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1994 Mostro di Firenze_Lettere introduttive a "Maniac Il sentiero non battuto" di Stefano Galastri

Dario Quaglia Investigates22:55

Transcription

I warn you not to go out at night. Maniac. Il sentiero non battuto.

Egregio Dottor Avvocato Lucas Antoni Franchetti, via Farini 1150, 1221 Firenze.

Desidero renderla partecipe di una mia piccola scoperta sul caso del cosiddetto mostro di Firenze. Una scoperta totalmente neutra, cioè assolutamente, almeno a mio avviso, non utilizzabile per individuare in esso una persona specifica. Ma che potrebbe far vedere sotto una luce completamente diversa le vicende dell'omicida delle coppiette.

Nonostante l'idea di partenza fosse, come potrà ben vedere dalla prefazione, di renderla pubblica ad una pluralità di persone, ho poi ritenuto, per motivi di riservatezza e per evitare che l'invio di un plico anonimo scatenasse chissà quali tanti sospetti, ad arte poi amplificati, di informare il solo Dottor Francesco Luna, cronista del Giorno, ritenuto da me il più meritevole per la buona volontà dimostrata durante il processo Pacciani, il quale si è detto disponibile a prenderla in seria considerazione per la pubblicazione sul suo giornale.

Ho però premura che, prima che tale notizia sia divulgata, lei, che stimo molto per l'impressione datami durante le numerose udienze dibattimentali e per quanto di lei scrive il Dottor Gualazzini, che seguo sempre sul giornale, ne fosse informato di prima mano, sembrandomi lei l'unica persona veramente interessata a scoprire quella verità che tutti noi attendiamo da almeno 13 anni. Una persona che, durante il processo, non è mai scesa sul campo della gazzarra da commedia dell'arte.

Come vedrà, avevo pensato in origine di informare pure la difesa, nella persona del Dottor Bevacqua. Poi, però, ho preso conoscenza, e non ridendo, delle lettere autografe del vero mostro, dell'amica della moglie del mostro, eccetera eccetera, a quando una cinquina di Nostradamus rivelatrice dell'identità del mostro, ritenendo perciò che il mio lavoro, per quanto pessimo possa essere, non meriti di frequentare ed essere confuso con tali compagnie.

Capisco che il Dottor Bevacqua stia solo cercando di fare il proprio lavoro, ma per cortesia, io non posso valutare se ciò che ho scoperto sia solo una bufala macroscopica o la più grande scoperta mai fatta su questo caso. Né so da solo come interpretare quanto scoperto, soprattutto certi dettagli che mi lasciano molto perplesso. Mi rivolgo così a lei, certo che saprà dare le giuste valutazioni in merito, senza strumentalizzare, in quanto parte al di sopra delle parti, ciò che le offro, né in un senso né nell'altro.

La mia piccola scoperta è, infatti, ancora gracile, bisognosa di verifiche e di analisi approfondite. Se fosse gettata nella mischia così com'è, ne uscirebbe del tutto stroncata, essendo sballottata tra la sopravvalutazione e la sottovalutazione. Questo è il motivo per il quale avrei gradito, contrariamente a quanto avevo a suo tempo enunciato nella prefazione, che la notizia andasse sui giornali solo dopo il processo concluso. Il Dottor Luna, però, mi ha spiegato che, essendo il dibattimento concluso ed essendo la mia ipotesi, per quanto realistica, né dimostrabile né confutabile, nessuna influenza essa potrà avere sul processo.

Nel fornirle questi dati che ho raccolto, le chiedo tre garanzie. Le prime due le ho già ottenute anche dal Dottor Luna:

1. Totale riservatezza sulla mia identità. Non desiderando io, per nessun motivo, che il mio nome appaia sui giornali, né tantomeno in TV. Lei, che adesso è un personaggio famoso, saprà bene come la fama porti molti più guai che vantaggi, soprattutto in questo caso, ove, a parte le lettere minatorie di qualche scimunito, potrebbe esserci anche pericoli reali. Non so se mi spiego.

2. Totale riservatezza sulla struttura di questo fascicolo, che non dovrà essere divulgato per alcuna ragione, né in originale né in copia. Lei potrà riferire a chi vuole tutti i dati in esso raccolti, ma solo presentandoli in altra forma. In alcuni passi sono stato un po' troppo caustico nei confronti delle attività passate della Procura di Firenze e di alcuni testimoni chiaramente identificabili. Per di più, non è molto ortodosso, come lei ben sa, neppure duplicare una videocassetta.

