre noi possediamo questo algoritmo e allora ci si è posto il problema di affrontare con queste macchine anche questi problemi.

Non sono ancora applicazioni oggi entrate nell'uso corrente.

Professore, si sente molto parlare di società dell'informazione.

Che cosa intendono?

È un modo nuovo, direi, di guardare alla struttura degli impieghi lavorativi.

La tradizione che ha insegnato a considerare il cosiddetto primario, secondario e poi il terziario, coincidendo queste suddivisioni nell'attività agricola, industriale e dei servizi, appunto.

Ma si è capito a un certo punto che sarebbe stato preferibile andare ad esaminare le attività lavorative sotto un altro aspetto, cioè chiedersi quante di esse consistono nel trattamento o nell'elaborazione di informazione.

Vi faccio presente che un medico tratta praticamente solo informazioni, un bancario, per esempio, lo stesso.

Sotto questo aspetto si è trovato che noi, nelle società più avanzate, i dati disponibili sono, come al solito, negli Stati Uniti d'America.

Dicono che oramai più del 50% della popolazione attiva è impiegata in attività che consistono nel trattamento dell'informazione.

Questa premessa è molto importante per capire il ruolo che potrà avere l'informatica nella nuova società.

Ecco, a questo proposito è interessante chiedersi cosa è successo nelle altre tipi di attività a proposito di automazione.

Presente, si sa che l'agricoltura è molto automatizzata, meno da noi che negli Stati Uniti, dove siamo giunti a un limite definitivo.

Si può dire che il 3% della popolazione attiva basta a produrre tutto.

25% lavora nell'industria, il resto nell'informazione.

Ma l'intel interessante chiedersi quanto si è investito rispettivamente nei tre settori.

E sono 35 mila dollari nell'industria per dipendente, 25 mila nell'agricoltura, 2000 soltanto nel settore dell'informazione, che è il più grande di tutti.

Secondo lei, professore, quale sarà l'influsso dell'informatica sulle nuove generazioni?

Bella la risposta implicita in quello che ha detto poco fa.

Per prima cosa commenterò la crescita del settore dell'informazione.

La maggioranza delle persone lavoreranno, per tanto, bene in questo settore.

Vi è tutto da fare.

Abbiamo automatizzato al limite l'agricoltura, limite ormai invalicabile, si può dire.

Stiamo automatizzando l'industria e arriveremo alla fabbrica automatica, che, tra l'altro, sconvolgerà il tipo di lavoro svolto nelle stesse industrie.

Ma soprattutto altererebbe profondamente il modo di lavorare nei cosiddetti uffici.

Uffici che non sono soltanto gli uffici tradizionali, sono anche, se volete, i luoghi ove si fa cultura, per esempio.

Non solo la stessa, li avremo un fortissimo inclusione, secondo me.

[Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso]

Dopo tante parole, non abbiamo ancora affrontato uno dei noccioli della questione: com'è fatto l'elaboratore nella sua parte interna?

Per arrivare a questo, dobbiamo fermarci sul calcolo binario, il bit come elemento di informazione e spiegare che cosa sono.

Cominciamo dal primo argomento.

Diremo subito che si tratta di una parte piuttosto astratta, che potrà non essere molto divertente.

Tuttavia, se si vuole avere almeno un'idea del funzionamento interno di un elaboratore, bisogna sopportare anche un po' di teoria, che d'altra parte cercheremo di rendere in forma elementare.

Non so se qualcuno di voi si sia mai chiesto perché si conta per 10, o meglio, perché abbiamo solo 10 segni per indicare i numeri.

La ragione più logica può sembrare quella che abbiamo dieci dita.

Ma gli antichi sumeri, un popolo che abitava ben 5000 anni fa nel Medio Oriente, tra il Tigri e l'Eufrate, dove ora c'è l'Iraq, contavano di 60 in 60 ed usavano dei segni come quelli che vi stiamo mostrando.

Si tratta di caratteri cuneiformi, perché sono a forma di cuneo.

Ecco alcuni esempi di numeri.

Gli egizi, gli abitanti dell'antico Egitto, contavano per 10 e rappresentavano con questi disegni simboli detti geroglifici.

Il loro sistema di numerazione: uno era un bastoncino, 10 era un gioco per bestiame, cento era un rotolo o giro di corda, mille era un fiore di loto, 10.000 un indice teso, 100.000 un girino, un milione un uomo con le braccia alzate verso il cielo, come attonito di fronte ad un numero così elevato.

