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Le ragioni storiche della questione israelo-palestinese. Perché si fanno la guerra? La spiegazione

Geopop20:40

Transcription

Questa è la questione israelo-palestinese, un intricato gomitolo di eventi, incontri, accordi, guerre. E per quanto chiunque di noi possa provare a srotolarlo tornando indietro nel corso della storia, c'è sempre qualcosa ancora più indietro. Non solo se si vuole raccontare la storia in tempi precisi, srotola per l'appunto, si rischia di perdere la complessità del tutto. Ecco, perciò, la prima cosa che vorrei che vi portaste a casa da questo video è che la questione israelo-palestinese è super complessa. Per quanto uno si possa impegnare, non riuscirà mai a raccontarla in modo completo.

Poi c'è una premessa: se cercate un video in cui si prende una posizione netta nei confronti della questione israelo-palestinese, in cui si privilegia l'uno o l'altro, non è questo il video che state cercando. Non guardatelo. Se invece cercate una spiegazione degli eventi per capirci qualcosa in più e farvi una vostra opinione, siete nel posto giusto. Ah, e se dovessi commettere degli errori o delle dimenticanze, scrivetelo nei commenti. Assolutamente, ma vi prego con educazione. Di odio ce n'è abbastanza in giro e io sono un essere umano e quindi posso sbagliare.

Cominciamo, ragazzi. Su Spotify e su tutte le altre piattaforme di streaming audio è uscito il podcast specifico della serie Geopolitics, dove approfondiamo, tra le altre cose, proprio la questione israelo-palestinese. Quindi mi raccomando, se volete seguirci, magari solo ascoltarci, ci trovate anche lì. Grazie mille e torniamo a noi.

La guerra israelo-palestinese nasce da una questione apparentemente semplice: due popoli rivendicano lo stesso territorio. Gli ebrei israeliani ritengono di avere il diritto di controllare la Palestina perché è il luogo di nascita del popolo ebraico. Gli arabi palestinesi sostengono che abitavano lì prima degli ebrei israeliani e che ne stanno venendo cacciati con la forza. La cosa incredibile è che si tratta di due popoli fratelli, la cui origine comune viene fatta salire addirittura ai racconti della Bibbia. Ebrei e arabi, infatti, sono detti popoli semitici, deriverebbero da Sem, uno dei figli di Noè, e si sarebbero divisi in seguito. Gli arabi avrebbero avuto origine da Ismaele, figlio di Abramo, gli israeliti invece da un altro figlio di Abramo, Isacco, e in particolare da suo figlio Giacobbe, soprannominato proprio Israele.

Già da questi racconti, che ovviamente prendiamo per quello che sono, racconti, si capisce però che stabilire chi abitasse prima in Palestina, che abbia il diritto di star lì, lascia un po' il tempo che trova. E comunque, lasciatemelo dire, la storia è un continuo susseguirsi di migrazioni, guerre, conquiste. A conti fatti, il pianeta Terra è, brutale dirlo ma è vero, è di tutti e non è di nessuno.

Quanto a quello che viene chiamato conflitto israelo-palestinese, beh, è iniziato nella prima metà del '900 e si è inasprito dopo la fondazione dello Stato di Israele nel 1948. L'unico tentativo serio di raggiungere la pace, avanzato negli anni '90, è fallito. Per comprenderne le dinamiche, però, bisogna inquadrare territorio e protagonisti e fare qualche passo indietro nella storia.

La Palestina è una regione geografica di circa 28.000 km quadrati, come Piemonte e Valle d'Aosta messi insieme, che confina con Egitto, Giordania, Siria e Libano. Il territorio è desertico per circa il 60% della sua estensione e il fiume Giordano è la fonte d'acqua più importante, insieme al lago di Tiberiade e al Mar Morto. Fin dall'antichità è stato un territorio di passaggio tra il Medio Oriente e l'Europa, e quindi è sempre stato desiderato a livello strategico e commerciale. In aggiunta, oggigiorno sono stati scoperti vari giacimenti di petrolio e gas naturale al largo delle coste mediterranee in Palestina. Perciò, la guerra, purtroppo, è una costante da millenni, non un'eccezione. E lo è stata anche per motivi religiosi. La città di gran lunga più importante, infatti, è Gerusalemme, sacra per ebraismo, cristianesimo e islam.

