📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

Mostro di Firenze_Pulp in Florence parte 2 - 1984/85: Maniac-L' origine del collegamento col Mostro

Dario Quaglia Investigates2:27:41

Transcription

Cring down Dead Moon Florence where [Musica] to [Musica]. Long, he's out to get you. Make Killing Strong in he Passion. They Can't help Us S, but when the Comes, They beone the m. Shell down l Soul, he out. The rivers Run Where The L used to Rest in peace. De Florence in the K. [Musica] Buonasera a tutti e benvenuti di nuovo su Dario Qu investigate. Nella puntata di stasera, dove ci addentreremo in uno degli aspetti più controversi del caso del Mostro di Firenze, ovvero la cosiddetta teoria Menc. Questa ipotesi, seppur non confermata ufficialmente, ha affascinato e diviso molti appassionati del caso, poiché cerca di collegare la serie di omicidi attribuiti al Mostro di Firenze a un film cult del genere horror del 1980, ovvero Maniac.

La teoria Maniac sostiene che il killer abbia trovato ispirazione nelle brutali scene del film, replicando i terribili atti di mutilazione a partire dal delitto di Scandicci, questo è importante, del 6 giugno '81. In quella data, il mostro per la prima volta eseguì delle escissioni sul corpo di una delle vittime, un particolare che alcuni sostengono possa richiamare scene chiave del film. Secondo i sostenitori di questa teoria, il modus operandi del mostro avrebbe subito un'evoluzione, influenzata dalla visione del film Maniac, con un'escalation di violenza che sembra riflettere la macabra estetica cinematografica.

Da dove nasce questa ipotesi? Chi è stato il primo a parlarne? Alcuni dicono che fu Nino Filastò, il celebre avvocato che tutti conosciamo e scrittore, a suggerire il possibile legame, mentre altri indicano Stefano Galastri, alias Dezia o De Gotia, come l'origine di questa teoria. Durante la puntata, cercheremo di capire le origini di questa suggestiva ipotesi, approfondiremo gli elementi del film che avrebbero potuto influenzare il mostro e discuteremo il perché ancora oggi questa teoria continua a suscitare interesse e dibattito tra gli appassionati del caso.

Quindi, cominceremo riproponendo uno dei due filmati propedeutici che ho, scusate, postato durante la settimana per essere un po' più preparati a questa puntata, che è la lettura delle due lettere correlate al suo lavoro, Maniac, il sentiero mai battuto, di appunto Stefano. Sentiero non battuto di Stefano Galastri, le lettere che lui manda all'avvocato Santoni Franchetti e poi avvocato Bevacqua, insomma, ed altri destinatari che vedremo, dove lui, insomma, illustra a grandi linee la sua teoria e la propone, insomma, come come ricerca e spera che, insomma, questa ricerca possa portare gli avvocati a qualcosa di più, no, di quello che poteva fare lui come semplice appassionato del caso. Quindi sentiremo adesso di nuovo questo video, durerà una ventina di minuti, dopodiché, insomma, andremo avanti. Il materiale è tanto, quindi spero di riuscire a condensare. Parleremo della del cast, della trama del film, della distribuzione del film, che è anche molto importante, leggeremo gli articoli, più che altro le e le pubblicità, insomma, dell'epoca, dove veniva presentata la programmazione del film, quindi vedremo a Firenze quando è stato programmato il film, vedremo il trailer e poi avremo altre letture, insomma. Speriamo di farcela. Tutto questo volevo però ringraziare perché ovviamente il materiale che avevo aveva dei dei buchi, quindi saluto e ringrazio con, insomma, riconoscenza Cristina Di Prato e suo fratello, appunto, l'avvocato Francesco Magnini, che mi hanno aiutato nella ricerca di alcuni trafiletti. Ringrazio anche Francesco Cappelletti e Antonio Segnini, che mi hanno fornito altro materiale che vedremo stasera. Quindi andiamo a proporre adesso il video e poi ci rivediamo subito dopo.

Il sentiero non battuto. Egregio Dottor Avvocato Luca Santoni Franchetti, Via Farini 11, 50121 Firenze. Desidero renderla partecipe di una mia piccola scoperta sul caso del cosiddetto Mostro di Firenze. Una scoperta totalmente neutra, cioè assolutamente, almeno a mio avviso, non utilizzabile per individuare in esso una persona specifica, ma che potrebbe far vedere sotto una luce completamente diversa le vicende dell'omicida delle coppiette. Nonostante l'idea di partenza fosse, come potrebbe invedere dall'prefazione, di renderla pubblica ad una pluralità di persone, poi ho ritenuto per motivi di riservatezza e per evitare che l'invio di un plico anonimo scatenasse chissà quali inquietanti sospetti, ad arte poi amplificati, di informare il solo Dottor Francesco Luna, cronista del Giorno, ritenuto da me il più meritevole per la buona volontà dimostrata durante il processo Pacciani, il quale si è detto disponibile a prenderla in seria considerazione per la pubblicazione sul suo giornale. Ho però premura che prima che tale notizia sia divulgata, lei, che stimo molto per l'impressione datami durante le numerose udienze dibattimentali e per quanto di lei scrive il Dottor Gualazzini, che seguo sempre sul giornale, ne fosse informato di prima mano, sembrando domi lei l'unica persona veramente interessata a scoprire qual è la verità che tutti noi attendiamo da almeno 13 anni, una persona che durante il processo non è mai scesa sul campo della gazzarra da commedia dell'arte. Come vedrà, avevo pensato in origine di informare pure la difesa nella persona del Dottor Bevacqua. Poi però ho preso conoscenza e non ridendo delle lettere autografe del vero mostro, dell'amica della moglie del mostro, eccetera eccetera, a quando una cinquina di Nostradamus rivelatrice dell'identità del mostro, ritenendo perciò che il mio lavoro, per quanto pessimo possa essere, non meriti di frequentare ed essere confuso con tali compagnie. Capisco che il Dottor Bevacqua stia solo cercando di fare il proprio lavoro, ma per cortesia, io non posso valutare se ciò che ho scoperto sia solo una bufala macroscopica o la più grande scoperta mai fatta su questo caso. Né so da solo come interpretare quanto ho scoperto, soprattutto certi dettagli che mi lasciano molto perplesso. Mi così a lei, certo che saprà dare le giuste valutazioni in merito, senza strumentalizzare, in quanto parte al di sopra delle parti, ciò che le offro, né in un senso né nell'altro. La mia piccola scoperta è infatti ancora gracile, bisognosa di verifiche e di analisi approfondite. Se fosse gettata nella mischia così com'è, ne uscirebbe del tutto stroncata, essendo sballottata tra la sopravvalutazione e la sottovalutazione. Questo è il motivo per il quale avrei gradito, contrariamente quanto avevo a suo tempo enunciato nella prefazione, che la notizia andasse sui giornali solo a processo concluso. Il Dottor Luna, però, mi ha spiegato che essendo il dibattimento concluso ed essendo la mia ipotesi, per quanto realistica, né dimostrabile né confutabile, nessuna influenza essa potrà avere sul processo. Nel fornirle questi dati che ho raccolto, le chiedo tre garanzie. Le prime due le ho già ottenute anche dal Dottor Luna: uno, totale riservatezza sulla mia identità, non desiderando io per nessun motivo che il mio nome appaia sui giornali, né tantomeno in TV. Lei, che adesso è un personaggio famoso, saprà bene come la fama porti molti più guai che vantaggi, soprattutto in questo caso, ove, a parte le lettere minatorie di qualche scimunito, potrebbe esserci anche pericoli reali. Non so se mi spiego. Due, totale riservatezza sulla struttura di questo fascicolo, che non dovrà essere divulgato per alcuna ragione, né in originale né in copia. Lei potrà riferire a chi vuole tutti i dati in esso raccolti, ma solo presentandoli in altra forma. In alcuni passi sono stato un po' troppo caustico nei confronti delle attività passate della Procura di Firenze e di alcuni testimoni chiaramente identificabili. Per di più, non è molto ortodosso, come lei ben sa, neppure duplicare una videocassetta. Tre, totale riservatezza sul contenuto di questo fascicolo, fino al momento in cui, se ciò accadrà, il Dottor Luna lo renderà pubblico attraverso le pagine del Giorno. Ormai mi sono rivolto a lui, cui ho anche chiesto aiuto per alcune ricerche da effettuare a Roma. Vorrei quindi che l'eventuale scoop fosse a suo totale vantaggio. Con questo, la ringrazio per l'attenzione e mi auguro di non farle perdere solo del tempo. La parte più importante, quella che potrebbe interessarle di più, è costituita dalle prime 50 pagine dopo la prefazione e dai primi 35 minuti della videocassetta. Il resto è costituito dall'interpretazione puramente soggettiva e sulla bontà della quale io stesso nutro seri dubbi, che ho dato a tali indizi oggettivi. In pratica, una delle tante interpretazioni possibili, non certo l'unica o la migliore. Per questo mi interessa molto il suo giudizio sulla cosa e non solo per il fatto che lei sia un criminologo. Finora ho presentato la cosa solo a parenti ed amici per facilitare la lettura, ai quali ho usato quella forma romanzata della quale mi scuso, e al Dottor Luna, che però, essendo un giornalista, è più interessato alla storia in sé stessa che ai suoi sviluppi pratici. Da quando ho terminato la stesura di questo fascicolo, ho fatto qualche altra piccola ricerca, ma senza grandi risultati. Resto comunque a sua completa disposizione nel caso volesse ulteriori delucidazioni o dettagli su quanto ho acquisito, anche se mi sembra che il fascicolo in questo sia fin troppo esauriente. In ogni caso, mi potrà chiamare dal lunedì al venerdì dopo le ore 20:30, al numero telefonico 57260 di Firenze, senza alcuna fretta, visto e considerato non solo che l'analisi della scoperta potrà senz'altro giovarsi di calma e riflessione, ma anche che il processo Pacciani, a mio modesto avviso, non costituirà che un fatto puramente incidentale nell'infinita vicenda del Mostro di Firenze. Cordiali saluti, Stefano G.