Ed allora lo era realmente.

I greci, per fare un altro esempio, usavano come simboli numerici le lettere del loro alfabeto, come indicato nella tabella.

Non so come questi popoli potessero far di conto, ma il mestiere di contabile doveva essere piuttosto difficile.

Ma ritorniamo al nostro sistema decimale.

Le dieci cifre e il sistema decimale che noi usiamo sottostanno a regole molto intelligenti ed estremamente pratiche.

Quando scriviamo un numero qualsiasi, sappiamo dalla posizione occupata da ogni cifra a segno qual è il suo valore.

Nell'esempio vediamo che man mano che passiamo da una riga alla successiva, il valore del numero 8 cambia, non perché cambia la cifra, cioè il segno che è sempre 8, ma perché cambia la sua posizione nel numero che abbiamo scritto.

Infatti, nel primo numero rappresenta se stesso, cioè le unità; nel secondo rappresenta le decine; nel terzo rappresenta le centinaia e così via.

Possiamo concludere che il sistema di numerazione che usiamo non è tanto importante perché il fatto di soli 10 segni, ma perché dà a ogni segno un valore appeso in funzione della posizione che occupa nel numero globale.

Volendo, con lo stesso metodo, potremmo inventare altri sistemi di numerazione, come effettivamente è stato fatto per gli elaboratori.

Ma andiamo con calma.

Tutti voi avete imparato a memoria, alle scuole elementari, le somme dei primi dieci numeri, sempre a memoria.

Avete appreso la tavola pitagorica, cioè la tavola di moltiplicazione, perché a memoria, semplicemente perché altrimenti non sareste stati mai capaci di fare rapidamente di conto con tutte e quattro le operazioni.

Per l'elaboratore, il sistema decimale era troppo complicato.

Bisognava insegnarli a fare la somma e la differenza dei primi dieci numeri e doveva poi imparare tutta la tavola pitagorica, cioè ben 100 moltiplicazioni.

Si pensò, allora, che essendo possibile avere un sistema di numerazione sia su base 10 o 12, sia partendo da qualsiasi altro numero base, la cosa migliore era scegliere un sistema con il minor numero di segni.

Questo è il sistema binario, che è composto di due soli segni, e cioè 0 e 1.

Gli altri simboli del sistema decimale non servono più e non sono più usati.

Quando si conta in binario, il sistema binario non è una scoperta recente.

Era già stato proposto dal grande filosofo e matematico tedesco Leibniz.

Per la sua semplicità, le regole di modificazione in binario sono riportate nella tabella che illustriamo punto per punto.

Zero più zero uguale zero, uno più zero uguale uno, zero per uno uguale zero, uno per uno uguale uno.

Passiamo ora ad una tabella che riassume le regole della somma.

Zero più zero uguale zero, zero più uno uguale uno, uno più zero uguale uno, uno più uno uguale dieci.

Si legge dieci perché non si tratta più della notazione dieci del sistema decimale, ma del numero binario dieci, corrispondente a 2.

Esaminiamo con attenzione questo nuovo, per noi, sistema di numerazione.

Prima di tutto, dobbiamo cercare di spiegare come sono scritti i numeri binari, perché non abbiamo più a disposizione i segni che indicavano i numeri 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.

Attenti però, non abbiamo più il segno simbolo usato finora, ma questi numeri continuano ad esistere.

Vuol dire che dobbiamo inventare un sistema che rappresenti tutti i numeri possibili e immaginabili usando solamente due segni: 0 e 1.

Vi faccio osservare che, nella numerazione normale decimale, quando avevamo finito i segni cifre disponibili, cioè eravamo arrivati al 999.999, eccetera, passava il numero seguente occupando una nuova posizione a sinistra.

Infatti, dalle nove più uno si passa a dieci, dal 99 più uno si passa a 100, dal 999 più uno si passa a mille e così via.

Abbiamo anche detto che questo tipo di notazione, o meglio, questo modo di scrivere i numeri è molto comodo per fare le quattro operazioni.

La conclusione è che anche nel sistema binario usiamo lo stesso trucco.

Così, 0 rimane 0, 1 rimane 1, 2 diventa 10, perché abbiamo finito i segni disponibili.

Però attenzione, 10 nel sistema binario non si legge 10, ma 2.

Anzi, per essere più esatti, bisognerebbe sempre indicare i numeri binari con il suffisso 2, cioè così: 10 binario, 1, 0 binario, 1, 1 binario e continuiamo il raffronto.