A proposito, è proprio la religione una delle differenze più ovvie tra ebrei e arabi. Questi ultimi, infatti, a partire dalla metà del VII secolo dopo Cristo, hanno abbracciato come religione l'Islam, diventando per la maggior parte musulmani. Ecco, però, attenzione: non tutti gli arabi sono musulmani. I due termini non sono sinonimi. Gli arabi sono un popolo, i musulmani sono tutte le persone seguaci dell'Islam. In Palestina, ad esempio, vivono più di 100.000 arabi cristiani. Peraltro, ad arricchire il quadro ci sono anche numerose persone di origine slava, provenienti dall'ex Unione Sovietica, e tanti altri gruppi etnici.

Un'altra grande differenza tra ebrei e arabi è la diversa storia che li contraddistingue come popoli. Intesi in senso ampio, gli arabi si sono espansi dal VII secolo dopo Cristo fino a creare un impero vastissimo e a esportare la propria religione a milioni di persone. La loro è una storia di conquiste, ma anche di diffusione di cultura e scoperte scientifiche. Gli ebrei, invece, hanno quasi sempre dovuto lottare per la propria sopravvivenza e sono finiti dispersi in tutto il mondo, facendo grande fatica a integrarsi con i popoli che li hanno ospitati, ma venendo contemporaneamente spesso segregati o discriminati, fino al drammatico apice del genocidio di massa messo in atto dalla Germania nazista e dai suoi alleati, Italia compresa, poco prima e nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

La Palestina, o solo alcune sue parti, sono passate di mano tantissime volte nel corso della storia. Elencare tutti i popoli sarebbe lunghissimo. Ad esempio: israeliti e babilonesi, macedo, romani, bizantini e arabi, fino all'espansione dell'Impero Turco, che controllò la regione dal 1516 fino al termine della Prima Guerra Mondiale.

Eccoci così arrivati, a tappe forzate, al periodo clou tra '800 e '900. Abbiamo una situazione in cui la maggior parte della popolazione della Palestina è di origine araba, ma c'è ancora una ridotta quota di ebrei, che però sono dispersi in gran parte in giro per il mondo. E qui dobbiamo introdurre un concetto fondamentale che si sente spesso: il sionismo. Sionismo è una parola che deriva da Sion, Zion in inglese, che è il monte dove è stato fondato il nucleo originale della città di Gerusalemme. Il sionismo è un'ideologia propagandata a partire dalla fine dell'800 dallo scrittore attivista Theodor Herzl, che poi è diventato un movimento politico e sociale. Alla base c'era la volontà che gli ebrei, dopo secoli di dispersione e persecuzioni, dessero vita a una società ebraica all'interno di uno Stato indipendente, in cui emigrare da tutto il mondo.

Neanche a dirlo, il territorio prescelto per questa operazione alla fine fu la Palestina, considerata da sempre dagli ebrei la Terra Promessa e soprannominata Terra di Israele. In termini concreti, il movimento sionista prevedeva che la Palestina fosse colonizzata progressivamente dal punto di vista agricolo e per farlo cercava da un lato denaro e dall'altro voleva ottenere un documento internazionale ufficiale che autorizzasse il tutto. Detto fatto, attraverso l'istituzione di specifici fondi per finanziare l'acquisto di terreni e grazie a una serie di pressioni e accordi internazionali, il movimento sionista diede vita al progetto. In questo fu facilitato da alcuni fattori, alcuni purtroppo drammatici. Ne elenchiamo alcuni: anzitutto, l'arrivo di grossi flussi di denaro dagli ebrei che vivevano in Europa e in America permise agli ebrei che emigravano di avere soldi per acquistare i terreni. In secondo luogo, alcuni periodi di carestia e crisi economica misero in ginocchio molti arabi palestinesi e li costrinsero a vendere tutti o parte dei loro beni. Poi, dal punto di vista internazionale, alla fine della Prima Guerra Mondiale, la Palestina finì sotto il protettorato del Regno Unito. E quest'ultimo non disdegnava la creazione di uno Stato ebraico alleato in prospettiva, in un contesto prevalentemente arabo e musulmano, e quindi agevolò il movimento sionista. Infine, il tragico aumento di atti discriminatori e persecutori contro gli ebrei nel corso del '900, con l'apice della Shoah, portò tantissimi ebrei a cercare rifugio proprio in Palestina.