Egregio Dottor Avvocato Rosario Bevacqua, Via La Marmora 14, 50121 Firenze. Egregio Dottor Avvocato Luca Santoni Franchetti, Via Farini 11, 50121 Firenze. Egregio Dottor Giuseppe Gualazzini, presso il giornale, Via Gin [__], 4, 20123 Milano. Egregio Dottor Francesco Luna, presso il Giorno, Piazzale Enrico Mattei 1, Roma. Egregio Dottor Maurizio Naldini, presso La Nazione, Paoleri 2, 50122 Firenze. Posso ben capire quanto, dal momento in cui è iniziato il processo contro Pietro Pacciani, siate stressati da centinaia di lettere deliranti inviatevi da persone varie che vi promettono e preannunciano prove decisive a favore o a danno dell'odierno imputato, persone che con il Mostro di Firenze hanno fatto il militare ad Ancona o che hanno la moglie che conosce benissimo sua zia, naturalmente acquisita. Credo pertanto di poter bene interpretare e comprendere la naturale diffidenza con la quale vi avvicinate a questo fascicolo sospetto. Posso però garantirvi che chi vi scrive non è un paranoico con deliri di grandezza o di invenzione, e spero che a questo proposito le pagine che seguono ne costituiscano una miglior prova. Se mi sono permesso di disturbarvi in un momento forse poco opportuno, è solo perché desidererei, prima che le udienze del processo Pacciani riprendano, assorbendo giustamente tutto il vostro interesse, prendeste conoscenza di una mia piccola ma forse grande scoperta riguardante il caso dell'omicida di Firenze. Se ciò non è già accaduto per altre vie, tramite altre persone o addirittura per vostre personali ricerche, non si tratta di una cosa nuova in sé, in quanto già uno psichiatra intorno alla metà degli anni '80 aveva puntato la sua attenzione su di essa. Sono semmai nuovi alcuni piccoli o grandi dettagli che però ne mutano, a mio avviso, totalmente il significato, rendendo la cosa molto più appetibile per una eventuale indagine approfondita a qualunque livello la si voglia svolgere. Questa acquisizione, anche se sviluppata, non potrebbe certo portare all'identificazione materiale dell'autore dei reati in questione, come sicuramente lo potranno quelle mirabili in mano alla Procura. Ma se suffragata dai fatti, potrebbe dirci molte cose su di lui, soprattutto cose che per la prima volta non riguardino unicamente la sua attività sul luogo del delitto, il che, a ben pensare, è la sola cosa della quale si abbia conoscenza su questa persona. Gran parte di ciò che leggerete, oltre a non costituire, come già detto, un'assoluta novità, non è neppure acquisizione recente, risalendo nella sua struttura alla seconda metà degli anni '80. Il riaccendersi dell'interesse sul caso dell'omicida di Firenze, provocato dal risalto che i mass media hanno dato al processo Pacciani, ha, non lo nego, riacceso in me l'interesse per quella vecchia ricerca e mi ha spinto a proseguirla, potendo così trovare nuovi piccoli elementi che negli anni '80 mi erano del tutto ignoti, dimostrando con ciò quanto questo filone di ricerca, nonostante il trascorrere del tempo, sia direttamente proporzionale all'aumentare delle difficoltà di acquisire i dati, sia ancora ben lungi dal potersi considerare esaurito. Non avendo molto tempo per potermi dedicare con continuità alla cosa, ho impiegato per una ricerca che si sarebbe potuta concludere nel giro di due settimane circa, 10 anni. Solo la stesura in modo organico e leggibile di questo fascicolo ha richiesto 5 mesi di ritagli di tempo tra i frizzi e lazzi di familiari e amici, gli unici, tra l'altro, che abbia mai reso partecipi in questi 10 anni della mia scoperta. Non ho infatti mai minimamente pensato di riferire la cosa agli inquirenti, fossero essi forze di polizia o magistratura, ben conscio del fatto che ciò avrebbe costituito solo una reciproca perdita di tempo, potendo al più generare qualche malcelato sorriso di scherno in chi, proprio in quei momenti, pensava a cose ben più serie, come ad esempio attendere con fiducia un personaggio misterioso che si presentasse a riscuotere i 500 milioni del primo premio della grande lotteria del mostro con la testa di costui mozzata, come quelle di Neo Pompeo e di San Giovanni Battista, su di un vassoio d'argento finemente lavorato. Ma la cosa che è stata più determinante nello smuovermi da questo mio plurale torpore è stato il constatare come coloro che certo avrebbero bollato come cazzata sic la mia ipotesi, abbiano poi avuto l'impudenza di presentarci nel corso del dibattimento processuale degli ignobili guazzabugli. Questo fascicolo potrebbe essere considerato alla stregua della Sacra Bibbia, del Corano e dei Veda messi assieme. Mi riferisco al mai troppo famigerato sogno di Fata, assurto a ruolo di summa probatoria nei confronti dell'odierno imputato, dimostrando come quel vecchio viziacio di mettere in carcere una persona che avrebbe anche potuto essere l'omicida e di cominciare solo in seguito, ed arrampicandosi sugli specchi, a cercare le prove a suo carico, non si è ancora passato di moda, lasciando anzi il fatto pensare che esso sia altamente contagioso, essendosi manifestato in persone di in tempi diversi, sempre che non si tratti di una rara malattia ereditaria. La cosa, oltre ad avermi più volte ricordato il grande vecchio maestro sempre attuale Torquemada, mi ha fatto venire alla mente la logica di un monaco irlandese dell'XI secolo, un brillantissimo esegeta biblico, che scrisse centinaia di migliaia di importanti righe con le quali dimostrò la posterità come, ad esempio, la distanza tra Betlemme e Nazareth non fosse casuale come potrebbe sembrare ad uno stolto, ma pari al numero di anni che aveva il Cristo quando iniziò la predicazione, moltiplicato per il numero di chiodi che lo trafissero, con naturalmente, e come non avrebbe potuto essere così, la sottrazione del numero di giorni trascorsi da Lazzaro nel sepolcro in attesa del miracolo. Questo bravo monaco interpretò con questa impareggiabile sagacia tutti quanti i sacri libri, dimostrando come essi non fossero affatto misteriosi o di difficile interpretazione, ma in vero chiarissimi. I sistemi dunque non sono cambiati, a dispetto del turnover inevitabile, viste le magre rimediate degli inquirenti ed il turnover degli indiziati, ben sintetizzabile con l'espressione popolare "perso un mostro, se ne trova un altro". Non dobbiamo mai infatti dimenticare che se nel 1983 l'omicida non avesse colpito Giogoli, avremmo avuto un processo Vinci, e che se nel 1984 egli non avesse colpito a Vicchio, avremmo avuto un epico processo Mele-Mucciarini, con lo stesso corteo di indizi gravi, univoci e concordanti, e cioè riviste pornografiche, vizietti e perversioni sessuali varie, guanti di lattice e trincetti, il tutto condito da un bel po' di dicerie da strapaese. Appare con queste premesse chiaro come una buona decina di milioni di italiani abbiano il physic du monstre sufficiente per beccarsi l'ergastolo, non per una, ma per otto volte. Se pensi solo che nel 1984 persino il mestiere di fornaio di Piero Mucciarini veniva ritenuto un gravissimo indizio di colpevolezza, potendoci finalmente spiegare perché l'omicida avesse sempre colpito la vigilia di giorni non lavorativi e in ogni caso mai ad ora tarda. Con la stessa stringente logica si potrebbe a lungo disquisire sul perché i pescatori di perle non vengano mai a cercarle nel lago Trasimeno. Spalletti, Vinci, Mele, Mucciarini, Pacciani e chissà quanti altri dei quali non abbiamo notizia, hanno partecipato senza saperlo e soprattutto senza volerlo ad un gioco nel quale, per chi perde, c'è l'ergastolo. Ricordate quel gioco da bambini chiamato "L'omino vive ancora"? Un ragazzo accende un fiammifero e dicendo questa frase, lo passa ad un altro che ripete frase e gesto. Tutto ciò dura sinò che, consumandosi il fiammifero, un ragazzo tra i tanti non se lo veda spegnere, per di più scottandosi tra le dita, non potendo così dire "l'omino vive ancora" e perdendo con ciò il gioco. Pare che Spalletti, Vinci, Mele e Mucciarini siano riusciti a passare quel certo indesiderabile fiammifero, gridando e facendo gridare ai loro avvocati "l'omino vive ancora". Sembra che invece a Pietro Pacciani quel fiammifero si sia spento, purtroppo, tra le dita, costituendo questa, più che risibili argomenti prodotti contro di lui, la vera causa di tutti i suoi guai giudiziari. Un secondo motivo per il quale mi sono deciso a scrivervi, sempre a proposito del sogno di Fata, senza è dovuto all'aver verificato in quella occasione quanto possa essere a volte utile un sia pur piccolo aiuto da parte dei privati. Se infatti non si fosse fatto avanti spontaneamente, avendo per caso avuto notizia della faccenda dai giornali, quel professore di clinica psichiatrica dell'Ateneo bolognese, che la bella copia di quel quadro vedeva ogni giorno, essendo essa fissa su di una parete dell'istituto presso il quale lavorava, saremmo ancora qui a perder tempo per valutare se tutte quelle belle e copiose interpretazioni psicologiche che su di esso avevano trovato fertile terreno avessero fondamento oppure no. Invece, in un solo giorno, grazie ad un privato in nessun altro modo rintracciabile tra milioni di persone, si è arrivati riportare la cosa nella sua giusta ottica di bufala pazzesca. Tutto ciò grazie ad una persona che, senza meriti propri, aveva un'informazione importante da dare e che altri non avrebbero potuto. Mi rivolgo pertanto a lei, Avvocato Bevacqua, anche se non credo possa lei trarre da quel poco che può soffrir le elementi utili per la sua difesa, soprattutto a lei, Avvocato Santoni, che ha più volte affermato, e di ciò sono pienamente convinto, di cercare solo la verità, qualunque essa sia. Ho saputo delle indagini personali che sta portando avanti con un gruppo di studenti di giurisprudenza. Mi auguro che le piccole informazioni che le fornisco possano esserle in un modo o nell'altro di ausilio. Mi rivolgo a voi giornalisti, che ho scelto come i più critici e razionali tra tutti quelli che seguono questo caso, perché anche voi, con il vostro lavoro e con la forza dell'informazione, avete i mezzi per svolgere certi tipi di ricerche. Come avrete notato, non rendo partecipe neppure adesso, come già in passato, di queste mie acquisizioni la pubblica accusa, e a che cosa potrebbe mai servire farlo, essendo essa ormai da tempo perdutamente, ciecamente innamorata di Pietro Pacciani, come mai lo era stata dei troppi fidanzati precedenti, e desiderando solo, per far tacere il popolino che la taccia di poca serietà, convolare ed in tempi brevi con lui a giuste nozze. Il mio lavoro, come potete constatare dalle numerose ricerche ancora aperte, non è affatto completo. Ve lo presento in fieri, essendo conscio del fatto di non avere le forze per poterlo portare ancora molto più avanti, e sicuramente non tanto quanto lo potrebbe, soprattutto in forza del nuovo Codice di Procedura Penale, un avvocato o anche con il potere della stampa, un giornalista. A me occorrerebbe un anno per procedere di quel tanto del quale voi procedereste in un solo giorno. Tra l'altro, per effettuare la mia ricerca non mi sono servito dell'ausilio di alcuno, neppure a titolo confidenziale. Si può dire in pratica che l'abbia eseguita nel chiuso di una stanza. Ciò può sicuramente costituire un vizio di oggettività per questo lavoro, ma costituisce anche la migliore garanzia di una sua grande possibilità di sviluppo. In pratica, non vi porgo una ricerca buona o cattiva che possa essere ormai arrivata al limite estremo della sua evoluzione, ma una che, oltre a giovarsi grandemente del giudizio critico e dell'intuizione di altre persone, sarà tutta da sviluppare in campo pratico, con ricerche non più sui giornali, sui ricordi personali, ma sul terreno. Tutto ciò, naturalmente, solo nel caso che, nel corso di 13 anni di frenetica ricerche a 360°, la cosa non sia già stata trattata in modo esaustivo da altri. La cosa è possibile, anche se gli unici riferimenti ad essa sono legati alla già ricordata relazione di uno psichiatra quasi 10 anni fa. Il mio lavoro non è quindi compiuto. La mia missione, ritengo sì. Se riterrete valide e attendibili le mie tesi, vi prego di portarle sino alle estreme conseguenze, fin dove potrete arrivare con i vostri mezzi, magari anche dopo la conclusione del processo, non costituendo esso, a mio avviso, che un elemento, come già tanti altri in passato, puramente incidentale. Ho grande pudore nel presentarvi questo mio lavoro, come una mamma che presentando la figlia ad un concorso di bellezza, tema di vederla esclusa alla prima eliminatoria. Mi conforta un fatto, e cioè l'aver riscontrato come nel campione di persone cui questo lavoro è stato proposto negli ultimi 10 anni, la percentuale di coloro che mi hanno spernacchiato del tutto fantozziano, dal momento che in città sono ormai al corrente delle mie tesi, qualche centinaio di persone. A nulla, del resto, potrebbe servire un mio ulteriore interessamento alla ricerca, dal momento che ormai ritengo di aver dato tutto ciò che potevo dare. Ne ho alcun interesse a farmi pubblicità, non avendo io una maglieria che a orecchi intenda, neppure spero dopo 9 anni di intascare più che fantomatici 500 milioni del primo premio della grande lotteria nazionale del mostro, non avendo io provveduto prima della scadenza del 19 novembre 1985 a compilare l'apposita cartolina di delazione, e neppure ad inviare comunicazione anonima con allegata vignetta del sospettato, cosa questa che mi ha tolto il diritto di partecipare alla fase finale in San Verdiana. Prima ero sicuro di questo al 73%. Ora invece credo di essere sul 92,3%. Come leggerete, oltre a riferire le mie scoperte, mi sono permesso, esponendovi al rischio di sentir risuonare il fatidico "ne ultra crepidam sutor", di trarre delle conclusioni e di fare delle estrapolazioni da esse, che vanno naturalmente prese con le molle, trattandosi di valutazioni puramente soggettive e a volte anche molto fantasiose. Ma mi si dica che cosa non sia soggettivo e fantasioso in una storia nella quale i fatti certi sono più rari di un pinguino nel Sahara, anche se non provengono da una persona che su certi argomenti può essere propriamente considerata nelle stesse condizioni del calzolaio di Apel. Vorrei essere sicuro che le a volte ridicole e provocatorie deduzioni che ho tratto dalle acquisizioni di partenza non finiscano per minare l'attendibilità delle stesse. Ribadisco pertanto la totale separazione tra questi due momenti, quello indagativo e quello interpretativo, essendo il primo espressione di oggettività ed il secondo di soggettività. E per l'innegabile oggettività di alcuni fatti che mi sono deciso a scrivervi, non certo per esporvi le mie opinioni. Come avrete certo notato, una videocassetta accompagna questo già di per sé voluminoso fascicolo. Sarebbe a mio avviso molto opportuno che, prima di proseguire nella lettura, la visione al fine di scongiurare il pericolo che la presa di conoscenza delle mie tesi, con tanto calore esposte, possa suggestionarvi o quantomeno condizionarvi. Avrete in ogni caso modo, se lo riterrete, di rivederla dopo la lettura di questa relazione e di confrontare, se senza rischio di premature contaminazioni, le vostre impressioni con le mie, augurandomi che, in ogni caso ed indipendentemente dal valore che vorrete darle, la lettura di questa mia vi sia gradita. In memoria di Stefano.

