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Il Medioevo [Lectio Magistralis] - Alessandro Barbero (2020)

Alessandro Barbero - La Storia siamo Noi1:12:46

Transcription

[Applauso] [Musica] Ma innanzitutto, del medioevo, e devo dire che mi è venuto un po' male. È la prima volta che ho pensato come impostare una lezione su questo, perché il medioevo, intanto, è un periodo incredibilmente lungo. D'accordo, anche quello convenzionale ne parleremo subito, ma sono sicuro che tutti avete in mente queste date, perché avete fatto buone scuole a suo tempo. Il medioevo comincia nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo. Ecco, vedo che molti annuiscono, e finisce nel 1492 con la scoperta dell'America. Allora, non so se vi siete mai fermati a riflettere cosa vuol dire un periodo di mille anni. Vuol dire che è vissuta molta più gente nel medioevo e molte più generazioni, almeno ecco: i nonni, i padri, i figli, i nipoti, i pronipoti. Sono vissute molte più generazioni dei nostri antenati nel medioevo di quelle che sono vissute invece dalla fine del medioevo fino a oggi. In altre parole, se noi lasciamo stare l'antichità e cominciamo, diciamo, dalla nascita di Cristo, poi arriva presto il medioevo dopo la nascita di Cristo, pochi secoli, e poi la grande maggioranza degli antenati di ognuno di noi, anche dei vostri, sono vissuti nel medioevo. Già questo, fra l'altro, fa capire che non è tanto una bella cosa che noi parliamo sempre male del medioevo, perché il medioevo era nei nostri trisnonni, e vivevano qui, questi stessi posti dove viviamo noi, e non vivevano in un mondo così matto, è assurdo come può sembrare a noi. Ma soprattutto, vivevano in un mondo che cambiava, che cambiava continuamente. Per cui, tra la società dell'epoca delle invasioni barbariche e di Carlo Magno e la società dell'epoca, che ne so io, di Dante, non c'è niente in comune. Ma quando dico niente, niente, niente, niente, siamo noi che, siccome quel passato è lontano, ci immaginiamo di poterci mettere solo l'etichetta e poter dire: beh, quello è il medioevo. Cos'è il medioevo? I barbari e i cavalieri, le streghe e i castelli, la peste e i tornei e i menestrelli, tutto insieme. In realtà, non stavano tutte insieme quelle cose. Quando c'erano i barbari, non c'erano i castelli, per esempio, e neanche i cavalieri. Mi fermo un attimo sulle streghe, perché so che è sempre un argomento popolare. Le streghe. Certo che nel medioevo c'erano. La gente ci ha sempre creduto alle streghe. Ancora i nostri nonni credevano nelle masche, almeno in campagna. E dunque, la brava gente ci ha sempre creduto, ci credevano nell'antichità, si credevano nel medioevo e ci credevano 50 anni fa che ci sono le masche. Dopodiché, ci sono epoche in cui le autorità e gli intellettuali e i parroci dicono: ma non esistono le streghe, è da ignoranti pensare queste cose. Per gran parte del medioevo le autorità e i parroci dicevano: ma veramente siete proprio una 7 carrozza di cristiani, siete, se credete che ci siano le streghe. Peggio ancora, quando ogni tanto, come capitava al villaggio, dopo che in effetti era morta qualche vecchia di troppo e magari era morto anche qualche neonato più del solito, anche se morivano tanto, è facile, però, è la gente comincia a dire: io lo so chi è, la mia vicina, quella bella che abita là, in quella casetta in fondo al paese, e lei… E ogni tanto, nei tempi più barbari del medioevo, capitava che a quel punto i contadini andavano a prenderla e la facevano fuori, e le autorità dicevano: vergognatevi, son cose da miscredenti. Ma quello era il medioevo barbarico, poi lo racconteremo. Oggi il medioevo è lungo ed è acre a partire da un certo momento, è crescita a partire da un certo momento. Il medioevo è un'epoca di espansione. Ho bisogno di dirvelo. Mandano Marco Polo in Cina. A un certo punto, al tempo di Carlo Magno, l'idea di mandare uno in Cina non sarebbe venuta in mente, ma neanche all'imperatore. E invece, alla fine del medioevo è normale mandare mercanti e frati in Oriente. Ecco, allora, in quel mondo che è cresciuto, che è molto più ricco, che è molto più colto, di colpo anche le persone colte, anche il re, anche i papi, vescovi, parroci, si convincono che le streghe esistono davvero. Finora dicevamo alla brava gente che quella è una superstizione, e invece, alla fine del medioevo, ed è uno dei fenomeni più inspiegabili, perché nel senso che noi sappiamo che succede, ma non sappiamo perché, però cominciano a dire: un no, ma è vero, è vero, c'è, c'è una congiura, c'è il diavolo che sta cercando di rovinare l'umanità e queste sono le sue complici, bisogna cercarle, e quando le trovate bisogna bruciarle. Cominciano a ragionare così alla fine del medioevo, continuano a ragionare così per tutto il Rinascimento e l'età moderna, in altre parole, per gran parte del medioevo la chiesa non si è mai sognata di mettere una donna al rogo dicendo che era una strega. Alla fine del medioevo comincia a farlo e continuano a farlo mentre Leonardo fa i suoi progetti e mentre Michelangelo dipinge la Cappella Sistina, e ancora molto più tardi, alla fine del Seicento, quando Newton scopre la legge di gravità, in America stanno ancora bruciando streghe. Però, per noi il rogo della strega è medioevo, naturalmente. In qualunque film è ambientato nel medioevo, la strega trascinata… ma spunta sempre fuori, sia che sia una cosa seria come il Settimo Sigillo di Bergman, sia che sia una cosa meravigliosa ma meno seria come, che ne so, Brancaleone alle Crociate. Ecco, però non c'è medioevo senza una strega al rogo. Questo per dire che non solo il medioevo non esiste perché è una serie di periodi successivi in cui cambia tutto da una volta all'altra, ma per di più noi ci appiccichiamo sopra delle nostre superstizioni, ecco, delle leggende nostre, e potrei citarne tante: dallo ius primae noctis alla cintura di castità, tutte favole. Qui però noi ci crediamo anche perché ci piacciono moltissimo. Allora il punto è che a un certo momento effettivamente nella storia ci sono delle volte, ci sono delle svolte. Chi vive dopo dice: no, il mondo nostro non è più quello lì, è proprio cambiato. A un certo punto ovviamente ogni persona vive nella propria epoca e quello che pensa… Io vivo nell'epoca moderna e prima c'erano altri periodi. Se uno avesse chiesto a un intellettuale del medioevo in che epoca viveva, chi siete voi rispetto alla storia del mondo, ecco, e dico a un intellettuale perché ai vignaioli dei nostri bricchi il problema non interessava granché probabilmente. Ma se avesse chiesto a un intellettuale, un filosofo del medioevo: voi appunto, in che epoca vivete? Vi avrebbe detto: ma nell'epoca moderna, ovviamente. Noi moderni, perché? Perché sapevano che l'antichità era finita. La grande spartizione nella storia del mondo è l'antichità e la modernità. L'antichità, il mondo greco, lasciamo stare i Sumeri, Babilonesi e legittimiamo il mondo greco-romano, una straordinaria civiltà. Poi, a un certo punto, quella civiltà muore o si trasforma profondamente, viene fuori qualcosa altro. Noi, i primi mille anni di quel qualcos'altro, lo chiamiamo medioevo, perché ci sembra che dopo ci sono stati ancora altri cambiamenti, ed è vero, ma in realtà la vera grande spaccatura della storia umana è tra l'antichità e il medioevo, che inizia la nostra modernità. Non la voglio fare lunga su questo, ma voi immaginate di prendervi un antico romano del tempo di Giulio Cesare e dirgli: guarda, oggi, oggi sono andato… cosa ha fatto oggi? Si sono andato all'università per una lezione, poi io sono molto cattolico, molto credente, sono andato a messa al solito, in chiesa annessa, ho anche parlato col parroco, e poi? Cosa ha fatto poi? Sono tornato a casa, mi son messo gli occhiali e ho sfogliato un libro, poi ho fatto una partita a scacchi con un amico, poi all'ora di pranzo mi son fatto dei maccheroni col parmigiano, prima due fettine di salame. Ecco, poi il pomeriggio ho dovuto ancora andare in banca per sto trattando un prestito, sono andato in banca e anche alle assicurazioni. Allora, immaginate di fare questo discorso a un antico romano del tempo di Giulio Cesare: non capisce una parola. Immaginate di fare questo