3. Totale riservatezza sul contenuto di questo fascicolo, fino al momento in cui, se ciò accadrà, il Dottor Luna lo renderà pubblico attraverso le pagine del Giorno. Ormai mi sono rivolto a lui, cui ho anche chiesto aiuto per alcune ricerche da effettuare a Roma. Vorrei, quindi, che l'eventuale scoop fosse a suo totale vantaggio.

Con questo, la ringrazio per l'attenzione e mi auguro di non farle perdere solo del tempo. La parte più importante, quella che potrebbe interessarle di più, è costituita dalle prime 50 pagine dopo la prefazione e dai primi 35 minuti della videocassetta. Il resto è costituito dall'interpretazione puramente soggettiva, e sulla bontà della quale io stesso nutro seri dubbi, che ho dato a tali indizi oggettivi. In pratica, una delle tante interpretazioni possibili, non certo l'unica o la migliore. Per questo mi interessa molto il suo giudizio sulla cosa, e non solo per il fatto che lei sia un criminologo. Finora ho presentato la cosa solo a parenti ed amici, per facilitare la lettura, ai quali ho usato quella forma romanzata, della quale mi scuso, e al Dottor Luna, che però, essendo un giornalista, è più interessato alla storia in sé che ai suoi sviluppi pratici.

Da quando ho terminato la stesura di questo fascicolo, ho fatto qualche altra piccola ricerca, ma senza grandi risultati. Resto comunque a sua completa disposizione nel caso volesse ulteriori delucidazioni o dettagli su quanto ho acquisito, anche se mi sembra che il fascicolo, in questo, sia fin troppo esauriente. In ogni caso, mi potrà chiamare dal lunedì al venerdì, dopo le ore 20:30, al numero telefonico 5792 60 di Firenze, senza alcuna fretta, visto e considerato non solo che l'analisi della scoperta potrà senz'altro giovarsi di calma e riflessione, ma anche che il processo Pacciani, a mio modesto avviso, non costituirà che un fatto puramente incidentale nell'infinita vicenda del mostro di Firenze.

Cordiali saluti,

Stefano G.

Egregio Dottor Avvocato Rosario Bevacqua, via La Marmora 14, 50121 Firenze.

Egregio Dottor Avvocato Luca Santoni Franchetti, via Farini 1150, 1221 Firenze.

Egregio Dottor Giuseppe Gualazzini, presso il giornale Viegri 4, 20123 Milano.

Egregio Dottor Francesco Luna, presso il Giorno, Piazzale Enrico Mattei 1, 00144 Roma.

Egregio Dottor Maurizio Naldini, presso La Nazione, via Paoleri 2, 50122 Firenze.

Posso ben capire quanto, dal momento in cui è iniziato il processo contro Pietro Pacciani, siate stressati da centinaia di lettere deliranti inviatevi da persone varie, che vi promettono e preannunciano prove decisive a favore o a danno dell'imputato. Persone che con il mostro di Firenze hanno fatto il militare ad Ancona, o che hanno la moglie che conosce benissimo sua zia, naturalmente acquisita. Credo, pertanto, di potervi bene interpretare e comprendere la naturale diffidenza con la quale vi avvicinate a questo fascicolo sospetto.

Posso, però, garantirvi che chi vi scrive non è un paranoico con deliri di grandezza o di invenzione, e spero che, a questo proposito, le pagine che seguono ne costituiscano una miglior prova. Se mi sono permesso di disturbarvi in un momento forse poco opportuno, è solo perché desidererei, prima che le udienze del processo Pacciani riprendano, assorbendo giustamente tutto il vostro interesse, prendeste conoscenza di una mia piccola, ma forse grande, scoperta riguardante il caso dell'omicida di Firenze.

Se ciò non è già accaduto per altre vie, tramite altre persone, o addirittura per vostre personali ricerche, non si tratta di una cosa nuova in sé, in quanto già uno psichiatra, intorno alla metà degli anni '80, aveva puntato la sua attenzione su di essa. Sono, semmai, nuovi alcuni piccoli o grandi dettagli che, però, ne mutano, a mio avviso, totalmente il significato, rendendo la cosa molto più appetibile per un'eventuale indagine approfondita, a qualunque livello la si voglia svolgere.

Questa acquisizione, anche se sviluppata, non potrebbe certo portare all'identificazione materiale dell'autore dei reati in questione, come sicuramente lo potranno quelle mirabili in mano alla Procura. Ma, se suffragata dai fatti, potrebbe dirci molte cose su di lui, soprattutto cose che, per la prima volta, non riguardino unicamente la sua attività sul luogo del delitto, il che, a ben pensare, è la sola cosa della quale si abbia conoscenza su questa persona.