Ecco quindi, contestualizziamo. Siamo nel 1994, in pieno processo Pacciani. Lo studioso indipendente, apparentemente indipendente, Stefano Galastri, che poi verrà conosciuto sui forum tematici come Negozia, contatta in primis l'avvocato Santoni Franchetti, che era parte civile nel processo, e successivamente anche l'avvocato Bevacqua, sebbene nella prima lettera, insomma, lo derida un po', consegnando uno studio che lui ha fatto e che dice essere, insomma, il primo ad aver fatto. In realtà, però, tra le righe, lui ci dice alcune cose. Andiamo a leggere adesso le considerazioni che avevo scritto in descrizione per capirci meglio. Allora, intanto Galastri afferma che la sua ricerca nasce negli anni '80. Riferisce anche di non non essere propriamente il primo ad accarezzare l'ipotesi di un collegamento tra il film Maniac e il Mostro di Firenze, poiché, e non parla di Filastò nella sua prima edizione del '94, eh, badate bene, poiché a metà degli anni '80 un non meglio identificato psichiatra, coadiuvato da un gruppo di studio costituito da studenti e specializzandi, aveva tracciato questa ipotesi. Ora, noi sappiamo, e dice anche qua, che insomma, anche l'avvocato Santoni Franchetti aveva costituito un pool di ricerca, insomma, con studenti, però, di giurisprudenza, da quanto mi risulta. Quindi il team di cui Galastri parla è apparentemente un altro e fa capo a uno psichiatra. Ora, noi sappiamo che Galastri, ci viene detto che è medico, non era iscritto a nessun ordine, insomma, tra quelli che ho controllato, Firenze, Prato, Arezzo, però probabilmente era medico, si era, nel senso che si era laureato in medicina, non vuol dire che, insomma, dovesse esercitare. E quindi, visto che questo psichiatra era coadiuvato da un gruppo di studio costituito da studenti e specializzandi, mi viene da pensare che, come poi farà parte del gruppo di Santoni Franchetti, potrebbe essere, insomma, questa idea, come lui suggerisce, sia nata in seno a questo gruppo. Ma comunque, continuiamo. Chi era quindi, da chi era stato incaricato lo psichiatra in questione? Galastri, che sebbene non risulti sia mai stato iscritto all'ordine dei medici, come dicevo, di Firenze, Prato e Arezzo, affermava di essere medico, aveva fatto parte anche lui di questo gruppo di studi. Ufficialmente, sappiamo che nell'ambito di un incarico affidatogli dal SISDE, fu lo psichiatra Francesco Bruno a redigere almeno due relazioni concernenti un possibile profilo criminologico del mostro, nell'84-'85, proprio il periodo a cui si riferisce Galastri. Ma tali elaborati risultano ancora oggi inediti. Figuriamoci allora, sebbene l'avvocato Filastò, eh, oggi pubblicamente le teorie di Negozia, in ogni sua dichiarazione, insomma, come vedremo, definendolo un brillante medico, e si suppone che i due si siano conosciuti solo grazie all'avvocato Santoni Franchetti, come vedremo, grazie a un contributo di Francesco Cappelletti, no, di una lettera di Galastri all'avvocato, all'avvocato Filastò, insomma, che suggerisce il periodo in cui si sono effettivamente conosciuti, no? Nella lettera, quest'ultimo, c'è un passaggio che induce, come diceva alcuno, riflessioni, ovvero questo: a un certo punto Galastri, come abbiamo sentito, dice: "Come vedrà, avevo pensato in origine di informare pure la difesa nella persona del Dottor Bevacqua. Poi però ho preso conoscenza e non ridendo delle lettere autografe del vero mostro, dell'amica della moglie del mostro, eccetera eccetera, no?" E poi dice: "A quando una cinquina di Nostradamus rivelatrice dell'identità del mostro, ritenendo perciò che il mio lavoro, per quanto pessimo possa essere, non meriti di frequentare ed essere confuso con tali compagnie." Ora, il riferimento alla cinquina di Nostradamus, che ovviamente esprime dileggio, perché avesse dovuto servirsene in relazione al caso del mostro, è perlomeno curioso. Nel '94, sappiamo infatti che sarà proprio l'avvocato Filastò a farlo, cioè a pronunciare, insomma, pronunciare, a insomma, a collegare una cinquina di Nostradamus al caso del mostro, ma sono molti anni dopo. E quindi ipotizzabile una conoscenza pregressa tra i due, come abbiamo visto, apparentemente, come vedremo dopo dalle lettere, no? Prima della consegna dell'elaborato a Santoni Franchetti, o forse una conoscenza del relato del pensiero di Filastò attraverso lo psichiatra di cui parla Dezia. La seconda missiva si conclude con il disegno di una carta da gioco raffigurante il due di picche. Nell'accezione comune, sappiamo che il due di picche indica qualcosa o qualcuno che non vale niente, o il piantare in asso qualcuno, dare il due di picche. Cosa voleva dire Galastri chiudendo la lettera in questo modo? Dai suoi scritti si riduce chiaramente di quanto Galastri fosse dotato di grande acume, di una capacità analitica notevole e di un loquio impeccabile. Lavorava da solo. Nel suo successivo lavoro, intitolato "Attraverso gli anelli di 12 scuri", che in realtà è la riproposizione, eh, del primo lavoro del '94, con in più l'aggiunta degli appunti, no? Alcuni appunti di Galastri in relazione alla paternità della teoria Menc, Galastri scrive: "Ricordo una trasmissione televisiva del giugno '86". In realtà è dell'87, Telefono Giallo, alla quale parteciparono inquirenti, criminologi, anche stranieri, tra i quali l'avvocato Filastò. Poi la sentiremo dopo. L'avvocato notò e riportò sotto forma di relazione come nei giorni immediatamente precedenti i duplici omicidi di Firenze, soprattutto quelli dell'81, in proiezione nelle sale cinematografiche della città, vi fossero diversi film dell'orrore. Ad ottobre '81, prima del delitto di Carezzano, l'avvocato soffermò grandemente la propria attenzione su di un film, Maniac, appunto, in programmazione al Cinema Teatro Nazionale di Via Cimatori 6, da giovedì 15 e giovedì 22, giorno nel quale avvenne l'omicidio di Stefano Baldi e Susanna C. E poi leggerei anche già che ci siamo il pezzetto successivo che volevo tenere per dopo, ma perché no, scusate. Ok, dice: "Stavo guardando quella puntata di Telefono Giallo proprio con mio fratello. Notate anche, però, non so se questa è una mia impressione, quindi prendetela con le molle, però chiedo a voi: secondo voi è lo stesso stile di scrittura che notiamo in quello che leggiamo adesso nella lettera che leggeremo dopo e nelle lettere di introduzione che abbiamo appena ascoltato?" "Leggiamo proprio con mio fratello e trattandosi di Mostro di Firenze, seguivo con attenzione tutti gli interventi. Quando l'avvocato Filastò nominò il film Maniac come possibile molla dell'omicidio di Celenzano, io e mio fratello ci guardammo stupiti, ricordando quel tormentone di cinque anni prima e all'unisono gridammo: 'No, Menc!' Anzi, commentando poi: 'Ma allora è arrivato a Firenze prima dell'omicidio dei Baldi? Ma guarda, loro non lo sanno della pubblicità che girava su RTV38 prima di quello del Foggia'." Fa riferimento al trailer. Adesso vedremo tutto nello specifico. L'avvocato, vero Filastò, notò e riportò sotto forma di relazione come nei giorni immediatamente precedenti i duplici omicidi di Firenze, soprattutto quelli dell'81, in proiezione nelle sale cinematografiche della città, vi fosse diversi film dell'orrore, film come quelli dei quali abbiamo parlato prima, improntati alla più aberrante psicopatologia criminale ed in particolare carichi di efferata violenza, ma non di violenza sessuale nei confronti delle donne. Più precisamente, risultò come nel mese di maggio '81 fosse in programmazione, in realtà da aprile a giugno '81, al Cinema Capital in Via dei Castellani. Ah, no, scusate, io facevo riferimento al trailer. Adesso, in questo momento, ha i film in programmazione in quei giorni. No, il film Black Cat di Lucio Fulci. Questi sono i film a cui faceva riferimento Filastò nell'intervista. Alex, che è dei Cerretani, il film L'aldilà, ancora di Fulci, a cavallo tra maggio e giugno, al Cinema Ariston di Piazza Ottaviani, il film Cannibal Ferox, seguito del Cannibal Holocaust, no? Seguito amorale, la cui locandina e i cui sottotitoli sono tutto un programma. A giugno, invece, in rapidissima sequenza, al Cinema Gambrinus in Via Brunelleschi, il film Le Notti di Salem e Schizoid. In quello stesso periodo giravano ancora in sala di periferia i film Dressed to Kill e Shining, ed era annunciato come imminente l'arrivo del film Il Killer della Notte, la cui locandina è ancora una volta di per sé stessa sufficientemente esplicativa ed inquietante, così come il rapporto ciò che di lì a poco sarebbe scaturito a Firenze lo è. Il titolo ed ancor più la trama: un serial killer mutilator che gira per New York a caccia delle teste, di teste femminili. Se si va ad analizzare, come fece Filastò, la situazione in modo più attento, si può senz'altro arrivare a parlare di una tempesta di efferatezza che, tramite il grande schermo, si abbatte su Firenze a cavallo tra maggio e giugno '81, provocata da una staffetta di film che si passarono un'ideale testimone dell'orrore tra il 14 maggio e il 5 giugno. Quindi, ricapitolando: 2 maggio, 15 maggio, Black Cat, 14 maggio, 28 maggio, L'aldilà, 28 maggio, 2 giugno, Cannibal Ferox, 2 giugno, 3 giugno, Le Notti di Salem, 4 giugno, 6 giugno, Schizoid. Tutto ciò in un montare di tensione nei confronti della quale, mentre la maggioranza delle persone si trova in una condizione di totale refrattarietà, alcune di esse, per predisposizione di tipo caratteriale, si trovano invece in uno stato di pericolosa vulnerabilità e dalle quali possono pertanto essere facilmente suggestionate. Tanto più che qui non stiamo parlando di messaggi subliminali o comunque criptati, ma di riferimenti chiari, forti e terribilmente espliciti alla sfera della violenza più efferata. Ora, tutto questo come tematica cambia il tipo di media utilizzato. Quindi adesso parliamo di film, ma in realtà nel 1982, come abbiamo visto nella scorsa puntata, e sono quelle tematiche a cui, insomma, che tratt che erano trattate nei romanzi a cui faceva riferimento Filastò. Quindi quei romanzi gialli, chiamiamoli così, pulp, no, con che insomma riportavano questo tipo di tematiche nella trama e che erano, insomma, a suo dire, materia di lettura del suo sospettato. E ricordiamo, lui, insomma, lo riporta con le iniziali D.P. in questi suoi appunti, che poi verranno consegnati al giudice Palazzo, e probabilmente per una questione, per una cautela, per evitare risvolti legali, no, denunce di qualche tipo, ma in realtà il nome del personaggio era Francesco Biondo. Quindi questo Francesco Biondo, andatevi a rivedere la puntata l'altra volta per saperne di più, insomma, per lui era sospetto e avrebbe avuto come materia di lettura preferita questo genere di romanzi, appunto, come dicevo, di questa che racchiudevano queste tematiche. Quindi, ad ottobre '81, prima del delitto di Carezzano, l'avvocato soffermò grandemente la propria attenzione su di un film, Maniac, appunto, in programmazione al Cinema Teatro Nazionale di Via Cimatori 6, da giovedì 15 e 22, giorno nel quale avvenne l'omicidio di Stefano Baldi e Susanna Cambi. Ora, questa è un'informazione che io, con tutto il rispetto che ho per la mente acuta e di Stefano Galastri, questo riferimento lui non lo fa nell'edizione del 1994. Non fa alcun riferimento a Filastò. Questa edizione del 2004, quando era già venuto fuori su internet da un po' di tempo questa vecchia intervista dove Filastò, che vedremo dopo, fa accenno proprio a tutto quello che viene riportato in questa nuova edizione da Galastri. Filastò non ha mai detto di aver pensato questa cosa già dal 1981. Quindi questa probabilmente è un'intuizione di Galastri che mette ad arricchire, no, il riferimento che inserisce in questa nuova edizione del Sentiero non battuto. E perché questo? Perché c'è anche il fatto che ci riferisce, no, che sta guardando questa trasmissione con il fratello nel 1986. È un'informazione quella che ci dà adesso che è in palese contraddizione, no, con la genesi che ci racconta nell'edizione del del 1994, dove non fa menzione di questo, dice di essere l'unica persona ad aver mai toccato l'argomento, ad eccezione del famoso psichiatra. E continua: "Fu notato come questo film avesse grandissime, died impressionanti analogie con la vicenda." Adesso concludo e per far capire cosa lui, e quale lui intende, scusate, per far capire la differenza, no, che lui vede tra la teoria che dice aver formulato lui per primo e quella formulata invece antecedentemente da Filastò, ovvero cosa Filastò non aveva capito, per spiegare solo questo, dal suo punto di vista. Più precisamente, il lavoro era teso a dimostrare come in generale si potesse correlare la diffusione di film dell'orrore a fatti di sangue, quasi che quelle scene orrende potessero fornire un'onda portante sulla quale personalità recettive trovassero quest'ultima spinta ad agire che fino ad allora era loro mancata. Il discorso era estensibile anche a romanzi e riviste, non solo dell'orrore, quindi vedete, romanzi e riviste, ma anche soprattutto a carattere sadomasochista, quali quelle che ci vengono continuamente fornite dalla Germania, Inghilterra e soprattutto Stati Uniti. Non è infatti per caso che si definisca anglosassone, anglosassone un certo modo di porsi di fronte all'argomento sessualità. Il lavoro dell'avvocato Filastò fu assai pregevole e sicuramente molto azzeccato sia nelle premesse che nelle conclusioni. Risultò, purtroppo, totalmente sterile dal punto di vista delle indagini, essendo soggetto di un vizio iniziale, ad un peccato originale, che non costituisce colpa, almeno per chi, come noi, sia più magnanimo e più avvezzo al peccato dell'onnipotente, ma anzi, semmai merito, in quanto l'avvocato Filastò, per restare nella metafora biblica, se ci è concesso scherzare, pur non avendo visto, aveva capito. Chi fece quella relazione, infatti, la fece nell'84-'85, quindi lui qua attribuisce anche una relazione a Filastò che avrebbe fatto sulla tematica, quindi ci sarebbe la relazione del dello psichiatra e la relazione di Filastò antecedente a Galastri, a meno che questa relazione non sia la stessa e Galastri e Filastò non si siano avvicinati a questa teoria proprio perché il fulcro era questo psichiatra. Del resto, mentre la programmazione cinematografica la si può ricostruire anche a 50 anni di distanza, semplicemente consultando la pagina degli spettacoli di un quotidiano dell'epoca, ho saltato una una riga, scusate, no, giusto, eh, quel trailer o lo si era visto, memorizzato nella tarda primavera dell'81, oppure lo si era perso per sempre, non essendo acquisibile posteriormente in alcun modo. Ecco dunque il peccato originale. A causa di esso, quel film proiettato a Firenze dal 15 al 22 ottobre, così inquietantemente simile, simile per certe caratteristiche alla vicenda che stava proprio in quel periodo sconvolgendo la città, pur posto in grande evidenza dall'avvocato, finì nel mucchio con tutti gli altri, con essi mescolato e confuso, essendo così questa importante acquisizione svuotata di tutta la sua importanza. Né avrebbe potuto essere diversamente, dal momento che qualsiasi tentativo di correlare ancor più strettamente Maniac e Mostro avrebbe ceduto di fronte alla sintesi, troppo ovvia, obiezione: "Sì, va bene, tutte le cose, ma il 6 giugno Maniac non c'era, eppure il mostro ha colpito lo stesso e ha fatto lo stesso la mutilazione." A quel punto non c'erano più impressionanti similitudini che potessero tenere. Il discorso era chiuso, come infatti lui è stato per tutto questo tempo. Peccato, perché l'avvocato Filastò, già nell'81, era in prima linea nella caccia al maniaco omicida. Quindi, cosa succede? Lui dice: "Filastò già nell'81 si avvicina al discorso del film Maniac, però non è a conoscenza del trailer che viene mandato prima dell'omicidio di Mosciano, quindi da metà aprile a metà giugno dell'81 sulle televisioni private del Fiorentino, ossessivamente, no?" Quindi avrebbe questa consapevolezza da parte di Filastò, secondo Galastri, avrebbe potuto costituire un elemento sufficientemente forte da convincere gli inquirenti che non era, anche se non l'assassino non avesse visto il film prima del delitto di Mosciano, forse sarebbe bastata la visione ossessiva di questo trailer. Ok? Quindi lui dice: "Filastò, non avendo avuto questa consapevolezza, non poteva, non aveva niente in mano." Io non lo so come Filastò si si è avvicinato già nell'81, e secondo me non si è avvicinato nell'81, ma si è avvicinato successivamente grazie alle proprie convinzioni, no, sul discorso dei dei romanzi della medesima tematica. Si è avvicinato al discorso di questo film, ma se il trailer non l'ha visto, e dubito che abbia visto il film all'epoca, quando ne è entrato in contatto con questa informazione nell'84-'85, anche lui in concomitanza con lo studio di questo psichiatra, visto che anche lui nell'84 e '85 fa questo studio e non menziona la tematica del film Maniac nella testimonianza, e neanche nei suoi appunti che renderà nell'82 in merito al suo sospettato del per l'omicidi per gli omicidi del Mostro di Firenze, ovvero Biondo D.P., fa esclusivamente riferimento ai romanzi. Quindi questa consapevolezza, lui, sebbene prima di Galastri, la matura dopo. Andiamo adesso a vedere qualcosina. Andiamo a leggere qualcosina e a vedere qualche fotografia in merito alla trama e al cast. La trama ve la sintetizzo con la descrizione di Wikipedia, eh, poi anche perché non è granché ricca. Su una spiaggia, un uomo spia una giovane coppia che si sveglia in una tenda. Quando il ragazzo si allontana per prendere della legna e accendere il fuoco, la ragazza viene sgozzata dal misterioso uomo. Ovviamente, qua non vi ho detto il regista. Il regista è William Lustig. L'attore principale è Spinell, che interpreta Frank Zito, il protagonista e l'assassino. Poco dopo, anche il ragazzo fa una brutta fine, venendo strangolato all'improvviso. La scena cambia. Ci viene presentato lo stesso assassino che urla in preda alla paura nella sua stanza, come svegliatosi da un incubo. Il personaggio in questione è Frank Zito, un uomo di mezza età, solitario, in sovrappeso, che vive in un non specificato quartiere di New York, come proprietario di un complesso di appartamenti. Casa sua è squallida, piccola, piena.