Queste altre condizioni permisero agli ebrei di crescere progressivamente nella regione. Se nel 1922 costituivano l'11% della popolazione della Palestina e gli arabi invece il 78%, nel 1947 erano passati al 32% contro il 60% arabo. Ovviamente, un simile processo creò grande tensione. Gli arabi, infatti, vedevano i territori che abitavano fino a poco tempo prima essere progressivamente colonizzati senza poter intervenire. E così, sia sul loro fronte, sia per contrasto su quello ebraico, nacquero organizzazioni paramilitari per contrastare la controparte, che diedero vita ai vari scontri.

Primi scontri dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il Regno Unito lasciò la patata bollente in mano all'ONU, la neonata organizzazione delle Nazioni Unite, che nel 1947 votò a maggioranza la risoluzione 181, secondo cui la regione palestinese sarebbe stata divisa in due Stati: lo Stato di Israele in mano ebraica e lo Stato di Palestina in mano araba.

Andiamo però più nel dettaglio, perché in questo caso è essenziale. Il 55% del territorio della Regione palestinese, tra cui l'area più fertile, sarebbe finito in mano agli ebrei, che però costituivano solo il 32% della popolazione dell'area. La parte restante, il 44% del territorio, sarebbe diventata la patria ufficiale della componente araba, pari però al 60% degli abitanti in quel momento. Infine, Gerusalemme e Betlemme avrebbero assunto il carattere di zone internazionali.

E qui la domanda sorge spontanea: come mai la risoluzione non sembra equa? Per vari motivi, ne elenchiamo anche in questo caso alcuni. Anzitutto, molti paesi, soprattutto occidentali, avevano l'interesse che esistesse uno Stato ebraico in un'area come il Medio Oriente a maggioranza araba e musulmana. In secondo luogo, in molti Stati, varie persone di origine ebraica ricoprivano posizioni influenti, avevano quindi una buona capacità di fare pressioni politiche. Gli stessi ebrei in Palestina, d'altra parte, per quanto in minoranza, erano un gruppo più coeso, ricco e potente rispetto agli arabi palestinesi, divisi in molte fazioni diverse, senza un senso comune di appartenenza e quindi erano più capaci di far sentire la propria voce. Infine, durante la Seconda Guerra Mondiale, il mondo arabo, quanto meno i suoi vertici, diciamo, si era schierato in buona parte con la Germania, sostenendo più o meno apertamente la Shoah, e quindi alla fine della guerra fu considerato sostanzialmente una fazione sconfitta. D'altro canto, va detto che questa vicinanza tra mondo arabo e Germania dipese anche da importanti e mancate promesse territoriali fatte da Regno Unito, soprattutto, e Francia al mondo arabo durante la Prima Guerra Mondiale.

Negli anni successivi, quindi, di nuovo situazione complessa. A ogni modo, come potete immaginare, gli arabi palestinesi, perdendo gran parte del territorio in cui vivevano, rifiutarono la risoluzione 181 dell'ONU, mentre gli ebrei la accettarono, dichiarando ufficialmente la nascita dello Stato di Israele nel 1948.

La situazione non poteva che sfuggire di mano. Già nei mesi tra l'accettazione della risoluzione e l'indipendenza di Israele, gli ebrei espulsero centinaia di migliaia di arabi palestinesi dal territorio che ormai consideravano proprio, oppure, in molti casi, furono gli stessi arabi, più o meno forzatamente, ad andarsene. Fatto sta che questo processo, in arabo chiamato Nakba, cioè catastrofe, fu segnato da scontri e numerose vittime e provocò un disastro umanitario tutt'oggi irrisolto. La migrazione forzata, oltretutto, aumentò di numero dopo la proclamazione di indipendenza di Israele. Questa, infatti, fu considerata come un atto di guerra dai paesi arabi intorno alla Palestina, che si erano riuniti da poco in un'organizzazione chiamata Lega Araba. Contingenti militari di Libano, Siria, Giordania, Iraq ed Egitto, insieme agli arabi palestinesi, attaccarono così lo Stato di Israele su più fronti contemporaneamente. Ma incredibilmente, Israele li respinse e annesse parte dei territori occupati durante il contropiede, passando così dal controllo del 55% del territorio palestinese al 78%.