discorso a un italiano del tempo di Dante: capisce tutto perfettamente. Cos'è la chiesa, la messa, il parroco, l'università, la lezione universitaria, le assicurazioni, la banca, il salame e maccheroni, il parmigiano. Allora è chiaro che poi dopo il medioevo sono cambiate ancora tante cose, ma nel medioevo ha cominciato a nascere il mondo nostro, e a quel punto il discorso di quando è finito il medioevo è un discorso che interessa, voglio dire, quando devi finire il manuale, ecco, per il secondo anno della scuola superiore. Allora diceva bene: facciamo finire dove la scoperta dell'America, è una bella cosa, ha cambiato il mondo abbastanza, con calma, alla lunga, ma non dobbiamo pensare che i periodi cominciano e finiscono così. Ecco, non è che nel 1400, nel 1492 finito il medioevo, benissimo. In che giorno? Il 12 ottobre. Una volta si imparava a scuola, no? Ecco, allora il medioevo è finito il 12 ottobre 1492. A che ora è finito il medioevo? Non è che è suonata una campanella e tutti hanno detto: meno male, finito il medioevo, adesso si respira. Gli uomini cambiano il loro mondo e poi quelli che vengono dopo trovano dei momenti in cui gli viene da dire: beli, quei cambiamenti lì sono stati proprio grossi. Allora adesso noi cominciamo a raccontare cosa è stato il medioevo qui da noi, cominciando a raccontare quali sono i cambiamenti grossi che hanno investito tutta l'Europa, ma hanno anche investito i contadini che coltivavano queste colline e hanno segnato la fine del mondo antico. La fine del mondo antico. Bene, tutti possono pensare alle invasioni barbariche, certo, chiaro, ci sono le invasioni barbariche, crolla l'impero romano. Però io penserei anche, prima di parlare di invasioni barbariche, pensate a un altro cambiamento enorme che ha travolto tutto un pezzo della civiltà antica, tutto un pezzo del modo di vivere, di pensare della gente e l'ha sostituito con qualcos'altro che esiste ancora oggi: il cristianesimo. L'avvento del cristianesimo è una cosa che distrugge tutto un pezzo del mondo e lo sostituisce con qualcos'altro. Prima del cristianesimo, per migliaia di anni, tutti gli esseri umani vissuti al mondo, tranne gli ebrei che a un certo punto si fanno una cosa loro, un'idea loro particolare, ma è un piccolo popolo, tutti gli altri vivevano in un mondo pieno di forze soprannaturali, pieno di divinità. C'erano divinità dappertutto, divinità potenti e divinità da quattro soldi. C'erano i grandi dei dell'Olimpo, padroni del fulmine, della tempesta, Giove, Nettuno, padroni della guerra, Marte, padroni dell'intelligenza, Minerva, e poi c'era una divinità locale. Ogni paesino aveva il suo dio protettore, ogni fontana, ogni bosco, ogni fiume aveva le sue divinità, e tutte queste divinità circolavano nell'impero romano perché la gente si spostava. E noi troviamo in Germania, sul Reno, delle lapidi dedicate a un dio arabo, perché lì per 50 anni è stato di stanza in un fortino un reggimento di cavalleria araba dell'impero romano, reclutato nell'attuale Iraq e poi mandato a prestar servizio in Germania, e si è portato dietro i suoi dei. Gli dei sono innumerevoli, ognuno si sceglie quelli che preferisce e circolano nell'impero. Qui da noi, non proprio qui, qui, qui in Langa, ma non tanto lontano, se avete mai sentito parlare della città di Industria, la città romana di Industria sorgeva nell'attuale comune di Monteu da Po, vicino a Casale Monferrato. Ancora adesso, se uno va, trova, ci sono gli scavi recenti, se c'è un volontario ti fa entrare, ti fa vedere la città romana di Industria. Era una città che è vissuta per secoli intorno a un'unica cosa: un grande tempio della dea Iside. Ora, una dea Iside, io giurerei che molti di voi l'hanno incontrata al Museo Egizio a Torino, ma chi lo sapeva che c'era un poderoso culto della dea egiziana Iside nel mondo al tempo degli antichi romani qua in Piemonte? Perché le divinità si muovevano, si spostavano. Iside piaceva in tutto il Medio Oriente, e gli antichi romani giravano e viaggiavano, mercanti, soldati che si trasferiscono, sicuramente il culto di Iside è arrivato lungo il Po dall'Adriatico. Questa città di Industria era nata come un porto fluviale. Poi arrivano i primi credenti di questa divinità, cominciano a investire, costruiscono questo tempio, e la dea Iside, una grande guaritrice, piace tantissimo, ci vanno i pellegrini, e la città di Industria si chiamava così perché appunto i romani l'hanno fondata dicendo: creiamo un centro di produzione. Poi invece, di colpo, più una produzione, se non santini e ricordini per i pellegrini, perché affluiscono pellegrini da tutta Italia al tempio di Industria, in comune di Monteu da Po, vicino a Casale Monferrato, ad adorare la dea Iside. Questo è il panorama religioso dell'antichità, e per ognuno di questi dei ci sono tempi dove tu fai dei sacrifici, delle offerte, brucia un po' di incenso, offre una pagnotta, offre un maialino, una capretta, perché il dio ti guarisca il mal di gola, faccia andar bene la prima notte di nozze, ti faccia vincere la battaglia se sei un generale. Ecco, funziona così. E poi, a un certo punto, come è arrivato il culto di Iside, comincia ad arrivare un'altra religione esotica, un'altra religione orientale, un'altra religione in cui i credenti sono appunto ebrei, siriani, egiziani, vengono da tutti da Oriente, perché è lì che è nata questa religione, fondata da uno che era ebreo ma parlava aramaico, cioè la lingua comune del Medio Oriente dell'epoca, non sapeva probabilmente neanche una parola di latino, però era un suddito romano. Gesù, naturalmente, era un suddito dell'impero romano, come gli apostoli e come tutti quelli che hanno cominciato a convertirsi a quella religione. E quella religione, piano piano, si è allargata nell'impero, e anche se la perseguitavano per motivi che non stiamo a dire, ma teneva duro e si allargava ancora. E a un certo punto, in tutta la parte orientale di questo enorme impero, perché l'impero romano, attenzione, guai a pensare a confonderlo con l'Europa, l'impero romano va dalla Britannia alla Persia, alla Rabbia, al deserto del Sahara, e in tutta la parte orientale di questo immenso impero diventano maggioranza questi che credono a questo nuovo dio che ha una caratteristica, tante caratteristiche: predica delle cose che agli imperatori romani sembrano un po' strane: tutti gli uomini sono uguali, almeno davanti a Dio, e non bisogna odiare i nemici, bisogna perdonare, non bisogna fare la guerra. Sono cose così strane che è per quello che li perseguitavano i cristiani, sostanzialmente, però i credenti sono sempre di più, e dopo un po' qualcuno spunta anche da queste parti, qualcuno passa anche l'Appennino e comincia a muoversi, quello che per noi oggi è il Piemonte. Può chi è all'inizio a vedere dove sono, si capisce da dove sono venuti i primi cristiani che noi troviamo qui. Bisogna aspettare il V secolo, e ci sia stato Costantino, il cristianesimo è la religione accettata, non più… ma qui di cristiani non se ne vedono. Poi cominciamo a trovare delle lapidi, messe da uno che è morto e la famiglia gli mette la lapide, e si vede che è cristiano, c'è una croce, c'è una preghiera cristiana. E quelle lapidi, le prime, le troviamo ad Acqui Terme, le troviamo a Tortona, e lì è evidente come funziona. Gente che viene dall'Oriente, dall'Africa attraverso il Mediterraneo e che poi è sbarcata nei porti della costa ligure, e lì ci sono grandi strade commerciali che portano a nord. Tortona, per esempio, un grandissimo snodo commerciale, e lì piano piano si muovono questi primi cristiani. Immaginate come dovevano guardarli i nostri contadini qui che avevano dei trisnonni Galli, Liguri, Celti, ma che di fatto a quell'epoca erano romani, si consideravano romani, parlavano latino, e arrivano altri romani che in latino lo parlano con l'accento, lo parlano male perché a casa loro parlano greco, arrivano altri romani che portano scuri, scuri di pelle, scuri di capelli e parlano di questa nuova religione, di questo Dio morto, crocifisso. Figuratevi le prime volte che i contadini ne hanno sentito parlare di questa cosa. Il primo che conosciamo a nord del Po che ha lasciato una lapide cristiana era un mercante che veniva