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Neopositivismo, Popper e successori in un'ora

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Transcription

Gli esami di maturità si avvicinano e si avvicina anche il momento del ripasso inevitabile. Si riprendono tutti i pensatori fatti nell'ultimo anno di corso alle superiori e si riguardano in gran velocità, cercando di assorbirne il succo più importante, più essenziale.

Per questo motivo, da un po' di tempo su questo canale realizzo dei video, oltre a quelli più ampi di spiegazione, dei video riassuntivi, diciamo così, che in un'ora o in mezz'ora o in tre quarti d'ora cercano di fare il punto su una questione importante che magari nei video più tesi abbiamo trattato in 3-4 ore. Oggi tocca a un video sull'epistemologia contemporanea, cioè in pratica sulla riflessione attorno alla scienza e attorno alla conoscenza del del '900, diciamo dall'inizio del '900, degli anni '20-'30 del '900, fino all'età abbastanza recente, fino agli anni '60-'70 del '900. Parleremo di neopositivismo, parleremo di Popper, parleremo di Kuhn, di Lakatos, di Feyerabend. Insomma, abbiamo tanti grandi pensatori importanti, pensatori del '900 da affrontare. Li tenteremo di fare.

Ora ho qui con me il cronometro che sta ticchettando, tengo traccia in modo da cercare di starci esattamente in un'ora. E direi che possiamo andare a [Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] cominciare.

Sorseggio un po' di caffè, piuttosto la tazza con la scritta "Andiamo a cominciare", che è la frase d'ordinanza. Con me ci sono sempre, da presentare all'apertura di ogni video, Topolino, Tolstoy, Batman, un orsacchiotto, un cuscino, il bottone dei 100.000 iscritti, e ho il mio catalogo anche qua. E poi oggi ho una bellissima maglietta del Teacher Sauro, del professore Sauro, e vale la pena mostrarla. E poi, ovviamente, ci sono anche io. Mi chiamo Eliano Ferretti, sono un insegnante di storia e filosofia, insegno in un liceo scientifico e da 4 anni ormai, sorpassati, realizzo ogni santo giorno, ogni santo giorno su questo canale, video, spiegazioni di storia o podcast di storia, filosofia, educazione civica. A volte video molto lunghi, a volte anche un po' più brevi per fotografare situazioni diverse della storia del pensiero, della storia della politica, della società del nostro tempo e soprattutto dare un po' di sostegno a chi deve studiarle queste cose alle superiori o all'università, e per chi invece è semplicemente curioso, appassionato, vuole recuperarle, vuole approfondirle.

Come dicevo, il video di oggi è un video che parte da una playlist che si chiama "Grandi Filosofi" o possiamo sottintendere "Grandi Scuole Filosofiche in un'ora", perché sono i video, appunto, in cui riassumo grandi pensatori, Platone, Aristotele, Nietzsche, Marx e via discorrendo, Kant, eccetera, in una sola ora, ovviamente tralasciando tutti i dettagli, andando proprio al sodo, ultimo delle varie questioni e rimandando eventualmente a video più lunghi e approfonditi per ampliare il discorso. Però, appunto, come vi dicevo anche nella premessa, tante volte uno studia, studia, studia durante l'anno, durante si prepara un esame o si prepara alle verifiche, alle superiori, poi alla fine però ha bisogno anche di ripetere un po', ripassare velocemente, quindi fare un po' di sintesi. Ecco, questi video di un'ora servono ad aiutarvi a fare un po' di sintesi. Poi è chiaro che dovete fare voi il lavoro grosso, però spero che una mano possano darle. Mi dicono anche che in parte funzionano e quindi provo a farne altri.

Oggi, vi dicevo, parliamo di filosofia della scienza, soprattutto di una riflessione che ha attraversato il '900, partendo dal neopositivismo, che a sua volta, in realtà, si ispirava a Wittgenstein. Ma se ci mettessi dentro anche che stiamo dopo domani, una riflessione che parte dal neopositivismo o positivismo logico o dagli esponenti del Circolo di Vienna, adesso vediamo, e poi per analogie e differenze si protrae per tutto il secolo, perché dopo il Circolo di Vienna arriva Karl Popper, che è un filosofo che alcuni ascrivono ancora al neopositivismo, ma altri lo vedono come un critico, e secondo me, onestamente, è un critico del neopositivismo. Poi arrivano altri pensatori come Kuhn, che molti dicono un avversario di Popper, certo è vero, ma per certi versi parte da riflessioni che già Popper, almeno in luce, aveva provato a presentare. E poi c'è Feyerabend e poi c'è Lakatos. Insomma, vedremo alcuni grandi pensatori che hanno ampliato il discorso sulla filosofia della scienza, hanno aperto alle discussioni che ci sono oggi. Oggi sono altri grandi pensatori, altri grandi filosofi della scienza, ma insomma, intanto mettiamo nero su bianco, anzi pixel su video, il discorso.