Gran parte di ciò che leggerete, oltre a non costituire, come già detto, un'assoluta novità, non è neppure acquisizione recente, risalendo nella sua struttura alla seconda metà degli anni '80. Il riaccendersi dell'interesse sul caso dell'omicida di Firenze, provocato dal risalto che i mass media hanno dato al processo Pacciani, ah, non lo nego, riacceso in me l'interesse per quella vecchia ricerca e mi ha spinto a proseguirla, potendo così trovare nuovi piccoli elementi che negli anni '80 mi erano del tutto ignoti, dimostrando con ciò quanto questo filone di ricerca, nonostante il trascorrere del tempo, sia direttamente proporzionale all'aumentare delle difficoltà di acquisire i dati, sia ancora ben lungi dal potersi considerare esaurito.

Non avendo molto tempo per potermi dedicare con continuità alla cosa, ho impiegato per una ricerca che si sarebbe potuta concludere nel giro di due settimane circa, 10 anni. Solo la stesura, in modo organico e leggibile, di questo fascicolo ha richiesto 5 mesi di ritagli di tempo, tra i frizzi e lazzi di familiari e d'amici, gli unici, tra l'altro, che abbia mai reso partecipi in questi 10 anni della mia scoperta. Non ho, infatti, mai minimamente pensato di riferire la cosa agli inquirenti, fossero essi forze di polizia o magistratura, ben conscio del fatto che ciò avrebbe costituito solo una reciproca perdita di tempo, potendo al più generare qualche malcelato sorriso di scherno in chi, proprio in quei momenti, pensava a cose ben più serie, come ad esempio attendere con fiducia un personaggio misterioso che si presentasse a riscuotere i 500 milioni del primo premio della grande lotteria del mostro, con la testa di costui, ornata come quelle di Neo Pompeo e di San Giovanni Battista, su di un vassoio d'argento finemente lavorato.

Ma la cosa che è stata più determinante nello smuovermi da questo mio pluriennale torpore è stato il constatare come coloro che certo avrebbero bollato come "cazzata sic" la mia ipotesi, abbiano poi avuto l'impudenza di presentarci, nel corso del dibattimento processuale, degli ignobili guazzabugli. Confronto: questo fascicolo potrebbe essere considerato alla stregua della Sacra Bibbia, del Corano e dei Veda messi assieme. Mi riferisco al mai troppo famigerato sogno di Fatascià, assurto a ruolo di summa probatoria nei confronti dell'odierno imputato, dimostrando come quel vecchio viziacio di mettere in carcere una persona che avrebbe anche potuto essere l'omicida, e di cominciare solo in seguito, ed arrampicandosi sugli specchi, a cercare le prove a suo carico, non si sia ancora passato di moda, lasciando anzi il fatto pensare che esso sia altamente contagioso, essendosi manifestato in persone di in tempi diversi, sempre che non si tratti di una rara malattia ereditaria.

La cosa, oltre ad avermi più volte ricordato il grande vecchio maestro sempre attuale Torquemada, mi ha fatto venire alla mente la logica di un monaco irlandese dell'VIII secolo, un brillantissimo esegeta biblico, che scrisse centinaia di migliaia di importanti righe con le quali dimostrò, alla posterità, come ad esempio la distanza tra Betlemme e Nazareth non fosse casuale, come potrebbe sembrare ad uno stolto, ma pari al numero di anni che aveva il Cristo quando iniziò la predicazione, moltiplicato per il numero di chiodi che lo trafissero, con, naturalmente, e come non avrebbe potuto essere così, la sottrazione del numero di giorni trascorsi da Lazzaro nel sepolcro in attesa del miracolo. Questo bravo monaco interpretò con questa impareggiabile sagacia tutti quanti i sacri libri, dimostrando come essi non fossero affatto misteriosi o di difficile interpretazione, ma, in vero, chiarissimi.

I sistemi, dunque, non sono cambiati, a dispetto del turnover inevitabile, viste le magre rimediate degli inquirenti e il turnover degli indiziati, ben sintetizzabile con l'espressione popolare "perso un mostro, se ne trova un altro". Non dobbiamo mai, infatti, dimenticare che se nel 1983 l'omicida non avesse colpito a Giogoli, avremmo avuto un processo Vinci; e se nel 1984 egli non avesse colpito a Vicchio, avremmo avuto un epico processo Mele-Mucciarini, con lo stesso corteo di indizi gravi, univoci e concordanti, e cioè: riviste pornografiche, vizietti e perversioni sessuali varie, guanti di lattice e trincetti, il tutto condito da un bel po' di maldicenze da strapaese.