Di armi, ma in apparenza sembra un semplice uomo onesto. Purtroppo, questi è in realtà un serial killer schizofrenico che di notte gira per i quartieri di New York, uccidendo giovani prostitute o giovani coppiette, facendo poi lo scalpo alle donne, facendole indossare ad alcuni manichini dalle sembianze femminili sparsi nelle sue abitazioni, nella sua abitazione, un po' dappertutto. Attraverso essi parla per ore, cercando di non sentirsi solo, ma anche con sé stesso, ai limiti della doppia identità. Frank, pur volendo, non riesce a smettere e compie omicidi sempre più cruenti: strangola mani nudi una prostituta a cui fa lo scalpo, elimina una coppia appartata in macchina con un fucile a canna mozze e squarta un'infermiere metropolitana.

A un certo punto, però, Frank, mentre cammina a Central Park, nota che una donna l'ha fotografato. Zito, fingendo ad allacciarsi le scarpe, nota sullo zaino della donna, allontanandosi, l'indirizzo di questa. Grazie a questa informazione, l'uomo arriva a casa della fotografa, la giovane e bella Anna D'Antoni, che è l'attrice Carolyn Munro, bellissima. Che inizialmente vuole uccidere, ma poi tra i due c'è una grande sintonia e Frank decide di risparmiarla.

Nei dialoghi tra Frank e Anna si può capire che la madre di lui, Carmen Zito, è morta diversi anni prima per un incidente d'auto. Ciò che lui non le rivela è che la donna lo maltrattava e ne abusava, portandolo a provare un profondo odio nei confronti delle donne in generale, che descrive come "simpatiche illusioni", ma al tempo stesso ha un desiderio morboso di non essere lasciato solo. Inizialmente sembra che Frank sia finalmente riuscito a relazionarsi con qualcuno e sembra davvero che provi qualcosa per Anna, ma i suoi demoni interiori torneranno irrefrenabili e lo porteranno a uccidere una delle modelle di Anna, Rita, per poi portare Anna stessa davanti alla tomba di sua madre, dove perde il completo contatto con la realtà.

L'uomo cerca di eliminare Anna, ma quest'ultima, dopo un breve inseguimento, lo colpisce al braccio con una pala, ferendolo. Mentre lei scappa, Frank è attratto dalla voce di sua madre che li incita ad avvicinarsi. Improvvisamente, la donna rispunta dalla tomba per trascinare il figlio, ma questi scappa e torna a casa ferito e pieno di tristezza. Frank si sdraia sul letto, ma incredibilmente i manichini si tramutano nei cadaveri delle sue vittime, che lo colpiscono con le varie armi sparse in casa, fino a staccargli la testa.

Il giorno seguente, due zot in borghese, probabilmente avvertiti da Anna, si dirigono a casa di Zito. Qui si scopre che quest'ultimo non è stato decapitato, ma erano tutte allucinazioni della sua mente malata. In compenso, ha una grossa ferita nella pancia, procuratasi probabilmente da un atto di autolesionismo. I due poliziotti lo credono morto e se ne vanno. Nella scena finale, però, la telecamera si avvicina a Frank, che apre gli occhi.

Leggiamo alcuni retroscena. Insomma, il regista, adesso vedremo poi le foto. Il regista William Lustig, che in precedenza aveva lavorato come regista di film pornografici, utilizzò i profitti del suo film "Hot Toy" del '77 per realizzare "Maniac". Le riprese principali iniziarono il 21 ottobre '79 e terminarono il 18 gennaio 1980. Molte scene dovettero essere girate in stile guerriglia perché la produzione non poteva permettersi permessi comunali, inclusa la sequenza del fucile, che fu girata in appena un'ora. La famiglia inata, sequenza in cui Frank uccide il fidanzato interpretato da Tom Savini, è stata vagamente ispirata agli omicidi del "Figlio di Sam" commessi dal serial killer David Berkowitz, che sparava alle persone nelle auto parcheggiate con un revolver .44 Special. Savini, che è stato il truccatore del film, ha ricevuto da lui il ruolo della vittima maschile, avendo già realizzato un calco della propria testa che era piena all'interno di avanzi di cibo e sangue finto. Poiché Savini ha utilizzato proiettili veri per la scena, immediatamente gettò il fucile nel bagagliaio di un'auto in attesa, guidata da un assistente. Luke Walter, amico di Spinell, per evitare di essere catturato dalla polizia. "Maniac" è stato uno dei tre film in cui Spinell e la coprotagonista Carolyn Munro hanno lavorato insieme. Gli altri film furono "Starcrash" e successivamente "The Last Horror Film".

Secondo "Variety", "Maniac" doveva essere proiettato a mezzanotte al Festival di Cannes il 10 maggio '80. Il film è stato presentato in anteprima negli Stati Uniti a New York il 30 gennaio '81, seguito da una premiere a Los Angeles il 6 marzo. Poiché il film non è stato presentato all'MPAA, il film è uscito senza classificazione, con la designazione "solo per adulti", nonostante il poster affermasse "non sarà messo nessuno sotto i 18 anni". Una versione gravemente modificata del film ricevette una classificazione R nel Sud e fu distribuita nel marzo '81 in diversi altri Stati, come la California. Della versione senza classificazione, poco dopo la sua prima uscita nazionale degli Stati Uniti a New York nel gennaio '81, al film è stata rifiutata una classificazione. Vabbè, qua sono i premi, insomma, non ci interessa granché questo. Ehm, andiamo a vedere appunto qualche informazione al volo sui protagonisti. Qua possiamo vedere William Lustig, il regista, all'epoca. Qualcuno dirà: "Somiglia a Rosso del Mugello". Qua, ecco, con Carolyn Munro e Joe Spinell sul set del film. Qua abbiamo Joe Spinell, che molti di noi ricorderanno anche nel film "Rocky", no? Il protagonista, appunto, del protagonista di "Rocky", insomma, un esattore, chiamiamolo così, un usuraio, però di buon cuore, no? Nel film, alla fine. Qua abbiamo sempre Spinell sul set. Spinell è di origini italiane perché il suo nome Spagnuolo. Ecco, Carolyn Munro, l'altra protagonista. Ciao Claudio. Ecco qui abbiamo Filomena Spagnuolo, che è la madre di Joe Spinell, che curiosamente è nata a Firenze. Nota di colore: Spagnuolo was born December 4, 1903, in Florence. Quindi, 4 dicembre 1903 a Firenze. Qua tutti, insomma, menziona film più famosi a cui ha partecipato, ma ha fatto anche dei camei, no, nei film col figlio. Stessa la madre di Joe Spinell, gli Spagnoli. Questa è la tomba della famiglia Spagnolo. Quindi Joe morto nell'89, nato nel '36. La madre Filomena, il padre Pellegrino. Curioso, il cognome era lo stesso. Adesso andiamo a vedere. Allora, facciamo così. Allora, slide, un attimo solo. Eh. Allora, il film "Maniac" era distribuito dalla Eurocop Films, come poi vedremo più approfonditamente dopo, ed era quindi colei che si preoccupò di distribuire anche il materiale, come conferma anche in questi giorni, insomma, dalla Anica e da altre aziende, no, coinvolte nella distribuzione di film. Si occupava della distribuzione del merchandising e di tutto il materiale che della produzione e della distribuzione di del materiale promozionale, tra cui i trailer. I trailer e, nello specifico, il trailer mandato da metà aprile a metà giugno dell'81 su tutte le televisioni private, eh, del Fiorentino e in maniera ossessiva. Quindi, adesso andiamo a vedere questo famoso trailer, dopodiché togliamo. Eccolo qua, perfetto. Eh, dopodiché riprendiamo e leggiamo che cosa sappiamo di questa Eurocop Film.

Giovani carini con quei loro vestiti incollati sulla pelle, quelle labbra sporche che ti sorridono sempre. Io non le posso fermare, ma tu sì, invece. Con i loro capelli e i loro sguardi ti fanno diventare [Musica] pazzo. Ho visto qualcuno. Andiamocene via. C'è un'altra [Musica] [Applauso] [Musica] evidentemente può essere stata solo l'opera di un maniaco, data la violenza e il tipo di esecuzione sanguinaria e mostruosa. [Musica] [Musica] K [Musica] [Applauso] [Musica] [Musica] [Applauso] Attento. [Musica] Piccola, più vicini. Labbra sensuali e offritevi di più. Siete più sane. Cos'è? Bene, bene, così è bellissimo, eh. Perfetto, ragazze. [Musica] [Musica] [Musica] La M... No, MMA, non per favore, non [Musica] [Applauso].

Ecco, quindi, quello che abbiamo appena visto, il trailer che, insomma, andava in onda ossessivamente da aprile a giugno '81. Quindi, escissione visibile o meno, come vedremo successivamente, i richiami allo scalpo fatto dall'assassino ci sono praticamente tutti. Gli annunci pubblicitari, leggiamo. Quindi, abbiamo visto prodotto, scusate, distribuito dall'Eurocop Films. Andiamo a vedere che cosa ci dice Galastri nel suo studio, veramente minuzioso. Joe Spinell è l'unico attore. C'è un attimo di preambolo, ma è necessario. Joe Spinell è l'unico attore che si è apparso in altri film di una qualche notorietà. In quello stesso 1980 aveva girato "I falchi della notte" con Sylvester Stallone, oltre alla bella Munro. Tutti gli altri attori sono, come detto, dei dilettanti, con la curiosa presenza di alcune attrici del circuito porno, come la famosa Sharon Mitchell, che fa nei panni della, nei panni della collega della nurse, vittima di "Maniac", una comparsata di una ventina di secondi. Ciò non a caso, in quanto il produttore associato, cioè colui che ha tirato fuori i soldi per rendere possibile la realizzazione del film, è John Packard, alias Jean, produttore franco-americano di film hardcore. Per tutti questi motivi, la Maniac Films Production, nome dietro al quale si celavano tutte queste persone, è nata e morta con questa opera unica, avendo probabilmente Jean Packard constatato quanto fossero più redditizie le sceneggiature pornografiche. "Maniac" può pertanto essere definito, senza timore di offendere nessuno, un film del mondo "boia", come si chiamavano in gergo le pellicole spazzatura, girate con due lire per guadagnarne tre. Ma fermiamoci un istante qui ed andiamo per un momento avanti nel tempo, sino ad arrivare al 1988. Il mostro, già allora, era un ricordo lontano e lontanissimo. Vedete, qua parla dell'88, ma la trasmissione che lui colloca nell'86, quando invece nell'87 non viene citata. Il mostro, già allora, era un ricordo lontano, lontanissimo ed ormai dimenticato. Era quel trailer di 7 anni prima ed il film a cui esso si riferiva, quando chi scrive, curiosando nel catalogo di una videoteca, trovò un titolo capace di destare la sua attenzione: "Maniac". La mente corse veloce a recuperare i ricordi del 1981, a quel trailer, a quei film. Quindi, lui sostiene di questo collegamento. Sembra di capire di averlo fatto, sebbene si ricordasse dei trailer all'epoca. Nel 1988, la mente corse veloce a recuperare i ricordi del 1981, a quel trailer, a quel film, del quale ignoravo la programmazione al Nazionale nel mese di ottobre '81, essendo quella pellicola, per lui, semplicemente mai arrivata in Italia in sala. La curiosità ed un pizzico di nostalgia per i bei tempi andati lo spinsero così a prendere a noleggio quella insolita cassetta, senza minimamente ripensare a quella suggestiva coincidenza da suo fratello così sdegnosamente evidenziata, e neppur essendo in quel momento conoscenza delle conclusioni di quella relazione di ambito psichiatrico. Chi scrive, guardando il film, non poté fare a meno di restare interdetto. Pur con le dovute differenze, le analogie con i delitti dell'omicida di Firenze erano più che impressionanti. Vediamo allora quale sia la storia narrata da questo film. È quella immaginaria ma verosimile di Frank Zito, uno dei tanti serial killer di cui gli Stati Uniti sono pieni. Costui, nell'infanzia, è stato traumatizzato da una madre, Carmen, repressiva e crudele, che, facendo la prostituta, dovendo stare fuori di casa per quasi tutta la giornata, non esitava a rinchiuderlo nel bagno per ore e ore e a punirlo senza pietà, spegnendo di sigarette sul petto per qualsiasi sua piccola mancanza. Del padre non vi è traccia. Il fatto che Frank porti il cognome della madre lascia intendere come questa fosse una ragazza madre. Il tormentone, scusate, il tormentato rapporto con questa figura materna, odiata per la sua crudeltà e soprattutto per la sua latitanza dalla vita familiare, ma anche tipicamente amata, in quanto unico personaggio femminile. E qua, purtroppo, sono oscure. Comunque, ci sono alcune scene presenti nella sua vita. Lo porta oltre la soglia dei 30-35 anni a manifestare la sua psicosi, uccidendo ragazze e scalpellandole con un affilatissimo cutter. Ogni vittima ha uno scalpo che viene poi portato a casa e conservato, fisso sulla testa di un manichino che rappresenta la madre, da tener per la sua gioia, finalmente chiusa in casa, solo per lui e da lui legata con un paio di manette. Anche gli abiti della ragazza vengono portati via dal luogo del delitto e con essi manichini vengono vestiti, così divenire in tutto e per tutto dei simulacri delle vittime, nei quali la capigliatura rappresenta l'elemento feticista. La vicenda si svolge alla fine del mese di dicembre, durante le festività natalizie. In tutto, "Maniac" uccide cinque ragazze. In due casi, presentandosi come, presentandosi esse in una situazione di coppia, non può esimersi dall'uccidere anche il partner maschile.

Vediamo la cosa più nel dettaglio. Prima vittima: è mattino presto. "Maniac" attacca una coppia che campeggia in spiaggia. Prima uccide la ragazza, una am con i capelli a caschetto, sgozzandola con un cut. Poi uccide anche il ragazzo, strangolandolo e sgozzandolo con un filo di ferro. Anche se nel film non si vede, alla ragazza vengono asportati lo scalpo e i vestiti. Seconda vittima: è sera. Una giovane prostituta mora con i capelli corti. Lo adesca sul portone di una pensione, in una camera della quale affitta per per l'occasione. "Maniac", dopo un tentativo di rapporto, la strozza, asportando poi scalpo e vestiti. Terza vittima: è tarda. Una coppia di giovani esce da una discoteca, presso la quale "Maniac" è in agguato. Quando se ne vanno, li segue fino a vederli appartarsi in una zona buia, di fianco alle strutture del Ponte da Verrazzano, che sappiamo avere un omonimo ponte a Firenze, no? Che poi è quello originale, ovviamente, no? "Maniac" spegne i fari e parcheggia nei pressi. Avvicinatosi all'auto, spia le effusioni dei due, fino a che la ragazza si accorge della sua presenza prima che riescano ad allontanarsi. "Maniac" balza sul cofano e spara al ragazzo, uccidendolo. La scena che viene vista, no, nel trailer. Poi gira attorno all'auto ed uccide anche la ragazza. Anche se nel film non si vede, alla ragazza vengono asportati scalpo e vestiti. Quarta vittima: è tarda sera. Una nurse, quindi un'infermiera, esce da un reparto maternità e si avvia verso la metropolitana. "Maniac" la vede e la segue, accorgendosi di essere pedinata. La nurse si si nasconde in una toilette, ma "Maniac" la scova, la uccide trafiggendola con una baionetta. E anche se nel film non si vede, le asporta la lunga chioma bionda e i vestiti. Quinta vittima: è sera. Una fotomodella bionda che aveva conosciuto "Maniac" nello studio fotografico della loro comune amica. Gli dà modo di entrare in casa. Mentre si sta facendo il bagno, "Maniac" l'aggredisce, la lega al letto e, dopo averla processata, avendo riconosciuto in lei sua madre Carmen, la uccide con un coltello trafiggendole il petto. Quindi, le asporta lo scalpo e i vestiti.