Partiamo, appunto, dicevo, dal Circolo di Vienna. Molto brevemente, che cos'è questo Circolo di Vienna? È un circolo vero e proprio che si riuniva, guardate caso, a Vienna, tra il 1924 e il 1938. Per 14 anni, una serie di professori universitari, filosofi e scienziati si trovarono periodicamente, appunto, a Vienna, una volta a settimana, per discutere di filosofia della scienza, di pensiero scientifico, di evoluzione della scienza e così via. Eh, perché proprio dal '24 al '38? O meglio, perché solo fino al '38? Perché nel '38, come ben sapete, l'Austria viene invasa e annessa dalla Germania di Hitler. Visto che questi pensatori sono a volte ebrei e a volte comunque hanno idee che non sono molto amate dal da da Hitler, dal suo regime, sono pensatori che notano la crisi di alcune certezze, propongono nuove sicurezze in ambito scientifico, propongono una critica a certa metafisica e forse anche a certa politica, eccetera. Insomma, non sono molto amati e dovranno scappare dall'Austria. Molti se ne vanno, in realtà già andati, qualcuno era pure già morto.

Il caso più emblematico è quello di di quello che è il padre, forse, di questo Circolo di Vienna, di questo positivismo logico, neopositivismo, che è Moritz Schlick, filosofo e fisico, tra l'altro, tedesco, che si era trasferito a Vienna per insegnare all'università e che viene ucciso, proprio letteralmente, sulle scalinate dell'università di Vienna, addirittura nel '36, quindi due anni prima dello scioglimento del Circolo di Vienna, da un fanatico neonazista, nazista austriaco. Poi, non si è mai capito se la motivazione fosse politica o ci fossero anche altre motivazioni personali dietro a questo omicidio, però l'assassino di Schlick poi fece pochissimo carcere, venne scarcerato con l'arrivo dei nazisti. Quindi, comunque, è un caso piuttosto emblematico. Quindi Schlick, sicuramente il nome forse più eclatante, più importante, fisico, ripeto, e filosofo, ma non l'unico, anche perché lui morì, appunto, nel '36, non poté proseguire l'opera. Poi citerei almeno Otto Neurath, Otto Neurath, che avrebbe proseguito fino agli anni '40, e poi Rudolf Carnap, Rudolf Carnap, è il più importante di questi esponenti, soprattutto perché, mentre Schlick forse è davvero il padre nobile del del gruppo, Carnap emigrò negli Stati Uniti e portò gli insegnamenti del Circolo di Vienna, del neopositivismo, negli Stati Uniti, ad avere anche un certo successo. Quindi fu il filosofo che più di tutti contribuì alla diffusione, poi, delle idee del neopositivismo. Questo per dire, molto, molto brevemente, in estrema sintesi, i nomi principali.

Ma cosa pensavano gli esponenti di questo neopositivismo? Diciamo che già il nome della corrente fa capire più o meno qual è l'orientamento. Neopositivismo, perché è una corrente che riprende alcuni elementi del positivismo ottocentesco, quindi di 50-70-80 anni prima, declinandoli però in una chiave più moderna. Si parla di, appunto, neopositivismo o positivismo logico, perché è logico? Perché in mezzo tra il vecchio positivismo e il nuovo positivismo c'è la figura di Ludwig Wittgenstein. Vi lascio un link, soprattutto al Tractatus, l'opera principale che Wittgenstein, l'unica, alla fine, che pubblica in vita, che viene letta, apprezzata da questi pensatori e li influenza pesantemente.

Cosa arrivano a sostenere questi pensatori? Direi poche cose, mettiamole bene in chiaro. Prima cosa: solo la scienza ha senso. Solo il discorso scientifico ha senso. Tutto ciò che non è scientifico è insensato. Uno potrebbe dire: "Beh, allora cos'è che è scientifico? Cos'è che è sensato?". Tutto ciò che è verificabile, sostanzialmente. Quando io parlo di Dio, ad esempio, parlo di cose che non sono, per loro natura, verificabili. Perché nessuno può andare a vedere com'è fatto Dio, nessuno può portare prove empiriche per dimostrare che Dio è fatto così o è fatto cosà. Quindi ogni discorso di Dio non è passibile di verifica, di conferma, e non essendo passibile di verifica e di conferma, è un discorso in cui, dicono i positivisti logici, si potrebbe dire tutto il contrario di tutto. Io posso dire che Dio è buono, chi volete che mi smentisca? Non ci sono elementi per giudicare. Io posso dire che Dio è cattivo, chi volete che mi smentisca? Non ci sono elementi per giudicare e via discorrendo. Dunque, ogni discorso su Dio non è vero o falso. Anzi, dice Schlick, proprio una frase famosa, è inutile anche chiedersi se il discorso su Dio sia vero o falso, perché non ha, non è che sia vero o falso, è che è insensato. Non posso dire che Dio è buono, è una frase falsa, non posso neppure dire che sia vera, perché non ne ho la più pallida idea di come sia Dio, perché è un discorso che non ha significato, perché nessuno sa cos'è Dio, sostanzialmente, capite?

Quindi l'accusa dei neopositivisti è questa: buona parte del discorso filosofico, tutta la metafisica, eccetera, eccetera, sono discorsi privi di senso. Allora il loro scopo sarà quello di trovare un criterio per stabilire cosa ha senso e cosa no. Vi ho detto la verifica. Beh, ma cerchiamo di delineare meglio con un criterio chiaro, una legge ben individuabile che ci permetta di distinguere tra ciò che è scientifico e cioè ciò che è sensato, e ciò che non lo è. Quindi è un criterio di significanza, si dice. C'è un criterio che dica: quello che risponde a questo criterio ha significato, quello che non risponde a questo criterio non ha alcun significato. Ovviamente questo vuol dire rifiutare tutta la metafisica, cosa che aveva già in parte fatto Hume, in parte fatto Kant, ma in maniera molto più radicale. In questo caso, ovviamente, vuol dire anche trovare un nuovo ruolo per la filosofia. La filosofia a cosa serve? Allora la filosofia, secondo loro, deve servire a chiarire i termini di queste questioni, chiarire i termini del linguaggio, perché se noi avremo un linguaggio più chiaro che risponde meglio al criterio che stiamo cercando di significanza, allora avremo anche una filosofia più chiara e più chiaramente evidente ciò che ciò che è filosofico e quindi sensato e quindi scientifico, e ciò che non lo è.