Ecco, attenzione: il 22% del territorio non finì nelle mani degli arabi palestinesi, ma fu spartito tra Egitto e Giordania. L'Egitto tenne la Striscia di Gaza, una fascia costiera di circa 360 km quadrati di superficie, più o meno quanto la provincia di Prato, che prende il nome dalla città di Gaza. La Giordania, invece, si prese la cosiddetta Cisgiordania, un territorio di circa 5.600 km quadrati, poco più della Liguria, a ovest del fiume Giordano, e si spartì con Israele la città di Gerusalemme. La parte ovest finì in mano israeliana e quella est, per l'appunto, in mano giordana. A proposito, se doveste sentire parlare di "linea verde" in riferimento alla questione israelo-palestinese, si tratta proprio della linea di confine tra questi territori che ho appena nominato, linea che, attenzione, a quei tempi fu riconosciuta legittima dall'ONU.

La guerra del 1948, ahimè, fu solo il primo di tanti conflitti. Tra questi, però, quello che ha portato in sostanza la situazione attuale è la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni del 1967. C'era sempre più tensione, le truppe dei vari paesi della regione si erano ammassate ai confini, il Canale di Suez era stato chiuso alle navi israeliane e Israele, temendo un imminente attacco al proprio territorio, invase i paesi arabi confinanti e in sei giorni li sconfisse, conquistando la Striscia di Gaza, la Giordania, la città di Gerusalemme, la penisola del Sinai e le alture del Golan. Attenzione, però: l'ONU, in questo caso, dichiarò illegittime le conquiste, ma Israele rimase dov'era.

Come si è evoluta da allora la situazione? La penisola del Sinai è stata restituita all'Egitto in seguito agli accordi di Camp David negli Stati Uniti, mentre le alture del Golan sono e rimangono tutt'ora sotto occupazione militare israeliana e stanno venendo pian piano colonizzate. Ok, ma tutto il resto? Beh, dalla metà degli anni '80, Israele si rese conto che doveva trovare un compromesso con gli arabi palestinesi, soprattutto col loro più importante organismo politico di rappresentanza, cioè l'OLP, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. L'OLP nel 1988 arrivò a dichiarare l'indipendenza dello Stato di Palestina e quasi un centinaio di Stati membri dell'ONU lo riconobbe, anche se tutto rimase praticamente solo su carta. Contemporaneamente, in una parte degli arabi palestinesi stavano però crescendo posizioni più estremiste, che scoppiarono nella cosiddetta Prima Intifada, una sollevazione popolare che portò a boicottare prodotti israeliani, a barricate, fino a scontri armati. E chi fu il protagonista nell'organizzazione delle rivolte? Hamas, una nuova organizzazione politica e paramilitare, considerata oggi terroristica tra gli altri da Unione Europea e Stati Uniti. Nei sei anni di rivolta, neanche a dirlo, purtroppo ci furono numerose vittime, soprattutto da parte araba, finché fu evidente che bisognava arrivare a un cessate il fuoco.

E ancora una volta ci pensarono gli Stati Uniti. A Oslo, nel 1993, vennero firmati degli storici accordi che prevedevano un riconoscimento reciproco da parte di Israele e Palestina e l'istituzione dell'Autorità Nazionale Palestinese, in sigla ANP, una sorta di braccio operativo dell'OLP, a cui concedere progressivamente la sovranità sulla Striscia di Gaza e la Cisgiordania. La Striscia di Gaza fu così progressivamente abbandonata dagli ebrei israeliani, che tuttavia ancora oggi, tra le altre cose, hanno il controllo dello spazio aereo, delle acque territoriali, dell'anagrafe, dell'ingresso di merci e persone e del sistema fiscale. In Cisgiordania, invece, si formarono tre zone: alcune aree furono cedute al controllo arabo palestinese, in altre gli arabi palestinesi ottennero il controllo civile, ma gli ebrei israeliani mantennero quello militare, e tutto il resto rimase sotto il pieno controllo israeliano. Insomma, c'erano stati dei passi avanti e sembrava si fosse finalmente sulla strada giusta. Ma, come sapete, questo processo che avrebbe dovuto portare a una pace definitiva è clamorosamente, purtroppo, naufragato.

