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DARIO FABBRI | I POPOLI PRIMA DEI LEADER - Forum del Commercio Internazionale - 10 ottobre 2025

Geopolitica Quotidiana1:29:28

Transcription

[Musica] che abbiamo oggi che è quella di Dario Fabri, analista geopolitico direttore della rivista Domino. Dario, che già vedo in prima fila, ci parlerà di scenari in mutamento quando la geopolitica in qualche modo influenza i mercati. A seguire Dario, ci sarà un panel con anche lui e altri astanti per fare il punto su quanto appunto dirai anche nella tua nel tuo discorso. Quindi chiedo alla regia di far partire i 30 minuti. Grazie mille. [Applauso]

>> Intanto buongiorno. Buongiorno a tutti. Grazie. Questa è la mia seconda volta qui al Forum Il Commercio Internazionale, quindi grazie. Grazie per l'invito, addirittura confermato. Di che cosa vi parlo in questi 29 minuti e 43 secondi? Beh, eh non ho la capacità di sintetizzare tutto quello che succede là fuori, probabilmente neanche in qualche ora, però se questo mio discorso avrà, chi lo sa, una sua utilità dovrebbe essere più o meno questa e quindi poi mi addentro nelle parole che vorrò utilizzare, cioè provare a fissare un filo rosso.

Beati noi abbiamo l'impressione che il mondo sia diventato tremendamente spaventoso, o almeno imprevedibile o addirittura incomprensibile. Dico beati noi, dico noi europei occidentali che siamo la parte del pianeta più anziana e più benestante, quindi anche quella più rintronata inevitabilmente, che semplicemente davanti ad una congiuntura mossa ci sembra l'apocalisse. Incredibile, guarda, ci hanno detto che la storia era finita, che il mondo campasse di economia, che il mondo campasse di commercio. Molti di voi qua dentro immagino non lo siano convinti e quindi cioè che non è mai stato vero e non sarà mai vero. Però se noi studiamo e ci convinciamo di questo, quello che succede adesso è incomprensibile, proprio una questione di proprietà transitiva e infatti noi tendiamo ad analizzare i dazzi degli Stati Uniti d'America come se fossero una misura di politica economica. Questo conosciamo, questi strumenti abbiamo, di questo campiamo e quindi la risposta, come diceva uno dei geni sbagliata e può essere grave rischio perché gli Stati Uniti d'America, esattamente come la Russia o la Cina o l'Iran o la Turchia, cioè i principali imperi del nostro tempo, non campano d'economia e quindi grande problema. E se se questi non campano di economia noi come facciamo a capire quello che fanno?

Facciamo degli esempi così ci intendiamo. Apparentemente i dazzi sono tutti uguali. il nostro amico Donaldo Trump, lui ama l'italianizzazione perché ha ambizioni papali monarchiche da Nobel, quindi come i monarchi gli piace essere italianizzato nel nome, noi siamo qui per lusingarlo. Il nostro amico Donaldo il 2 aprile scorso si è presentato, lo ricorderete, con un abbaco con diverse percentuali, una più improbabili dell'altra, con un unico obiettivo nel quale noi siamo cascati come le pere, cioè i dazzi sono tutti uguali. Magari fosse vero, saremmo a cavallo, invece i dazzi sono tutti diversi. Ovviamente i dazzi contro di noi, i dazzi contro la Cina sono opposti, i dazzi contro l'India ancora diversi, i dazzi minacciati dal Messico ancora diversi perché i dazzi non sono misure di politica economica, o almeno posso anche esserlo, eh, se abbiamo di queste perversioni, ma stiamo discettando di un impero che campa di potenza e ha nell'economia uno strumento della potenza.

Ad esempio, ci sembra straordinario che il centro del sistema, cioè gli Stati Uniti, che sono dovrebbero sono il perno della globalizzazione, che a noi è stata raccontata in senso ideologico come il liberismo, che non è mai stata i dazzi ci sono sempre stati tutti i giorni da quando l'uomo più o meno ha realizzato costruzioni politiche, quindi da da molti millenni, ma non sono mai venuti meno, mai, neanche un giorno, non è iperbole proprio la verbia proprio mai. però hanno raccontato la globalizzazione l'assenza di dazzi, cioè io produco a Cairate, esporto a Katmandù e se mi va anche su Marte. Ma questa è l'ideologia della globalizzazione. L'ideologia ha un notevole clivage con la realtà, cioè è molto distante dalla realtà. Non è questa la globalizzazione. Globalizzazione ne abbiamo parlato anche altre volte, non ho scritto spesso, mi sembra anche l'anno scorso, tanto non mi ricordo, ma è molto probabile conoscendomi. La globalizzazione è il controllo dei mari da parte del penno del sistema. Nient'altro non è mai stato altro. Non sarà mai nient'altro. Tanto sono battaglie di retroguardia, non lo accetteremo mai. Il 93% delle merci su questa terra viaggia via mare. Non c'è verso.

La grande straordinarietà dell'Italia è stare in mezzo al Mediterraneo, ma gli italiani non lo vogliono accettare. Sognano la mitte Europa, evidentemente non l'hanno mai vista. Questa è la città che ha il più grande complesso di inferiorità verso cose impresentabili, cioè Milano che si sogna Zurichese più o meno. Ma la grande che Zurigo è una bellissima città, eh, le cose impresentabili sono i complessi di inferiorità. se no i nostri amici svizzeri giustamente si offendono. La grande straordinaria dell'Italia è stare in mezzo al Mediterraneo, cioè tu staresti dentro il commercio internazionale per definizione se solo te ne accorgessi. Certo che se tu pensi che il commercio sia liberismo fatichi parecchio. E gli Stati Uniti in questo periodo in cui applicano i dazzi nel frattempo puntellano la globalizzazione che è un po' strano. Diciamo a C hanno detto che la vogliono picconare, che la vogliono abbandonare. Benissimo. Da quando è cominciato l'anno solare, gli Stati Uniti hanno nell'ordine chiesto all'Egitto di non pagare più la tassa di passaggio nel canale di Su asterisco, immagino lo sappiate in molti, controllare i mari significa controllare gli stretti, cioè gli i passaggi obbligati tra un mare e l'altro. Gli americani hanno chiesto all'Egitto: "Noi non vorremmo più pagare la tassa sul canale". E poi che hanno fatto? Poi hanno bombardato e continuano a farlo gli UTI che sono questi simpatici, lo dico con ironia, miliziani yeminiti che dominano la guerra civile laggiù sono un partito politico che attaccano il commercio internazionale e lo stretto di Babbel Mandeb che è lo stretto che divide il corno d'Africa dalla penisola arabica. Gli americani continuano ad attaccarli e poi avrete notato, questo vi sarà aggiunto più facilmente, vogliono Panama, o meglio, rivogliono Panama, l'hanno avuta fino a 20 anni fa. Panama, come è chiaro e banale, l'MO che conduce dall'Oceano Atlantico a quello Pacifico e poi vogliono la Groenlandia, perché la Groenlandia siede sulla rotta artica che consentirà consentirebbe, chi lo sa, di andare dall'Oceano Atlantico all'altra parte del mondo in un terzo chissà del tempo. La globalizzazione è questa roba qua, non è la sua ideologia. Certo, l'ideologia è importante perché se io avessi detto la globalizzazione e il liberismo avrei già più o meno finito questa parte e sarei andato avanti. Tutto ciò che semplifica la vita torna utile anche quando non è vero.

I dazzi su di noi non hanno una matrice economica. Poi una parte della manifattura non sono neanche sicuro di questo, ma comunque una parte della manifattura se la posso anche riprendere, eh, dipende quale, come, con quale valore aggiunto, eccetera. Ma gli Stati Uniti sono un colpatore d'ultima istanza, fanno un altro mestiere, sono un perno del sistema. Peraltro hanno una disoccupazione che sfiora il fisiologico. In un paese dove in molti stati federati non c'è neanche il reddito minimo garantito, cioè tu dove dove li trovi? Poi il nostro amico Trump li vuole tutti bianchi, ovviamente perché non vuole parlare di immigrazione. Dove li trovi tutti questi americani senza reddito minimo garantito, senza nessuna capacità manifatturiera che tornano in fabbrica che non esistono? Però secondo noi è tutto vero e ci inchiniamo alla verità. Ma allora a che servono i darsi su di noi? Dicevo, se in questo momento il vento avesse mai un'utilità è quella di stabilire il filo rosso tra venti che a noi sembrano incomprensibili. In realtà viviamo una fase di grande facilità di comprensione, cioè io non capisco bene quale sia la difficoltà del comprendere, cioè in realtà colgo da dove venga la difficoltà, ma tuttavia il periodo che viene è molto semplice. A noi è stato detto che la storia è finita, dunque non riusciamo a capire elementi molto semplici. Cioè, ciò che sta capitando è una lunga preparazione da parte americana. Una lunga preparazione si declina in molte misure, ma è tutto qui. Tutto qui, per carità, elemento epocale, ma è tutto qui nell'analisi. Cioè, gli Stati Uniti ragionano così. Sono stanchi e depressi gli americani. Nel 2023 il 29% degli Stati Uniti è stato diagnosticato patologicamente depresso. 29%. Gli Stati Uniti hanno 336 milioni di abitanti. Fate voi la matematica. È vero, hanno un accesso agli psicologi sconsiderato, nel senso si va dallo psicologo spesso e volentieri che non fa mai male, senza eccessi, tuttavia, però è un dato spaziale. Loro dicono: "Visto che dobbiamo affrontare la Cina, speriamo, aggiungo io, non sia una guerra guerreggiata, ma comunque è uno scontro epocale, dobbiamo prepararci." E quando un impero storicamente si prepara ad affrontarne un altro o ad affrontare altri nemici, tende a taglieggiare le province. punto. Basterebbe avere una media cognizione storica che a volte è utile, a volte no, a volte lo è. Per stabilire ciò, esempio, il termine tributo che molto banalmente, come ovvio, deriva dal latino tributum, non era una tassa X, veniva pagata anche dai Cives, ma era soprattutto una tassa che i romani applicavano alle province prima di una guerra. Il senso era questo, care province, visto che noi dobbiamo combattere contro i parti, contro i goti, contro i germani, i galli, gli e campacavallo, e lo facciamo anche per voi, care province, in un senso molto lato, voi dovete sostenerci, dovete pagarci. E il tributo nasce da questo, non era una tassa a caso. I turchi, che si chiamavano Ottomani, nella fase più alta del loro impero, applicavano una tassa che si chiamava Varis agli stranieri, cioè al ai sottoposti ai stranieri, dicendo "Ci dovete pagare, dovete contribuire all'impero." Non vi sarà certo sfuggito, ho sentito diverse citazioni statunitensi, non vi sarà certo sfuggito che una delle ragioni, non la principale, ma una delle ragioni della rivoluzione americana che al suo momento romanzato nel 1776, deriva dalle tasse imperiali che gli inglesi applicavano agli statunitensi che n erano una provincia, quella la Stamp Act che era la tassa, il bollo su tutto ciò che questi pubblicavano, dai documenti ai giornali fino a quella quella sul tè, contro il contrabbando del tè, da cui poi c'è la miccia romanzata mitopoietica della rivoluzione americana. Adesso l'impero statunitense, che molti sono accorti che fosse un impero, quindi è un luogo dell'anima, l'impero statunitense non ha una codifica giuridica nei nostri confronti, no? Cioè non è riconosciuto come tale. Non è che possono dire pagateci, ci applicano i dazzi. Punto. A noi non è chiarissimo. Secondo noi gli Stati Uniti sono un paese uguale al nostro, quindi noi cambiamo di politiche economiche anche loro. È l'elemento più semplice dell'umanità, applicare se stessi agli altri, no? Il tuo sguardo sugli altri poi batti i piedi perché i conti non tornano e ti lamenti, bestemmi, dici "Ma come mai?" E perché non siamo uguali. Quindi i dazzi su di noi sono dazzi di questa matrice puramente imperiale.