Qual è questo criterio? Alla fine lo individua un criterio certo, è il criterio di verificabilità, il principio di verificazione, se volete chiamarlo con la formula più corretta: principio di verificazione. Cosa vuol dire? Loro dicono: una frase ha senso, una proposizione ha senso, o meglio, diciamola così, ogni proposizione ha senso nella misura in cui io posso immaginare le esperienze che devo realizzare per verificarla. Ripeto: ogni proposizione ha senso se posso immaginare se sono in grado, se posso immaginare le esperienze che possono potenzialmente verificarla. Facciamo un esempio: se io dico "Domani pioverà per un'ora", questa frase ha senso? Evidentemente sì, perché io posso immaginare un'esperienza che può verificare questa affermazione. Certo, domani mi metterò alla finestra, guarderò per 24 ore se piove, misurerò con un cronometro quanto piove, se piove, e se poi pioverà per questo ho detto un'ora, potrò dire: "Ok, si è verificata". Se invece non pioverà mai tutta domani, potrò dire: "Quella frase che ho affermato ieri si è rivelata falsa, ma non insensata". Capite la differenza? Non è insensata, è insensata perché è verificabile, almeno potenzialmente. Poi magari non si verifica e diventa falsa. La frase su Dio: "Dio è buono". Questa affermazione non è potenzialmente verificabile. Non posso immaginare un esperimento che mi permetta di vedere se Dio è buono, perché a meno che io non immagini l'oltretomba, ma lì non è più cose che si vedono, si toccano in questa vita, non posso formulare e creare nessun esperimento, neanche potenzialmente, che mi possa assicurare che Dio sia buono. Dunque, la frase "Dio buono" non è vera o falsa, è insensata. Mentre la frase "Domani pioverà" è sensata, e poi si potrà verificare domani se è vera o falsa, ma è sempre sensata. Anche le frasi false possono aver senso, ovviamente. Le frasi insensate, invece, non possono essere né vere né false. Chiaro?

Altro esempio, questo proprio un esempio dei neopositivisti, eh. "Sull'altra faccia della Luna ci sono montagne alte 3000 metri". Voi sapete che noi vediamo sempre una sola faccia della Luna. Dall'altra parte, sulla faccia che non vediamo, ci sono montagne altissime. Questa frase è sensata e scientifica? Ti dicono: "Beh, sì, anche questa frase è sensata, perché io posso immaginare un esperimento". Certo, magari adesso, ora come ora, non posso andare sulla Luna a vedere cosa c'è di là dall'altra parte, però, diciamo, negli anni '30, in futuro, sarà forse possibile per l'uomo viaggiare nello spazio, arrivare fino sulla Luna e vedere come sono fatte le eventuali montagne che ci potrebbero essere dall'altra parte della Luna. Quindi posso immaginare un esperimento che magari oggi non posso fare, ma che in futuro potrò fare. Sì, se davvero posso immaginarlo, allora quella frase diventa sensata.

Ora, capite che cos'è che ha senso? Ha senso solo ciò che è verificabile. Anzi, il metodo della verifica diventa il senso di ogni proposizione. Il senso della frase "sull'altra parte della Luna ci sono le montagne", qual è? È il modo di andarlo a vedere. Capite? Mentre la mancanza di senso, una frase come "Dio è buono", di fatto, ci ci esprime la pochezza, dal punto di vista cognitivo, di questa frase.

Ora, attenzione, questo principio di verificazione, sulle prime, può sembrare perfettamente plausibile. Insomma, in linea con quello che ci ha sempre insegnato la scienza. La scienza dice che bisogna fare gli esperimenti, bisogna ricorrere alla verifica. Insomma, il principio di verificazione sembra confermare in pieno tutto questo. In realtà, però, questo principio presenta due problemi, che vennero già notati dai contemporanei. Forse il più importante a notare questi problemi, soprattutto il secondo, che vedremo, è Karl Popper, che analizzeremo tra poco, però che diventano presto evidenti.

Il primo problema è questo: questo principio vorrebbe essere un principio che stabilisce cosa è scienza e cosa non è scienza, un principio che stabilisce ciò che ha senso e ciò che invece non ha senso, in quanto dogmatico, no? Metafisica non ha senso perché è dogmatica. Dogmatica cosa vuol dire? Che prende per vere delle cose senza poterle dimostrare, senza poter portare verifiche empiriche, no? Ora, un principio di questo tipo, che esclude ogni forma di dogmatismo, non può, non può essere a sua volta dogmatico. E invece questo sembra proprio dogmatico. Cioè, qual è il controsenso? Che questo principio dice: "Tutto ciò che non è verificabile non ha senso". Però la legge che stabilisce che "tutto ciò che non è verificabile non ha senso" è un dogma, in un certo senso, no? Il principio stesso di verificazione è un dogma. E allora il paradosso è questo: tu vuoi escludere tutto ciò che è dogmatico dalla scienza e per farlo utilizzi un dogma. Capite che sembra un po' auto-contraddittorio come procedimento?