Appare, con queste premesse, chiaro come una buona decina di milioni di italiani abbiano il "physique du monstre" sufficiente per beccarsi l'ergastolo, non per una, ma per otto volte. Se pensi solo che nel 1984 persino il mestiere di fornaio di Piero Mucciarini veniva ritenuto un gravissimo indizio di colpevolezza, potendoci finalmente spiegare perché l'omicida avesse sempre colpito la vigilia di giorni non lavorativi e, in ogni caso, mai ad ora tarda. Con la stessa stringente logica, si potrebbe a lungo disquisire sul perché i pescatori di perle non vengano mai a cercarle nel lago Trasimeno.

Spalletti, Vinci, Mele, Mucciarini, Pacciani, e chissà quanti altri dei quali non abbiamo notizia, hanno partecipato, senza saperlo e soprattutto senza volerlo, ad un gioco nel quale, per chi perde, c'è l'ergastolo. Ricordate quel gioco da bambini chiamato "l'omino vive ancora"? Un ragazzo accende un fiammifero e, dicendo questa frase, lo passa ad un altro, che ripete frase e gesto. Tutto ciò dura sino a che, consumandosi il fiammifero, un ragazzo tra i tanti non se lo veda spegnere, per di più scottandosi tra le dita, non potendo così dire "l'omino vive ancora" e perdendo con ciò il gioco.

Pare che Spalletti, Vinci, Mele, Mucciarini, si siano riusciti a passare quel certo indesiderabile fiammifero, gridando e facendo gridare ai loro avvocati "l'omino vive ancora". Sembra che, invece, a Pietro Pacciani, quel fiammifero si sia spento, purtroppo, tra le dita, costituendo questa, più che risibili argomenti prodotti contro di lui, la vera causa di tutti i suoi guai giudiziari.

Un secondo motivo per il quale mi sono deciso a scrivervi, sempre a proposito del sogno di Fatascià, quanto possa essere a volte utile un sia pur piccolo aiuto da parte dei privati. Se, infatti, non si fosse fatto avanti spontaneamente, avendo per caso avuto notizia della faccenda dai giornali, quel professore di clinica psichiatrica dell'Ateneo bolognese, che la bella copia di quel quadro vedeva ogni giorno, essendo essa fissa su di una parete dell'istituto presso il quale lavorava, saremmo ancora qui a perder tempo per valutare se tutte quelle belle e copiose interpretazioni psicologiche che su di esso avevano trovato fertile terreno avessero fondamento oppure no.

Invece, in un solo giorno, grazie ad un privato, in nessun altro modo rintracciabile tra milioni di persone, si è arrivati a riportare la cosa nella sua giusta ottica di bufala pazzesca. Tutto ciò grazie ad una persona che, senza meriti propri, aveva un'informazione importante da dare e che altri non avrebbero potuto.

Mi rivolgo pertanto a lei, Avvocato Bevacqua, anche se non credo possa lei trarre da quel poco che può soffrir le elementi utili per la sua difesa. Soprattutto a lei, Avvocato Santoni, che ha più volte affermato, e di ciò sono pienamente convinto, di cercare solo la verità, qualunque essa sia. Ho saputo delle indagini personali che sta portando avanti con un gruppo di studenti di giurisprudenza. Mi auguro che le piccole informazioni che le fornisco possano esserle in un modo o nell'altro di ausilio.

Mi rivolgo a voi giornalisti, che ho scelto come i più critici e razionali tra tutti quelli che seguono questo caso, perché anche voi, con il vostro, con la forza dell'informazione, avete i mezzi per svolgere certi tipi di ricerche. Come avrete notato, non rendo partecipe neppure adesso, come già in passato, di queste mie acquisizioni, la pubblica accusa. E a che cosa potrebbe mai servire farlo, essendo essa ormai da tempo perdutamente, ciecamente innamorata di Pietro Pacciani, come mai lo era stata dei troppi fidanzati precedenti, e desiderando solo, per far tacere il popolino che la taccia di poca serietà, convolare ed in tempi brevi con lui a giuste nozze?

Il mio lavoro, come potete constatare dalle numerose ricerche ancora aperte, non è affatto completo. Ve lo presento in fieri, essendo conscio del fatto di non avere le forze per poterlo portare ancora molto più avanti, e sicuramente non tanto quanto lo potreste, soprattutto in forza del nuovo Codice di Procedura Penale. Un avvocato, o anche con il potere della stampa, un giornalista, a me occorrerebbe un anno per procedere di quel tanto del quale voi procedereste in un solo giorno.