Ricominciamo daccapo tutta la numerazione, confrontando numero per numero fino a 16.

00 binario, 01 binario, 10 binario, 11 binario, 100 binario, 101 binario, 110 binario, 111 binario, 1000 binario, 1001 binario, 1010 binario, 1011 binario, 1100 binario, 1101 binario, 1110 binario, 1111 binario.

Da notare che tutti i numeri dispari terminano con il bit a 1 e tutti quelli pari con il bit a 0.

Inoltre, 10 binario è uguale a 2 decimale, 100 binario è uguale a 4 decimale, 1000 binario è uguale a 8 decimale, 10000 binario è uguale a 16 decimale, 100000 binario è uguale a 32 decimale, 1000000 binario è uguale a 64 decimale.

Ritorniamo alla nostra tavola di addizione e proviamo a fare una somma molto semplice con le solite regole che abbiamo imparato dalle elementari, ma ricordando sempre che non abbiamo a disposizione che due soli segni: 0 e 1.

3 più 2 uguale 5 senza riporto.

Uno uguale 1, risultato 15.

Dalla tabella abbiamo che 3 in binario è uguale a 11 binario, 2 in binario è uguale a 10 binario.

Facciamo quindi la somma da destra: uno più zero uguale uno, uno più uno uguale zero con riporto di 1, uno riporto più uno uguale zero con riporto di 1, uno riporto uguale 1.

Nella nostra tabella questo numero non esiste, ma lo ritroviamo facilmente.

Infatti, 16 uguale 10000, 17 uguale 10000 più uno uguale 10001, 18 uguale 10000 più 10 uguale 10010.

Anche in questo caso, mentre abbiamo fatta memoria, 3x6 decimali, per il binario si sono seguite le regole della moltiplicazione.

Per continuare, e stando sempre alle parentele, il sistema binario è, se così si può dire, il padre e contemporaneamente il figlio del bit, che è alla base del funzionamento dell'elaboratore.

In inglese, infatti, i bit del sistema binario si chiamano binary digit, cioè cifre binarie.

Gli anglosassoni, che hanno la mania delle abbreviazioni e delle sigle, hanno preso le prime due lettere della prima parola e l'ultima della seconda, costruendo la parola bit, che è diventata internazionale.

In inglese, bit vuol dire propriamente pezzetto.

Si usa anche il termine elaboratori digitali per indicare quei computer che usano i bit nel loro interno.

Man mano che aumentava le sue conoscenze in tutti i campi della scienza e della tecnica, ma specialmente nell'area della fisica, l'uomo si accorgeva che molti fenomeni comportano solamente due possibilità, due stati opposti.

Facciamo subito degli esempi.

In un circuito elettrico, elettronico, un interruttore può essere solamente aperto o chiuso.

La corrente nei conduttori può circolare in un senso o nel senso opposto.

Un condensatore può essere carico o scarico.

Un magnete, o anche una calamita, ha sempre due poli opposti.

In altri termini, il senso della magnetizzazione può essere in una direzione o in quella contraria.

Ma anche nella vita giornaliera vi sono situazioni quesiti che hanno solo due alternative o soluzioni e che non lasciano spazio tra i due estremi.

La risposta non può essere che sì oppure no, vero oppure falso.

L'idea veramente luminosa che ha consentito la nascita dell'informatica è stata quella di far corrispondere un significato a quei fenomeni fisici che hanno due sole alternative.

Circuito chiuso, condensatore carico, corrente in un senso, magnetizzazione in un senso significano vero, sì, bit 1.

Mentre lo stato opposto, circuito aperto, corrente opposta, condensatore scarico, magnetizzazione opposta significano falso, no, bit 0.

Quindi, visto sotto questa luce, il bit è il più piccolo elemento di informazione ed è alla base di tutte le applicazioni dell'informatica.

Passando da spiegazioni generali e teoriche a realizzazioni concrete, dobbiamo citare il transistor come strumento fondamentale della tecnica costruttiva degli elaboratori moderni.

In un circuito elettronico, i transistor funzionano prevalentemente come interruttori.

Questi, come è noto, hanno due soli stati possibili: aperto o chiuso.

Quando il transistor è nello stato aperto, nel circuito di cui fa parte non può circolare corrente.

Al contrario, nello stato chiuso vi è conduzione, ma si può anche operare sulla tensione piuttosto che sulla corrente elettrica.