Ma il secondo problema è ancora più interessante, ed è quello, appunto, sottolineato da Popper. Cosa dice Popper? Beh, proviamo ad applicare questo principio di verificazione, ad esempio, alle leggi della fisica. Prendiamo la legge di gravità di Newton, per fare un esempio. Cosa dice la legge di gravitazione universale di Newton? "Tutti i corpi si attraggono secondo una forza che è direttamente proporzionale al prodotto delle masse, inversamente proporzionale al quadrato delle distanze". Bene, ora qui, poi lo posso formulare in forma scritta: F = G * (m1 * m2) / d^2. Bene. Ma attenzione, questa legge ci dice che "tutti i corpi si attraggono", eccetera. Ora, è vero che "tutti i corpi si attraggono". Per dire che questa legge è scientifica, secondo i neopositivisti, dovrei poter immaginare un'esperienza che possa verificare la validità di questa legge. Bene, allora, se io dico "io e la tazza ci attraiamo secondo una forza che è direttamente proporzionale, eccetera", posso verificarlo? Sì, mi metto lì, misuro le forze, eccetera. Se dico "io e il pavimento ci attraiamo", posso verificarlo? Sì, certo. Ma se dico "tutti i corpi si attraggono", io posso immaginare un esperimento che possa verificare che tutti i corpi dell'universo si attraggono in questo modo? Io non credo di essere in grado. Posso immaginare un esperimento che verifichi che due corpi si attraggono, che tre corpi si attraggono, specifici, forse anche quattro, cinque, certo, mi metto lì. Ma tutti i corpi? Quanti corpi ci sono nell'universo? Una enormità. E poi non solo, quando dico "tutti i corpi si attraggono", intendo tutti i corpi adesso, ma questo dovrebbe valere anche per il futuro, anche per il passato. Io potrò mai verificare che anche in passato tutti i corpi si attraevano e anche in futuro tutti i corpi si attrarranno secondo questa legge? E no, che non posso. Non posso immaginare, dice Popper, nessun esperimento che verifichi questa affermazione, perché l'affermazione inizia con "tutti i corpi", e però io non posso mai verificare tutte le circostanze. È il classico problema delle universali affermative, l'avevamo già visto anche con Kant, vi ricordate quando parlava delle della totalità delle esperienze? "La totalità delle esperienze non è un'esperienza possibile", diceva Kant. E Popper lo conferma: la totalità dei corpi non è qualcosa che io posso esperire, qualcosa che posso verificare, non ci posso fare esperimenti, neanche in futuro.

Dunque, il paradosso qual era? Che questo principio di verificazione, se lo applichiamo in maniera corretta, precisa, ci butta fuori dalla scienza praticamente tutto. Se se io lo applico con rigore, vien fuori che le leggi di Newton non sono scienza, che le leggi dell'elettromagnetismo non sono scienza, che le equazioni di Maxwell non sono scienza, che tutte le leggi che avete in mente non sono scienza, perché tutte le leggi della scienza iniziano con "tutti", "tutti i corpi", "tutti gli atomi", "tutto questo", "tutto quello". Non è scienza, secondo il principio di verificazione.

Allora il paradosso qual era? Che i neopositivisti volevano distinguere la scienza sensata da ciò che non è scienza, non sensato. Erano finiti per far cadere la scienza nel non senso, far cadere la scienza nell'insalatiera.

Nel 1902, morto nel 1994, molto di recente, insomma, io facevo le superiori quando è morto Popper. Personaggio importantissimo, uno dei massimi filosofi del '900, amato, criticato, come tutti i filosofi, divisivo a suo modo, e poi vedremo anche perché. Ma lui riparte proprio da qui, da quello che dicono i neopositivisti e anche da ciò che dice Einstein. Perché lo racconta lui stesso nella sua autobiografia, a fargli venire per la prima volta l'idea di come rovesciare questo principio di verificazione fu proprio Einstein. Perché da giovane Popper assiste a una conferenza di Einstein a Vienna e rimase stupito da come le teorie di Einstein non sembrassero facilmente confermabili come volevano i neopositivisti. Neopositivisti dicevano: "La scienza è ciò che è confermabile, almeno potenzialmente, con l'esperimento". Ma le teorie di Einstein non sembravano facili da confermare con nessun esperimento, bisognava proprio ingegnarsi. E invece sembravano talmente controcorrente da andare facilmente incontro a smentite più che a conferme.

E allora Popper ha un'idea: dice, il principio di verificazione ha un lato debole, un punto debole enorme, quando appunto parte dal dire che bisogna verificare, quindi verificare tutti i casi possibili, sembra impossibile. Però noi potremmo rovesciare la questione. Perché Popper si rende conto che c'è una forte asimmetria tra verificabilità e falsificabilità. Perché per verificare una frase come "tutti i corpi si attraggono", bisognerebbe poter analizzare tutti i corpi dell'universo, e vi ho detto che è impossibile. Per verificare che sia vera questa frase, ma per invece falsificare quella frase, cioè accorgersi che è falsa la frase "tutti i corpi si attraggono", quanti casi bisogna trovare falsi? Ne basta uno solo, no? Una universale viene falsificata con un solo caso contrario. Quindi la frase "tutti i corpi si attraggono secondo una legge, eccetera", io la posso falsificare, basta che io trovi un solo caso che la smentisce. A quel punto non è più vero che tutti i corpi, magari molti, ma non tutti. Capite?