"Maniac", evidentemente impotente, forse più più quindi aderente anche ai vari profili, no, che all'epoca vennero fatti, insomma, forse più psichicamente che organicamente, si direbbe uno schizofrenico paranoide, visto il florido contenuto allucinatorio uditivo e visivo del suo vissuto, che muove contorna alle sue azioni e ai suoi deliri persecutori e di grandezza. Tra le allucinazioni uditive è caratteristico il dialogo mentale con la madre morta, che ci spiega con impressionante chiarezza le motivazioni del suo agire: "Ti ho detto di non uscire stanotte. Ogni volta succede sempre la stessa cosa. È ridicolo e non porta da nessuna parte. Tu pensi che non lo sappiano ed invece sì, io lo sento, lo so, tutti lo sanno e non mi piace più. Ma tu non mi ascolti mai. E Dio, voglio che finisca. Ti piace qui? Oh, tu hai ragione riguardo a loro. Sono tutte uguali. Io lo so come sono. Anche se non posso fare le cose che fanno, non vuol dire che non capisca. Sono tutte uguali, simpatiche illusioni. E noi cosa dovremmo fare? Seduto e sorridi. E sì, signora. E no, signora. Non adesso, signora, come piace a voi, signora. Lo so, lo so. Con i loro capelli. Questi sono i deliri, appunto, di Frank Zito. I loro sguardi ed il loro, il loro ti ti fanno diventare pazzo. No, non volevo dire questo. Non in questo modo. È solo che non sanno quando fermarsi. Non sanno mai quando fermarsi. Ecco perché devono essere fermate. È un tuo diritto. È giusto. Il dialogo con la madre, ma non così, non in quel modo. Per favore, ti porteranno via da me. Devi stare attento", dice la madre nella sua testa. "Devi ascoltarmi. Non possiamo vivere così. Io ho bisogno di uscire ed ogni volta è sempre uguale. Mi spaventa pensare che ti prenderanno, ma non gliela si faranno. Se fai come ti dico, non ti prenderanno mai, mai, lo giuro, mai. Ed ancora: giovani carine con quei loro vestiti mollati sulla pelle, quelle labbra sporche che ti sorridono sempre. Io non le posso fermare, ma tu sì, invece. Ed allora finalmente smettono di ridere per sempre. No, non devi farlo più, o ti porteranno via da me. Lo sai, vero? Lo sai che sei soltanto mia. Non mi devi lasciare solo così. Sono tanto felice."

Il film è quello che è: un gran guignol alla salsa di pomodoro. Sicuramente sarebbe stato un film da dimenticare se fosse stato girato solo qualche anno dopo, potendosi al più pensare che l'autore si potesse essersi liberamente ispirato alla vicenda dell'omicida di Firenze. Invece, e cioè il fatto che il film sia del 1980, lascia intravedere la possibilità che questa corrispondenza esista in senso inverso. Vi sono, infatti, troppe coincidenze che ci spingono in questa direzione, unendo doppio filo la storia sullo schermo fuori dallo schermo del film "Maniac" con quella dell'omicidio di Firenze. E come Agatha Christie fa dire al suo celeberrimo Poirot: "Una coincidenza è solo una coincidenza. Due coincidenze sono solo due coincidenze. Tre coincidenze sono una prova." Non è forse lo stesso concetto che informa tutto l'agire della pubblica accusa contro Pietro Pacciani? Vediamo dunque queste coincidenze.

Coincidenza numero uno: dalla fine di aprile sino all'inizio di giugno passa in TV il trailer di "Maniac" con la scena del Ponte da Verrazzano, che ha il suo corrispondente a Firenze, no? Ed il 6 giugno, dopo 7 anni di totale silenzio, l'omicida torna a colpire di nuovo a Roveta, vicino a Scandicci.

Coincidenza numero due: poco più di 4 mesi dopo, il film arriva finalmente in sala a Firenze, da giovedì 15 a giovedì 22 ottobre. In realtà, vedremo anche prima, eh, però sono date interessanti, soprattutto che l'ultima serata, il 22 ottobre, la sera dell'omicidio di Calenzano. Quello stesso 22 ottobre c'è il secondo omicidio dell'81 a Calenzano, per l'unica volta l'omicidio colpisce due volte nello stesso anno, quasi a tradire la recente stimolazione che lo ha riattivato. Per l'unica volta colpisce ad ottobre, un mese che in seguito ha dimostrato di non gradire, per di più con un clima avverso, piogge e fiumi in piena.

Coincidenza numero tre: "Maniac" uccide la ragazza e toglie loro lo scalpo, che porta via dal luogo del delitto come un feticcio. L'omicida di Firenze uccide la ragazza e toglie loro uno scalpo di pube, che porta via dal luogo del delitto. Tale operazione è una novità rispetto al '74, che l'omicida introduce dal delitto di Roveta, quando cioè il film era già in programmazione in Italia.

Coincidenza numero quattro: la scena del Ponte da Verrazzano, pur con le dovute differenze di fase lunare (plenilunio contro novilunio) e di arma (fucile contro pistola), non può non ricordare in maniera impressionante gli omicidi di Firenze, soprattutto quelli più tipici e caratteristici del mostro, e cioè quello del '74 a Rabatta, ma soprattutto quelli dell'81 a Roveta e Calenzano. C'è la discoteca dalla quale i ragazzi escono venendo seguiti dal maniaco, c'è una coppietta in auto di notte in un posto isolato, due giovani che si scambiano effusioni, l'omicida che guarda il loro trasporto dal finestrino, l'uccisione poco prima che inizi il rapporto. Dovremmo poi, insomma, parlarne comunque della ragazza e del ragazzo per primo, la sopravvivenza per qualche istante della ragazza terrorizzata, che ha quindi modo di rendersi conto di ciò che sta succedendo prima di venire uccisa anch'essa. L'asportazione del cadavere con uno strumento affilato del già citato feticcio che viene portato via dall'omicidio. Ora, appunto, nel sentiero non battuto viene evidenziata da Galastri la pubblicità della programmazione di giovedì 15 ottobre '81 al Nazionale di Firenze di Via Cimatori, come vediamo, quindi c'è la programmazione di "Maniac" e vediamo che tra parentesi c'è scritto "A caccia di scalpi per New York". Quindi il riferimento è molto chiaro. Qua abbiamo, ok, erano Sanna Cambi e Stefano Baldi.

Vi sono poi quelle che chi scrive definisce "coincidenze minori", ritenendole solo fatti suggestivi, anche se inquietanti. Non sono in ogni caso determinanti e neppure importanti per la credibilità dell'ipotesi di partenza. Li ricorderemo tenendo ben presente l'esempio del Monaco irlandese, onde evitare di incorrere nel suo stesso errore e in quello di altre persone. Eh, forse lo spiegava prima, ma insomma, adesso non non ha molta importanza ricordare l'esempio del Monaco irlandese. Per chiarire quanto le coincidenze minori possano ingannare, basterà solo dire che il monolocale di "Maniac" sembra, almeno per come è stata descritta, la casa di Pietro Pacciani, con alle pareti immagini sacre accanto a foto pornografiche, con la presenza persino, udite udite, di una specie di "sogno di fantascienza" alla sinistra del letto. Se chi scrive avesse reso partecipe di ciò la pubblica accusa, sarebbe divenuta certamente questa è la prova capace di inchiodare quel povero Cristo in croce alle sue responsabilità e potrebbe anche esserlo, se qualcuno dimostrasse che a Pacciani, oltre che la fantascienza, scritto sgrammaticato come fantascienza, venendo con più serietà a queste coincidenze minori. La scena della spiaggia ricorda vagamente l'ambientazione del "Diritto degli scopeti" nell'85. Coppia che sta campeggiando, la ragazza della spiaggia poi ricorda abbastanza, soprattutto per la pettinatura, Nadia Mori, la ragazza francese uccisa. Analoghe il ragazzo della discoteca ricorda molto Stefano Baldi, soprattutto per il taglio dei baffi. Molto probabilmente si tratta solo di suggestioni. Suggestioni che, però, nel caso l'ipotesi che viene esposta sia vera, non possono certamente essere sfuggite all'omicida, contribuendo così a farlo immedesimare ancora di più nel personaggio cinematografico.

Ma c'è una di queste coincidenze che chi scrive non sa dove collocare, se tra le suggestioni nude o tra quelle più incredibili e terrificanti, che potrebbe, se spinta all'estremo, essere vista quasi come un messaggio inconscio dell'omicida. È il 22 aprile, scusate, il 22 ottobre '81 è l'ultimo giorno di proiezione del film "Maniac" al Cinema Teatro Nazionale. Come abbiamo visto, era cominciata il 15 nel mese di ottobre, no? L'ultimo spettacolo, come si può vedere nel tabellino sulla Nazione di quel giorno, inizia alle 22:30. La scena del da Verrazzano entra nella sua fase più drammatica al 26° minuto, quando "Maniac" apre il fuoco sul ragazzo, quindi intorno alle 23. Per l'ultima volta sullo schermo di un cinema di Firenze, egli uccide la sua coppietta in un'auto. E il 22 ottobre '81 è l'ultimo giorno di vita di Stefano e Susanna. Poco dopo le 22, escono dopo aver cenato da casa Baldi, dicendo di andare al cinema a Firenze. In realtà, purtroppo, si tratta di una scusa ingenua ma elegante per giustificare il loro allontanamento anticipato da casa, che ha come meta il campo delle Bartoline, vicino a casa di Stefano, dove i due sono soliti trascorrere i loro momenti di intimità. Anche qua ci sarebbe da ragionare sull'opportunità di appartarsi quando sappiamo benissimo che la sera stessa dell'omicidio Stefano Baldi e Susanna erano insieme in camera di Stefano al piano di sopra di casa Baldi, tant'è vero che quando chiama il misterioso geometra mai identificato, eh, o la persona che si spaccia per il geometra, doveva, doveva preoccuparsi dei lavori che doveva fare di di Baldi. Loro erano la mamma di Stefano ha dovuto chiamarli al piano di sopra, chiamare Stefano che venisse, andasse a rispondere al telefono perché erano insieme in camera da soli. E anche alcuni amici che ho sentito, insomma, mi hanno detto che loro di posti dove andare ne avevano tranquillamente, no, la casa di Stefano e non solo, insomma. Comunque, era una riflessione che mi sentivo di fare in relazione a quello che viene detto. Intorno alle 23, secondo gli accertamenti medico-legali, tra le 22 e le 24, l'omicidio passato alla storia come quello di Calenzano. Qua vediamo il protagonista Disco Boy, no, ragazzo della discoteca, molto simile a Stefano Baldi, e la ragazza della spiaggia, purtroppo le foto sono scure, ma insomma, se vedete il film, potete constatare, molto simile a Nadia Mori, almeno per com'era sulla foto, perché noi sappiamo che la Mori aveva dei capelli più lunghi quando è stata uccisa. Qua, vabbè, il foro del proiettile della 147 di Mainardi e quello sull'auto di Disco Boy. Niente. Nessuno può quindi uccideva e scalpa sullo schermo proprio in quel preciso istante a Calenzano, il mostro stesse gareggiando con questo suo collega di celluloide in una specie di folle parallelo dell'orrore. Del tutto casuale, invece, pare la somiglianza tra il colpo sul parabrezza del film e quello sulla 147 di Mainardi a Montespese nell'82. Casualmente, infatti, l'omicida dovette sparare proprio in quel punto per la fuga del ragazzo, ma chissà se quel gesto, pure improvvisato, non abbia risentito di reminescenze dal film.

Se questa storia terminasse qui, pur fornendo una possibile plausibile spiegazione della serie omicidiaria '81, avrebbe scarsissima importanza per le indagini. La storia, però, non termina qui. Anzi, da qui vedremo adesso come si possa accendere una flebile luce su di un sentiero probabilmente impossibile da percorrere, perché in tanti anni troppi "baci" l'hanno cancellato, ma che finora si trovava nel buio più completo. Abbiamo già detto come chi scrive sia rimasto impressionato nell'88 nel vedere la videocassetta di "Maniac", così come erano rimasti impressionati, eh, i fin troppo ricordati studenti di psichiatria, autore di quella relazione di qualche anno prima. Ci chiediamo a che titolo Galastri ebbe accesso a questa relazione, perché si capisce da come ne parla. Eh, abbiamo anche visto come essi non fossero evidentemente al corrente del passaggio del trailer del film con quella scena del Ponte da Verrazzano prima dell'omicidio di Roveta del 6 giugno '81, e come questi, questo ci spieghi il loro essersi fermati ad uno stadio preliminare di infruttuoso. Chi scrive, però, nel fare la famosa associazione trailer-omicidio del 6 giugno, film-omicidio del 22 ottobre, si accorse di come ci fosse qualcosa che non quadrava, anzi, che non quadrava per nulla. Abbiamo visto come l'omicida, secondo l'ipotesi, stimolato dalla visione della scena del Ponte da Verrazzano, la imiti, imitando in realtà, come vedremo più avanti, se stesso, e come, suggestionato dallo scalpo di capelli o "opa" operato da "Maniac" sulle sue vittime, lo faccia suo, modificandolo e rendendolo più consono alle sue motivazioni, operando uno scalpo di pube. Questo eclettismo, cioè il prendere il meglio da vari modelli senza imitarne in modo pedissequo nessuno, è tipico, a quanto pare, del nostro omicida. Vedasi anche l'imitazione tardiva di Jack lo Squartatore, con l'invio di missiv orfiche agli inquirenti. Ciò tradisce la sua malcelata cultura, essendo il modello di partenza analizzato, composto e modificato criticamente secondo i suoi gusti e le sue esigenze, sino ad incorporarlo perfettamente, adattato nel suo agire, come se fosse da sempre un parto di sé. Fagocita, digerisce, incorpora, perché egli non copia, ma prende solo ispirazione.