E poiché tra corrente e tensione vi è correlazione diretta, nei circuiti integrati i bit vengono identificati con due livelli di tensione: alto-basso oppure positivo-negativo.

Signor Destro, quando e perché è nato il sistema di controllo e gestione del personale?

Questo sistema è nato alcuni anni orsono dall'esigenza delle aziende di automatizzare il processo di elaborazione degli orari del personale.

Quanto sopra, diciamo, ha l'obiettivo di snellire il trattamento di questi dati, quindi da un lato di aumentare l'efficienza generale di queste attività, in particolare delle persone addette all'amministrazione del personale, e dall'altra di ottenere un miglioramento di produttività proprio nell'elaborazione di questi pacchi di documenti relativi alle presenze, alle assenze, alle malattie.

Quali sono le soluzioni hardware e software di questo sistema?

Esistono molte soluzioni hardware e software per questo sistema.

Le soluzioni che si limitano esclusivamente alla raccolta automatica dei dati relativi agli orari delle persone sono soluzioni quindi molto economiche.

Esistono soluzioni molto sofisticate, come questa che loro stanno vedendo, che è in una sala di laboratorio, che prevedono l'automazione completa del ciclo di trattamento degli orari, quindi dalla raccolta dei dati alla normalizzazione degli orari, alla gestione automatica delle anomalie, come sta facendo la dottoressa in questo momento, fino a quello che è la preparazione dei dati di base per il successivo trattamento delle competenze.

E quali sono i vantaggi attuali del sistema?

I vantaggi attuali del sistema stanno appunto nello snellimento di quelli che sono i processi elaborativi relativi agli orari.

Faccio un esempio: le persone che escono per un permesso di studio, piuttosto che per un permesso sindacale, normalmente, diciamo, operano compilando dei moduli, dei fogli di carta.

Oggi, con l'adozione dei terminali di quel tipo, possono semplicemente, nell'attimo in cui escono, schiacciare il pulsante relativo a quella data operazione e quindi indicare direttamente al lavoratore qual è la ragione della loro uscita: malattia, permesso di studio, permessi sindacali, così via.

In tal modo, alla fine del mese, o meglio, all'inizio dei miei seguiti, quando gli impiegati addetti all'amministrazione del personale devono elaborare questi orari, trovano che una parte delle anomalie, di tutte quelle cose che prima non venivano gestite manualmente, ora sono trattate direttamente dal lavoratore, in quanto l'elaboratore acquisisce automaticamente tutti i dati relativi a questi movimenti del personale.

Quali sono state le reazioni del personale all'introduzione di questo sistema?

Dalla esperienza che abbiamo acquisito con i numerosi clienti che ormai hanno installato, si sono verificate esperienze abbastanza diversificate.

In alcuni casi, estremamente positive, in quanto il personale stesso vedeva nell'applicazione di questo sistema il sistema che finalmente rendeva omogeneo e standardizzato il sistema di gestione degli orari.

Moltissimi casi si è verificato questo fatto.

In altri casi, invece, si sono verificati dei fenomeni di riluttanza, specialmente da categorie professionali che non sono abituate alla gestione scritta dell'orario, per esempio i medici.

In questi casi, occorre un'opera di convinzione.

Si è però sempre verificato che, prima volta che uno percepisce le regole, sono i vantaggi pratici nel sistema, allo snellimento delle attività, poi alla fine lo accettano molto volentieri.

E lei, nel settore dei progetti speciali, che tipi di progetti preparate?

Noi operiamo nei progetti speciali da molti anni e operiamo un po' in tutti i settori di automazione industriale.

In particolare, se dovessimo accennare ai progetti più significativi, come linee di progetti, noi operiamo molto, oltre che in questo settore, che ormai è diventato un prodotto standard, sul quale noi amiamo esclusivamente delle personalizzazioni per quelle aziende che richiedono applicazioni speciali.

Diceva, oltre in questo settore, operiamo molto, per esempio, nel settore delle raffinerie, in particolare nei depositi delle raffinerie, per l'automazione di quello che è il carico e scarico.

Tanto per dare una brevissima idea, diciamo, dal momento in cui l'automezzo entra nel deposito al momento in cui esce, tutte le operazioni di carico e scarico e la preparazione dei documenti relativi a questi movimenti: bolle di carico, fatture, note di consegna, perfino il percorso stradale più ottimizzato.

Questo tipo di progetti lo facciamo con una certa frequenza presso grosse aziende petrolifere.