Nonostante gli accordi di Oslo, infatti, gli ebrei israeliani hanno continuato a colonizzare la Cisgiordania e ad appropriarsi in maniera più o meno lecita di interi quartieri della città di Gerusalemme, prima in mano agli arabi palestinesi. Quest'ultimo processo è stato in qualche modo sostenuto dalla decisione degli Stati Uniti nel 2017 di considerare Gerusalemme la capitale dello Stato d'Israele. Il processo di colonizzazione sionista ha quindi scatenato le frange più estremiste degli arabi palestinesi, in particolare di Hamas, così già a partire dagli anni '90 si sono verificati alcuni attentati suicidi contro gli ebrei israeliani, fino a un'escalation con più di 100 attentati nei primi anni 2000, quando è addirittura scoppiata una seconda rivolta, una seconda Intifada, che ha provocato migliaia di morti, soprattutto arabi palestinesi.

Di fronte a questi eventi, Israele ha innalzato due lunghissimi muri per contenere la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, segregando però la popolazione. Nella Striscia, in particolare, le condizioni di vita, prima di questo conflitto in corso, erano drammatiche, con una densità abitativa elevatissima, dei tassi di povertà e disoccupazione superiori al 50%, acqua in gran parte contaminata e luce elettrica disponibile solo poche ore al giorno. Queste condizioni hanno appunto, come abbiamo detto prima, portato all'emergere e poi agevolato organizzazioni come Hamas, responsabili sì da un lato di politiche di assistenza alla popolazione locale, ma anche di attentati e attacchi missilistici diretti contro Israele, attacchi a cui lo Stato ebraico ha sempre risposto a tono con bombardamenti che hanno spesso causato, ahimè, vittime civili, anche perché a volte sono proprio i membri di Hamas a nascondersi apposta tra la popolazione inerme. Insomma, ragazzi, alla fine è sempre la popolazione a farci le spese, da una parte e dall'altra.

In Cisgiordania, la situazione invece è diversa. Dopo una guerra civile interna tra gli arabi palestinesi scoppiata dopo le elezioni del 2006, vinte da Hamas, la Cisgiordania è rimasta sotto la gestione dell'Autorità Nazionale Palestinese e in particolare del partito Fatah, più moderato, ma con uno scarso consenso, guidato da Mahmoud Abbas, detto Abu Mazen. Nel 2012, però, la ANP è quantomeno riuscita a ottenere per la Palestina lo status di Stato osservatore dell'ONU, il che significa che può partecipare alle assemblee generali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, ma senza votare.

Ecco, abbiamo visto la parte arabo-palestinese, ma dall'altro lato Israele non se la passa meglio. Negli ultimi anni gli israeliani sono tornati più volte al voto e adesso sono guidati da un governo guidato da Netanyahu, con una maggioranza abbastanza risicata e con posizioni sempre più estremiste e autoritarie rispetto al passato. Inoltre, la popolazione è incredibilmente divisa tra cittadini laici sostenitori del sionismo, ebrei ultraortodossi, e comunque un 20% di arabi che vive in Israele, ma con sempre meno diritti. Nel 2018, infatti, è stata deliberata una legge fondamentale dello Stato che non definisce più Israele una democrazia, ma lo Stato nazionale del popolo ebraico, che ha tolto all'arabo lo status di seconda lingua ufficiale e che ha legittimato la colonizzazione di stampo sionista.

Ora, se tutto questo quadro interno non bastasse, c'è poi il quadro geopolitico internazionale. Esistono paesi che sostengono e finanziano Israele, come gli Stati Uniti d'America, che hanno favorito negli ultimi anni, nel 2020, i cosiddetti Accordi di Abramo tra lo Stato ebraico e alcuni paesi arabi come Emirati Arabi Uniti e Bahrain. E ci sono paesi che invece sostengono la causa palestinese e in particolare sono alleati di Hamas, come l'Iran, il Qatar o Hezbollah, un'organizzazione politica e paramilitare libanese.

Insomma, direi che possiamo fermarci qui. D'altro canto, stiamo pensando proprio a dei contenuti specifici e più approfonditi su vari argomenti, ad esempio sulla Striscia di Gaza e la storia di Hamas, sulle divisioni interne ad Israele e sulle alleanze internazionali. Quindi, mi raccomando, continuate a seguirci. Ragazzi, spero che questa ricostruzione vi sia piaciuta e di avervi anzitutto trasmesso la complessità della questione. Se dovessi, però, secondo voi, aver commesso errori o dimenticanze gravi, mi raccomando, segnalateli con educazione nei commenti, ampliando voi la narrazione. Grazie mille di averci seguito e vi aspetto sempre qui su Geopop, le scienze nella vita di tutti i giorni. Ciao.