Tornando all'associazione sopraesposta, chi scrive la considerò come altamente plausibile, essendo frutto di una deduzione di una semplicità disarmante. Per questo motivo, non vi prestò neppure troppa attenzione, scavalcando questo livello in cerca di ulteriori elementi, magari più interessanti. Dopo qualche tempo, però, d'improvviso, una domanda inquietante e suggestiva, di una risposta clamorosa, si impose imperiosamente alla sua attenzione. "Per Bacco!", non fu questa l'espressione, ci tiene a mettere come nota. Ma come faceva l'omicida, entro il 6 giugno, ad essere informato del fatto che "Maniac", dopo averle uccise, scalpa con un cut le ragazze, portandosi via poi il feticcio? La mente corse rapida a controllare quei labili ricordi, pur non essendone sicuro al 100%. Suo fratello, ad esempio, di parere contrario. Qua parla un po' in terza persona chi scrive. Esclude che si parlasse di ciò nel trailer o che la cosa potesse in qualche modo esserne dedotta. Quindi, Galastri dice: "Io lo escludo che si parlasse o si vedesse che il maniaco, che Frank Zito, praticava questa asportazione dello scalpo." Invece, il fratello si ricordava di sì. Questa è la ragione per la quale sarebbe necessario, o meglio fondamentale, mettere le mani sul master che contiene, tra tanti altri, quel trailer e che forse si trova in qualche archivio polveroso, polveroso dell'Anica Flash o di qualche altra società minore, che poi lui identificherà. La memoria di chi scrive è ottima. Per questo motivo, egli non riesce a capire come un dettaglio così forte, bizzarro e caratterizzante, di quelli cioè che desta uno scalpore (in questo caso, "scalpore" il termine giusto, in quanto inusuali) non gli sia rimasto impresso nella memoria. Eppure, chi scrive non ricorda, per di più, la scoperta della storia degli scalpi avvenne per lui solo all'atto di vedere quella videocassetta del film. E allora, come si vede dal tabellino del film nella pagina degli spettacoli, qui bene della Nazione del 15 ottobre '81, quando "Maniac" arrivò in sala a Firenze, aveva come sottotitolo "A caccia di scalpi per New York". Ah ah ah! Ok. Ma prima, come poteva l'omicida essersi ispirato ad un motivo del film senza averlo visto, averne presa conoscenza in altro modo? Al momento in cui questa domanda si pose a chi scrive, egli era a conoscenza del fatto che quel film, pur pubblicizzato già ad aprile, non era mai giunto nelle sale cinematografiche prima dei mesi autunnali, ma era altresì tenacemente convinto che, per forza, l'amico quel film dovesse averlo visto da qualche parte prima del 6 giugno. Quello scalpo di pube, eseguito sul corpo esanime della povera Carmela Deccio, lo stava a dimostrare. Del resto, il fatto che esistesse un trailer già doppiato in italiano stava a significare come già ad aprile il film fosse ormai pronto per l'immissione nel circuito cinematografico. Una ricerca sulle programmazioni dei cinema di alcune importanti città italiane tra aprile e giugno '81 diede però esito negativo. Si fece così strada in chi scrive l'ipotesi che l'omicida avesse visto il film in qualcuno di quei piccoli festival underground dove girano questi film di registi sconosciuti, mis-sconosciuti. Ma dopo una breve ricerca, anch'essa si dimostrò inconsistente. Pareva proprio che prima dell'autunno '81, nonostante che il ragionamento di chi scrive pretendesse il contrario, quel maledetto film non fosse mai arrivato nelle sale cinematografiche.

Qua vediamo invece adesso qua la pubblicità del film "Maniac" sul "Giornale di Sicilia" in riferimento a Stephen King. È solo una millanteria, ovviamente. E vediamo "Maniac", Joe Spinell, Carolyn Munro. Vediamo il 21 febbraio '81, quindi la prima italiana, come adesso spiegherà, del film, ovvero a Roma. E il disclaimer dice: "Ha già terrorizzato l'America. Oggi grande, grande prima al Cinema Eden". E cine-king. "A caccia di scalpi a New York". "Maniac". Sotto il cast. "Vietato ai minori". "So why you not to go out tonight". "Maniac" era la locandina. Così, mentre si facevano avanti le ipotesi più inverosimili, come ad esempio la lettura della trama sulla recensione di qualche giornaletto dell'orrore o su qualche rivista cinematografica, ci fu il più classico dei colpi di scena. Cercando una rivista sulla quale fossero riportati i festival minori, chi scrive trovò sul giornale dello spettacolo, la pubblicazione mensile dell'Anica Agis dell'81, svariate pagine dedicate alla borsa film, cioè l'accurata analisi dei debutti, tenitura, cioè giorni di programmazione, spettatori, incassi di tutti i films in programmazione in prima visione, divisi per società distributrice. Fu così facile, andando in ritroso sino al febbraio '81, scoprire con stupore e gioia che quanto ragionamento di chi scrive pretendeva era realtà. Il film "Maniac" era stato in programmazione a Palermo, e questo, secondo me, nell'ipotesi che non solo avesse visto il trailer, si fosse insomma fatto suggestionare da questi annunci pubblicitari che abbiamo visto, ma nel caso il mostro sia stato davvero influenzato dal film e invece l'abbia visto, il fatto che una delle due prime fosse a Palermo, secondo me, dovrebbe farci pensare. Il film "Maniac" era stato in programmazione a Palermo in una sala dal 20 al 26 febbraio, e da Roma, tra le sale, dal 21 al 27 febbraio '81. Poi niente più risultava sul "Giornale dello Spettacolo", sembrando quasi che il film fosse stato ritirato dalle sale. Il debutto italiano avvenuto quindi alla fine di febbraio, seguito di appena un mese, come chi scrive ha poi potuto verificare sul "New York Times", quello americano, eh, quello americano, scusate, il debutto dopo quello americano, essendo il film rimasto in prima visione a New York da venerdì 30 gennaio a sabato 7 febbraio '81, quindi poco dopo arrivò in Italia. Ma prima di continuare, è indispensabile dire due parole sul mercato cinematografico. Tutti noi sappiamo che esistono i distributori cinematografici, cioè quelle società che, acquisite i diritti di distribuzione dei film dai loro produttori, si curano di pubblicizzarli e quindi di distribuirli nel circuito delle sale cinematografiche delle varie città, sale naturalmente di prima visione in mano ai grossi gestori. Forse non tutti sanno come il territorio nazionale sia suddiviso in 16 zone, ognuna delle quali fa capo ad una città che prende il nome, appunto, dai di capizona. Esse sono: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia. Ogni distributore, per ciascuna stagione cinematografica, che va dall'agosto di un anno a luglio dell'anno successivo, presenta il proprio listino, cioè l'elenco dei film che in quell'anno inserirà nel circuito di prima visione delle città capozona. Nell'81, a Firenze, facevano parte di questo circuito, programmando prime visioni, i cinema Alfieri, Capitol, Edison, Excelsior, Fulgor, Gambrinus, Menzoni, Metropolitan, Modernissimo, Principe, Supercinema e Verdi. Come si vede, il Cinema Teatro Nazionale non faceva parte di tale circuito, non ospitando perciò prime visioni e muovendosi pertanto accontentare di film già in programmazione in altre sale, soprattutto al Verdi, o di film minori forniti dai cosiddetti distributori indipendenti regionali o addirittura dai distributori cittadini, che come vedremo erano presenti in quegli anni numerosissimi, tutti nella stessa via. Il consenso ottenuto dal circuit nel circuito di prima visione della città capozona viene analizzato quasi al microscopio, come si può vedere sul "Giornale dello Spettacolo". Si fa in pratica un borsino dei film di prima visione, valutando tenitura, spettatori, incassi e così via. Tutto ciò servirà poi a piazzare più o meno bene la pellicola in tutto il resto d'Italia, evidenziando senza ombra di dubbio se il film tira oppure no. Il film che ci interessa di più in questo momento non deroga, almeno fino a un certo punto, a tale regola. La società che lo distribuiva era la Eurocop Films, con la S finale, con sede centrale a Roma, una piccola società specializzata in film di seconda scelta, senza cioè troppe pretese. Società nell'81 era evidentemente in grossa difficoltà, dal momento che terminata la stagione cinematografica '80-'81, scomparve senza lasciare traccia. Eppure, questa società il 19 luglio '80 aveva presentato quella che definiva con eccessiva fiducia la prima parte del listino per la stagione '80-'81, preannunciando 10 film, tra cui, andiamo a vedere, dice "Maniac", con esordio il 20 febbraio '81, media spettatori 243. Come si vede, la Eurocop Films non solo non riesce a distribuire i film in preparazione, ma neppure tre di quelli preannunciati e già acquistati. Questo perché questa società, nonostante riesca a trascinarsi sino a luglio '81, in realtà risulta clinicamente morta già a marzo di quello stesso anno. Dei sette film che riesce a mettere in sala, l'ultimo, il 20 febbraio, è proprio "Maniac", che però, dopo essere stato in sole due città capozona, a Palermo e Roma, subisce il destino dell'Eurocop Films, scomparrendo dal giro. E dire che si trattava di un film da "camare", nonostante l'handicap della proiezione in una città come Palermo, poco adatta a quel genere di film. In una settimana di programmazione, in sole due città, era già riuscito a porsi al terzo posto tra gli incassi dei film distribuiti dalla Eurocop Films. Appare a questo punto chiaro il motivo per il quale all'anteprima cinematografica di aprile a Firenze non era poi eseguita, come sempre accade, la proiezione del film, quindi all'anteprima cinematografica parla del trailer, no, ovviamente, semplicemente perché la casa distributrice non esisteva più.

Quindi, qua vediamo il borsino del film al 24 febbraio 1981, Roma-Palermo, queste le date, il numero degli spettatori al 3 marzo '81, al 10 marzo '81. Qua parliamo di Roma e Palermo. Come si vede dai prospetti, tra il 17 aprile e il 3 luglio, data in cui la Eurocop Film scompare per sempre, essa totalizza solo 14 giorni di proiezioni, staccando solo 1232 biglietti. Tutto ciò ad opera unicamente del film "Apple", che, essendo stato il film di maggior successo della stagione '80-'81, ha continuato forse a girare quasi da solo. La domanda che adesso si pone è la seguente: se la Eurocop Films cessa con ogni attività il 3 luglio, chi ha distribuito ad ottobre il film "Maniac" a Firenze? Sul "Giornale dello Spettacolo" esso non risulta distribuito né dai distributori nazionali né da quelli indipendenti regionali. In pratica, per quella autorevole rivista, il film non esisteva più. Dopo la morte della della Eurocop Films, dopo la morte dell'Eurocop Films, non per nulla, come abbiamo detto, "Maniac" è arrivato a Firenze al Nazionale, un cinema secondario che programmava solo seconde visioni fornitegli dai distributori cittadini. Poi, in realtà, scopriremo dopo che non era, non è, non è così. Eh, mancava un dato, molto probabilmente, a a Galastri, ovvero una delle proiezioni precedenti a quelle di ottobre. Distributore. Qua c'è un elenco dei distributori indipendenti regionali alla data del 5 settembre '80 e dei distributori cittadini e filiali dei distributori nazionali al 5 febbraio '82. Sono quasi tutti in Via Fiume o comunque nei pressi, come vedete. Probabilmente sono filiali di filiali di filiali, no, di società più grosse. Una di queste è la Eurocop Film, presente all'82, senza la S finale, in Via Fiume. Abbiamo visto come la Eurocop Films muoia, in pratica, marzo '81. Ad ottobre, però, abbiamo anche visto come il film arrivi a Firenze. Riproponiamo, dunque, quella domanda: distribuito da chi? Potendo escludere i distributori indipendenti regionali, visto che non vi è traccia di ciò sul "Giornale dello Spettacolo", pare ovvio che il film sia stato portato al Nazionale da qualche piccolo distributore cittadino, che magari aveva rilevato i diritti di distribuzione di quella pellicola per due lire dalla Eurocop Films. Dall'elenco che si può vedere, e che è un po' posteriore all'81, essendo tratto dall'elenco telefonico del 5 febbraio '82, un nome spicca sugli altri: Eurocop Film. A parte la S finale mancante, parrebbe proprio trattarsi di una filiale fiorentina della società romana, cosa che ufficiosamente l'Anica mi ha confermato telefonicamente. Mi dice così: "A sentire questa storia, mi dice: è molto facile che l'Eurocop Film fosse una cossola sopravvissuta delle Eurocop Films, ok? Una filiale che sarebbe sopravvissuta alla casa madre ed anche per molto tempo, trovandosi sugli elenchi telefonici sino al 5 febbraio '83, al 4 febbraio '85 invece, allo stesso indirizzo, Via Fiume 17, dallo stesso numero telefonico corrisponde alla società Brollo Cinematografica". Come vedete, sono sempre società cinematografiche in Via Fiume, tuttora esistente, che pare aver rilevato la Eurocop Film o aver proseguito nell'attività cambiando nome. E quindi, è altamente probabile che al disfacimento della sede centrale, le filiali abbiano continuato a sopravvivere per qualche tempo, piazzando le pellicole rimaste in listino in circuiti secondari, qual è quello di cui faceva parte il Cinema Nazionale. Per un beffardo destino, anche il Cinema Teatro Nazionale in Via Cimatori 6 non esiste più, essendo stato chiuso nell'86, rendendo così più arduo risalire all'effettivo distributore. Ciò che però più ci interesserebbe sapere sarebbe ricostruire la vita del film "Maniac", inteso materialmente come "pizz", cioè come bobine di pellicola, tra la fine del febbraio '81, ultima proiezione a Roma, ed il 15 ottobre dello stesso anno, proiezione a Firenze. Io qua mi sono un po' attivato e sto aspettando delle risposte. Vedremo se caverò qualcosa. Ricostruire ciò, se e soprattutto dove sia stato proiettato e quindi dove possa essere stato visto da una certa personcina. In tutto questo tempo, la Eurocop Films agonizzava, d'accordo, ma possibile che un capitale, per quanto infimo, sia stato lasciato inattivo e totalmente infruttifero per otto lunghi mesi? O forse non è stato fatto girare nel film, troppo citato, circuito secondario, cioè nella città della provincia, al di fuori delle cosiddetta città capozona? Tutto questo accanimento di chi scrive nel cercare una prova di questo è motivato da all, forse anche superflua, come vedremo, convinzione che l'omicida entro il 6 giugno '81 debba aver visto il film da qualche parte in Italia. C'erano state, vero, le proiezioni di febbraio a Palermo e a Roma, ma in qualche, ma in quel periodo a Firenze nulla si sapeva di questo "Maniac", non essendosi ancora visto il trailer in TV, ed a pare molto improbabile che l'omicida lo abbia visto in quelle, in quelle sedi, anche se nessuno può dire con certezza che egli sia di Firenze, né che egli viva.