dalla Siria e che si chiamava con un nome greco, Helios. Anche lì, la sua lapide a Burolo, vicino alla Serra d'Ivrea, è una delle glorie del paese di Burolo: prima lapide cristiana a nord del Po. Anche lì, appunto, figuratevi, questo è un nemico, un immigrato, un negoziante che viene da lontano, religione strana ed esotica. Ma questa religione strana ed esotica abbastanza in fretta conquista il mondo, il mondo romano, abbastanza in fretta, dappertutto la gente si converte, i vecchi dei muoiono, non ci va più nessuno, i templi vengono chiusi per ordine dello Stato e quasi nessuno protesta. E invece nascono le chiese, con i loro, con il loro clero, i loro parroci, i loro chierici, i loro vescovi delle città, tutto un centro di cultura, di potere, di predicazione, di controllo sociale. La Chiesa, una roba che non esisteva nell'impero romano, non c'era la Chiesa. C'erano gruppetti di sacerdoti nei singoli templi che non contavano niente, ed era un mestiere: facevi il sacerdote, o una carica pubblica, facevi il sacerdote come facevi l'assessore. Ma invece, in quei secoli, V, VI secolo, nasce una società dove accanto allo Stato c'è la Chiesa, dove accanto ai laici ci sono i preti e il clero. È un altro mondo, e dove appunto c'è un solo Dio da pregare, o intendiamoci, alla gente questa idea che c'è proprio un solo Dio che non si può scegliere non è mai andata giù, e il cristianesimo è abbastanza elastico da dire: beh, volendo, se proprio vuoi scegliere, ci sarebbero anche i santi, e c'è la Madonna, anzi di Madonne ce n'è tante: la Vergine delle Grazie, quella della… ecco la nostra Madonna che è diversa da quella loro. E allora, così si va incontro al fatto che la gente abbia piacere comunque di poter pensare: io ciò il mio, io sono devoto di San Martino, quando voglio chiedere la grazia, richiedo a San Martino, chiederla a Dio… l'impressione è un po': San Martino è più facile. Quindi, in realtà, quello che è proprio cambiato tutto, tutto, però comunque capite che svolta dopo che per millenni era normale credere che ci sono tantissimi dei, diventa normale credere che ce n'è uno solo. E quando, un'altra sera, l'Islam sarà un'altra spinta enorme in questa direzione, perché l'Islam ha ancora più del cristianesimo al centro questo: c'è un Dio solo. Ecco, e allora, e allora capite che è appunto questo suono delle campane, lo sentivano i nostri antenati nell'anno mille, e lo sentivano i nostri antenati nell'anno 500 dopo Cristo. Cicerone non l'ha mai sentito un suono così, non saprebbe cosa vuol dire, mentre noi magari poi non sappiamo esattamente sta suonando l'Angelus, oh, però sappiamo cos'è, no? Ecco. [Musica] E poi ci sono invece i barbari, che certo che ci sono anche le invasioni barbariche, perché il fatto che fino a un certo momento la gente sa di stare in un impero e di essere sudditi di un imperatore, tutti sudditi dello stesso imperatore, qui come in Sicilia, come in Marocco, ecco, e poi invece non è più così. Poi l'impero si frantuma e nuovi popoli arrivano ad aggiungersi a quelli che c'erano già prima, e nuovi nomi arrivano qui come in tutta Italia. Il primo popolo che si stabilisce, che mette in piedi un vero regno efficace, funzionante, sono i Goti, gli Ostrogoti di Teodorico. Teodorico a Ravenna, il mausoleo di Teodorico. Ecco, i Goti arrivano in Italia, come in molti casi succede nelle invasioni barbariche, non con un'invasione devastante, spaccando tutto, bruciando le città, arrivano in modo relativamente pacifico, perché perché è l'imperatore stesso da Costantinopoli che ha deciso di affidare l'Italia al loro governo. Con l'impero debole per mille motivi, le invasioni barbariche sono già in corso da un pezzo, ci sono già stati disastri di ogni sorta, epidemie, battaglie perdute, gli imperatori si sono abituati all'idea che quando si mette male si lasciano entrare i barbari, gli si regala un territorio anche grande, pazienza, e i barbari lo governeranno. Capite, l'arrivo dei barbari non vuol dire che loro si sostituiscono ai romani. Quello che succede è che la popolazione di questi paesi a un certo punto vede arrivare un gruppetto di uomini a cavallo con le loro famiglie, alti, biondi, bene armati, i quali arrivano con un incarico ufficiale: l'imperatore ha incaricato il loro re di governare e difendere l'Italia, e perciò anche qui da qualche parte, e costruiremo un fortino e impianteremo un po' dei nostri. I Goti sono pochi, naturalmente, rispetto alla popolazione, saranno 100.000 persone rispetto a 5 o 6 milioni di italiani, però sono mandati per comandare, e i Goti sono dappertutto, e noi li ritroviamo, noi gli archeologi, gli archeologi li trovano, e anche oggi trovano le loro tombe, perché i Goti, anche se sono ancora cristiani, hanno però conservato certe abitudini del loro passato barbarico e pagano. Quando uno muore, nell'altro mondo ha bisogno di tanta roba, mica puoi seppellirlo ecco con addosso la camicia. C'è un guerriero, non ha bisogno delle sue armi? Se una donna, dei suoi gioielli e poi soldi, monete, oro. Allora, la brava gente di qui, una volta diventata cristiana, seppelliva i suoi morti cuciti nel sudario senza aggiungere niente. A un certo punto invece comincia a trovare delle tombe databili al VI secolo, e lì dentro c'è un guerriero con spada, lancia, e allora, e allora questi qua, questi qua, c'è poco da fare, è solo questi che sono arrivati, sono i Goti. C'è qualche caso in Piemonte, per esempio vicino ad Alessandria, Frascaro, hanno trovato un insediamento dove alcune famiglie di Goti sono vissute parecchie generazioni, e lì hanno scavato non soltanto i morti, ma anche le fondamenta delle loro case, e si erano costruiti delle capanne scavando nel terreno, facendo una specie di seminterrato in pratica. E poi partendo dalla da questa fossa tiravano sulle loro capanne di legno, coperte di paglia. Gli archeologi trovano i buchi dei pioli, e sembra incredibile, ma il terreno nel buco dopo 1500 anni è diverso dal terreno intorno. E allora, chi mai in Italia si era sognato di costruirsi delle capanne semi-internate? Mai nessuno. Invece, gli archeologi romeni e ucraini nelle terre del Danubio, da cui venivano i Goti, trovano esattamente quelle stesse tipologie, quella stessa modalità di fare la capanna semi-interrata. Poi, i Goti hanno anche lasciato il loro nome nei paesini, per esempio in Alta Valle Bormida, vicino a Gottasecca, c'è una pieve che si chiama la Pieve di Godega, e Godega vuol dire Gotica. Lì c'erano i Goti. Poi i Goti vengono spazzati via. I Goti vengono spazzati via perché l'impero romano, che ormai ha il suo centro a Costantinopoli, è rimasta solo la parte orientale dell'impero romano. In Gallia ci sono i Franchi ormai, e in Spagna ci sono i Visigoti, in Africa ci sono i Vandali. L'impero romano però ancora i Balcani, la Grecia, l'Asia Minore, la Siria, l'Egitto, il meglio, devo dire, all'epoca le zone più ricche, peccato che lì nessuno parla latino. Però, a parte quello, è l'impero romano con la sua capitale a Costantinopoli, e alla metà del VI secolo l'imperatore romano Giustiniano, quello che ha fatto anche la grande raccolta delle leggi romane, del diritto romano, il Corpus Iuris Civilis, Giustiniano, decide di riconquistare, e succede questa cosa straordinaria che l'esercito romano riconquista l'Italia, e la riconquista. Meraviglioso, naturalmente l'esercito romano è fatto di Arabi, Siriani, Armeni che parlano tutte le lingue tranne il latino. Dal punto di vista della brava gente di quello che si era abituata ai Goti, questi che arrivano sono dei conquistatori stranieri, certo li manda il nostro imperatore, però in realtà l'Italia resiste e viene devastata. La riconquista dell'Italia da parte dell'esercito romano di Giustiniano è l'invasione barbarica più catastrofica che l'Italia subisca, dura 20 anni, quella guerra. Nel corso di quei 20 anni capita che l'intera popolazione di Milano viene sterminata per due volte a distanza di alcuni anni, e altrove più o meno la stessa cosa. Questo vuol dire che quando questa Italia è riconquistata, e siamo alla metà del VI secolo, siamo ormai in pieno medioevo, certo, anche se poi uno può avere dei dubbi. Né i Goti erano già medioevo, certo, sono i barbari. Poi