Allora c'è un'asimmetria: perché per confermarla servono infiniti casi, per smentirla ne basta uno. Popper dice: "Noi dobbiamo mettere da parte questo principio di verificazione, che è inattuabile, non possiamo usarlo, ci butta fuori dalla scienza tutto, e passare a un altro principio che è il principio di falsificabilità". Per Popper, infatti, la scienza è ciò non tanto che è verificabile empiricamente, ma che è potenzialmente falsificabile. Cioè quella disciplina che ci dà delle asserzioni, delle frasi, che io posso provare a falsificare con un esperimento, anche solo potenzialmente. Magari l'esperimento non posso farlo adesso, potrò farlo tra 10 anni, tra 50 anni, quando è, però posso potenzialmente provare non a confermarla, ma a falsificarla.

Frase: "Domani pioverà". M, "Domani pioverà per un'ora". Questa è scientifica per Popper? Sì, che è scientifica, perché posso provare un esperimento, posso immaginare un esperimento per provare a falsificarla. Certo, domani mi metterò alla finestra e guarderò. Se non pioverà mai, l'avrò falsificata. Vedete che è scientifica. La frase "sull'altra parte della Luna ci sono le montagne" è falsificabile? Certo, posso immaginare un esperimento, andrò sulla Luna a vedere e cercare che sia falsa. Se poi invece trovo le montagne, mi accorgo che è vera, ok. Posso sempre provare a falsificare quando c'è un esperimento di questo tipo. La frase "Dio è buono" è falsificabile? No, in questo caso no, perché non posso immaginare nessun esperimento che mi renda falsa questa frase.

Fin qua sembra tutto uguale, uguale a quanto abbiamo detto per i neopositivisti. Faccio un ulteriore esempio. La frase "Domani piove oppure non piove". Analizziamola. Per i neopositivisti, per i neopositivisti, questa frase è scientifica, perché io posso immaginare un esperimento che la possa verificare. Certo, se mi metto alla finestra e guardo cosa succede domani, domani sicuramente o piove o non piove, o tutte e due. Quindi la frase è sempre vera e quindi quella frase è scientifica per i neopositivisti. Per Popper, invece, quella frase non è scientifica, perché io non potrò mai falsificare che domani o piove o non piove. È infalsificabile.

Quindi, non è scientifico, ma anche cosa ha senso? E tutto il resto non ha senso? Popper dice: "Non è mica vero". Io trovo un criterio, quello di falsificabilità, che è un criterio di demarcazione, lo chiama, cioè mi serve a dire ciò che è scienza e ciò che non è scienza. Ma non voglio dire che ciò che non è scienza non abbia senso. Anche alcune cose non scientifiche hanno senso. Ad esempio, credere in Dio non è scienza, ovviamente, non è verificabile o falsificabile, eccetera, però può aver senso. La gente ci può credere. Non si può dire che non abbia senso. La frase "Dio buono", vi posso dire che non è scientifica, certo, e infatti non lo è, ma non posso dire che sia insensata, perché la gente capisce cosa vuol dire, significa che ce l'ha un significato. Ok?

Quindi, Popper ci sta rovesciando poi a termine della questione, e ci sta rovesciando anche, però, il ruolo della scienza, l'idea di scienza. Perché se la scienza non è tanto quella che va in cerca di conferme, ma quella disciplina che va in cerca di smentite, allora la scienza si apre al dubbio, si apre al fallimento, si apre alla smentita, potremmo dire, no? Anzi, più una teoria è carica di potenziali smentite, più è scientifica, dice Popper. Infatti, in ogni frase dovremmo trovare quelle che lui chiama i falsificatori potenziali, cioè dei pezzi di frase che io posso sottoporre al possibile dubbio. Devo trovare quegli elementi in A c'è B, in questo caso c'è quest'altro, delle cose di questo tipo, che io poi posso sottoporre a critica. Perché se vi dico "Domani pioverà", questo è un falsificatore elementare, un'asserzione base, la chiama Popper. "Domani pioverà". Beh, basta che vada a vedere e così posso provare a falsificarla. Se vi dico "Tra 5 anni un meteorite si schianterà sulla Terra all'altezza di Rovigo", tra 5 anni andrò a vedere. È chiaramente verificabile, anzi, meglio, falsificabile questa asserzione. Se invece dico "Prima o poi un meteorite arriverà sulla Terra", qui, quando, dove, come, capite che è molto più vago.