Tra l'altro Trump è un signore che non crede quasi a niente, anzi dire niente di quello che dice, eh, ha però, come sapete, dei momenti di straordinario candore. Tende ad averli. Adesso è tutto impegnato per il premio Nobel per la pace e di questo noi lo ringraziamo. Il premio Nobel e la pace interessava più niente a nessuno da qualche decennio che che è stato dato più o meno in maniera lasca. A volte, permetto di dire, abbiamo vinto anche noi, ricorderete l'Unione Europea ha vinto il premio Nobel per la pace, eh, insomma, già è un premio profondamente occidentalista, poi lo assegni così, però a Trump piace da pazzi e adesso è impegnato, ha detto "Io ho chiuso otto guerre, capito bene quali siano, però adesso ne avrebbe chiusa una nona che che è Gazza, una situazione oltre il drammatico sul quale io, insomma, avrei un minimo di pudore nell'annunciare chiusure impossibili, però in questi momenti di Candore" ha detto i dazzi una delle tante puntate del reality show dello studio Vale, ha detto i dazzi porteranno miliardi ha usato questa quantità nelle casse dello Stato federale americano. Punto. Più chiaro di così. Cioè ma come ma come lo deve dire? Cioè servono a questo. Domanda che ci fai con tutti questi miliardi gas spesa militare, spesa tecnologica per il militare, ancora più chiaro di così. E che ti serve tutta questa roba in funzione anticinese? Ma dai, chi l'avrebbe mai detto? Secondo noi sono misure di politica economica, perché secondo noi gli Stati Uniti sono i paesi bassi, sono l'Italia, sono la Germania e noi questo conosciamo. Ma i dazzi nascono da ciò. I dazi sulla Cina sono totalmente diversi, non ci trano niente con i nostri, come ovvio. Peraltro avrete altrettanto notato che i dazzi applicati a noi altri si agganciano al riarmo e non è un caso, perché gli Stati Uniti chiedono di riarmarci da 20 anni. Trump non c'entra niente, come quasi sempre non c'entra niente, anche se ha questa grande intelligenza, l'intelligenza di Trump è questa, davvero innegabile, lo dico senza alcuna ironea, ci mancherebbe pure, eh. Trump è tutto tranne che uno sprovveduto. Trump ha ragionato così. Il presidente degli Stati Uniti non ha nessun potere, non è né un dittatore né un autocrate, non tocca mai palla, però guida la macchina più potente del pianeta. Se io urlo e strepito, chi se ne accorge del bleff? Nessuno. Infatti l'hanno scambiato per un imperatore e gli dicono pure sì il signore. Ed è una grande intelligenza. presidente gli Stati Uniti i dazzi neanche li può applicare così come se fosse un dettaglio. La Costituzione americana è molto precisa al riguardo e specifica che i tazzi sono di esclusiva, l'aggettivo non è ambiguo, di esclusiva competenza è il Parlamento che per ragioni oscure negli Stati Uniti si chiama congresso. Domma, che il Congresso degli Stati Uniti, come molte assise collegiali, tendenzialmente ama scaricare la responsabilità e nel 1973 con grande sudore ha approvato una legge che stabilisce che in caso di emergenza nazionale le sanzioni e qui invece l'ambiquità semantica c'è, vanno scritte al presidente che in piena eccezione giuridica può applicare sanzioni, ma non c'è C'è scritto dazzi, sono tutti latinorum. Sanctions ovviamente dal latino, in inglese loro dazzi sempre dal latino le chiamano teraps, cioè tariffe, però c'è scritto questo. Infatti si fini la Corte Suprema e sarà affascinante, giaché la Corte Suprema è dominata da giudici conservatori nominati a vita da presidenti conservatori, tra cui lo stesso Trump. Sarà affascinante perché i giudici conservatori sono quelli che applicano proprio per definizione la norma, la lettera. Vò vedere cosa si inventano, perché c'è non c'è scritto c'è scritto sanzioni da nessuna parte, cioè pardon, c'è scritto dai da nessuna parte, c'è scritto sanzioni, cioè che cosa si inventeranno? Infatti io quando ho pensato un po' mi fuo questi mesi consiglio, "Ma tu che faresti sui dazzi?" Io li lascerei entrare al 30% visto che ci li minaccia. Tanto gli americani non producono niente. Questo genererà in loro una grande incontinenza emotiva, costringendo la Corte Suprema a intervenire prima di un anno, un anno e mezzo, 2 anni. E sarà affascinante vedere che cosa si inventano, visto che i dazzi il presidente non li può applicare, non ha nessun potere a riguardo. Questo mio interlocutore mi ha risposto e aveva ragione, ma l'opinione pubblica dei paesi europei più anziani e benestanti del pianeta glielo spieghi tu che non sanno letteralmente non hanno letteralmente idea di che cosa tu stia parlando. Glielo spieghi tu. Hai ragione. Infatti 15% ciè andata di lusso secondo molte interpretazioni. Attendiamoci. bisogna pagarle per forza, cioè non abbiamo un rapporto paritario con gli americani noi, eh, cioè sì, è bene, noi ci definiamo alleati perché mamma e papà ci hanno detto che siamo molto importanti, quindi noi siamo alleati degli americani. Questo li fa molto sorridere quando si negozia con gli americani, e lo dico col massimo rispetto di chi ha dovuto negoziare, che veramente è una condizione difficilissima, non è stata la Commissione Europea, no? Siamo qui per dirci la verità. Comissione europea nessun governo europeo consentirebbe mai vagamente di negoziare alla Commissione Europea. Però la povera Fondellia gliene è stata impallinata dai vari leader furbacchioni, dicendo "È tutta colpa sua, ha fa tutto lei." Noi eravamo a guardare fuori dalla finestra e non siamo potuti intervenire. Tutti i governi hanno trattato, immagino lo sappiate, parallelamente con l'amministrazione americana tutti, nessuno escluso, la Germania più e più volte, ma anche il nostro governo si è raccomandato più volte eccetera. Ebbene, trattare con gli americani è complicatissimo per una banalissima idea che quando tratti con loro mettono la pistola sul tavolo. Sempre secondo noi campano d'economia dice "Chi c'entra allora la pistola? Siediti che adesso te lo spiego. Funziona sempre così il negoziato con gli americani, con Trump, Biden, il cugino di entrambi, Camala Herris, non so se qualcuno la ricorda. Quindi noi avremo e dobbiamo pagare.