naturalmente il re dei Goti, Teodorico, quando uno scopre che quando andava a Roma i senatori romani lo acclamavano nel Foro, e gli mettevano delle lapidi in cui lo chiamavano Augusto, ti viene il dubbio che magari non siamo ancora nel medioevo, siamo ancora nell'antichità forse. Però poi capisci che appunto non è che suona la campanella, siamo noi che decidiamo che l'epoca è cambiata. Ma quando l'Italia viene riconquistata da Giustiniano, allora lì siamo davvero al punto zero. Non ci sono mai stati così pochi abitanti nell'Italia romana, intere zone sono spopolate, devastate, e dappertutto dove oggi noi vediamo i vigneti, dappertutto bosco, dappertutto foresta incolta, rovi, ma selvatici, provi resti di villaggi abbandonati. Poi ogni tanto c'è ancora un villaggio, nelle città c'è ancora qualcuno, perché nelle città c'è ancora il vescovo con i suoi chierici, con qualche mercante, qualche artigiano, ci sono le mura romane che li proteggono, da queste città sono mezze vuote, anche quelle sono spopolate. Gli archeologi che scavano nelle città dell'Alto Medioevo, cioè di quest'epoca, ti dicono: dentro le mura romane era pieno di lotti dove i palazzi erano crollati e nessuno più aveva costruito, c'erano pascoli, allevavano bestiame dentro la città. E in questa Italia spopolata arrivano ancora degli altri barbari, e sono i Longobardi, e i Longobardi sono anche loro quattro gatti, però si sparpagliano in tutta l'Italia, e qualche gruppetto arriva anche qui. Io avevo qui l'elenco ecco dei posti dove, dove i nostri archeologi hanno trovato dei Longobardi sepolti: La Testona, a Collegno, a Mombello, a Moncalvo, a Pecetto di Valenza, a Cuceglio, a Centallo, a Carignano, a Frossasco, a Rivarolo, a Borgomasino, a Borgo Vercelli, a Desana, a Gozzano. Non c'è angolo del Piemonte dove scavando non viene fuori che lì viveva un gruppetto di Longobardi, e anche questi li riconosci perché anche loro, all'inizio, anche se sono cristiani, o almeno loro dicono di essere cristiani, hanno dei riti un po' strani, ma sono cristiani, però, però i morti, le armi le vogliono… In qualcuno di questi posti trovi il capo sepolto non solo con tutte le sue armi, ma col suo cavallo sacrificato perché vada ad accompagnare il capo nell'altra vita. E gli archeologi…

Poi studiano questi scheletri. Di così certo rispetto all'altra gente sepolta in modo normale, che erano gli Italici, diciamo così, questi Longobardi si vede benissimo: sono diversi, sono molto più alti, e gente che mangia più carne e gente che va a cavallo, si vede dalle gambe. Ed è gente che molto spesso muore con la testa spaccata, perché i Longobardi sono gente appunto piuttosto energica e, come dire, che ha un modo di vita, sai, bellicoso.

Eppure prendono il potere in tutta Italia, convivono con la maggioranza della brava gente che è sopravvissuta ai Goti, è sopravvissuta alla riconquista di Giustiniano, e si diceva: “Bene, noi sopravviveremo anche ai Longobardi”. In realtà, quello che succede è che non è ben chiaro chi sopravvive, perché a un certo punto, diciamo nell'VIII secolo—avete presente, ricordi di scuola, Manzoni, Adelchi?—il regno longobardo finisce perché Carlo Magno lo conquista. Siamo alla fine dell'VIII secolo, ma quando Carlo Magno conquista il regno dei Longobardi, gli archeologi, gente da un po', che non trovano più quelli alti, i mangiatori di carne sepolti con le loro armi, e gli altri, tappi, invece non è più così. I Longobardi hanno smesso di seppellire i loro uomini con le armi e le loro donne con i gioielli, perché hanno—sì, sono proprio convinti—che i Cristiani non fanno così, che nell'altra vita non ce n'è bisogno, e seppelliscono i loro morti come tutti gli altri. Tutti i cimiteri longobardi di cui parlavo sono tutti databili VI, VII secoli, inizio VIII; poi non li riconosci più, e neanche dall'altezza non li riconosci più, perché ho incominciato a sposarsi fra loro, i Longobardi e gli Italici Romani, diciamo così, son diventati un unico popolo; fisicamente non li distingue più.

E come si chiama questo unico popolo? È—i Longobardi hanno abbandonato le loro tradizioni religiose e adottato quelle dei Cattolici del posto; hanno abbandonato la loro lingua da un pezzo, hanno smesso di parlare della loro lingua germanica e parlano latino, fra virgolette, come tutti, perché tutti parlano latino. Naturalmente è chiaro che il latino parlato dal conte, dai contadini di questi bricchi, è già molto diverso dal latino parlato da un pescatore siciliano; ognuno lo parla col suo accento, con le sue parole, a modo suo. Però, in questa epoca non c'è ancora l'idea che, anche se questi parlano male—ci vorrà un po' perché nasca la consapevolezza che parlano altre lingue—e anche i Longobardi parlavano latino come tutti; hanno lasciato in regalo alla lingua che verrà, e che un giorno si chiamerà l'Italiano, un po' di parole. Dalle parole dei Longobardi si capisce subito che gente erano: guerra, faida, buffa, spaccare, sfondare, e poi tappo—le bottiglie gli interessavano coltissimo, evidentemente—e altri ancora: tuffarsi, russare, russare—una parola longobarda. Ecco, ve li vedete, nero.

Ecco, però ormai non ci sono più, ormai un unico popolo, salvo che ci sono ancora, perché questo unico popolo si chiama i Longobardi. Quando Carlo Magno conquista l'Italia, uno può attraversare tutta l'Italia da Susa e venir giù, passare il—può attraversare qui le colline, poi l'Appennino e scendere giù in Toscana, e la gente che incontri, se gli chiedi che popolo sono, ti dice: “I Longobardi. Tutti viviamo nel regno longobardo, siamo un unico popolo”. I Longobardi hanno lasciato il nome. La cosa è particolarmente forte nell'Italia del Nord per tutto il Medioevo. Lombardia vuol dire da Susa a Treviso, tutti Lombardi; quindi anche i nostri antenati qui, naturalmente ci può piacere o no, ma i nostri antenati qui per secoli e secoli erano e si consideravano Lombardi.

Poi forse qui potrei aprire una piccola digressione sul fatto che a un certo punto, diciamo nel 1200 grossomodo, comincia a nascere l'idea che, siccome la Lombardia è molto grande, ci sono delle zone però nella Lombardia, e quando tu arrivi da oriente, vieni giù risalendo il Po, come i mercanti che portano il sale da Comacchio o quelli che portano i tessuti orientali da vendere sul mercato di Pavia, quando arrivi risalendo il Po, è più o meno all'altezza di Pavia, se le giornate sono belle, cominci a vedere nelle montagne in fondo. Allora quella zona lì, che va verso le montagne, si comincia a chiamarla il Piemonte. Naturalmente, per un parecchio tempo il Piemonte è un pezzo di Lombardia, e ci sono personaggi che i cronisti menzionano: sto dicendo: “Quello lì era un Lombardo di Piemonte, però diverso dai Lombardi della Marca Trevigiana o del Milanese”. Ecco, ma siamo corsi troppo avanti, però siamo ancora fermi a Carlo Magno. Carlo Magno che sa che ha conquistato quest'Italia abitata da Longobardi. Allora siamo arrivati alla fine dell'VIII secolo, giusto? Quanti secoli di Medioevo ci rimangono ancora da raccontare? Tanti, ma noi faremo qualche—perderemo qualche scorciatoia. Però c'è una cosa su cui volevo fermarmi subito, ed è questa: siamo tutti d'accordo che vi sto parlando di Medioevo? Uno poteva avere qualche dubbio sul re Teodorico che i senatori Romani acclamavano Teodorico Augusto, ma su Carlo Magno non ci sono dubbi: siamo nel Medioevo. Benissimo. E qui, come diceva Paola prima, siamo sotto un meraviglioso castello medievale, ed è così. Castello di Grinzane, un castello medievale come tutti gli altri castelli qui intorno; beh, qualcuno è finto, fatto nell'Ottocento, ma insomma, la grande maggioranza sono castelli medievali. Uno sarebbe autorizzato a pensare che allora, al tempo di Carlo Magno, qua ci poteva essere questo castello o qualcosa di simile. Scordatevelo. Al tempo di Carlo Magno abbiamo alle spalle secoli durante i quali le invasioni hanno provocato spopolamento, crisi, abbandono e declino economico, declino tecnologico, declino culturale. Le invasioni barbariche hanno davvero creato una lunga fase oscura, nel senso di una fase in cui le condizioni di vita sono peggiorate, non c'è nessun dubbio, solo che sono peggiorate molto lentamente.