A Firenze per tutto l'anno, neppure che non viaggi su e giù per l'Italia, magari per lavoro. Un'altra domanda che, come si dice, sorge spontanea è la seguente: se la Euro Films ad aprile non esisteva praticamente più, né aveva più possibilità di far girare i propri film, perché quel trailer così martellante nell'aprile '81? Forse perché si trattava di spazi pubblicitari PR pagati, già prenotati da mesi? Quando, forse, la società pensava di far debuttare "Maniac" nel mese di maggio '81 a Firenze? Forse, appare in ogni caso chiaro come possa essere importante cercare di ricostruire dettagliatamente la vita del film "Maniac" nel circuito delle sale cinematografiche, cercare cioè di sapere quando e dove sia stato proiettato, soprattutto nei mesi di aprile-maggio '81. Verificare poi, nel caso ciò dovesse essere effettivamente avvenuto, se fosse possibile per una persona residente a Firenze prendere conoscenza in qualche modo dell'imminenza di tali programmazioni. E dire che qualche, qualche cinefilo c'è nella storia, no, del monro di Firenze. Chi scrive non ha fatto questa ricerca per il semplice motivo che ricercare un film in un periodo di due mesi su tutto il territorio nazionale è un'impresa tale da richiedere mesi e mesi di lavoro a chi scrive. Visto il poco tempo a disposizione, non sarebbe quindi stata sufficiente la vita residua del nostro sistema solare per appurare ciò. Il modo più semplice pare pertanto consistere nel rivolgersi ai successori della Euro Films o comunque l'unica Agis, che pare il punto cardine di qual quasi tipo di ricerca. Ma è davvero così importante per la nostra ipotesi che l'omicidio abbia visto il film prima del 6 giugno '81? No, non lo è. Potrebbe essere la classica ciliegina sulla torta, sulla torta. Il poterlo appurare costituendo ciò la prova definitiva della bontà dell'ipotesi stessa. Però, a pensarci bene, il solo riuscire ad appurare che la storia degli scalpi sulle ragazze uccise fosse deducibile dal trailer, come sostiene con sicurezza il fratello di chi scrive, e comunque lo era dal mio punto di vista sugli annunci, no, è proprio scritto grosso come una casa, o da altre fonti che non passassero necessariamente dalla visione della pellicola, sarebbe già di per sé più che sufficiente, spiegandoci forse ancor meglio il devastante effetto avuto dalla proiezione di ottobre sul nostro individuo. Un individuo che stava attendendo quel film da sei mesi, un individuo che per le suggestioni da da questo provocate aveva colpito solo quattro mesi prima, un individuo che pertanto poteva recepire la storia di Frank Zito come una vera e propria rivelazione, cioè come la messa in scena della propria stessa storia. Come vedremo in seguito, e certo, come ad ottobre quel film abbia avuto un forte effetto sull'omicidio, considerare l'ultima e più impressionante delle coincidenze che abbiamo esposto, cioè il parallelo dell'orrore. Bisogna pur considerare come egli, dopo la visione del film, sembri addirittura non in grado di attendere il fine settimana come suo tipico, cogliendo il volo l'occasione di uno sciopero generale per anticipare i tempi di due giorni. Una grande impazienza, dunque. Questo tempo di reazione tanto ridotto e sintomatico di una pronta capacità di risposta, di una operatività quasi istantanea, o almeno tale da svolgere celermente l'operazione deliberata. Non ne avrebbe certo potuto essere diversamente dal momento che l'omicida aveva colpito solo quattro mesi prima, Roveta, avendo in quella occasione avuto modo di prendere confidenza con tale tipo di operazione. Questo riguardo la distribuzione del film. Adesso andiamo a leggere quelli che sono gli articoli e le pubblicità dell'epoca. Ecco qua, vediamo la presentazione a Roma, come viene annunciata.

[Musica]

Carolyn Munro a Roma per presentare "Maniac", un altro orrore. Siamo al 16 di gennaio del 1981. Un'attrice comica vittima di maniaci. Sindaragazzina che era in Munro sognava di diventare attrice comica. Dopo aver frequentato un ingenere di corso che le consentisse di sviluppare le qualità che presumeva di possedere, partì per gli Stati Uniti d'America a caccia di successo, di gloria. Ma in America, forse per via della sua bella faccia levigata, del suo corpo sexy, non pensarono minimamente di offrirle dei ruoli comici. La lavarono sulla strada dei film dell'orrore e a pochi anni dopo Carolyn Munro si vede proclamare la regina di questo genere. Di questa sua delusione ne parla anche con noi. Ma è proprio convinta che sarebbe potuta diventare un'attrice comica? Sicuramente. Purtroppo non ci sono attrici comiche perché non ci sono autori che scrivono per loro. In cambio, lei ha ottenuto un grosso successo come attrice drammatica. Se in Italia lo deve a film come "Maniac" e tanti altri girati prima, senza film dell'orrore, starei ancora aspettando di diventare attrice comica. Onestamente, devo ammettere di essere stata fortunata perché i film che ho interpretato non mi hanno schiacciata come attrice, anzi, mi hanno consentito di farmi notare. Nell'ultimo, per fare un esempio, cioè in "Maniac", il mio ruolo è di una fotografa di professione che vive dentro un incubo senza rendersene conto. Questo incubo esplode quando casualmente, al Central al Central Park, nel fotografare un paesaggio, vi includo casualmente il maniaco. Da quel momento si assiste ad un duello che sfocerà più tardi in una trena, in una tremenda scena drammatica. Il maniaco, infatti, non vuole che la sua immagine rischi di apparire su un giornale. Il tentativo di recuperarla compie le più diaboliche manovre. La vicenda dimia che stranamente ha qualcosa in comune con quella che sta accadendo nel centro industriale inglese di Kids, dove negli ultimi anni sono state uccise 13 giovani donne. "Maniac" radici nella realtà. Certi film dell'orrore, a mio avviso, sono come specchi deformanti della realtà del nostro io, dice la Munro. E qua siamo a gennaio, qua non c'è un accenno agli scalpi. Come abbiamo visto, questa è la programmazione del 21 febbraio a Roma. Vediamo il cinema Eden, cinema Orcine e il Cinema King. Anche qua, almeno insomma, negli annunci che sto mostrando e che ho io, non c'è riferimento. Ce l'abbiamo però il 21 febbraio dell'81, come abbiamo visto prima, sul Messaggero, dove per la grande prima viene scritto bello grande: "A caccia di scalpi a New York". Vediamo adesso questo, per chi pensa, no, a indovino, no, come sappiamo che stava Alessandria, prima, insomma, '82, forse si è trasferito e insomma, una proiezione ad Alessandria era programmata. Siamo al giovedì 18 giugno '81. Siamo dopo Alessandria, ma sia mai che magari ne avevamo programmata una a Torino, perché quella di Alessandria, o a Torino, Milano, quella di Alessandria non è segnata, ovviamente, come abbiamo visto sulla documentazione. Quindi, boh, comunque, dice niente, spiega maestri, sarà lasciato, eh, scusate, niente, spiega maestri, sarà lasciato al caso. Così, per venerdì 17 andrà in anteprima nazionale "Maniac" di William Lustig, mentre ogni sabato sera ci sarà il film di mezzanotte, un agghiacciante horror film a sorpresa. Scusate, si leggeva male, mi sono un po' i palpinato. Andiamo avanti. Qui abbiamo una recensione di agosto del film che troviamo sulla Nazione e dice così: "Brutto e cattivo Maniac. Che orrore questo signor signor Zito, Frank Zito di New York, il maniaco del film. Brutto, sgradevole, butterato con una faccia che ricorda un topo, si muove come una bestia fra strade malfamate e bassifondi di New York. Ad occhio le prede, donne sole. [__] studia i loro movimenti, poi colpisce. Cattivo, spietato, con il suo rituale disgustoso, per cui dopo averle ucciso, porta via lo scalpo e le conserva a casa in una schifosissima collezione". Qua, ripeto, siamo successivi, no, come abbiamo visto, il richiamo precedente era prima di Mosciano. Qua siamo successivamente, pochi mesi fa, però c'è un riferimento interessante. Pochi mesi fa, dice la recensione, una TV privata trasmetteva il prossimamente di questo film, fra alcune scene un ragazzo e una ragazza in macchina di notte, saliti, ammazzati con terribile violenza, la macabra cerimonia dello scotennamento. Ecco, questo Galastri, ad esempio, credo sia chiaro, non l'avesse individuato e dice: "E i particolari del delitto di Scandicci, qualcuno scorse delle analogie, un brivido in più, insomma, per questo prodotto che gioca le sue carte poche su effetti di macelleria". Qua il giornalista si riferisce a qualcuno che fra alcune scene dice: "E i particolari del delitto di Scandicci, qualcuno scorse delle analogie". Per due terzi è girato con le tecniche del cinema verità, camera traballante, molto soggettive, sequenze casuali piene di efferatezze. Poi, comunque, uno strano guizzo finale dal sordido realismo, la fiction. L'assassino che agisce per un maledetto complesso di Edipo, si reca al cimitero e immagina che la mamma esca dalla tomba per castigarlo definitivamente. Un ricordo di "Carrie" di De Palma, forse, ma non basta rimediare l'impressione pessima di questa pellicola. Vediamo qua, ecco, come dicevo prima, eh, Galastri dà per scontato che il cinema, perché quello era il riferimento che aveva trovato, eh, che il film, insomma, fu proiettato a Firenze solo in un cinema di seconda, terza visione, com'era il Nazionale. In realtà, prima del Nazionale, venne proiettato il 30 agosto al Super Cinema, che è sempre in Via dei Cimatori, proprio attaccato al Nazionale. E vediamo, appunto, nella pubblicità, dice: "Il film che ha già terrorizzato l'America, Maniac" (parentesi: "A caccia di scalpo per New York", perché era una sorta di sottotitolo, a colori, con John Spina). Ecco, e diciamo, gli spettacoli sono diversi: 16:30, 18, 19:30, 21, 22:30. Questo è invece, appunto, l'annuncio del 15 ottobre, come vediamo, sempre "Maniac", "A caccia di scalpi". Quello ritrovato da Galastri. E qua siamo all'annuncio della sera del 22 ottobre al Nazionale, quindi cinema di seconda visione, come dicevamo, viene proiettato "Maniac", "A caccia di scalpi per New York", con gli spettacoli delle 16:30, delle 18, 19:30, 21, 22:30. Quindi, plausibilmente, erano molti gli spettacoli ai quali il maniaco poteva essersi recato per vedere, eventualmente, e alla fine, questo film che aveva atteso, no, già dal dal trailer ossessivo. A meno che, sempre che questa teoria, insomma, possa risultare valida, l'assassino non l'avesse visto in un'altra città. Ecco, adesso andiamo a direi adesso di mandare brevemente l'intervista di Filastò, dove possiamo vedere come, almeno per quanto riguarda una dimensione pubblica, lui sia stato il primo a fare riferimento al film "Maniac", pur non accennando al trailer come ispirazione, non di tutti, di tutti i delitti, ma di quello di Calenzano per il Mostro di Firenze. Quindi andiamo a vedere l'intervista.

Accanto a me il signore che vedete è l'avvocato Filastò. Avvocato Filastò, penalista, scettico di gialli anche lei? Ho letto stamattina che gli scrittori gialli sanno anche uccidere, vero? No, direi di no. No, sanno come dire, che son dettori, degli osservatori, non tanto dei praticanti, almeno speriamo. L'avvocato Filastò ha una, diciamo, particolare curiosità, è anche un archivio in questo senso, si intende parecchio di mostro e di mostri, dal momento in cui ha dovuto difendere un caso, era nel, quello dell'82, esattamente, vero? È avvenuto nell'82, un presunto mostro, e da quel momento in poi ha cominciato a dedicarsi con tutta, naturalmente, la sua professionalità, ma anche la passione, diciamo, per il giallo, alla situazione mostro. È vero che cos'è nel suo archivio? Soltanto delle ipotesi che sono ipotesi che una volta contrate seriamente potrebbero aiutare ad identificare questo personaggio. Astrattamente, condivido l'opinione che qualcuno qui ha espresso, di anzi, di quanto sia importante arrivare preventivamente a definire una sorta di venti kit psicologico di questo personaggio. Certo, perché il lavoro degli investigatori, io credo che in questo caso, mai come in questo caso, sia soprattutto un lavoro di esclusione. Se, ecco, lei in qualche modo questo l'ha fatto? Cioè, lei ha costruito una mappa che abbina ogni delitto alla proiezione di un film? Cioè, vuol dire che secondo lei, poi mi dirà, in quali casi, l'assassino o gli assassini, diciamo, il presunto assassino, prima di commettere l'omicidio, ha visto un certo film? Ripeto, che si tratta di un'ipotesi, naturalmente. È un'ipotesi che ha qualche attendibilità, perché nasce dal primo caso, il caso che ritengo più trascurato anche dalla stampa, dai commentatori, che è quello del 1968. Ora, è accertato il processo che allora si svolse e che si è concluso, secondo me, con un errore. Accertò che la prima coppia uccisa, Locci, Lo Bianco, prima di andare in quel luogo dove poi trovò la morte, nel modo cui poi anche le altre vittime furono uccise, si era recata al cinema, di dove veniva proiettato un certo film, il cui titolo è "Nuda per un pugno di eroi", ed è un film di quel genere che sta a metà fra una scrittura cinematografica, chiamiamola decente, e una tipo di produzione invece. Mi scusi, avvocato, lei ha otto film per otto delitti? No, io ne ho cinque, diciamo, ne ho, ho identificato una serie di film che riguardano i primi quattro casi e l'ultimo. Ecco, a parte questo primo caso, "Nuda per un pugno di eroi", devo dire che accanto a questo dato storico che la coppia si recò a vedere questo film, ce n'è un altro che venne seguita a ruota da un personaggio mai identificato, che fu l'ultimo spettatore di quella sera ad entrare nel locale. Poi, nel secondo film è "La notte dei generali", che moltissimi hanno visto e che ha questo aspetto, è un film dignitosissimo, fra l'altro, anche da un punto di vista narrativo, però ha questo aspetto di unire lo spettacolo a una componente di tipo sadico. Il personaggio principale e questo film è stato proiettato nel settembre 1974 a Firenze. Il terzo caso, siamo al 6 giugno dell'81, e il caso di Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi. Il film in programmazione a Firenze si intitolava "Schizoid", ed è singolare perché viene proiettato per soli due giorni, il 4 e il 5 di giugno. Il caso del quarto omicidio coincide con un altro film. Il titolo è "Maniac", e questo film, devo dire, ha delle affinità estremamente interessanti, perché si tratta di un maniaco omicida che uccide prima di tutto una coppia e che poi toglie alle donne lo scalpo, cioè dire, capelli con i quali riveste dei manichini che tiene nascosti in cantina. Ora, qui c'è anche questo aspetto feticistico che mi pare che pare che ce ne sia un altro interessante, del settembre, molto brevemente. E qui c'è un dato, fra l'altro, rilevavo un errore nella nel filmato. L'uomo che uccide le coppie non ha sparato dalla, dalla apertura fatta da lui col coltello nella tenda, ha sparato dal davanti. Quindi questo fatto di aver aperto la tenda come il coltello riveste un altro significato. Nel film "Nightmare" inizia con un mostro il quale uccide dopo aver aperto una tenda con un coltello. Filastò, grazie per la sua testimonianza.