Il riarmo si inserisce in questo contesto perché il ragionamento degli americani funziona così. Cari europei non sanno neanche che esistono, eh, quindi giunto io europeo, loro chiamano chiari, francesi, tedeschi, eccetera eccetera. Visto che noi nei prossimi anni potremmo essere molto distratti nell'Indo Pacifico, c'è la possibilità che qualora voi ci chiamiate risponda alla segreteria telefonica. Non so se esiste ancora, una volta c'era. È divertente la segreteria telefonica. Quindi ci dicono, ma sono 20 anni, cioè non è non è un mese, 20 anni veri. Ci dicono è il caso che vi riarmiate perché perché dovrete forse chissà perlustrare, non pretendiamo l'inquisizione spagnola, ma perlustrare il vostro continente imparziale solitario, almeno con meno con minor accompagnamento di noi altri. I romani insieme alle tasse, alle province chiedevano uomini. Le ali dell'esercito umano erano composte da stranieri che dovevano essere quattamente, cioè in maniera forzosa, forniti alle legioni. Gli americani ci chiedono lo stesso. Adesso avete altrettanto notato che dopo il vertice dell'AIA sono usciti tutti contenti, sia i membri della NATO che gli Stati Uniti d'America, sono amic perché si aspettavano mai che noi dicessimo di sì al 5% del PIL che si la difesa che era una buttata. Cioè tu chiedi il cinque per ottenere il tre. A noi tutti sì. tranne nella Spagna. Infatti il nostro amico Donald o Donaldo, che dir si voglia non l'ha presa sportivamente anche ieri ha detto "La Spagna dovrebbe uscire dalla NATO. Lui ama la sobrietà, è nel suo". E quindi la Spagna poi sembra veramente una crudeltà, eh, però va bene, eh, non c'è il rischio eh, che esca dalla NATO, possiamo dormire notti tranquille, però a parte il governo Sanchezno detto tutti sì ed erano tutti contenti, ma come mai va bene, si scorpora 3.5% in spese militari, 1.5% in infrastrutture. Hai detto l'infrastrutture tu metti tutto, ma non perché sei un furbo, eh, è giusto così. Cioè, tutte le infrastrutture sono militari, tutte, proprio tutte, anche questa, anche dove siamo adesso, in piena economia di guerra. Io qui faccio lo stoccaggio delle munizioni, perché no? È normalissimo. Una struttura privata in cui di guerra smette esserlo, comeè ovvio. Quindi erano tutti contenti perché gli americani vogliono che noi ci riarmiamo per aiutarli nella competizione contro la Cina, per lustrando il continente a nome loro, ovviamente, non a nome nostro. Noi siamo contenti perché il riarmo molto probabilmente è manifattura senza nasconderci un dito. Non è che andiamo al riarbo con tono bellicoso. L'Italia ha 47.8 anni di età media. 47.8. Siamo il paese e pianziamo il pianeta ci rimpalliamo questo tristissimo primato col Giappone, ma non siamo il Giappone, cioè il paese forse più capace del pianeta. Noi ce lo noi siamo molto capaci, eh, non ci possiamo lamentare. Giappone è un po' fuori categoria, però è un tristissimo privato. Cioè, tu come puoi avere un tono? Qualcuno dirà io anche, meno male, ma come puoi avere un tono bellicistico a questa età? È proprio impossibile. Hai paura anche della tua ombra, no? i giri come sento il soffio di vento questa congiuntura, questa congiuntura mondiale che normalissima di competizione fra potenza. A noi sembra incredibile e l'Apocalisse dice: "Oddio, stavamo meravigliosamente tutti la sera a casa a vedere le serie televisive, tutti disperati così." Pensa che bello, per noi è meraviglioso. Il mondo ha 8 miliardi e 150 milioni di abitanti. Gli occidentali malcontati sono meno di un miliardo. Ma perché gli altti dovrebbero stare la sera a casa a vedere le serie televisive che hanno fatto gli americani? Per quale ragione? E dovrebbero dire sì che bello. L'Iran il 70% della popolazione sotto i 39 anni. 70% della popolazione ma chi li ha mai visti? Quindi gli americani in questo mondo ci dicono "Dovete tornare alla realtà. Dovete tornare alla realtà. Non c'è verso." Nelle mie interlocuzioni, potete immaginare improbabili con gli statunitensi, io questo glielo dico sempre. Non era mai capitato nella storia dell'umanità, almeno a mia memoria, tutti gli imperi tendono a spingere le province fuori dalla storia. Funziona così tutti. Quel passaggio forse più famoso delle Neide, no? C'è Giove che dice: "Ho concesso ai romani un impero sine fine, senza fine". Vuol dire la storia è finita, non c'è più niente da fare. Tutti gli imperi funzionano così, perché questo serve a inibire il revancismo delle province, a dire, "Guarda che non ti devi ribellare, il mondo è così, noi siamo i buoni, quelli sono i cattivi, noi abbiamo scritto le regole perché le regole sono belle, vanno rispettate, eccetera eccetera". Solo che non era mai successo che le province prendessero così tanto sul serio tutto questo. Mai nella storia dell'umanità. Noi e tutti gli europei occidentali, più parzialmente anche il Giappone, abbiamo preso davvero sul serio che tutto fosse finito, che il mondo volesse parlare inglese. Guardate questa città è convinta che il mondo parli inglese. Ma davvero? È incredibile. Ma è così. Ma non è così. Gli americani adesso ci dicono, non è la realtà. Siccome adesso pensano di non avere tempo, di doversi sbrigare per affrontare la Cina, ci strattonano. Ed è forse un po' tardi. Il discorso di JD Vence, che si fa chiamare come un DJ, sarebbe James Vence, che è il vicepresidente e si capisce perché bisogna chiamarlo JD. Vabbè, si chiama James, ha cambiato tre cognomi, non per scelta sua. Nel discorso che ha pronunciato la conferenza securitaria di Monaco lo scorso febbraio ha detto che era tondo, non siamo noi cambiati, ma è vero, ha ragione, non sono mai cambiati gli americani. Sempre sai, questi Certo, prima Trump ha un grande difetto. Trampa ti fa entrare nella cucina dell'impero, oserei dire anche nel gabinetto, in alcuni casi, cioè lui ti dice proprio vieni a vedere che c'è. Gli imperi non dovrebbero fare questo. Gli imperi devono fare quello che hanno fatto gli americani. Devo dire con un senso delle misure eccezionali in questi decenni dirti che l'impero non esiste, che loro sono buoni, che le guerre non esistono, che quando si invade un paese lo si fa quasi per educazione, che in fondo si può esportare democrazia sempre per educazione, che si può stare 20 anni in Afghanistan ancora per educazione, eccetera. E noi ci dobbiamo credere. Ma Bens dice, "Non siamo noi cambiati, siete voi. Guardate cosa siete diventati." che ha detto testualmente ed è vero, ma ce l'hanno chiesto loro, ma noi ci hanno dovuto pregare poco, eh, noi eramo già convinti al ciao. Dice, "Campate d'economia e basta". A noi ci riesce anche meravigliosamente. L'Italia forse è il paese dove si vive meglio sulla Terra con tutti i nostri difetti. Solo che adesso ti dico no c'è la Cina da affrontare.

Chiudo sui dazzi alla Cina che più volte ho detto, senza approfondire perché perdo me stesso, che sono molto diversi dai nostri. In che senso hanno la Cina mica mica è una provincia dell'impero americano. Come possono essere uguali ai nostri? c'entrano niente. I dazzi sulla Cina sono dazzi centrati sul surplus commerciale cinese. Il problema è il surplus commerciale cinese, ma non perché gli americani ne sono invidiosi in senso freudiano, ma molto banal sapreo neanche che farci gli americani. Non fanno questo di mestiere, sono un compatore d'ultima stanza. Il problema è cosa fa la Cina con Surplus commerciale? Non è né l'Italia che ha un eccezionale surplus commerciale perché ha una eccezionale manifattura. Non è neanche la Germania che ha il più grande sul commerciale del mondo in senso relativo. La Cina è quello in senso assoluto, come ovvio, ma l'Italia o la Germania su commerciale fanno cose relative alla qualità della vita, spesa sanitaria, spesa previdenziale, interessi sul debito l'Italia, sviluppo industriale, cioè bellissime cose o comunque fanè, ma comunque legittime. La Cina che fa? Trump dice cheamerbole spende 500 miliardi. Ha detto in spesa militare riprende tutti al surpus commerciale. Lasciamo stare la cifra. Trump non ama essere eh ligio sui numeri e forse fa anche bene perché questo ne aumenta la drammaticità. Resta il fatto che la Cina spende molto il surpus commerciale in spesa militare e in tecnologia per il militare, non l'intelligenza artificiale, eh tecnologie serie per il militare e ne spende tanti di soldi. E poi che cosa ci fa col plus? trasferisce una parte di ricchezza dalla costa all'entroterra, perché la Cina ogni volta che sa al commercio estera ha sempre questo problema. La costa diventa ricca, le grandi città costiere diventano ricche, l'entoterra rimane molto indietro, resta povero e della ragione per cui i cinesi nel 1949 abbracciarono il comunismo, ma non perché ne comprendessero o fossero interessati della sua ideologia, apprezzavano l'autarchia impossibile, distruttiva, propugnata dal comunismo. Il senso era tutti poveri, ma tutti uguali. Nel 1979 sono costretti a aprire di nuovamente al commercio estero e questa ha generato l'ogliato enorme che c'è tra coste e dentoterra. Di solito nella storia le coste cinesi rimangono così, ma l'entoterra no. Semplifico molto e meno scusa, l'entoterra s'arrabbia e fa la rivoluzione, mao arriva al potere così. Loro dicono campagna contro città. Peraltro, come immagino sappiate, in Cina non ti puoi trasferire liberamente. C'è il sistema dell'Oku, cioè della registrazione domestica, per cui 730 milioni di cinesi vivono nell'entoterra e non si possono muovere. Cioè, puoi anche farlo, ma poi diventi una sorta di fantasma, non hai accesso ai servizi sociali, non puoi andare all'ospedale, non puoi mandare i figli a scuola, eccetera eccetera eccetera. E quindi per evitare che il paese imploda per tutto questo, una parte di ricchezza prodotta dall'esportazione va dalla costa in modo obbligatorio verso l'entoterra. è ciò che il nostro amico Sigin Pin chiama il ritorno alla campagna. L'obiettivo di tazzi americani è da un lato escludere la Cina da alcune filiere strategiche della globalizzazione. Si sa manco quali sono, ma possiamo immaginarli semiconduttori e affini, ma sono è poca roba, eh. Cioè i semiconduttori sono una filiera piccina, decisiva, ma piccina della globalizzazione. Il grosso è far diminuire il postus commerciale affinché la Cina abbia meno da spendere in tutto ciò. Quindi con i nostri tazzi non ci sarà niente. Secondo noi sono tutti uguali. Perché tra l'altro avrete notato che se noi li prendiamo come tutti uguali, questo è il mio discorso, mi rendo conto, sarebbe meglio, sarebbe durato un paio di minuti. Siamo davanti a grandi sfide epocali, moriremo tutti, però tutto sommato stasera arriva l'aperitivo, i dazzi hanno qualche opportunità, tutti campano di economia e il mondo è facilmente intelligibile.

Chiudo anche l'apertura statunitense, ricercata apertura statunitense, 1 minuto e 48 per dedicarmi a questo, nei confronti della Russia si inserisce sempre in questo contesto, cioè non l'ha inventata Trump. A Trump piace molto Putin, ma questo ha un valore relativo. Gli americani ragionano così: "Ci stiamo preparando allo scontro con la Cina, dobbiamo dividere russi e cinesi perché la guerra ad Ucraina ha trasformato la Russia il socio di minoranza il sistema cinese." Da quando è cominciata la Cina ha triplicato, in alcuni casi quadruplicato le importazioni specie di idrocarburi dalla Russia che paga sotto il prezzo di mercato e con la sua moneta è anche a rate sovente. E questo agli Stati Uniti non funziona, ma non perché vogliono fare concorrenze agli idrocarburi russi, poi se gli dai qualche soldo sono contenti, ma non è questo il punto. Il punto è che se hai due nemici, recita la grammatica, come tutte le grammatiche deve essere semplice, se hai due nemici li devi dividere, non li devi mandare insieme, devi prendere il più debole, cioè la Russia, e giocarlo contro il più forte, cioè la Cina. E per farlo che cosa vuoi fare? Devi concederle per sedurla, per tirarla verso di te, laddove per la Russia è più rilevante, cioè la guerra in Ucraina. Il motivo per cui gli americani hanno proposto c'è stato il fuoco molto doloroso per gli ucraini favorevole alla Russia perché non hanno ancora trovato una quadra perché la Russia che ha vinto la guerra tattica, cioè sul terreno, ma ha straperso la guerra strategica che è quella che conta, chiede di vincerla a tavolino, sapendo che questo momento sarebbe arrivato necessariamente. Aspettavano che gli americani suonassero il campanello e l'avrebbero suonato con chiunque, senza Trump, con Trump, con chi vi pare. Hanno preparato nel frattempo i russi un cahet Dole che è lungo 100 km. Qui chiedono tutto. Militarizzazione dell'Ucraina, via tutti i contingenti stranieri, via tutte le stazioni d'ascolto della CIA. La NATO manca a dirlo. Il ripristino del russo come lingua ufficiale. Via al governo Zelenski. Mettiamo casomai un governo fantoccio filorusso. Unica autocefalia ortodossa centrata sul patriarcato di Mosca. Potrei proseguire. E neanche gli americani possono consentire questo, perché gli Stati Uniti non vogliono lasciare l'influenza. L'Ucraina ormai è dentro la loro influenza, quindi la quadra non la trovano per questo, ma e chiudo davvero, torneranno a parlarsi perché l'obiettivo statunitense è allontanare i russi dalla Cina e la Cina, nel frattempo, se lo so io, figurarsi i cinesi, li tirano verso di sé. Avete visto Putin ha la parata improbabile per la non vittoria cinese nella seconda guerra mondiale. Non hanno mai vinto, ma a quanto pare l'hanno vinta tutti. Pure pure gli inglesi sostengono di aver vinto la seconda guerra mondiale, quindi possono i francesi hanno vinta tutti. Benissimo. E c'era lì c'era Vladimiro che è andato ospite. Quindi il mondo spaventoso per quello che è si prepara ad uno scontro che speriamo non siamo una guerra guerreggiata tra Stati Uniti e Russia e tutto il resto viene più o meno da qui. Grazie. sacerdoti, professore emerito dell'Università Bocconi di Milano. Benvenuto anche a lei, professore. Allora, non siete pochi, quindi ripeto le regole del gioco, non vi spaventate, innanzitutto dico a chi ci sta seguendo, dovete stare sintetici, quindi io userò l'accetta. È il motivo per cui sono stata chiamata a moderare questo panel. Vi vi faccio spoiler. Tra l'altro mi dice la mia redazione che alle 11:00, caro Dario, scopriremo chi è il Nobel per la pace. Quindi vi darò questa news appena me la danno, eh, la news della giornata. Va bene.