Ecco, dobbiamo immaginare che arrivano i barbari e distruggono tutto perché sono barbari e si divertono a distruggere gli acquedotti e le fognature, i circhi. Non è così. I barbari erano venuti a godersi gli acquedotti e i circhi, ma la successione delle invasioni, delle guerre, delle riconquiste, delle epidemie, un clima maledetto, perché per secoli ha fatto più freddo del solito, come se non bastasse tutto questo, ha spopolato quel mondo, come vi dicevo, e l'ha anche reso molto più povero. Se un uomo dell'epoca di Carlo Magno avesse visto questo castello avrebbe detto: “Non credevo che l'Imperatore fosse in grado di creare un edificio così incredibile”. E in effetti Carlo Magno era forse l'unico del suo impero che aveva sparsi qua e là dei palazzi imperiali di mattoni, più bassi sicuramente di questo, decisamente più bassi, ma magari anche più grandi, che in qualche modo potremmo considerare paragonabili. Se a un uomo del tempo di Carlo Magno che vede questo castello e dice: “Non credevo che l'Imperatore potesse avere una casa come questa”, i Grinzane XI del 1300, del 1400, avessero risposto: “No, ma quello è il castello del nostro signore locale, il signore di Grinzane; se vai alla Morra ce n'è un altro; se vai a Serralunga ce n'è un altro”. Capite? Ecco, l'uomo del tempo di Carlo Magno avrebbe detto: “Ma voi vivete in un'epoca di incredibile ricchezza, prosperità. Sono arrivati i Marziani!”.

Ecco, però è vero, al tempo di Carlo Magno un edificio così era impensabile, e vi devo anche dire che ovviamente al tempo di Carlo Magno edifici ce ne erano; gli imperatori facevano costruire chiese, palazzi, di tutto. Quello che hanno costruito i re Longobardi e poi gli imperatori pro Carlo Magno e in poi non è rimasto quasi niente, perché è venuto un momento nel Medioevo in cui dappertutto qualcuno ha detto: “Questa chiesetta è veramente ridicola, sembra costruita da Carlo Magno; non gliene importava niente a quel punto, questa chiesetta fa ridere, si vede che nel tempo dei trisnonni era miserabile, ne faremo un'altra molto più bella”. E il nostro mondo è pieno di edifici medievali, ma se uno va a cercarne uno anteriore all'anno mille fa un'enorme fatica. Tutte le cattedrali medievali che vedete sono state ricostruite dopo; prima non c'era la cattedrale, sì, ma faceva schifo in confronto. Tutti i castelli che vedete sono stati costruiti dopo, e credo che questo possa già darvi la misura di come effettivamente il mondo a un certo punto è ripartito e ha creato un Medioevo—e sempre Medioevo, ma è tutto diverso dal Medioevo barbarico che vi ho raccontato finora. E quel mondo è ripartito, e poi naturalmente a forza di andare avanti è il mondo in cui hanno—appunto—è il modo in cui hanno costruito Notre Dame che, quando è bruciata qualche mese fa, il mondo ha tenuto il fiato in sospeso. No, vi pare che Notre Dame possa essere stata costruita in un'epoca oscura e barbarica? E il mondo dove hanno scritto la Divina Commedia—l'hanno scritta in un'epoca oscura, la Divina Commedia—e il mondo dove, a forza di tentativi, hanno inventato la bussola e le caravelle che hanno portato Colombo in America. Poi Colombo, vai a vedere che lo dice: “Il Medioevo è finito”. Ma è il Medioevo che ha portato Colombo in America, così come ha portato Marco Polo in Cina, così come ha insegnato a Gutenberg—dopo generazioni che si rompevano la testa per trovare il modo di fare i libri meno cari, perché questa cosa dei libri che costano così cari, perché bisogna scrivere a mano, era da secoli che si diceva: “È uno scandalo, non è possibile, abbiamo trovare un modo perché i libri non costino più 2.000 euro l'uno”. E allora—e allora alla fine l'hanno inventato. Ecco, poi quando hanno inventato tutto si sono guardati intorno e hanno detto: “Come siamo civili, siamo rinati, siamo nel Rinascimento”. Certo che prima, al tempo dei nonni, erano proprio i secoli oscuri e la barbarie, ma è il Medioevo stesso che è decollato, e il Medioevo è decollato grazie al lavoro, innanzitutto, grazie al lavoro di tutti quelli che zappavano la terra qui e ovunque. Il decollo è avvenuto a partire dall'anno mille, grossomodo, perché in un modo nell'altro grandi invasioni non ce ne sono più state, e le epidemie di peste che avevano devastato il mondo longobardo, per esempio, per qualche secolo, per miracolo, per caso, non ci sono più state. E poi un altro caso: il clima è diventato più caldo. Oggi il clima sta diventando più caldo e sappiamo che per noi è un grosso pericolo, perché partiamo già da un clima abbastanza caldo e sta peggiorando, ma lì, dopo secoli di freddo—semplifico un po' ovviamente, però è così—dopo secoli di freddo si apre una fase calda nel Medioevo dopo il mille. Il Medioevo delle cattedrali, dei mercanti, della Divina Commedia, delle Crociate, è un mondo caldo dove si passa le Alpi; i passi Alpini sono quasi sempre aperti, proprio soltanto nel cuore dell'inverno i mercanti fanno un po' fatica ad attraversare il Gran San Bernardo, altrimenti si passa sempre. E il caldo vuol dire che i raccolti vanno bene, i raccolti cominciano a migliorare dopo secoli di miseria nera—i contadini, che poi non era neanche miseria nera, però vuol dire che non facevi tanti figli che morivano, e alla fine dove il padre era vissuto campando abbastanza bene in fondo col suo campicello, anche il figlio ne aveva uno solo che diventava grande e anche lui campava col suo campicello.