Allora le teorie sono più scientifiche quando sono più facili da smentire, non quando sono più vere. Perché, ovviamente, non c'è nulla di vero, ci arriva a dire Popper. Se ciò che contraddistingue la scienza è ciò che è falsificabile, voi capite bene che nessuna teoria scientifica è vera in eterno, perché sia scientifica, perché rimanga scientifica, deve continuamente essere, almeno potenzialmente, falsificabile. Torniamo a Newton: "Tutti i corpi si attraggono secondo una forza, eccetera". Bene, "tutti i corpi si attraggono" non potrò mai verificarlo, ma posso provare a smentirla. Ne prendo due, vedo se si attraggono come diceva Newton. Ne prendo tre, vedo se si attraggono. Ne prendo quattro, ci provo, ci provo, ci provo. Provo a falsificare ogni volta, provo a dimostrare che non funziona come ha pensato Newton. Non ce la faccio, perché magari Newton aveva abbastanza ragione. Bene, dopo 12 esperimenti, 25 esperimenti, 700 esperimenti, in cui ho provato a smentire Newton e non ci sono riuscito, allora vuol dire che Newton ha detto la verità? Vuol dire che Newton ha ragione? Attenzione, in realtà no. Vuol dire che Newton, per il momento, lo possiamo prendere come corroborato, dice Popper. Cioè, lo prendiamo, diciamola così, per vero fino a prova contraria. Sappiamo che non è detto che sia vero, ma finora non siamo riusciti a farlo cadere. Newton non siamo riusciti a smentirlo. Non c'è niente nella fisica che sia vero. Non esiste la verità. Esistono le cose che hanno resistito ai nostri tentativi di falsificarle, le cose che prendiamo tutto sommato per vere, ma fino a prova contraria, che continuiamo a provare a far cadere. Questo è lo scopo della scienza: sempre provare a far cadere.

Infatti, poi Popper dà un'immagine che è molto famosa e molto bella: "La scienza non è come un edificio di solida roccia, come ci hanno abituato a pensare, un edificio inattaccabile, inoppugnabile, che non crolla mai, solidissimo. No, la scienza è come un edificio costruito su palafitte. Avete presente le palafitte che si muovono, sono fragili? Ecco, la scienza funziona esattamente così. La scienza è pronta a cadere in ogni istante, ma questo è ciò che rende forte la scienza".

Rimangono alcuni dettagli importanti sulla scienza, secondo Popper. Primo aspetto: cos'è che non è scientifico? Allora, beh, ovviamente la metafisica, la filosofia, anche antica, che aveva poco di scientifico. Però, attenzione, proprio dice: "Ha senso, tante volte". Anzi, lui rimarca come anche le riflessioni metafisiche, le riflessioni degli antichi filosofi, possano ispirare lo scienziato ancora oggi. Quindi, piano a dire che le cose non hanno senso. Lui è in polemica con Wittgenstein e con i neopositivisti, che ritenevano che tutto ciò che non fosse verificabile o sottoponibile a esperimento, non fosse, non fosse sensato. Certo, non è scientifico, dice Popper, ma può avere un senso. Quindi rivaluta alcune cose.

Ma poi fa un discorso interessante riguardo a tre discipline che lui dice vengono oggi considerate scientifiche, ma secondo me non lo sono, e in effetti la sua critica ha avuto un certo successo negli anni. Quali sono queste tre discipline? Il marxismo, la psicoanalisi e la psicologia adleriana. Vi rimando in in descrizione a Marx con la sua playlist, a Freud con la sua playlist, e ad Adler, a cui ho dedicato un video. Ma in breve, qual è l'accusa che fa Popper a queste tre correnti di pensiero, scienze, pseudoscienze, chiamatele come volete? Lui dice: "Si presentano come scientifiche, ma in realtà non sono scientifiche, perché non sono aperte all'errore". Dicevo che ciò che è scientifico è ciò che è potenzialmente falsificabile, cioè ciò che tu puoi immaginare possa essere falsificato da un certo esperimento.

Prendiamo ad esempio la psicoanalisi di Freud. Freud cosa faceva? Ascoltava i sogni dei pazienti e poi forniva la sua interpretazione di questo sogno, dicendo: "Secondo me, nel sogno, il fuoco significa questo, la casa in fiamme significa quest'altro, il tavolo tondo significa quest'altro ancora e così via". Si poteva smentire questa teoria di Freud? Cioè, questa sua interpretazione del sogno poteva essere sottoposta a un esperimento che la falsificava? No, assolutamente no. Anzi, ci sono molti casi, nelle stesse, negli stessi appunti di Freud, negli stessi scritti di Freud, casi in cui una certa paziente, una volta che Freud raccontava lo spiegava e lo interpretava, questa paziente diceva: "Ma io non sono mica d'accordo con questa interpretazione". Contestava, quindi, il dato, la teoria di Freud. E Freud come rispondeva? Più volte diceva: "Beh, cara paziente, tu hai un sacco di problemi mentali, di blocchi psicologici, per cui non vuoi, non vuoi accettare neppure con se stessa, non puoi, non vuoi acconsentire a quella che è la verità". Chiaramente questa frase tipica di Freud è un modo per evitare la discussione, per evitare la messa in crisi, per evitare un esperimento cruciale, possiamo chiamarlo come volete. Le chiama Popper "ipotesi di salvataggio", cioè ogni volta che tu contesti una teoria di questi scienziati o pseudoscienziati, cosa fanno questi pseudoscienziati? Si rifugiano in una sorta di scappatoia, una ipotesi di salvataggio, che permette loro di non confrontarsi col dubbio e con l'errore. Cosa fa in questo caso Freud? Dice: "Beh, tu non non accetti la diagnosi perché hai troppi blocchi mentali". E chi può smentirla, sta cosa?