Allora, abbiamo sentito i problemi sul fronte geopolitico ben esplicati da Dario Fabbri. Sara, come si riflettono sul quello commerciale? Beh, insomma, davvero credo che il il tema centrale anche quest'anno sia quello dell'incertezza. incertezza perché i dazzi americani hanno davvero creato una discontinuità molto profonda rispetto al passato. L'accordo per i dazzi al 15%, lo ha detto prima Dario Fabria, è un accordo che in qualche modo ci colloca ad un livello più agevole rispetto a tanti altri paesi che invece hanno subito delle tariffe più elevate, ma che comunque segna una netta discontinuità rispetto al passato. Prima dell'avvento di Trump il livello dei dazzi sui prodotti italiani ed europei era decisamente più ridotto. eravamo intorno al 3 al 4% c'è stata un'impennata. Quindi il livello attuale dei dazzi, lo dice l'Università di Yale, i dazzi americani hanno raggiunto oltre il 17% come tassazione media sui prodotti importati ed è un livello che non ha precedenti fino andando indietro al 1934 del secolo scorso. Allora, chiaramente con una discontinuità così forte c'è un cambiamento necessario di strategie, la necessità di adattarsi ai nuovi contesti. Da questo punto di vista l'Italia esporta molto prodotti che non possono essere facilmente sostituibili. Questo è un punto di forza del nostro export. Non puntiamo tanto su prodotti economicamente accessibili quanto su prodotti di grande qualità che hanno quindi un mercato consolidato. I dazzi poi vengono pagati dagli importatori statunitensi e quindi andranno a ricadere sul prezzo dei prodotti nel mercato statunitense. Altro tema importante è quello della diversificazione dei mercati di destinazione e come ha rilevato Christine Lagarda la settimana scorsa, andare a lavorare sul mercato unico europeo incrementando gli scambi tra i paesi europei potrebbe portarci ad un rafforzamento degli scambi con l'estero che potrebbe addirittura sostituire quello che andremo a perdere rispetto agli Stati Uniti. Secondo alcuni dati, il nuovo livello dei dati statunitensi porterà un conto per in termini di maggiori costi per le imprese intorno ai 10 miliardi di euro con una stima che potrebbe andare dal meno2 all'1% in termini di PIL che va a ridursi. Questo dato potrebbe essere compensato sia dai nuovi mercati emergenti, l'accordo con il Mercosur, ma anche con un rafforzamento del mercato europeo. Quindi questo credo che sia importante, trasmettere un segno di impatto, di analisi molto seria e concreta di quello che i dazzi significano, perché non è vero che non è successo nulla, però il tempo stesso saper guardare con fiducia al futuro, trovando anche delle soluzioni interessanti.

>> Chiarissimo. Floriana, lei lavora ai customs di DHL, no? Non deve essere neanche facile, eh, nel momento in cui c'è una decisione subitanea che poi non si sa se messa in piedi, poi a un certo punto entra, ma riguarda alcune componenti, lavorare nel vostro nel vostro comparto in questo momento. Eh, come in questo momento dal suo osservatorio come reagite voi a tutto questo?

>> Allora, come come azienda allora noi siamo di >> Avvicini il microfono se può. >> Allora, come DHL Express serviamo in un anno serviamo mediamente 77.000 imprese, di cui più del 79% di queste imprese faranno export ed import e e quindi abbiamo una fotografia, diciamo, non dico precisa, ma accurata di di quali sono i comportamenti delle aziende in questo momento. i comportamenti dell'azienda in questo momento dal punto di vista del dell'aumento daziario l'abbiamo visto che in alcuni casi sono attendiste, in altri casi hanno già aumentato i prezzi sul sull'estero. In altri casi hanno utilizzato le finestre temporali favorevoli per i dazzi per anticipare le esportazioni, ma in alcuni casi purtroppo hanno fermato le esportazioni. hanno fermato le esportazioni e quindi stanno rivedendo la loro catena di approvvigionamento e la loro catena di distribuzione. Ed è in questo contesto che noi come DHL ci offriamo nelle aziende come partner strategico per andare a diversificare i mercati. diversificazione sul mercato, noi serviamo più di 220 paesi e territori e quindi questo permette alle aziende di poter entrare in mercati nuovi, in mercati per loro che possono diventare i mercati strategici senza fare effettivamente un investimento duraturo fisico sul mercato di destino e inoltre con un concetto di just in time anche l'accesso a questi mercati è anche possibile facendo una tracciatura delle proprie spedizioni ed esportazioni in tempo reale. Pensi che abbiamo più di 30 checkpoint di controllo della spedizione dalla partenza alla all'arrivo della spedizione stessa. È appunto in questo contesto che le imprese devono imparare a guardare i nuovi orizzonti con dei partner strategici che li possono aiutare e supportare nella parte logistica. Poi torno su questo perché, per esempio, mi spiegavano alcuni economisti nelle scorse settimane che si sta passando più da un modello just in time a un modello just in case, proprio per la frammentazione del mercato a livello globale e volevo sapere anche la sua opinione su questo.

Brando, vengo da lei perché si è parlato anche tanto di Europa prima che lei giustamente arrivasse. Lo ha fatto il presidente Fontana, lo ha fatto Dario Fabri nel suo intervento. L'idea è sempre quella che l'Europa sul tavolo delle trattative non sia a volte non tanto all'altezza quanto che non abbia quell'verage necessario per tenere testa determinate decisioni. Quindi le chiedo, lei è lì il suo parere su questo.

>> Ma intanto grazie dell'invito e voglio chiarire una cosa. Credo che nessuno delle forze politiche che lavorano su questi temi non capisca quanto è importante la stabilità, la certezza. Lo dico a un pubblico che penso abbia a cuore questo tema. Il punto è averla veramente questa stabilità e questa certezza, perché oggi noi vediamo una situazione invece di incertezza. penso a il tema che ha riempito le pagine dei giornali, perché sapete come succede. improvvisamente ci sono queste esplosioni di attenzione e poi magari non se ne parla più sulla pasta, ma nel mentre ci sono anche i mobili, i camion, la farmaceutica, tutte questioni su cui abbiamo in teoria delle salvaguardie nell'accordo firmato al 21 agosto, quello scritto, non la stretta di mano in Scozia, mi riferisco al testo scritto, che però, diciamo, fanno fatica ad andare avanti. Pensiamo sull'acciaio. In questi giorni ho applaudito. Io sono presidente della delegazione USA, sono spesso negli Stati Uniti, ho seguito da vicino queste cose, ma sono anche coordinatore per il commercio del mio gruppo politico, I socialisti democratici, secondo gruppo del Parlamento europeo. Abbiamo applaudito e penso che ci sia una certa convinzione bipartisan su questo anche fa le forze politiche italiane, la salvaguardia sull'acciaio che l'Unione Europea ha iniziato finalmente a porre sul tavolo. Speriamo sia un inizio anche di quella che noi chiamiamo la Steel Union con gli Stati Uniti. Se ne parla nell'accordo, ma per ora nulla. Per ora acciaio alluminio 50% e abbiamo addirittura tanti prodotti derivati che sono stati aggiunti dopo l'incontro in Scozia. A proposito di incertezza, si stringe una mano e 200 prodotti derivativi il 14 agosto vengono aggiunti alla lista. Allora, in questo contesto serve un'Europa che sia più unita nel porre alcune priorità. Io penso che noi alcune esenzioni le dobbiamo pretendere per poter far andare avanti l'azzeramento dei dazzi industriali e agricoli americani. Vi do una notizia che non è detto che si sia così chiaro a tutti. Il Parlamento europeo vota su questo. Abbiamo noi in mano i tempi e le modalità. Allora, ad esempio, mettere una scadenza all'accordo per creare anche più pressione a che sia rispettato correttamente e legare la questione dei dazzi su acciaio e alluminio a un avanzamento reciproco sono alcuni dei temi che noi penso dovremmo porre sul tavolo. Cioè, concludo, ha ragione la direttrice generale del commercio che si è espressa al Forum Strategico di Bled dicendo questo non è un accordo come gli altri, ha una grande elemento politico dentro, c'è l'elemento di sicurezza, ci sono elementi geopolitici e però credo che questo non giustifichi un atteggiamento di accettare qualunque situazione di incertezza, soprattutto con il mondo economico. Credo che il tema che su cui noi dobbiamo lavorare è quello qualunque sia il punto di arrivo, che sia certo che ci sia stabilità.

Sì, sì, ho capito. Lei dice una delle cose per cui è importante lottare, fidanza, vengo da lei, è proprio la questione di togliere l'elemento incertezza, che sicuramente è un tema eh perché eh immaginate una piccola media azienda, non tutte sono grandi, che deve pensare anche a dove investire tra 6 mesi, a chi assumere e effettivamente è come stare sempre sul mare mosso. È d'accordo con quello che ha appena detto Benifei?