Intorno all'anno mille comincia a succedere una cosa strana: il campicello rende un po' di più, teniamo una vacca in più, abbiamo un po' più di latte, vengono su due figli anziché uno—parlo di medie naturalmente, no?—due figli. Quando saranno grandi, sai cosa facciamo? Con due fratelli che lavorano il campo anziché uno solo, però il campo è un po' piccolo, a questo punto possiamo allargarlo. E i contadini si mettono a lavorare, si mettono a lavorare di roncola—l'attrezzo che usano—e la roncola serve per tirare giù i rovi, tirare giù gli arbusti, anche gli alberi. E, a forza di lavorare per anni, la famiglia si guadagna una mezza giornata in più. Se qui penso che avessero già allora il buon senso di far cellino in altri posti, ci fanno più grandi, oppure fanno pascoli e una vacca in più a partire dall'anno prossimo. Per generazioni e generazioni tutti i contadini d'Europa lavorano di roncola ad allargare; e a volte allargano così tanto che alla fine dico: “Non sai che c'è? C'è spazio per costruire qualche capanna in più, e facciamo venire anche tuo cognato”. E nascono addirittura nuovi villaggi, a forza di roncola. E poi—e poi succede che a quel punto anche la classe dirigente si accorge di cosa sta succedendo: questi contadini sono più ricchi di prima. Il primo pensiero dei padroni è: “Allora aumentiamo l'affitto!”. Litigi a non finire, perché i contadini dicono: “L'affitto era bloccato e valeva per quel campo, anche se io il campo lo raddoppiato, non importa, non è previsto nei patti che io debba pagare di più”. E poi i signori capiscono che c'è un altro modo per fare soldi in questo punto, con questa nuova opportunità: non è detto che le terre nuove le devono ricavare solo i contadini lavorando di roncola ognuno per conto suo. Si cominciano i dissodamenti programmati all'ingrosso: “Il nostro monastero, il nostro monastero ha un bel grande bosco che non è che renda granché, un po' di legna, ma se noi lo tiriamo giù il bosco, facciamo venire operai, contadini, gente che è disposta a lavorare duro; in qualche mese tiriamo giù il bosco, in un altro mese tiriamo su un po' di capanne e anticipiamo la semente a questi contadini che saranno disposti a venire a vivere lì, e ci sarà un nuovo villaggio e nuovi campi e nuove rendite per i padroni”. E lo si fa sistematicamente ovunque c'è l'occasione: lo fanno i monasteri, lo fanno i principi, lo fanno i vescovi. E naturalmente, però, il bisogno è attirare la gente che abbia voglia di venire, allora comincia a pubblicizzare: “Abbiamo fatto un villaggio nuovo, e quelli che verranno a vivere lì garantiamo fitti bloccati in eterno, molte—in caso di infrazioni—concordate, ma basse in ogni caso, libertà di andarsene se vogliono, certo, libertà di—per quel che vogliono, garanzie!”. In tutta Europa, vi dicevo, questo succede qui in Piemonte, succede in modo particolarmente fitto, e basta guardare la carta geografica per rendersene conto; basta guardare i nomi dei paesi, perché se un paesino è stato tirato su dai contadini che magari per generazioni, a forza di roncola, hanno arrancato, come dicono loro, fino ad allargare così tanto che è nato un nuovo gruppetto di case, un nuovo paesino, allora, siccome la fantasia non è un granché, come lo chiamano quel paesino? Il Ronco, Ronco, Ronco Scrivia, oppure Roncole, Roncole di Busseto—sapete dov'è nato Verdi?—Ronchi dei Legionari. Ecco, l'Italia è piena di posti che si chiamano Ronco, Ronchi, Roncole, Ronco Secco, Ron… tutti i posti creati in quei secoli in quel modo. E se invece il paese l'ha creato un investimento dall'alto, tutto nuovo di zecca, e a quel punto anche lì la fantasia è poca: come lo chiamiamo? Mi ritrovai Villanova, la chiamiamo Villanuova, eppure lo chiamiamo Castelnuovo, se abbiano fatto anche il castello; Borgonuovo, no? Ecco, certo, se vogliamo pubblicizzare il fatto che ci sono queste garanzie per gli abitanti, queste franchigie: Vilafranca, Borgofranco, Castelfranco. Tutti voi conoscete dei posti che si chiamano così; non sono tutti nati in quel modo, ma anche tanti altri che dal nome non si riconoscono. È un altro modo per riconoscere i posti che sono stati creati con un investimento dall'alto di un signore o di un comune cittadino. E guardare come la mappa di quel posto ancora oggi: sapete come è Cherasco? Perché Cherasco è fatta così, bella ordinata a scacchiera, con le vie che si incrociano, sono così—l'IPA—gli antichi paesini, no, che non sono così, sono così i borghi nuovi che sono stati creati dal nulla, quando un'autorità di qualche tipo ha deciso di fare l'investimento, far venire gente e creare dal nulla un nuovo borgo, e a quel punto ovviamente lo disegni regolare, che certo fa i tanti lotti tutti uguali, e vengono fuori queste belle strade tutte dritte, e ce n'è tanti di posti così, e dove si riconosce Cherasco, ma che sono Trino Vercellese, per esempio, Gattinara, tanti. Allora lì—lì c'è la ripartenza, e la ripartenza ha degli effetti a cascata che nessuno si immaginava, meno che mai il contadino che si preoccupava di lasciare ai suoi figli una mezza giornata in più di vigna, ma gli effetti a cascata sono che appunto a ogni generazione puoi fare qualcosa di più; ogni generazione puoi scegliere—allego un figlio in più nei cassetti—è però di fatto se hai—se hai più latte da dargli, te ne viene fuori uno in più. Poi sei sempre in miseria, però c'è un figlio in più; intanto, nelle annate buone, hai un po' di grano e di vino da vendere, e allora ci può essere più gente che lo compra al mercato: il pane, il vino, il latte, il formaggio, anziché farselo in casa, perché i contadini se lo fanno in casa. E uno può benissimo immaginare una società dove ogni contadino riesce a produrre abbastanza per sfamare la sua famiglia e niente di più; sarebbe una società comunista senza neanche i padroni. Se ci sono i padroni, vuol dire che il contadino, oltre a sfamare la sua famiglia, riesce a tirar fuori qualcosina per pagare anche l'affitto al padrone, e poi—e poi paga anche le tasse al re. E i padroni, però, appunto, chi sono? Non sono soltanto i parassiti. Chiunque viva in città fabbricando, producendo—quello che fabbrica i vestiti, il sarto, quelli che—ecco—i quali fabbrica di tessuti, e tutti gli artigiani—i falegnami, i muratori, tutti quelli—mica si coltivano il loro grano, il loro vino, lo comprano. E tutti gli intellettuali, i chierici, i monaci, ma presto anche i professori universitari, se permettete, e gli studenti universitari. E loro come vivono? E perché? Sul mercato in città arriva tutti i giorni grano e vino, roba da comprare, perché i contadini producono più di quello che mangiano, e dopo aver mangiato e pagato le tasse, l'affitto, hanno ancora da vendere. E allora vuol dire che ci sei più gente che può di nuovo andare a vivere in città; tutta la gente che vive in città comprandosi il pane, non coltivando sì il grano. E le città crescono, anche perché quando il contadino comincia ad averne tre o quattro di figli, magari uno di questi figli dice: “Sai che c'è? Invece di stare qua a fare la fame, vado in città, lavoro lo trovo”. E le città crescono. Comincia presto, in certi casi già prima dell'anno mille; la prima città di cui siamo sicuri che c'è un'immigrazione tale che ha messo in movimento delle cose imprevedibili e non vi stupirà: Milano. A Milano già prima dell'anno mille noi sappiamo, grazie ai documenti rimasti, che il prezzo del terreno edificabile al metro quadro—sto parlando di Milano—come sapete non ha smesso di salire il prezzo al metro quadro a Milano, ma ha cominciato a salire dal X secolo. Questo che lo posso garantire: tu vedi che da un anno all'altro i prezzi medi—perché gli immigrati vanno in città—dopo la città è piena, e allora—e allora il prezzo sale. E se no—e se no te le fai fuori dalle mura, la casetta tua col tuo orticello, però fuori dalle mura. È così in tutte le città romane che hanno un po' di successo; ce ne sono alcune che non—che non crescono tanto—Alba, per esempio, non è cresciuta tantissimo, la cerchia delle mura romane—mi par di ricordare che a lungo è rimasta sufficiente—ma in tante altre città invece la gente va a vivere così tanta fuori dalle mura romane che dopo un po' non bastano più le mura romane, bisogna farne di nuove. A Vercelli a un certo punto c'è più gente che abita fuori dalle mura di quella che abita dentro; allora cosa servono le vecchie mura? Le buttiamo giù e ne facciamo di nuove. E la Vercelli medievale copre una superficie che è il triplo della Vercelli romana. Allora, appunto, il mondo sta cambiando, sta cambiando rapidamente; tutti hanno più soldi, e ovviamente nascono cose che erano impensabili prima. Io vi dicevo prima: un uomo del Trecento sa cos'è la banca, sa cos'è l'assicurazione. Certo, perché in queste città si commercia, si traffica, si