Ovviamente Marx, idem, o più che Marx, i marxisti. Marx aveva predetto, ad esempio, si dice poi in termini un po' vaghi, in realtà, che il capitalismo sarebbe crollato per via delle sue contraddizioni interne. Il capitalismo non è crollato, dice Popper. Ma i marxisti sono disposti a dire: "Beh, allora Marx ha sbagliato? La teoria di Marx si è rivelata falsa?". Di solito no. Poi dipende, sono scuole e scuole. Però la maggior parte dice: "No, non si è sbagliato Marx, perché cercano anche qui delle scappatoie". Dicono: "Beh, ma perché deve ancora cadere il capitalismo? Ma perché questo si deve ancora verificare? Ma per questo, ma per l'altro". Cioè cercano, ripeto, di non misurarsi con la falsificazione.

Allora, tutte le discipline che trovano nelle scappatoie per non misurarsi con la falsificazione, ovviamente non sono scientifiche. Primo discorso da fare. Secondo discorso da fare: detto questo, esiste però un metodo scientifico, un metodo della scoperta scientifica, che ci permetta di scoprire cose nuove, rispettando la falsificabilità che ha immaginato Popper? Risposta di Popper: no. Nessun metodo. Le scoperte scientifiche avvengono per mille motivi: a volte fortuna, a volte appunto l'influenza di una certa teoria filosofica, a volte superstizione, a volte caso, mille motivi, errori, eccetera. Però, ecco, non esiste un metodo della scoperta scientifica, ma esiste, in un certo senso, un metodo della della sottoposizione dell'analisi di una teoria davanti alla falsificabilità. Cioè, cosa devo fare io scienziato? Devo fare, dice Popper, con un titolo di una sua famosa opera, "Congetture e confutazioni". Cioè, prima di tutto, devo fare ipotesi ardite, una congettura, un'ipotesi non ancora verificata. Devo avere il coraggio di osare, anche con la fantasia. Einstein faceva questo: provare a fare congetture, immaginarmi delle realtà. E poi, una volta che le ho immaginate, congetturato, devo andare a provare a sottoporre quelle congetture alla falsificazione potenziale, cioè sottoporle a critica. Ho immaginato che forse i corpi vanno in un certo modo, andiamo a vedere e vediamo se riesco a smentire questa mia congettura. Congetturare e poi provare a confutare. Congettura e confutazione. È così che procede la scienza, provando sempre a fare slanci di pensiero e poi provando a smentire.

Terza conseguenza importante, analisi importante da fare, riguarda proprio questo metodo del pensare e poi verificare. Uno potrebbe dire, anzi, la scienza per molto tempo ha detto che la scienza è sostanzialmente empirica, cioè si va a vedere, si studia, si analizza, si fanno gli esperimenti e poi da lì si capiscono molte cose. Ecco, Popper critica questa impostazione. Non è vero che noi facciamo, andiamo a vedere la natura, cioè procediamo per induzione. Tutt'altro. Cosa intende dire? Secondo l'immagine un po' romantica della scienza che si ha, appunto, lo scienziato va in giro, osserva, gli cade la mela sulla testa come Newton, osserva e poi, osservando, fu osservare, capisce e immagina e fa i conti e poi verifica. No, perché non esiste nessuna osservazione neutrale, dice Popper. Ogni volta che noi guardiamo in giro, non è vero che noi guardiamo e scopriamo una realtà, ah, e poi facciamo delle analisi. No, ogni volta che noi guardiamo il mondo, portiamo con noi già, in un certo senso, una ipotesi, una congettura, che abbiamo già in testa. Ogni osservazione è carica di teoria, dice Popper. Eh, quindi non esiste la induzione pura, cioè il fatto che io osservo e capisco. No, io prima penso di aver capito, poi vado a osservare e poi eventualmente, con l'osservazione, confermo parzialmente o smentisco quello che avevo immaginato. Ma prima c'è sempre la congettura, prima c'è sempre la teoria. Ma anche solo il fatto di mettermi a guardare un albero e non un altro, vuol dire che ho fatto una scelta, e quella scelta vuol dire che avevo già un sospetto, magari inconsapevole, magari inconscio, ma avevo già un sospetto, sennò non guarderei neanche, ok? Quindi ogni osservazione è carica di teoria.