Tra l'altro, per effettuare la mia ricerca, non mi sono servito dell'ausilio di alcuno, neppure a titolo confidenziale. Si può dire, in pratica, che l'abbia eseguita nel chiuso di una stanza. Ciò può sicuramente costituire un vizio di oggettività per questo lavoro, ma costituisce anche la migliore garanzia di una sua grande possibilità di sviluppo. In pratica, non vi porgo una ricerca buona o cattiva che possa essere ormai arrivata al limite estremo della sua evoluzione, ma una che, oltre a giovarsi grandemente del giudizio critico e dell'intuizione di altre persone, sarà tutta da sviluppare in campo pratico, con ricerche non più sui giornali o sui ricordi personali, ma sul terreno.

Tutto ciò, naturalmente, solo nel caso che, nel corso di 13 anni di frenetiche ricerche a 360°, la cosa non sia già stata trattata in modo esaustivo da altri. La cosa è possibile, anche se gli unici riferimenti ad essa sono legati alla già ricordata relazione di uno psichiatra quasi 10 anni fa. Il mio lavoro non è quindi compiuto. La mia missione, ritengo sì. Se riterrete valide, attendibili le mie tesi, vi prego di portarle sino alle estreme conseguenze, fin dove potrete arrivare con i vostri mezzi, magari anche dopo la conclusione del processo, non costituendo esso, a mio avviso, che un elemento, come già tanti altri in passato, puramente incidentale.

Ho grande pudore nel presentarvi questo mio lavoro, come una mamma che, presentando la figlia a un concorso di bellezza, tema di vederla esclusa alla prima eliminatoria. Mi conforta un fatto, e cioè l'aver riscontrato come, nel campione di persone cui questo lavoro è stato proposto negli ultimi 10 anni, la percentuale di coloro che mi hanno spernacchiato, suddetti, mantenere, e mi si perdoni per questo atto di viltà, l'anonimato. Un anonimato che poi risulta essere del tutto fantozziano, dal momento che in città sono ormai al corrente delle mie tesi qualche centinaio di persone.

A nulla, del resto, potrebbe servire un mio ulteriore interessamento alla ricerca, dal momento che ormai ritengo di aver dato tutto ciò che potevo dare. Né ho alcun interesse a farmi pubblicità, non avendo io una maglieria che, orecchi. Intenda pure, spero, dopo 9 anni, di intascare i più che fantomatici 500 milioni del primo premio della grande lotteria nazionale del mostro, non avendo io provveduto prima della scadenza del 19 novembre 1985 a compilare l'apposita cartolina di delazione, e neppure ad inviare comunicazione anonima con allegata vignetta del sospettato, cosa questa che mi ha tolto il diritto di partecipare alla fase finale in San Verdiana. Prima ero sicuro di questo al 73%. Ora, invece, credo di essere sul 92,3%.

Come leggerete, oltre a riferire le mie scoperte, mi sono permesso, esponendovi al rischio di sentir risuonare il fatidico "ne ultra crepidam sutor", di trarre delle conclusioni e di fare delle estrapolazioni da esse, che vanno naturalmente prese con le molle, trattandosi di valutazioni puramente soggettive e a volte anche molto fantasiose. Ma mi si dica, che cosa non è soggettivo e fantasioso in una storia nella quale i fatti certi sono più rari di un pinguino nel Sahara? Anche se non provengono da una persona che su certi argomenti può essere propriamente considerata nelle stesse condizioni del calzolaio di Apelle.

Vorrei, però, essere sicuro che le a volte risibili e provocatorie deduzioni che ho tratto dalle acquisizioni di partenza non finiscano per minare l'attendibilità delle stesse. Ribadisco, pertanto, la totale separazione tra questi due momenti: quello indagativo e quello interpretativo, essendo il primo espressione di oggettività ed il secondo di soggettività. E per l'innegabile oggettività di alcuni fatti, che mi sono deciso a scrivervi, non certo per esporvi le mie opinioni.

Come avrete certo notato, una videocassetta accompagna questo, già di per sé voluminoso, fascicolo. Sarebbe, a mio avviso, molto opportuno che, prima di proseguire nella lettura, la visionaste, al fine di scongiurare il pericolo che la presa di conoscenza delle mie tesi, con tanto calore esposte, possa suggestionarvi o quantomeno condizionarvi. Avrete, in ogni caso, modo, se lo riterrete, di rivederla dopo la lettura di questa relazione e di confrontare, senza rischio di premature contaminazioni, le vostre impressioni con le mie, augurandomi che, in ogni caso ed indipendentemente dal valore che vorrete darle, la lettura di questa mia vi sia gradita.

In memoria di Stefano.