pensa, si scrive, e si capisce che non ci sono limiti, che si può fare di tutto. Ecco, il Basso Medioevo—noi chiamiamo così l'epoca dopo il mille—è un'epoca di ottimismo sfrenato, in cui un mercante italiano è convinto che si può spaccare il mondo: possiamo andare dappertutto, possiamo andare appunto in Cina, possiamo andare dai Turchi, dagli Arabi, commerciare, fregarli, arricchirci; le nostre città crescono e costruiamo cattedrali sempre più grandi e meravigliose, e allarghiamo le mura, e inventiamo nuove tecniche commerciali, inventiamo la società per azioni, inventiamo l'assegno, inventiamo la cambiale, inventiamo l'assicurazione. L'assicurazione, sapete come l'hanno inventata? È a Genova, Venezia, nei porti, l'hanno inventata così: che quando mandavi per mare un carico da vendere o magari compravi un carico di tessuti preziosi ad Alessandria d'Egitto e mandavi un tuo uomo, un tuo fattore con i soldi, e quando quello torna con—basta una galera commerciale carica di tessuti preziosi, o meglio ancora di spezie, di pepe, di chiodi di garofano—questa roba che ai ricchi piace da morire, perché capite, poveretti, non avevano né il caffè, né il tè, né i liquori, né il pomodoro, la melanzana, la patata, il cioccolato. Non avevano—allora non lo capisce anche di più che andavano matti per le spezie. A quel punto, allora, basta che la tua galera arrivi con un solo carico—cento plichi—l'investimento di venti—straricco tu e i tuoi soci. Però il mare è pericoloso, spesso le galere non tornano. Allora il porto—il mercante è lì che dice: “La mia galera doveva tornare dalla Siria già da una settimana e non è ancora arrivata”. E un giorno c'è qualcuno che gli dice: “Senti, facciamo una scommessa: diciamo che se la tua galera arriva tu mi paghi un decimo del valore”. “Perché dovrei fare una roba del genere? Scusa, aspetta: se invece la galera non arriva, io ti rimborso tutto il valore che hai perso”. Nasce così l'assicurazione, come una specie di scommessa, che poi rapidamente si organizza, si istituzionalizza, ovviamente per guadagnare con l'assicurazione devi riconoscere la statistica, cioè qualche percentuale delle galere non arriva; ecco, devi fare i conti giusti, ma funziona. Allo stesso modo inventano l'assegno. Come funziona l'assegno? Devo andare a Londra a comprare un carico di lana, perché le nostre manifatture qui di Pinerolo, di Chieri, di Asti hanno bisogno di lana, e quindi continuamente si manda a comprare lana. E siccome si manda a comprare lana, parte uno coi soldi e va, fa il lungo viaggio, arriva in Inghilterra, a Londra, nella City, negozia, gli danno il suo carico di lana, un convoglio di mulini, imbarchi e poi riparte, ecco, e tanto ti ha riportato i soldi fin laggiù. Poi ogni tanto il mercante con i soldi viene fatto fuori dai briganti, o comunque non lo fanno fuori, torna indietro, però i soldi non li ha più; i briganti li ha incontrati. È pericoloso portare in giro i soldi; i soldi sono soldi e monete d'argento, e poi, quando diventano più ricchi, d'oro, che hanno davvero il loro valore, e ti devi portare il sacco. E non ce n'era un altro modo al tempo di Carlo Magno, non c'era un altro modo. Ma nei nostri tempi—mentre nelle Langhe sai che stanno nascendo degli edifici piuttosto belli, lì evidentemente in soldi ce ne sono; i fabbricanti di mattoni fanno un sacco di soldi ultimamente nelle Langhe—ma poi ci torniamo. E allora nello stesso momento qualche mercante comincia a dire: “Devo mandare a comprare la lana in Inghilterra, devo spedire i miei fiorini, certo, però che fare? Tutto quel viaggio col sacco di monete d'oro è un altro mercante gli dice: “Senti, se c'è—io—mio fratello a Londra, una filiale nostra, o mio fratello che—tra—sai, noi esportiamo i velluti, per esempio; io—mio fratello a Londra è un'ottima piazza, si fanno un sacco di soldi—facciamo una bella cosa: tu vuoi portare mille fiorini a Londra, dammeli qua i mille fiorini e io me li incasso e ti do una lettera per mio fratello che dice di pagarti all'arrivo sull'unghia 950 fiorini”. “Come? Non c'è la pazienza necessaria, volo!”. E allora è: “Sì, va bene, certo, mi conviene, mi conviene”. E con quella lettera io arrivo a Londra, o a Parigi, a Francoforte, e trovo dei mercanti che parlano la mia lingua, che vengono dalla mia città, chi e resi come me, i quali mi dicono: “Come vanno a casa? Salutavi tua sorella quando… ecco qua i tuoi soldi da spendere sul posto”. Avete capito? Carlo Magno avrebbe spalancato gli occhi di fronte a questa ricchezza, dei rivoletti d'oro dappertutto. Certo, in Campania c'è nemmeno—ma anche in campagna c'è la ricchezza. Io devo finire, però dobbiamo pure raccontare questi castelli. E allora chi comanda nelle campagne? Non è facile dirlo. L'idea che il mondo è violento, insicuro, che bisogna difendersi dai briganti, dai vicini, è rimasta molto radicata. In realtà non è più così sicuro come prima, ma rispetto ai nostri tempi lo è ancora abbastanza. E allora c'è stato un momento, sempre intorno, per bene—diciamo—l'anno mille, grossomodo, quando tutto si è rimesso in movimento—per chi se ne intende, semplifico un po' naturalmente, all'ingrosso—e così a cavallo dell'anno mille noi sappiamo che ogni villaggio—e ce ne sono già più di prima—e con più abitanti, e quegli abitanti non sono più così miserabili come prima, qualche soldo ce l'hanno. E in ogni villaggio c'è uno che comanda; di solito è quello che ha più terra di tutti, più roba, più bestiame. In certi casi può essere il vescovo che lì ha molta terra, può essere un monastero che in quel posto ha molta terra, molti contadini, oppure un nobile, un marchese, un signore locale. In ogni villaggio, chi è più grosso, è ricco e tende un po' a spadroneggiare. A un certo momento decide che l'insicurezza è troppa, che bisogna fortificarlo quel villaggio, che lui costruirà un castello per proteggere le sue terre, i suoi contadini, e lo fanno. E su ogni bricco nasce un castello. Non sono ancora questi—nell'anno mille non sono questi—nell'anno mille un castello vuol dire che fai venire i tuoi contadini e, in qualche settimana di scavo, i contadini fanno un bel fossato e…

Poi, un terrapieno col terreno di riporto, e poi ci pianti sopra uno steccato. E poi, se proprio ti vuoi rovinare, una torre in mezzo, anche di legno va bene lo stesso. Se sei molto ricco, di pietra: quello è già un castello. Basta? Possibile che basti? Sì, perché quando, quando passerà una scorribanda di briganti, magari ungheresi, che vengono giù dall'Ungheria attraverso il Friuli e sono capaci di attraversare tutta la pianura padana a cavallo, saccheggiando; oppure saraceni, che sono venuti su dalla Provenza attraverso gli Appennini e arrivano fin nelle Alpi a saccheggiare; ecco, quando passano sotto un bricco e vedono che lì c'è il castello, anche se il castello è uno steccato, però tutti i contadini dentro con i loro bastoni e le loro scuri, e il padrone ben armato a cavallo con i suoi figli, i suoi parenti e qualche suo aiutante, tutti ben armati a cavallo; i briganti dicono: "Il prossimo bricco c'è il castello". No, non c'è, andiamo al prossimo bricco, questo qui lo lasciamo perdere. E dopo un po', c'è un castello in ogni bricco. E a quel punto quello che ha costruito il castello dice alla gente che abita lì: "Questo castello è mio, e per me, per i miei contadini; i miei contadini possono venire a rifugiarsi qui quando ce n'è bisogno". Uno alza la mano: "Io, veramente, coltivo la terra del Vescovo, non sono un tuo contadino; posso venire a rifugiarmi anch'io?". Dipende: se accetti che io sono il signore di questo villaggio, e quindi voi pagate le tasse al Re. Vero, sì; ma per un sacco di tempo non si pagavano più. Ecco, adesso si pagheranno di nuovo. Ma i signori, il Re, non protesterà? È lontano, altro da pensare. Poiché vi difendo, io, io ho fatto il castello, io ho dei cavalieri che sono in grado di difenderlo, devo pur mantenerli, i miei cavalieri. Allora facciamo che tutti gli abitanti di Grinzane mi pagano una tassa ogni anno, e io sarò conosciuto d'ora in poi come il signore di Grinzane, e voi abitanti di Grinzane sarete i miei sudditi, e io mi difenderò, vi proteggerò, e saremo buoni amici, e voi mi sarete fedeli, misura, rete, fedeltà, e così via. Così, attraverso una specie di protezione mafiosa garantita da quelli che sono forti, in un momento in cui lo so, che ho saltato dei pezzi, il peso medio è debole, dopo la morte di Carlo Magno. Imperatori come Carlo Magno non si sono più visti; ci sono i nipotini che si litigano il trono, e che non pensano ad altro che a quello, e il paese non è più difeso. Perciò, in ogni villaggio, chi può lo difende e diventa il signore del posto. E da un'altra parte ci sono gli abitanti. E per un po' il signore spadroneggia, comanda, pretende, gli vengono