Ecco, come abbiamo sentito l'avvocato Filastò, questo è un dato di fatto. Parla di una connessione col film "Maniac" già molto prima, nel 1987, prima di quel 1988 di cui ci parla Galastri. E secondo me prova anche che, insomma, la cosa sia stata affrontata prima da Filastò in maniera, forse anche più completa. E il fatto che lui fa riferimento come fonte di ispirazione a più film anche per i delitti precedenti, effettivamente, se vogliamo lasciarci un po' andare con le suggestioni, ci sono degli elementi, quelli che poi cita più approfonditamente Filastò, che fanno pensare nel film "Nuda per un pugno d'eroi", "La notte dei generali", per quanto riguarda da l'omicidio, duplice omicidio di Castelletti di Signa e di Rabatta. Quindi, io vedo che, cioè, mi faccio abbastanza convincere, no, da questa teoria in questo senso, ovvero, se questo è plausibile, ovvero il coinvolgimento del mostro con delle ispirazioni di carattere cinematografico. Di questo tema, e secondo me ha senso che il mostro abbia preso ispirazione da più di un film di volta in volta, e che "Maniac", però, abbia avuto un'importanza particolare per il passaggio dalle semplici uccisioni alla manifestazione delle escissioni. Quindi, non le trovo per nulla incompatibili e soprattutto la trovo più completa la teoria di St, devo dire la verità, oltre che antecedente. Sta di fatto che prima di Filastò ad affrontare questa connessione è stato questo misterioso psichiatra nell'84-85, e non sappiamo che nell'84-85, e siamo sempre lì, un famoso psichiatra che si occupava di, insomma, per ordine dei servizi segreti, di redigere profili, profili comportamentali del mostro, era proprio il solito Francesco Bruno. Andiamo avanti, eh, leggiamo adesso i successivi riferimenti, no, a questa teoria, e non bisogna andare tanto avanti dopo, insomma, il 1994 e e le lettere di Galastri, perché nel 1995, e Gippe Alessandri, l'autore del libro "La leggenda del vampa", che nel suo libro scrive, cercando di collegarlo, noi sappiamo che lui era colpevolista alla figura di Pacciani, no? Questo discorso dice: "In casa Pacciani se ne sta, in casa Pacciani se ne sta a ore incollato alla televisione, guarda di tutto, ma soprattutto i film pornografici e quelli del genere horror, con tutto quel sangue che scorre". Questo io non so dove lui l'abbia visto, letto. Sembra paradossale fare delle dichiarazioni così. È vero che lui era un fruitore delle riviste pornografiche, ma non so dove lui e come lui abbia saputo che Pacciani stava tutto il giorno a guardare film pornografici e horror, soprattutto. No, dice qua, con tutto quel sangue che scorre. Comunque, le varie TV private trasmettono in continuazione rubriche di trailer, le promozioni cinematografiche e via dicendo. Una sera, una di queste scene lo fa balzare. Qua è lui che ipotizza, no, con gli occhi in fuori dalle orbite: "Il vampa scopre che è stato fatto un film su di lui. C'è infatti un trailer che viene trasmesso in continuazione che parla di un tale in giro per New York a caccia di scalpi. Il film si intitola 'Maniac', e la sequenza passata per televisione risulta a Pietro più che familiare. Una coppia di giovani appena uscita da una discoteca di New York si ferma a conversare in auto sul ponte Giovanni da Verrazzano, quando lui si fa più intraprendente, allungando le mani, e i due cominciano così a passare dalle parole ai fatti. Un un giustiziere sbucato dalla notte è armato di un fucile a pompa e irrompe sulla scena, e facendo fuoco attraverso i vetri, fa fuori prima lui e poi lei. Per tutto il mese di maggio, il vampa è costretto a subire questa scena di un minuto e mezzo, bombardata dalle varie TV locali, finché non ce la fa più a trattenersi. Ora glielo fa, glielo fa vedere lui a quell'usurpatore com'è che si fa. Prende la pistola, le dà una lucidata, e la notte va a Faggiani per vedere se è sempre lei. È da troppo tempo che non prova quell'ebbrezza, è l'ora di tornare a vivere pericolo". Io dico: "Stendiamo un velo pietoso su questo accostamento, perché è veramente imbarazzante per l'intelligenza umana". Ora leggiamo un documento inedito che va a confermare quello che leggeremo dopo, che è una lettera di Galastri a Filastò. Filastò, come dirà dopo, in os al processo Vanni, conosce Galastri nel '97, grazie al collega che sappiamo essere Santoni Franchetti. Quindi il 2 giugno del '97, Galastri scrive a Filastò. Ovviamente non ho la corrispondenza precedente, ma questa, insomma, possiamo leggerla e dice: "Le faccio avere un po' di materiale, quel poco che sono riuscito a trovare in così poco tempo, eh, grazie a Cappelletti. Insomma, ho avuto questa lettera. Abbi pazienza, abbia pazienza, dice Galastri, ma lei mi ha colto davvero impreparato, cioè, quando stavo andando al minimo, per tornare a pieno regime ci vorrà una decina di giorni. Sono sempre in attesa, come può vedere dalla mia corrispondenza con la Ken Crane, Lazare Disk, del trailer originale di Maniac, ormai una questione di pochi giorni. Mi raccomando, avvocato, non mi metta nei casini". Lui voleva l'assoluto anonimato. Infatti, no, come abbiamo potuto constatare dalle lettere, no, che abbiamo letto, lei è la mia più più completa autorizzazione alla mia completa autorizzazione per utilizzare come meglio crede tutto il materiale che le ho fornito e che le fornirò, ma desidererei non fosse pubblicizzato il mio nome. Questo fu anche motivo di un litigio tra i due. "Non amo questo genere di cose, ritengo che sia già un premio troppo bello se lei pubblicizzare la teoria Maniac, poter sbeffeggiare tutti gli amici e parenti che mi hanno finora preso in giro per questa mia fissa. Men che meno sono disposto ad essere citato come teste, cosa che invece Filastò propone. Non sono mica un istrione come Lorenzo Nesi o Benito Acomanni. Se proprio deve citare l'origine di questo materiale, lo potrà scrivere ad un suo collaboratore, quale io mi sento onorato di essere, oppure avvocato, dica che il maresciallo Fiori si è ricordato", dice con ironia, con simpatia, Stefano. Oggi, infatti, il 3 giugno, il giorno dopo, Filastò è in tribunale a processo, l'udienza, una delle prime udienze del processo Vanni, no, e, insomma, possiamo leggere della sua deposizione. Dice: "Vengo a sapere da un collega che esiste un certo fascicolo intitolato 'Maniac', che lui avrà detto 'Manc', no, scritto da un personaggio. Siccome di questo film avevo intravisto anch'io a suo tempo questa cosa, e cioè a dire, precedeva all'inizio delle escissi, la presenza nelle sale in una sala cinematografica cittadina, ma con riferimento solo all'ottobre dell'81, un certo film americano in cui esiste un serial killer di New York, il quale uccide le coppie e poi porta via lo scalpo alle donne per rivestirle dei manichini. Ho chiesto a questo collega che mi mandasse il fascicolo, che è qui, che voi vedrete, se ne avete voglia di vederlo, lo legherete agli atti, cosa che ovviamente non venne fatta, benché la persona fosse anonima nello scritto. Sono riuscito a rintracciarlo e ci ho parlato, ed è un medico serissimo, giovane, che ha fatto, come risulta da quell'atto, nonostante che sia un po' verboso, uno studio serissimo approfondendo dei fatti. Ecco perché l'ho chiamato testimoniare, perché i testimoni si chiamano sui fatti". E adesso capiamo perché litigano a un certo punto, no, perché Galasi chiese, aveva chiesto, come abbiamo visto, che insomma, di non venire chiamato. E dice ancora: "Di questo film avevo intravisto anch'io a suo tempo questa cosa, che cioè a dire, precedeva all'inizio delle escissi, le presenza nelle sale in una sala cinematografica cittadina, ma con riferimento solo all'ottobre '81". Quindi questo dice in merito alla sua precedente, al suo precedente interessamento. Ora ci sarebbero altre cose da leggere, ma secondo me sono rantti, ovvero un articolo, questo lo metterò poi tra le letture sul sito dell'antologia Toscana dei delitti dei misteri, un racconto che evidentemente parte fantasia, parte reale, di Filastò, che insomma, sarebbe entrato in un cinema perché invitato da misteriosi individui per vedere questo film "Maniac", e poi avrebbe parlato con un personaggio che si debba essere il mostro, no. Questo poi lo leggerò, e quindi siamo andati veramente oltre. Vediamo un po' di leggere qualche commento al volo. Ce ne sono tanti. Non so se riesco. Grazie Gianna, mi raccomando ragazzi, il like è d'obbligo, con tutto ciò che Dario ci offre in contenuti alti, spunti di riflessione, un like non lo merita. Grazie Gian. Ti ringrazio. Allora, non credo di, dice no, Canepo, dice: "No, il Pacciani non mi dava le crocchette, solo bastonate. Leanù le mangiava lui". Ah, qua è lo spirito del cane Pluto, che ricordiamo era di Floriano Delli. Eh, Anuk dice: "E non credo che spendesse soldi per i VS, tantomeno che avesse un lettore video". Ovviamente. David dice: "Completamente fuori tema. Interessante il servizio di Farwest sul famigerato Rosso di Mugello, le sue connessioni con è uno dei capibanda legati al nun del MF. Ti dico, vediti i video passati sul tema e poi, insomma, trai le tue conclusioni". David G. Qua, cane Pardo, cane Pardo. Ecco, Bettina dice: "Questo genere di film era molto diffuso insieme a fumetti, narrativa. Non occorreva neppure andarli a cercare, infatti". Ma infatti, secondo me, Filastò, proprio con questa idea che tu devi scrivere in testa, riferita a alla narrativa, no, all'epoca del suo sospetto, arriva in qualche modo a confrontarsi con questo psichiatra, insomma, che fa questa relazione. Tant'è vero che questa relazione, a questo punto, siamo autorizzati a pensare che potesse essere la stessa quella fatta da Filastò, che avrebbe fatto Filastò, è quella fatta da questo psichiatra. Quindi il contesto, il medesimo. Luigi, sto cercando di recuperare l'inizio del tuo commento, se ce la faccio, con piacere lo leggo, ma è molto lungo, ma cercherò comunque di rispondere a quelli che non riesco a rispondere adesso nei commenti, insomma, sotto il video. Ecco, Gianna dice: "Forse poteva essere siciliano ad essere andato a Palermo, personaggio di questo profilo ce n'erano". Bravissima Gianna, ce n'erano e c'era anche un cinefilo accanito che, per quel che sappiamo, quando viene interrogato in merito ai suoi spostamenti durante gli omicidi del mostro, è sempre al cinema o nei pressi di un cinema. Scusa, eh, Luigi, voglio leggerlo poi approfonditamente perché ti sei dilungato molto, quindi ti risponderò eventualmente sotto, appunto, come dicevo, sotto i commenti. Andrea Ossiander dice: "Maniac è un film fortemente esoterico e non un semplice film sui serial killer". E Bettina dice: "Perché è fortemente esoterico? Sì, concordo, mi piacerebbe una spiegazione, mi interesserebbe, insomma, ascoltare una spiegazione da Andrea". Anuk dice: "Palermo, omicidio Ciabani, bene o male, sì, sempre avvenuto in Sicilia, sebbene non a Palermo". Allora Paola dice: "Dario, il mostro non potrebbe aver visto il film in America, ovvero prima che arrivasse in Italia?". Ma in realtà, in Italia arriva pochissimo tempo dopo, come abbiamo potuto leggere, e è brevissimo il distacco, no? Sappiamo però che viene dato a febbraio, come abbiamo visto, oltre che essere annunciato, no, a gennaio, con chiaramente i riferimenti allo agli scalpi, alla caccia degli scalpi, no? Quindi viene presentato in anteprima a Roma e a Palermo. Quindi nulla vieta che questa persona, insomma, possa averlo visto a Roma o a Palermo. E a parte che, a mio modo di vedere, col trailer e coi riferimenti su gli annunci pubblicitari, insomma, secondo me avrebbe potuto anche essere sufficiente. Ma non escludo che, insomma, anche anche un non siciliano, mettiamo, anche un non siciliano, no, che però appassionato di cinema e sa che l'anteprima viene data in una determinata città, un determinato giorno, non vedo assolutamente nulla di strano che potesse averlo visto in una delle due proiezioni di cui abbiamo parlato. Ah, grazie Bettina, mi dice Dario: "Bernardo ti ha mandato il link del trailer col quale martellavano i pomeriggi televisivi senza censure per i ragazzi". Grazie Bernardo. Eh, adesso appena, appena dov'è qua? Ah, perché ho chiuso Messenger. Sì, questo è quello americano. Sì, sì, sì. Questo è quello americano. Lo mostriamo volendo ancora un attimo. Ah, un secondo che lo volevo mettere su un altro browser, un attimo solo. Che c'è un attimo di metterlo. Eh, allora, condivisione.

[Musica]

Come avete potuto vedere, però, questo è il trailer, trailer americano. Noi interessava quello che abbiamo fatto vedere con Eurocops Films, cioè quello distribuito in Italia. Mussolino dice: "Però, in relazione, credo al trailer che abbiamo mostrato, che ho mostrato prima, dice, quindi quello distribuito dall'Euro Films, non era questo il trailer che passava ossessivamente su RTV38, era più corto, me lo ricordo bene, perché lo passavano successivamente tre o quattro volte prima di Skip, la mano bianca, che era un programma". Sì, io suppongo che inizialmente sia stato mandato il trailer più lungo e poi, come succede, succedeva spesso, come succede anche con le pubblicità, se notate, dalla versione completa si passa, forse per una questione di spazi pubblicitari, non pagare di meno, si passa a una versione più corta, che è quella che poi viene mandata in continuazione, suppongo. Eh, però hai fatto bene a sottolinearlo. Ciao Claudio, come già salutato prima. Ciao Cristian. Benissimo, ragazzi, io questa sera spero di essere riuscito a, insomma, dirvi tutto quello che c'era da dire su l'accostamento tra il film "Maniac" e appunto, poi allargando la questione, la teoria Filastò ai film e ai romanzi e ai fumetti, come ricordava Bettina, eh, che insomma contenevano questo genere di tematiche horror e di violenza, comunque legate al sesso. E quindi spero di essere stato esauriente e di aver sollevato i giusti interrogativi che, insomma, confido abbiate colto. Quindi, nel salutarvi, nel ringraziarvi infinitamente, come al solito, per la vostra presenza e partecipazione, e nel ricordarvi, per chi non si è ancora iscritto, di iscriversi e di cliccare sulla campanellina per essere avvisati del, insomma, dei nuovi contenuti di volta in volta. Per chi vuole aiutare la crescita del canale, un semplice mantenimento del canale, può fare una donazione e o comunque abbonarsi. Quindi, nel salutarvi, nel ringraziarvi, vi lascio, come consueta abitudine ultimamente, con qualche canzone della nostra colonna sonora, che potete trovare solo ed esclusivamente sul canale Dario Quag. Investigate. Vi abbraccio tutti e vi do appuntamento alla prossima settimana.

[Musica]

[Applauso]

[Musica]