Un altro progetto che facciamo abbastanza frequentemente è per l'automazione dei laboratori di analisi, grossi laboratori di analisi.

Un altro tipo è nelle reti di calcolatori.

Abbiamo realizzato numerose reti, sia per enti statali che per grandi industrie, banche.

Infine, per dare un ultimo esempio, un settore in cui operiamo da anni con successo e soddisfazione dei clienti è nel settore dei magazzini automatici.

Nei laboratori tipo questo che vediamo, le immagini vengono utilizzati ampiamente in questo settore.

Diciamo, credo che abbiamo oggi una buona esperienza in questo settore, proprio per la realizzazione di magazzini automatici.

Nel campo della sicurezza, stiamo realizzando alcuni grossi progetti, in particolare per grosse banche.

È un settore che, ovviamente, siamo coperti da certi elementi di riservatezza richiesti dall'utenza stessa e crediamo anche in questo settore di dare un apporto costruttivo, proprio con l'utilizzo di questo strumento nuovo che è l'elaboratore.

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Ingegnere D'Az, come mai lei ne ha dotato il cantiere di Torre Valdaliga di questo tipo di impianto?

Il motivo principale è quello della sicurezza delle persone.

Cancellano in cantiere, in quanto il cantiere è dotato di un'infermeria.

Per esempio, il personale di questo infermeria, prima di andar via, deve essere certo che tutte quante le persone che lavorano in cantiere se ne siano già andate.

Questo è uno dei principali motivi.

Non è che viene fatto per motivi fiscali, ma soltanto per motivi appunto di controllo per la sicurezza e per motivi statistici.

L'altro problema molto importante è quello del travaso del personale da un'impresa all'altra.

Qui lavorano circa 1.800-2.000 persone, che sono suddivise fra varie imprese appaltatrici e subappaltatrici.

Quindi esiste il problema dei licenziamenti e delle successive assunzioni di persone in altre imprese.

In cui ci sarà, c'è un problema in distribuzione di forza di lavoro.

Certo, questo problema di distribuzione tra le varie imprese, con questo sistema di controllo degli accessi, ci permette di fare anche dei paragoni con l'avanzamento dei lavori nel cantiere.

E con i dati raccolti, i dati raccolti vengono scaricati sulle proprie disk e dopo vengono caricati in archivi speciali che ci permettono di fare delle statistiche a lungo termine, diciamo, dall'inizio fino alla fine del cantiere.

Quindi di poterci regolare sia nell'ambito dello stesso cantiere sia anche per cantieri successivi.

Ci spiega come funziona questo sistema?

Quando viene una nuova azienda a lavorare, tutto il personale viene dotato di tesserini.

I tesserini sono di tipo perforato, hanno sopra la fotografia della persona e un numero di tessera.

Questa tessera viene data a tutte le persone finché stanno nel cantiere presso quell'impresa.

Nel caso che cambiano impresa, gli viene ridato un nuovo tesserino con un altro numero per poterlo correlare con i dati anagrafici, sia personali che dell'impresa.

Queste persone, sia quando entrano la mattina che quando escono, devono infilare il loro tesserino qui nell'apposito lettore.

Infilando il tesserino, il calcolatore che è dentro agli uffici dà consenso all'apertura dei tornelli, se il tesserino è ancora abilitato per entrare.

In questa maniera bisogna fare il controllo e la gestione delle persone che escono ed entrano in cantiere, per cui anche questo è un motivo di sicurezza.

Tutto sommato, è nato insieme al cantiere.

Questo sistema era stato ideato prima dell'inizio del cantiere, comunque per motivi interni non si è potuto realizzare soltanto dopo che il cantiere era generale.

Questo sistema qua doveva servire, oltre che per il cantiere vero e proprio, per gestire le presenze in cantiere, per motivi di sicurezza, tipo l'infermeria, anche per riuscire a gestire la mensa.

In quanto in questo cantiere l'ENEL l'ha dotato anche di alcuni servizi particolari che ha messo a disposizione dell'impresa.

E quindi viene sempre da potersi regolare sul numero di pasti.

Si fa uso anche per le statistiche che possiamo ricavare dalla gestione del personale.

E qual è stata l'atteggiamento del personale verso questo tipo di impianto?

Diciamo, all'inizio è stato un po' scettico, come come tutti quanti sono scettici quando vedono una cosa nuova.

Dopo un po' di tempo, invece, addirittura è stata gradita la presenza del terminale, perché semplifica parecchio le azioni.

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