in mente cose nuove. Diciamo che ogni anno, quando si fa il vino – io prima, avendo il mio… perché il vino all'epoca non si invecchia, va a male rapidamente, quindi bisogna venderlo – e allora il signore dice: "Se vi piace così, e se no… anche nessuno può vendere il suo vino finché io non l'ho venduto il mio". Perché? Perché io sono il signore. Per molto tempo i contadini abbozzano, perché in fondo la protezione comunque serve. Poi però, anche al villaggio, al mercato di Grinzane, un bel giorno arriva qualcuno da Asti e dice: "Ma sono stufo del capitale, sai cosa succede ad Asti?". Ecco, ad Asti gli abitanti hanno messo su una roba che la chiamano "il Comune". E cosa vuol dire? Vuol dire che comandano loro, e il Vescovo, il Vescovo ha lasciato fare, anche perché fratello dei grossi comunque. E ad Asti adesso gli abitanti si riuniscono in piazza tutti insieme, e poi c'è uno che dice: "Leggasi dei consoli". Allora li eleggono, e questi consoli comandano in città, e la gente è d'accordo, perché li eleggono loro. Bella sta cosa, potremmo farla anche a Grinzane, salvo che c'è il signore. Prima volta, e questo succede in tutti i villaggi d'Europa. Adesso vi parlo di Grinzane perché siamo qui, ma in tutti i villaggi d'Europa viene un momento in cui gli abitanti vanno dal signore e dicono: "Guarda, però, anche noi… non che ti vogliamo buttare fuori, guai! Siamo i tuoi fedeli sudditi, capisci? Anche che mondo è, dove tu le tasse le paghi non ad un ufficio anonimo, ma a uno che conosci da quando sei nato, che da bambini giocavate insieme, che ogni domenica andate a messa nella stessa chiesa, signora al primo banco. Ma comunque, quello è il potere, quello è lo Stato: le tasse, gli obblighi, e anche le garanzie, la protezione, la giustizia, il tribunale è tutto lui, uno che conosci. E da questo che conosci vai a dire: "Noi, però, vorremmo organizzarci anche noi"". Ma nemmeno per idea. Guarda che converrebbe anche a te. Noi non veniamo a prendere un sindaco, e tu, quando hai bisogno di qualcosa da noi, invece di discutere questo e quello come si fa adesso, discuti col sindaco. I signori, in genere, non sono tanto d'accordo, però non è che posso tirarla troppo la corda, perché sai, è bello essere lo Stato nel paesino senza nessuno sopra di te, perché i Re sono lontani. Ma la volta che gli abitanti si ribellano ti fanno la pelle, non ci sono i carabinieri a difenderti, sei tu che ti devi saper difendere, e quindi devi anche andare d'accordo con la gente. Per cui, pian piano i signori cominciano a cedere, anche perché ci sono più soldi per tutti, e ci sono nuovi bisogni; è un mondo che cresce, anche perché ci si veste e ci sono gioielli più belli, armi migliori, armature, cavalli selezionati, tessuti d'Oriente, le spezie, tutta roba che al tempo dei trisnonni non c'era. Adesso, invece, tocca spendere per tutte queste cose. Poi ci sono tutte queste altre invenzioni dell'epoca: la cavalleria. E allora il figlio del nobile deve essere armato cavaliere, una festa costosissima, e poi armi, cavalli… e poi altra invenzione dell'epoca che al tempo dei nonni non c'era: le Crociate. Ogni tanto il Marchese di Monferrato decide di andare in Crociata, e i signori del posto, se vogliono tenerselo buono, devono andarci. Avete idea quanto costi andare in Crociata? Allora c'è il giorno che i contadini dicono: "Noi avremmo risparmiato un po' di soldi e te li diamo, se tu, in cambio, ci garantisci per iscritto che d'ora in poi anche a Grinzane ci sarà la comunità, che chi obbedisce, ma che però ha i suoi diritti, e i pascoli tuoi d'ora in poi anche il nostro bestiame ci potrà andare, d'accordo? E la foresta, non ci fai più legno solo tu, ma ci facciamo legno anche noi, e noi paghiamo per questo". E i signori accettano. E della politica, come capite, del Medioevo, nel più sperduto dei paesini si fa politica, perché bisogna far politica col signore per ottenere delle cose. E una volta che c'è il Comune, si fa politica per vedere che il sindaco e la gestione di quel po' di pascoli, di boschi… a quel punto diventano roba seria, è come: "Io parto il pascolo comune; se lo prendo in appalto io… tu sei il cugino del sindaco, appunto… lo prendo in appalto io". Si fa politica continuamente, ci sono risorse. E intanto però i signori hanno accumulato soldi. E quando i signori invece non riescono a combinare abbastanza soldi, fanno un'altra cosa. Finisce davvero… e dico: "Ah, nuova… beh, esenti, mi sono indebitato perché appunto, armare cavalieri, il figlio, sposare le figlie… cinque figlie ho avuto, e la dote costa carissima. L'ultima l'ho fatta monaca, che costa meno, però comunque mi sono rovinato col matrimonio, e sono andato ad Asti, sono andato ad Alba, ho trovato il prestatore, il mercante che… che mi ha prestato i soldi, mi ha fatto due conti, e lui ci capiva niente… adesso ho scoperto che praticamente mi devo vendere tutto". E i signori vendono tutto. Tutto vuol dire non soltanto la terra, i campi, il bestiame; non vendo il castello, e soprattutto, questa è la cosa più difficile da pensare: vendo il fatto di essere signore. Il signore, uno che gestisce un potere pubblico, nel senso che ha un ruolo riconosciuto, il diritto di comandare, riscuotere tasse… ma questo diritto è sua proprietà privata. È una proprietà privata. Cosa ci puoi fare? La puoi lasciare ai tuoi figli. Infatti i signori di padre in figlio sono i signori di Grinzane, ma poi ci puoi anche fare un'altra bellissima cosa con la proprietà privata: la puoi vendere. Perciò succede un momento in cui… stesso questo non è sicuro, ma dai, mi pare che non ci siano documenti sicuri, ma si può indovinare che sia andata così: qui a Grinzane c'erano i signori di Grinzane, piccoli nobili locali, avevano Grinzane, gli bastava, avevano un castello che non era bello come questo, però viene il momento che i Grinzane sono indebitati fino al collo, e allora… e allora si va in città a cercare uno non che mi presti altri soldi, ma che compri tutto, all'asta, che compri tutto e la facciamo finita. E lo trovano, probabilmente sono i Falletti, grande famiglia di Asti che ha fatto un sacco di soldi con la mercatura, col prestito, e che però adesso… cos'è che succede? Il mercante cittadino che ha fatto un sacco di soldi, mi viene voglia di essere un nobile signore, e comincia a farsi la torre in città, e comincia a comprare cavalli, armi, e suo figlio lo fa armare cavaliere, e gli fa fare tornei e delle feste, e poi… e compra terra. La cosa più bella che puoi comprare però è una signoria. A quel punto, vuoi mettere? Ho colto essere Antonio Falletti, il ricco mercante che ad Asti tutti conoscono, ricco, straricco, usuraio… e un conto è essere Antonio Falletti, e un conto è essere Antonio Falletti signore di Grinzane. E qui è quello che verosimilmente l'ha inventato, eh, ma è verosimile da quel poco che sembra di poter capire, nuovi, avendo commentato questo castello… ma sembra di poter capire che a un certo punto i signori di Grinzane, detto, vendono a questi Falletti straricchi di Asti, i quali stanno comprando in giro quando c'erano signori in vendita. Si compra Villafalletto, per esempio, che prima si chiamava Villa… poi la coprono i Falletti, ente vicino Saluzzo, e diventa Villafalletto, e così vari altri, vari altri signori, e comprano queste, e hanno una marea di soldi da investire. L'ultimo signore di Grinzane riunisce i capi famiglia, col sindaco in testa, e dice: "Ragazzi, io vado in pensione, non ho figli, vado in monastero, tanto ormai sono vecchio, ho venduto tutto. Giurate fedeltà al vostro nuovo signore, il signor Falletti, dei tali Falletti… il Falletti e Rina, è tutto regolare, ha comprato". La gente d'ora in poi pagherà le tasse a lui, gli affitti a lui, se querelate il vicino vai da lui. È il signor Falletti che arriva dicendo: "Ragazzi, ho grandi progetti, vedrete che ci troveremo bene. Ho deciso di fare un castello". Ma c'è già il castello. No, ne facciamo uno nuovo. Ho fatto venire un ingegnere che ha visto il nuovo castello di Milano. Abbiamo grandi progetti, vi assicuro. Quanti abitanti ci sono qui? Perché ci servirà un sacco di manodopera, e una fornace a mattoni, quindi… son… non c'è… cominciamo ad aprire una fornace per fare i mattoni, perché mi serviranno un sacco di mattoni. Da domani si comincia ad assumere, salario settimanale, lavoro per tutti. E apre il cantiere. E alla fine, dopo qualche anno, hanno tirato su questa cosa che al tempo di Carlo Magno neanche tutte le risorse dell'Impero sarebbero bastate per fare molti castelli come questo, mentre invece nell'epoca di cui parliamo su ogni bricco ne viene su uno. E allora, a quel punto – e siamo sempre nel Medioevo, è formalmente, e non stupisce neanche più tanto – che a un certo punto mandano Colombo in America. Grazie. [Applauso]