Allora, in linea di massima, sì, credo che naturalmente l'elemento della certezza sia fondamentale, poi dobbiamo anche declinarlo a casa nostra. Vi porto su un altro esempio concreto di queste ore. Noi stiamo discutendo le modifiche alle normative sulla due diligence che l'Unione Europea si è, diciamo, ha approvato nella scorsa legislatura e che hanno causato molte rimostranze da parte prima che degli americani, da parte delle imprese europee. Solo che fino a quando le imprese europee erano quelle che si lamentavano, la Commissione Europea se n'è fatto un baffo e siamo andati avanti dritti, sparati contro il muro perché tanto c'erano questi nani di imprenditori europei che si lamentavano dell'eccesso di burocrazia. Poi è arrivato il vertice in Scozia, Trump ha detto, guardate che tra i vari problemi che abbiamo, le cosiddette barriere non tariffarie, c'è anche questo, la normativa sulla due diligence e quindi ci stiamo precipitando, io dico finalmente avremmo dovuto farlo quando ce lo chiedevano le imprese europee, a modificare questa normativa che nasceva con l'idea di garantire una maggiore sostenibilità lungo le filiere, ma che dal punto di vista poi della sua applicazione pratica aggravava e grava perché tuttora vigente sul sulle imprese. sulle nostre imprese, poi naturalmente anche su quelle estere che lavorano con l'Europa, di oneri burocratici amministrativi, di costi, di impossibilità di reperire la la tracciabilità delle, diciamo, della sostenibilità dell'intera filiera, assolutamente insostenibili e siamo ancora lì che discutiamo su come modificarla questa normativa e quindi anche noi dobbiamo fare i compiti a casa. Molti

Hanno criticato questo accordo. Probabilmente non è il miglior accordo in generale, ma forse, alle condizioni date, era il miglior accordo possibile. E io dico: però parliamo delle condizioni date, perché siamo arrivati così a quell'accordo. Siamo arrivati così a quell'accordo perché abbiamo sbagliato molto come europei negli anni scorsi. Abbiamo riempito le nostre imprese di burocrazia. Abbiamo, negli ultimi cinque precedenti anni, aggravato questo appesantimento burocratico, dipingendolo di verde, imponendo alle nostre imprese delle regole assurde che nessun altro nel globo rispetta, e abbiamo perso ulteriori pezzi della nostra competitività. E tutt'ora, e chiudo riprendendo il tema dell'acciaio a cui faceva riferimento il collega Benifei, eh, certamente noi dobbiamo arrivare ad un accordo equo sull'acciaio e dobbiamo difendere i nostri produttori. Però avremmo, per esempio, dovuto evitare di fare una normativa come SIBAM, che sta gravando il settore dell'acciaio in maniera pesantissima ormai da anni, e che avremmo dovuto cambiare perché ce lo chiedevano le imprese acciaiole del del della nostra Unione Europea, non perché ora ce lo chiedono gli americani. Eppure siamo ancora lì che non decidiamo di cambiarlo. Anche in quel caso, chiudo, era un nobile intento quello di cercare di riequilibrare le importazioni di acciaio dei paesi terzi che non rispettano i nostri standard, eccetera, eccetera, eccetera. Poi l'abbiamo fatto in modo che, anziché penalizzare le delocalizzazioni, abbiamo di fatto incentivato un meccanismo che porta le imprese europee di quel settore a delocalizzare per saltare dei dazi. Capite che è una follia assoluta. Allora, prima di attaccare e tutto il mondo cattivo che c'è con l'Europa, cominciamo a fare i compiti a casa nostra e a togliere un po' di lacci, laccioli che hanno indebolito gli europei.

>> Sono quelli che che >> i dazi interni di Draghi, no?

>> Esatto. Che anche Draghi ha detto: "Ci autodazziamo, no?" Ehm, l'unica, l'unica cosa, dico da giornalista, che a me era sembrata un po' strana è che, comunque, è vero che noi abbiamo sempre venduto di più oggetto fisico agli Stati Uniti, però sul fronte dei servizi loro eccedono. Quindi mi sono sempre detta: cavoli, quella è una leva. E è l'unica cosa che mi è stonata in questo accordo, però capisco anche che non sia facile contrattare con l'amministrazione americana come sia adesso, perché poi bisogna fare i conti con quello che abbiamo.

Dario, era l'accordo, secondo te, migliore che si poteva fare? Questo tu un po' l'hai accennato nel tuo discorso, ti chiedo di elaborare un po' di più.

>> Ma domanda troppo complicata, nel senso, e qui l'algoritmo migliore è sempre "non lo so". Che che è poco frequentato. Gli algoritmi mediamente sono sempre molto specifici. Non lo so, perché il tutto è relativo, no? Per dire, la banalità delle banalità. Da dove partiamo? Che cosa pensiamo di ottenere? Tu giustamente hai detto: gli Stati Uniti hanno rovesciamento del deficit commerciale, hanno surplus da questo punto di vista attraverso i servizi, vero? E hai anche aggiunto: noi avremmo dovuto usare quella, hai usato un anglicismo, avremmo potuto usare una leva attraverso quello perché potevamo dirglielo. Ma in questi decenni, per essere altrettanto onesti, i vari governi europei, ad esempio, suente l'amministrazione francese, il presidente francese non è quella americano, ha poteri veri, è praticamente un monarca. Più volte l'Eliseo ha puntato su questo, no? Ma dicendo: "Eh, ma voi americani dovete pagare le tasse sui social network, eccetera". E che è proprio sbilanciato il rapporto. E anche tu hai fatto riferimento: dobbiamo trattare con quello che c'è. Detto, e io mi accodo, è proprio sbilanciato il rapporto con gli americani. Cioè, noi nel nostro modo, come dire, giusto, più o meno, insomma, siamo esseri umani, quindi siamo un po' cialtroni, un po' giusti, eccetera. Per il nostro modo mediamente giusto, diciamo, ben, però dovevamo trattare in maniera diversa. L'accordo non è paritario, ed è vero, ma non sono paritari i rapporti di forza. Cioè, gli accordi commerciali non sono accordi, quello che ho provato a dire nel mio sproloquio iniziale, non sono accordi commerciali quando tratti con un impero. Cioè, gli imperi una volta firmavano, si chiamavano accordi diseguali. Non è un caso, no? Gli americani andarono, dalla seconda metà dell'800, a rompere le scatole al Giappone che era un paese feudale e che viveva chiuso al commercio estero. La storia sempre avanzata racconta di un pomodoro si si faceva chiamare Perry di cognome, quindi è un cognome di toponimo inglese, vuol dire "sotto l'albero di pere". Questo è arrivato, ha detto: "Qui comandiamo noi, dovete firmare l'accordo diseguale". Ecco. E l'hanno firmato, eh. I nostri amici giapponesi hanno iniziato la Restaurazione Meiji. Ma questo per dire che gli accordi giusti o non giusti non esistono, temo, a meno che tu non li ponga con gli altri che sono alla tua pari. Chiudo, visto che ho parlato anche troppo prima, ehm, noi stessi, per essere altrettanto onesti, cioè i paesi europei, ciascuno a modo suo e a volte insieme nell'Unione Europea, noi abbiamo imposto accordi diseguali agli altri. Non è che l'Unione Europea, Europea, lasciamo stare, ma comunque non è che i paesi hanno gli accordi uguali con tutti gli altri, no? Eh, per informazioni possiamo citofonare a qualche paese del Sud-est asiatico oppure in Africa. Ehm, quando poi vai a trattare con soggetti molto più potenti di te, dei quali tu sei una dipendente, noi siamo l'Europa è la perla dell'impero americano. Poi se a noi dispiace, ci offende, va benissimo, abbiamo tutti una coscienza, però l'accordo migliore, credo, non ci sia e abbiamo fatto il massimo, forse, non lo so, però non siamo lontani dal massimo. Mh.

>> Mh. Professor Sacerdoti, lei che cosa pensa di questo? Abbiamo toccato tantissimi temi dal punto di vista accademico che Dia, si il microfono funziona, lo deve semplicemente usare.

>> Uno. Sì, grazie.

>> Beh, certo, è stato messo in luce giustamente la svolta totale che caratterizza la politica commerciale dell'amministrazione Trump. La seconda amministrazione. Ricordiamoci che il mondo ha funzionato su impulso americano dalla fine alla Seconda Guerra Mondiale sul principio che il commercio internazionale è positivo. La riduzione dei dazi e delle altre barriere, degli ostacoli, porta benessere e sviluppo economico, competizione tecnologica. E ci troviamo di fronte alla maggiore economia ancora del pianeta che in pochissimi mesi o settimane ha fatto una svolta del 180%. Cioè, che il commercio internazionale è negativo, che va protetta l'industria americana, vanno riportate, "reshoring" le industrie, e questo senza guardare in faccia nessuno, cominciando dagli alleati più stretti con cui sono maggiori i rapporti economici, cioè i paesi, il Messico e gli Stati Uniti, l'Unione Europea e altri paesi con cui gli Stati Uniti hanno anche degli interessi geopolitici. Pensiamo l'India e quasi il Giappone. Pensiamo, quasi in un certo senso, la Cina è stata un po' risparmiata da questa seconda ondata perché la Cina si è fatta valere di più. Ha detto: "Ah sì, allora noi restringiamo le esportazioni di di materie prime critiche". E questo è stato ancora delle ultime settimane, eccetera, davanti a cui l'amministrazione Trump si è fermata. Ma poi c'è l'incertezza, perché siccome l'amministrazione Trump persegue obiettivi in parti e divergenze: proteggere l'industria nazionale, riportare dell'industria negli Stati Uniti, il che vuol dire anche un aumento di costo per il consumatore americano, ridurre il deficit su base bilaterale, questa idea di reciprocità. E e quindi ci troviamo davanti un quadro molto difficile anche per le imprese degli altri paesi, in particolare europee, italiane, perché la concorrenza sul mercato americano, eh, ti scontri non solo col produttore americano, ma con produttori di altri paesi che sono soggetti a dazi differenziati. Come è stato detto, almeno l'accordo del luglio scorso ha ridotto i danni possibili attualmente per l'industria italiana. Vorrei fare un altro commento generale: che il mercato americano e l'America è importante, ma rappresenta il 15% del commercio internazionale. Le regole generali multilaterali del WTO, in parte, in buona parte resistono come regole di default che presiedono al commercio con gli altri paesi. E l'Europa, in questo quadro, si è lanciata giustamente, e gli eurodeputati qui presenti la sapranno anche più lunga, verso l'impulso alle agli accordi di libero scambio con altre aree importanti. Quindi abbiamo il Mercosur, l'Indonesia, persino l'India, che era un paese sempre chiuso, l'Australia. Sono negoziati difficili, ma che in questo foro, diciamo, potrebbero dare apertura di mercati e stabilità alle nostre esportazioni su mercati alternativi.

>> Certo. Poi torno da lei con un'altra domanda che mi ha ispirato. Eh, devo dire che è vero che non c'è solo, non ci sono solo gli Stati Uniti. Ieri leggevo che la Cina ha tolto i dazi a sette paesi africani sul caffè. Ovviamente alla Cina non interessa il caffè, fanno infrastrutture in quei paesi africani e prendono materie prime. E però la vedo proprio anche rispetto a noi con l'America Latina molto lungimirante anche con la sua valuta che non è di riserva, però certamente dal punto di vista commerciale sta crescendo tanto. È molto interessante questo. Eh Matteo, vengo da lei perché l'altra cosa di cui tutti mi parlano è il "the basement trade", cioè la debolezza del dollaro che continuerà. Quando parlo con le imprese mi dicono: "Non sono tanto i dazzi, ma è il dollaro". È qualcosa che lei si sente di di condividere?

