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Nell'ambito del rinnovamento spirituale che investì la cristianità a cavallo tra il dodicesimo e il xiii secolo, e quindi nei confronti delle nuove istanze spirituali, la Chiesa reagì da un lato con la repressione, dall'altro con l'istituzionalizzazione di alcuni movimenti, in particolare con quella degli ordini di francescani e domenicani.
Vediamo come nell'Europa della seconda metà del xii secolo, a seguito di una maggiore diffusione culturale e del malcostume diffuso sia nel clero che tra i laici, furono spinti ad una maggiore partecipazione religiosa e nacquero dunque nuove confraternite, comunità che, pur nella diversità, erano accomunate da una vita dedicata alla preghiera, alla penitenza, alla beneficenza.
A fronte di questo rinnovamento spirituale, il Papato ebbe atteggiamenti differenti a seconda dei casi. In alcuni casi esercitò una forte repressione, dichiarando molti movimenti come eretici, promuovendo crociati e istituendo il tribunale dell'Inquisizione. Un momento fondamentale di questa repressione fu il concilio ecumenico convocato da Innocenzo III nel 1215, il quarto concilio Lateranense.
Lo stesso Innocenzo III, però, era consapevole del fatto che la sola repressione non poteva bastare per far fronte alle nuove istanze spirituali della sua epoca. La Chiesa combatteva gli eretici con le loro stesse armi, per mezzo dell'attività dei predicatori e indirizzando a questo scopo gli ordini mendicanti. Si trattava di gruppi all'interno dei quali tutti i membri erano tenuti alla rinuncia dei beni terreni e dunque a vivere delle offerte dei fedeli. Ecco perché furono chiamati, per l'appunto, mendicanti.
Questi furono l'ordine dei Frati Minori, fondati da Francesco d'Assisi, e quello dei Predicatori, fondati da Domenico di Guzman.
Francesco d'Assisi era figlio di un ricco mercante. Con grande scalpore, Francesco rifiutò le ricchezze della sua famiglia e, dopo alcuni anni di eremitaggio sul Monte Subasio con una comunità benedettina, si dedicò ad una vita di povertà e predicazione. La sua personalità carismatica attirò sin da subito numerosi seguaci.
Francesco assistette anche ad alcuni episodi della quinta crociata, promossa come la quarta da Innocenzo III. Nel 1219, infatti, raggiunse i crociati nella speranza di convertire gli infedeli con le armi della predicazione. Ricordiamo, per inciso, che Francesco è l'autore del Cantico di Frate Sole, meglio noto come Cantico delle Creature, uno dei più antichi testi poetici della letteratura italiana, nonché uno dei testi più celebri della letteratura religiosa tout court.
Il movimento francescano degli inizi non aveva nulla di diverso rispetto agli altri movimenti pauperistici che la Chiesa aveva bollato come eretici. Tra il 1209 e il 1210, Francesco ottenne da Innocenzo III la concessione di predicare la penitenza e l'approvazione verbale della sua regola. Questa regola di vita, rigida e lontanissima da quella condotta dal clero di quell'epoca, preoccupò non poco gli ecclesiastici. La fedeltà al Papa, tuttavia, evitò a Francesco e ai francescani il destino di essere bollati come eretici.
I francescani si diffusero rapidamente e, con l'adesione di Chiara, dal 1212 l'ordine accolse anche le donne. Dal 1217 il movimento iniziò ad espandersi in Francia, Germania, Spagna, Ungheria. In alcuni casi furono duramente osteggiati: in Francia e in Germania furono scambiati per albigesi e incarcerati.
Con l'allargarsi del movimento e con la volontà della Chiesa di regolarizzarlo all'interno degli schemi del monachesimo tradizionale, lo stile di vita dei francescani si allontanò progressivamente dall'estremo rigorismo e ascetismo delle origini. Alcuni membri si opposero alla corruzione dell'antica regola. Da tale dissidenza nacque, tra il 1219 e il 1223, una crisi segnata nel 1220 dalla rinuncia di Francesco al ruolo di maestro generale. Francesco era inizialmente contrario ad una istituzionalizzazione del movimento, ma alla fine decise di scrivere una regola che potesse essere approvata da Roma, dunque epurata degli aspetti più estremi della sua predicazione. Morì pochi anni dopo, nel 1226, e venne canonizzato con straordinaria rapidità: fu dichiarato santo appena due anni dopo, nel 1228.
Domenico di Guzman era invece canonico della cattedrale di Osma, in Castiglia. Nei primi anni del Duecento, con un gruppo di compagni, si dedicò alla predicazione anti-ereticale nel sud della Francia, cuore nevralgico del catarismo. Il successo della sua predicazione era favorito dalla rigorosa aderenza del suo stile di vita ai principi evangelici e alla sua solida cultura teologica. Già riconosciuti dal vescovo di Tolosa, i frati domenicani ottennero anch'essi l'approvazione del centro terzo, nel quarto concilio ecumenico Lateranense, qui abbiamo già fatto cenno, e il riconoscimento da Onorio III.
Così come avvenne per i francescani, anche i domenicani conobbero sin da subito una vasta diffusione. Nel 1921 i domenicani tennero a Bologna un capitolo con l'obiettivo di dare un assetto organizzativo definitivo, suddiviso territorialmente per province. In questa occasione Domenico morì.
Mentre il monachesimo benedettino era espressione prevalentemente di una società rurale e si era perciò sviluppato soprattutto nelle campagne, gli ordini mendicanti, domenicani e francescani, furono protagonisti soprattutto della vita cittadina. Furono anche legati spesso ai governi cittadini di impronta popolare.
Tanto francescani quanto domenicani conobbero, infatti, nei primi tempi un certo sospetto da parte del clero, che si vedeva sottratto da parte dei mendicanti donazioni ed i diritti di sepoltura. Queste tensioni furono però anche un'espressione a livello di speculazione teologica, la cui sede fu l'Università di Parigi, massima sede deputata agli studi teologici. Entrambi gli ordini ebbero poi ampio ruolo nell'attuazione dell'eresia, che di lì a poco sarebbe giunta ad autorizzare l'uso della tortura.