Anzitutto buongiorno e grazie dell'invito. Ma è, diciamo, è un po' tutto. Certamente le valute, il dollaro, ma non solo il dollaro, l'andamento dei cambi ha degli impatti importanti, rilevanti, ma insomma questo c'è sempre stato. Oggi è un addendum, ma ma come dire sono sono temi che le imprese e gli imprenditori hanno sempre dovuto e saputo affrontare. Il tema del commercio, dei dazzi e del "liberation day", insomma, credo che vada oltre una questione puramente commerciale. I commerci nella storia sono sempre stati sinonimo anche, diciamo, di potenza, di confronti tra le potenze politiche, industriali. Cioè, la geopolitica non la stiamo scoprendo oggi. Certamente Trump ce l'ha sbattuta in faccia, ma come dire, nella storia c'è sempre stata. Certamente oggi eh il commercio non è sicuramente classificabile come un mero strumento economico commerciale di cooperazione economica. È qualcosa di molto più importante.

>> M.

>> M. Non credo che l'amministrazione Trump abbia solamente voluto prevedere delle entrate di miliardi di dollari che certamente sono importanti per il loro bilancio. Non credo che abbia solamente voluto riequilibrare una bilancia commerciale certamente sfavorevole nei numeri degli Stati Uniti d'America, ma credo che abbia voluto usare una leva sovrana per ridefinire delle gerarchie. Ridefinire delle gerarchie in termini di materie prime, di innovazione, di tecnologia. Cioè, stiamo parlando di qualcosa di più che va fuori dai temi della bilancia commerciale e dei commerci. Sono temi che ovviamente mettono in discussione lo status del liberista, diciamo così. Mettono in discussione i pilastri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Non parliamo degli Accordi di Parigi. Mettono in discussione anche la stessa NATO. Lo abbiamo visto in questi >> Sì. Le imprese, parlo per me, per la Piaggio, noi abbiamo la Piaggio ha saputo anticipare con lungimiranza queste circostanze e con due due strategie. Una strategia internazionale, cioè ancorati con le produzioni degli stabilimenti in Italia, perché noi siamo e vogliamo continuare ad essere un'impresa italiana, ma in tempi non sospetti siamo andati anche proiettati sui mercati internazionali e questo certamente ci dà la forza per affrontare delle guerre commerciali. E in secondo luogo, investendo sulla tecnologia, sull'innovazione e sui marchi che in questo caso insieme la forza dell'Italia che noi portiamo in giro per il mondo, non solo ci difendiamo, ma affrontiamo anche questo scenario così rilevante.

>> E torno poi da lei su questo. Cassim, vengo da lei e perché comunque ovviamente il Regno Unito ha tutta un'altra storia rispetto alla nostra, m però diciamo che alla fine ci sono anche molti aspetti in comune, no? E quindi le chiedo dal suo osservatorio come lei sta vivendo questa situazione dei dazzi.

Sì, grazie. Ovviamente anche il Regno Unito sta navigando un contesto globale profondamente mutato, come l'Italia, come l'Unione Europea. Il Regno Unito è da sempre un sostenitore convinto di un commercio internazionale aperto ed equo. Questa tradizione di scambi economici e culturali ha contribuito a forgiare il paese che siamo oggi e restiamo fermamente convinti che i mercati aperti ed equi siano la via migliore per garantire la crescita economica. Ed è ancora possibile. Lo abbiamo dimostrato, ad esempio, con gli accordi conclusi con gli Stati Uniti, il nostro "Economic Prosperity" con l'accordo firmato con con l'India, dove il nostro Primo Ministro Sechier Stoma è stato proprio ieri con una delegazione di più di 100 aziende britanniche, e soprattutto con l'Unione Europea, con cui abbiamo avviato il nostro "strategic partnership" nell'ambito del vertice UK in maggio. Ma ovviamente non siamo ingenui. Dobbiamo proteggerci da pratiche sleali, coercizione economica e rischi per la sicurezza. E come gli altri relatori hanno hanno detto, oggi il commercio internazionale e geopolitica sono strettamente intrecciati. L'accesso ai mercati è sempre più usato come arma. Le eccezioni per motivi di sicurezza naturale si moltiplicano e le imprese affrontano una incertezza crescente. Ehm, e capisco bene che questo sarà una sfida per ogni azienda con cui con cui lavoro. Nel Regno Unito, la nostra strategia è semplice, dico semplice, ma in realtà un po' eh difficile da conseguire, cioè restare un passo avanti, come il Ministro Valentino Valentini ha menzionato prima. Investiamo nelle industrie del futuro, alleniamo il commercio alla sicurezza nazionale e riduciamo le dipendenze strategiche. E devo dire che l'Italia è centrale per noi in questa strategia. Il commercio bilaterale è significativo. L'Italia è il nostro nono partner commerciale e abbiamo ancora una relazione politica così forte che offre una una base molto importante per questo questa relazione economica.

Poi torno da lei con un'altra domanda e Giorgio Poggio e poi Maria torno, finisco con lei questo giro, ehm, perché non tutti avete rispettato i 2 minuti e mezzo, quindi vi anticipo già che la prossima domanda, che sarà uguale per tutti, sarà di 1 minuto e mezzo. E Giorgio, vengo invece da lei per chiederle lei, sia lei sia Maria lavorate appunto in dogana, quindi mi chiedo proprio come sta vivendo questi giorni di decisioni incerte sostanzialmente.

Ma io sono un emigrante, nel senso che vivo a Londra, quindi sono l'unico operatore doganale italiano. Ok, noi siamo Brick Customs, una società che è nata dopo la Brexit. Ricordo che la Brexit da è zero tra Europa e Inghilterra, per cui, e ho visto crescere soprattutto soprattutto post-Brexit, a parte un declino iniziale, il mercato italiano nei confronti del del dell'Inghilterra e continua a crescere. Quindi forse l'unica problematica è quella di aiutare le aziende italiane a diventare delle aziende internazionali, quindi a capire cosa vuol dire l'internalizzazione. Quindi questo processo bisogna accelerarlo, soprattutto qua in Italia, perché siamo fatti da piccole e medie imprese. E il discorso finanziario americano lo vedo come ha detto il direttore Fabbri, con l'ingenuità dell'uomo che guarda Netflix alla sera e pensa che sia un mondo economico. E mi piace vederlo così, proprio volutamente, sapendo che quello che dice il direttore è corretto, però finché dura è meraviglioso. Quindi continuo così e spero che non almeno per altri 20 anni e per sempre. Però detto questo, c'è una grande opportunità che l'Inghilterra, un'Inghilterra che forse dopo Brexit adesso è anche più agile, soprattutto alla luce degli eventi attuali. Quindi un mercato interessante per il per il mercato italiano che sta appunto guardando, lo sta guardando e sta crescendo. Un mercato che sì, è vero che oggi è in stagnazione, se posso dirlo, ma ha delle grandi potenzialità. Quindi il diciamo che la mia la mia presenza e la mia la mia forza è quella proprio di dare al Made in Italy un'opportunità magari diversa da quello che è il mercato americano o il mercato russo che in questo momento è fermo.

>> Chiarissimo. Maria,

>> Allora, dal mio punto di osservazione vedo che comunque, nonostante le incertezze che abbiamo sul piano internazionale ogni giorno, le imprese continuano a lavorare, a commerciare. I miei numeri dicono che nel 2024 l'autorità doganale italiana, che è una delle 27 autorità doganali dell'Unione Europea e che applica un unico codice, uniche regole su tutto il territorio dell'Unione Europea a protezione del mercato interno e per favorire quelli che sono gli scambi invece delle imprese nazionali e europee verso tutto il resto degli altri paesi. Stavo dicendo, ha processato ben 93 milioni di operazioni doganali. Questo vuole dire che le imprese comunque continuano a lavorare. Certo, dal mio punto di vista è sempre più complicato ogni giorno avere il giusto equilibrio tra sicurezza dei traffici e fluidità degli stessi. Per garantire questo risultato, come autorità doganale, stiamo cercando intanto di rafforzare ulteriormente gli investimenti dal punto di vista della tecnologia e dall'altro lato investire in formazione del nostro personale, oltre che in rinnovamento del nostro personale, perché fortunatamente negli ultimi anni >> Scusi Maria, ma quindi quando lei dice 93 milioni di operazioni doganali, lo dice come dire, siamo nella media? Questo non ha cambiato il numero, per intenderci.

>> È un numero che è cresciuto tantissimo negli ultimi anni perché è stato influenzato fortemente dall'aumento dell'e-commerce.

>> Ok?

>> E quindi è cambiato e questo è stato fondamentalmente uno degli elementi che ha modificato la quantità di operazioni che noi dobbiamo andare a trattare e quindi con una parcellizzazione estrema delle operazioni doganali. È vero, Dario diceva, il 93% delle merci vengono scambiate vengono scambiate via mare in grandi quantità in container, però è anche vero che è cresciuto tantissimo il commercio business to consumer. Tutti noi siamo diventati come cittadini, come consumatori, in realtà dei dichiaranti doganali.

>> Sì, sì.

>> E questo ha modificato anche il modo attraverso cui le autorità doganali si devono approcciare ai controlli, per esempio. E da questo punto di vista stiamo sviluppando anche delle nuovi software, delle nuove ehm applicativi che possono facilitare le modalità di controllo e quindi di protezione. Cito l'ultima che è stata proprio presentata ieri dall'autorità doganale italiana, Autentica, un software che consente appunto di riconoscere i marchi e quindi di dare la possibilità al funzionario doganale di proteggere in concreto e in modo rapido quel Made in Italy che tanto ci distingue.

>> Tipo, parto da lei con questo secondo giro. In realtà il secondo giro per trovare una domanda anche che sia utile a chi a chi segue, volevo farlo del tipo: "Qual è il rischio che voi vedete? Su cosa si dovrebbe lavorare?" Quindi magari ve la anticipo già, però per a qualcuno dirò delle robe un po' più specifiche e tipo lei Maria, no? Lei prima diceva, eh, noi in Italia abbiamo un codice che vale per appunto l'Unione Europea eccetera e ognuno ha dei codici diversi. Tipo, non faciliterebbe che l'Unione Europea su questo punto di vista sulle dogane si muovesse insieme senza questa differenziazione? Non sarebbe un risparmio di tempo, di costi?

>> Allora, l'Unione >> loro due ridono e si guardano perché lottano lottano su questo ogni giorno della loro vita. È una lunga storia perché l'Unione doganale esiste dal 1968, no?

>> Sì, lo so, l'ho visto.

>> Ecco, e quindi è da allora che su tutto il territorio dell'Unione Europea si dovrebbe applicare, uso il condizionale perché è d'obbligo, in modo assolutamente identico il Codice Doganale dell'Unione, che appunto prevede delle tariffe uguali per tutti, no? Assolutamente. Arrivare a una maggiore armonizzazione nell'applicazione pratica del Codice Doganale dell'Unione aiuterebbe a proteggere il nostro mercato, le nostre imprese. Da questo punto di vista, se vogliamo vedere un po' di luce in questa oscurità, possiamo dire che la guerra dei dazi, gli eventi geopolitici che hanno caratterizzato questi anni stanno accelerando un processo che è quello della autorità doganale unionale unica, che sembrava lontanissimo dal venire, anzi, a un certo punto sembrava tramontato completamente, mentre invece proprio a livello di Unione Europea si è accelerato l'avvio di questa istituzione che appunto vedrà un'unica autorità doganale che regoli appunto quello che è l'attività delle dogane su tutto il territorio nonale. Mh.

>> Mh. Ok. Vado su Benifei e su Fidanza. Allora, Benifei, inizio da lei, ehm, perché giustamente sorridevate, no? Però quello che io nel mio piccolo osservatorio vedo è che comunque a regole si aggiungano sempre altre regole, quindi non solo quelle che abbiamo qua, ma anche quelle che abbiamo a livello europeo. E io che sono, faccio spoiler, una estimatrice comunque di Mario Draghi, ritengo che quando si dice "togliamo le regole" sia sempre troppo tardi. Lo devi fare quando sei al potere, non dopo che vai via e dici che bisogna togliere le regole. Quando sei al potere devi togliere le regole. Quindi mi chiedo, da questo punto di vista, alcune di queste situazioni sono risolvibili per voi o non lo saranno mai?

Ma la più grande complessità e il più grande casino che noi abbiamo è avere un'Unione Europea che ha regole di mercato comuni e implementazione ed enforcement frammentato. Lei mi chiedeva i rischi. Il rischio è la continua frammentazione di fronte agli imperi che si approfittano del fatto che noi siamo spezzettati e c'è chi magari per avere un magari un atteggiamento più benevolo per ragioni politiche accetta condizioni sfavorevoli anche per il proprio paese. Abbiamo quale soluzione per questo? Secondo me la necessità di rilanciare, dato che lei citava Mario Draghi. Eh sì, le idee di Mario Draghi, però davvero? Cioè, quando Mario Draghi dice "L'Europa dovrebbe ragionare di più come uno stato eh di quanto ha fatto fino adesso". Oppure quando dice "Servirebbe rec", questo è il discorso di qualche settimana fa a Bruxelles, "un'unione più federale, meno confederale". Quando invece si parla di lasciare l'Europa com'è, si vaneggia di "facciamo meglio, meno e meglio" e tutte queste cose, io credo che si perde la strada. E cioè, che la più grande semplificazione, lo dico perché in queste settimane, nei prossimi mesi, ci occuperemo del tema semplificazione che la Commissione Europea ha, tra l'altro, raccogliendo un po', no, lo stimolo di Draghi, ha messo in agenda. Ma la più grande semplificazione, la prima semplificazione è non avere leggi che sono europee e poi un'implementazione frammentata, contraddizioni, problemi. Io che lavoro appunto un po' sulle relazioni transatlantiche, qual è la prima cosa che mi pongono le aziende eh, soprattutto in ambito tecnologico che conosco di più, che sono presenti eh, magari europee che sono in America per tornare a fare più attività in Europa? Il 28º regime, cioè il regime regolatorio aggiuntivo, aggiuntivo ai 27, per semplificare l'installazione di una presenza in Europa. È un esempio, se ne possono fare tanti, ma secondo me il tema dell'armonizzazione, ora si parlava delle dogane, eh, però non è una cosa isolata, è un tema profondamente politico e non si può rimuovere solo dicendo "togliamo delle regole" perché così è semplice. Credo ci sia qualcosa di più da fare.

Fidanza.

>> Adesso litighiamo.

>> Eh, lo so.

>> Eh, lo so, l'ho fatto apposta.

>> L'importante è che litighiate in un minuto e mezzo.

>> Sì. No, velocissimi. No, no, io voglio dire questo. Adesso al di là del vaneggiare e non vaneggiare, io non vaneggio quando dico che dovremmo fare meno cose fatte meglio. Penso che tra le meno cose fatte meglio, una di quelle da fare sia fare meglio il mercato interno e fare meglio la protezione del nostro mercato dall'esterno verso l'interno, perché eh, oggi la frammentazione noi ce l'abbiamo dal punto di vista doganale perché, diciamocelo, insomma, poi molti di voi sono operatori del settore, lo testimoniano meglio di me, da Anversa o da Rotterdam entra qualsiasi schifezza, mentre dalle nostre eh dogane, e e me lo confermerà dottoressa Preti, non è così perché noi abbiamo un livello di controlli che fa invidia al resto d'Europa. Ci flagelliamo sempre, diciamo sempre, no, che siamo un po' la pecoronia, non lo siamo da questo punto di vista, controlliamo meglio degli altri, male. E questo è il problema perché quando poi si va ad implementare degli accordi di libero scambio, parliamo in questi giorni del Mercosur, no? Sapete quante perplessità ci sono per una parte, soprattutto del settore agricolo. Oggi si corre ai ripari. La Commissione Europea qualche giorno fa ha emanato un nuovo regolamento per cercare di dare delle salvaguardie maggiori ai settori più preoccupati, in particolar modo quello agricolo. E si dice: "Beh, bisogna aumentare i controlli in monitoraggio". Se andate a vedere com'è stato scritto, vi renderete conto perfettamente che è un meccanismo che non può funzionare, che ora che si attivano quelle clausole di salvaguardia, nel frattempo i nostri mercati saranno stati invasi da qualsiasi schifezza, sempre tramite gli stessi posti. L'ultima cosa, flash: la migliore semplificazione è evitare di fare norme che due anni dopo dobbiamo cambiare quando ci rendiamo conto che sono troppo stupide e troppo difficili da essere applicate e troppo penalizzanti per le nostre imprese. Logica vorrebbe che non si facciano dall'inizio, non che uno debba correre dietro ai propri stessi errori cambiandoli due anni dopo, e su questo le responsabilità politiche purtroppo sono chiare ed evidenti.

>> Ok. Il rischio che vedete, vado da lei con la Ninno e poi vado da lei, Giorgio.

Ma allora per dirla senza troppi giri di parole, c'è un rischio vero di regressione industriale, nel senso che tutto quello che abbiamo analizzato stamattina si va a sommare ad altre cose, diciamo, le abbiamo viste di tutti i colori solo negli ultimi 5 anni: il Covid, l'energia, l'inflazione, le guerre, cioè di tutti i colori. E in più, diciamocela tutta, le ambizioni che hanno avuto le leadership europee sono state sicuramente ambizioni giuste, cioè il Green Deal probabilmente è un trend anche un un andamento che il mondo dovrà sicuramente affrontare, ma oggi siamo in mezzo al guado, cioè ci siamo dati degli obiettivi enormi, forse irrealizzabili, ci siamo dati degli obiettivi che oggi ci stanno portando degli svantaggi competitivi micidiali rispetto a delle potenze industriali molto lontane da noi. E oggi forse la riscrittura delle esigenze, per parlar chiaro, la deterrenza, la difesa, chiamiamola come vogliamo, rischia di lasciare le imprese in mezzo al guado con obiettivi difficilissimi, l'elettrico, per farmi capire, e con risorse che probabilmente non ci saranno perché andranno in altre direzioni. Dopodiché le imprese, gli imprenditori in questi anni, nonostante tutti i coloro che abbiamo visto, hanno tenuto in piedi questo paese, diciamocela proprio fuori dai denti, e credo che per senso anche di responsabilità sociale continueremo testardamente certamente ad andare in giro per il mondo, a conquistare nuovi mercati, ma anche a tenere le imprese su questi nostri territori, perché questo gli imprenditori lo hanno sempre fatto, anche nei momenti difficili come questo.

>> Sì, diciamo che comunque voi siete un po' il "bright spot" perché di fatto non siete stati proprio aiutatissimi in questi anni. Eh, però leggevo anche uno studio recente di Gregorio De Felice di Intesa San Paolo. Siete sempre stati molto resilienti nonostante tutti questi cigno nero, cioè è dato per certo che ci >> Esattamente. Cioè, infatti >> una sequenza di eventi proprio >> Giorgio e Cassim su questo, sul rischio che vedete, per favore.

Grazie. Sono stato micro, ho visto ho dato una visione micro prima, oggi provo, adesso provo a darne una macro. Secondo me i problemi li ha elencate di nuovo il direttore Fabbri. Siamo vecchi in un'era tecnologica avanzata, quindi parlo dell'Italia principalmente, un paese molto vecchio con un'era tecnologica molto molto avanzata. È un'equazione che non sta in piedi. Per cui il grosso rischio, cioè la grossa opportunità potrebbe essere quella di capire quali sono le risorse del paese che non sono che cioè tra le altre sono i giovani, ma ma veramente prenderli in considerazione perché è su quello che si può costruire un futuro del paese Italia e questo anche a livello macroeuropeo. E purtroppo queste due sono le situazioni che dobbiamo affrontare. Poi viene tutto il resto, ma queste secondo me sono le priorità.

>> Chiarissimo. Kassim?

Sì, secondo me in questo contesto più competitivo, dico a livello globale, il rischio principale mi sembra ehm un momento in cui perdiamo la "awareness" di cui è il nostro partner proprio con cui possiamo collaborare, lavorare per difendere un sistema commerciale aperto e basato su regole. E ovviamente sto parlando un po' di della relazione tra il Regno Unito e l'Unione Europea. Ehm, naturalmente un partner fondamentale per noi e questo governo ne è pienamente consapevole. Per questo stiamo adottando un approccio pragmatico per approfittare di di dei benefici reciproci che possiamo conseguire. Per esempio, questo "Common SPS Area" su cui stiamo lavorando strettamente con l'Unione Europea per eliminare la maggior parte dei controlli e certificati di routine sul commercio agroalimentare, che mi sembra uno sviluppo molto ovvio, molto logico per tutti e due. Quindi in questo contesto difficile dobbiamo rimanere consapevole consapevole della cooperazione che può ancora continuare. Mh.

>> Mh. Chiarissimo. Eh Floriana, lei e poi Sara, perché voglio concludere con Dario e con Sacerdoti.

Sì, allora, abbiamo sicuramente in un contesto globale dove il commercio internazionale non si fermerà, ma eh si trasforma. E quindi in questo concetto di trasformazione del commercio globale, anche noi dal dall'osservatorio di DHL Express vediamo uno dei rischi è la frammentazione e l'incertezza normativa, amplificata anche da una mancanza di strumenti digitali informativi di appoggio per per le per le aziende e per la formazione all'interno delle aziende stesse, soprattutto nelle piccole medie imprese. Noi quello che abbiamo notato, abbiamo notato che ci può essere un rischio legato a una reazione tardiva delle imprese rispetto a ai cambiamenti continui, una reazione tardiva e a volte che potrebbe anche essere una reazione non strategica. Nell'esempio dei dazi, noi da DHL abbiamo costruito una task force per rispondere alle domande dei clienti. Abbiamo fatto dei webinar, abbiamo creato un "outline" di risposta entro due ore alle domande sui dazi. Abbiamo creato un tool di simulazione per i dazi a destino, ma questo è la punta dell'iceberg di quanto effettivamente le imprese italiane, le piccole medie imprese hanno necessità di formazione e di conoscenze per entrare e esplorare questo questi mercati esteri sempre in continuo movimento.

>> Sì, sì, è stata chiarissima. Sara, anche perché abbiamo detto tantissime cose in questo in questo panel. Ehm, che tipo di riflessione fa sulla base del rischio?

Beh, allora, abbiamo imparato nell'ultimo anno che si è creata una forte frattura tra Stati Uniti e Unione Europea. Noi abbiamo ragionato negli ultimi 50-70 anni in termini di visioni strategiche comuni e abbiamo probabilmente lavorato molto in questi anni al traino del commercio con gli Stati Uniti, principale paese di destinazione del nostro export, nostro principale partner politico su tanti scacchieri internazionali. Oggi invece vediamo che c'è una una profonda frattura che si è venuta a creare tra gli interessi degli Stati Uniti e quelli dell'Unione Europea. Lo vediamo in tanti aspetti. Credo che l'Unione Europea abbia in parte colto la sfida di questa visione strategica autonoma che deve condurre e deve portare avanti. Lo sta facendo appunto sugli accordi di libero scambio. Oggi ne parleremo diffusamente, però va fatto anche in termini diversi. Ci vuole una visione strategica autonoma per quanto riguarda gli investimenti in tecnologia. Siamo indietro nel sull'intelligenza artificiale, sia rispetto alla Cina che rispetto agli Stati Uniti. Siamo indietro, come ricordava lei, nel settore dei servizi. Quindi per essere realmente un polo competitivo, abbiamo perso molti punti sulla competitività negli ultimi 15 anni, sia rispetto agli Stati Uniti che rispetto alla Cina. Allora, in questo lavoro che va fatto di un'Europa che va eh creata con una dimensione diversa, con un passo diverso, ci vuole sicuramente meno regolamentazione. Sono oltre 350 le regole sul commercio internazionale dettate dall'Unione Europea. Ci vuole meno ideologia quando è stato proposto e lanciato sia il SIBAM che la deforestazione. In molti hanno detto: "È una visione molto parziale perché il commercio è su scala mondiale, mentre introdurre delle regole ecologiche su una base europea significa distanziarci dalla competitività internazionale". Ebbene, l'Europa probabilmente deve fare anche questo, uno sforzo maggiore nell'essere propulsore di cambiamento, di investimento e di competizione per le imprese.

>> Chiaro? Eh, professore, vengo da lei. Allora, lei prima ha fatto una pennellata di quello che sta accadendo, no? Soprattutto guardando agli Stati Uniti, dazi, eccetera. I mercati americani sono a livelli record. Che ogni tanto mi sveglio la mattina e mi dico: "Cos'è che non state capendo?" E lo dico perché l'oro, eppure a livelli record, cosa che di solito invece non accade, no? Tra l'altro, l'oro, ve lo dico, è proprio simbolo antropologico per eccellenza, eh? Pulsioni, timori, gioie tutte nell'oro che adesso stanno proprio scoppiando bene. Quello che le chiedo è: cos'è che potrebbe capitare in questo momento? Non so, l'inflazione improvvisa che è tipo il ketchup, oppure la recessione dell'economia americana. Cos'è che deve succedere perché si sveglino anche i mercati americani?

Ma eh, siamo in una situazione contraddittoria perché gli economisti avevano previsto che con queste chiusure, aumento dei dazi americani, i consumatori avrebbero sofferto e quindi anche l'economia americana in genere avrebbe sofferto, che riportare delle industrie manifatturiere negli Stati Uniti e non è affatto semplice, anche perché manca la manodopera. In verità non è andata così, cioè finora i consumi americani crescono, l'economia americana va avanti con la sua forza industriale in tanti altri settori e quindi la borsa riflette questa situazione. Però l'aumento del prezzo dell'oro dimostra anche, e anche questa riduzione del valore del dollaro che porta delle valutazioni contraddittorie, rende gli Stati Uniti più competitivi, aumenta la difficoltà di entrare nel mercato americano, ma nello stesso tempo è un segno di debolezza e di incertezza geopolitica accompagnata, come lei giustamente dice, dall'aumento del valore dell'oro, che poi è sempre un bene un bene rifugio importante. Io volevo finire dicendo: sì, i rischi sono forti, però ci sono anche delle opportunità e forse il fatto che tante piccole imprese italiane, di medie, e la flessibilità che ci caratterizza tradizionalmente, il supporto dei servizi all'esportazione può anche facilitarci alle imprese a individuare nuovi mercati, nuove nicchie a secondo delle produzioni di ciascuno per lanciarsi, per esempio, questa prospettiva di pace in Medio Oriente apre anche la prospettiva di un mercato che finora è stato in parte bloccato, non solo i paesi del Golfo, ma anche più ampiamente la crescita di mercati di consumatori, di dei lavori di costruzione, di infrastrutture, eccetera. E poi l'Europa ha un po' trascurato l'Africa, tranne forse l'Italia col Piano Mattei, e gli Stati Uniti si stanno comportando male con l'Africa perché cessano dai benefici che hanno dato fino adesso. La Cina vede le opportunità e io penso che anche c'è una grande opportunità in prospettiva per le industrie europee e italiane in particolare. È molto interessante anche, soprattutto, e su questo io concordo con lei, la flessibilità. Eh, abbiamo sempre detto le imprese piccole, però probabilmente se sei più piccola dimensionalmente è anche portato ad essere più flessibile. Questo magari ti aiuta di più. Lei citava, professore, la debolezza del dollaro. Dario, vengo da te e sulla questione ovviamente ehm di quello che sta accadendo a livello valutario in generale degli Stati Uniti, anche della dell'economia americana. Ehm, ovviamente il dollaro cede anche, io credo, ma ti chiedo conferma e parere. Mi dicono le banche centrali cinesi, indiane, si chiedono giustamente: "Ma perché io dovrei comprare ancora dollari se magari tu me li congeli, come hai già fatto in passato, e non invece investire in una cosa più sicura per me che è appunto l'oro?" Quanto vedi uno sganciamento dalla valuta nel prossimo periodo?

>> Questo è un tema annoso, antichissimo, ce lo portiamo dietro da molti decenni, no? La caduta dell'oro. Eh, ci possono essere fluttuazioni, tu citavi giustamente, sì, dell'oro. Ciao, del dollaro. Ci possono essere fluttuazioni. Citavi giustamente l'oro che testimonia il fatto che c'è una certa fuga, ma insomma, fuga in termine molto forte dal dollaro, ma a me ricorda molto la questione del debito pubblico americano. Debito pubblico americano è semplicemente il più grande mai stimato nella storia dell'umanità. Ogni tanto gli americani si svegliano e non dormono.

>> 70% del debito globale è americano.

>> Sì, ogni tanto la prendono male gli americani, dicono: "Ah, quanto debito pubblico! Vivono di insonnia". Qualche anno fa c'era addirittura un partito, si chiamava il T Party, c'ha questo nome un po' ridicolo, eh, perché richiamava la rivoluzione, che dice: "Dobbiamo pagare il debito, sennò qui moriremo tutti". Cioè, il debito americano non lo ripagheranno mai, cioè, lo ripagheranno. Gli Stati Uniti andranno in default quando non saranno più la prima potenza politica, militare, globale del pianeta. Non lo pagheranno mai in questi termini. Mi riallaccio, chiudendo la tua domanda che a mio avviso è centrale. Qual è il principale rischio? Tu hai detto, a mia a mio modesto improbabile avviso, il principale rischio è non capire che dobbiamo cambiare il nostro sistema pedagogico, cioè gli strumenti che abbiamo per guardare il mondo della regione, per cui una zecca Garbugli come me oggi è qui, altrimenti 20 anni fa non ci sarebbe stato, non bastano. Ma invece di comprenderlo, noi ci nascondiamo dietro i leader che sono un modo per stordirci, per drogarci, dire: "No, ma non sta succedendo niente, non siamo noi che non abbiamo capito il mondo dove va, che non ci servono gli strumenti che abbiamo, o meglio, non ci bastano. È colpa di Trump, è colpa di Xi Jinping, di Putin, di chi vi pare? Narendra Modi, non so che che perversione abbiate, eh, ma è un modo per stordirci, cioè non è così. Vanno studiati i popoli, le loro ambizioni, perché l'Europa non ci sa mai? Perché non esiste il popolo europeo. I popoli nascono sempre dalla violenza, quindi io spero di non vederla mai la nazione europea. Ma noi non lo sappiamo. Secondo noi i popoli si fanno a tavolino. Ti conviene, a me conviene. Perfetto. Ma non è un popolo, è una "Zolferain" che neanche fino in fondo. Chiudo davvero. Mi viene in mente la frase centrale celeberrima del così pallido Zaratustra di Nietzsche, che era pensata per rovesciare i leader e diceva: "Mick Ferliren", cioè "dimenticatevi di me" e "un finten" e "trovate voi stessi", diceva Zaratus, cioè "lasciate stare i leader". Non è Trump che ha creato l'America, è l'America che ha creato Trump. Non è Putin che ha creato la Russia, è la Russia che ha creato Putin, il principio di causalità inverso. Però questo è troppo doloroso perché ci mette davanti al fatto che ci siamo persi troppi passaggi di quello che succedeva là fondo, là dietro e là fuori e quindi ci conviene dire: "Ma non è successo niente, è Trump che è cattivo, Trump lo è anche, e Putin è un dittatore, eh, ha voglia più dittatore di Putin, dove lo trovi, vero? Xi Jinping idem, il povero Kim Jong-un che tra l'altro nei prossimi mesi va avverto tornerà di moda perché Trump ha detto che deve arrivare a 10 guerre chiuse e adesso punta al dossier nordcoreano, l'ha detto lui, quindi immaginiamo che lo voglia incrociare. Ecco, il rischio vero secondo me non capire che cambiare il paradigma è essenziale in questo momento, ma tanto una batteria di di retroguardia, non penso succederà.

>> Chiarissimo. Va bene, grazie. Grazie mille anche per quest'ultimo spunto a Dario Fabbri e grazie soprattutto anche agli altri panelist.