Anche perché troppo spesso, eh, noi ci immaginiamo che la mente assorba, che la mente sia un foglio bianco in cui noi scriviamo. No, la mente è un faro, dice Popper, che illumina le cose, che dà senso alle cose. L'osservazione sulla base delle teorie che ha già in mente. Chi crede che noi impariamo dalla realtà commette un errore classico, che è il tipico errore dell'induismo, dice Popper. E per spiegare qual è questo errore, cita sempre una famosa storiella di Bertrand Russell, non proprio di Popper, ma che Popper fa un po' sua, che è quella del tacchino induttivista. Cosa diceva questa storiella? C'era un tacchino, storiella un po' di umorismo inglese, Popper finirà a insegnare a lungo in Inghilterra, dopo essere passato dall'Austria, dove analizza in realtà i totalitarismi e propone la sua visione della politica, che avrà un certo successo, poi anche questa sarà contestata, ma insomma, avrà un certo successo. Qual è la sua idea? Intanto dice che esistono, in un certo senso, dei cattivi maestri che nel campo della storia, della filosofia, ci hanno insegnato un approccio sbagliato alla storia, e questi cattivi maestri vengono messi sotto l'etichetta di "filosofi storicisti". Popper, anche se non è proprio il termine che usiamo normalmente in filosofia, nel senso che lo storicismo in filosofia è una corrente filosofica che non ha nulla a che vedere con quello che Popper sta dicendo, ora lui chiama "storicista" filosofi, personaggi come Hegel, come Marx, come Comte, come Platone, che hanno pensato che la storia avesse una legge. Cioè, ci sono stati dei filosofi che hanno pensato di aver capito, compreso la legge necessaria della storia. Hegel è il campione da questo punto di vista, perché proprio Hegel parla di una legge necessaria della storia che porta la storia verso una certa direzione, porta l'assoluto a manifestarsi nel mondo, eccetera. Ma anche Marx, ma anche altri hanno preso questa linea di condotta. Ecco, questo è un errore, un errore proprio metodologico, secondo Popper, perché in realtà la storia non ha leggi. Non è come la fisica. La storia ha tendenze, eventualmente, tendenze che però ammettono un sacco di eccezioni. Quindi l'errore, uno, è di non aver capito che quelle della storia non sono leggi nel senso scientifico del termine, nel senso di leggi necessarie per cui da A deriva necessariamente B. No, da A spesso deriva B, ma mica sempre. Tendenza vuol dire questo: che tende ad arrivare B, ma a volte capita C, a volte capita D, a volte si arriva B tramite altri percorsi, eccetera. Quindi non si può individuare una legge della storia. E questo è il motivo per cui appunto si sbaglia, si commette un errore. Ma questo errore metodologico ha poi delle conseguenze piuttosto gravi, perché nella misura in cui io penso che esista una legge della storia, una legge vera e propria, allora possono comparire anche dei personaggi che ritengono di averla scoperta questa legge della storia, di averla interpretata e di essere i fautori e gli unici portatori di questa legge della storia. Quando dico: "C'è un destino con la D maiuscola per il popolo tedesco", beh, arriva uno che dice: "Sì, e io sono quello che realizzerà questo destino". E quindi chiunque si oppone a me, non si sta in realtà opponendo a me, si sta opponendo alla storia con la S maiuscola, al destino con la D maiuscola, a qualcosa di enorme. Capite che secondo Popper questo atteggiamento porta facilmente verso il totalitarismo. Mh. E cos'è stato il totalitarismo nel '900, che Popper ha vissuto anche sulla sua pelle? Gente che pensava che ci fosse un destino per la Germania, gente che pensava che ci fosse un destino per il popolo, e gente che si è proclamata leader. Leader vuol dire chi trascina la storia, no? Portatore di questo destino, fautore di questo destino. Ok. E Hegel, Marx, hanno fatto tutto questo, hanno fatto questo errore clamoroso. Ma prima ancora Platone. Eh, famose le pagine che che Popper dedica a Platone, anche molto contestate dai filosofi platonici, dove dove Popper dice: "Guardate che il primo totalitario è stato Platone". "Platone totalitario" si chiama la sezione dell'opera dove parla di questo, perché dice: "In effetti, cosa succede in Platone? Nello stato ideale vagheggiato da Platone nella Repubblica, i governanti devono dimenticarsi la propria felicità individuale, vi lascio magari un link a Platone, se volete approfondire, e devono sacrificarsi per il bene nello stato. Lo stato dirige fino le coppie, crea le coppie, toglie i figli ai genitori, eccetera, per il bene dello stato". Ecco, l'esito di chi crede che la storia abbia leggi immancabili, imperdibili, necessarie, è di sacrificare il singolo, sacrificare l'individuo per il bene della storia. Questa storia, poi, non si sa bene quale sia, dove va. Quindi, attenzione, perché lo storicismo porta al totalitarismo, e questo è il problema. Quindi, da evitare totalmente.

Quindi, bisogna cambiare prospettiva. A questi fautori dello storicismo, che creano delle società chiuse, bisogna contrapporre, secondo Popper, il modello della società aperta. Cosa vuol dire società aperta? Vuol dire che a chi crede che la storia abbia una legge, quindi bisogna realizzare quella quella legge, quegli eventi, questo destino chiuso, bisogna contrapporre il pluralismo. Non è vero che da A deriva B. Da A possono derivare mille cose. Certo, magari tende a comparire più volte B, però noi dobbiamo lavorare perché possa comparire anche C, D, eccetera. E cioè società aperte, le chiama così Popper, aperte al pluralismo, aperte alla tolleranza, aperte a visioni diverse. In questo senso, Popper è famoso anche per il paradosso della tolleranza. Lui dice: "Bisogna essere tolleranti con tutti, tranne che con quelli che non sono tolleranti a loro volta". Cioè, bisogna essere, ad esempio, tolleranti con tutte le idee politiche, tranne che col nazismo, perché il nazismo vuole ammazzare tutti, quindi tutti gli avversari politici, impedisce di esprimere loro idee. Bisogna essere tolleranti con tutti, tranne che con gli stalinisti, perché gli stalinisti mandano a morte tutti. Ecco, bisogna essere tolleranti con tutti quelli che sono a loro volta tolleranti, con quelli che sono intolleranti, invece no, nessuna tolleranza.

Ultima cosa da dire, chiaramente, come avete notato, intanto ricorre anche Marx. Marx all'epoca aveva ancora un grande successo, un grande ascendente anche sul mondo filosofico, eppure Popper lo attacca molto per questioni di metodo, soprattutto, no? E in particolare attacca anche la visione, poi Marx, più che Marx, dei marxisti, attacca, ma attacca anche questa sogno della rivoluzione. In molti ancora avevano il mito, come nato con la Rivoluzione Bolsevica, della rivoluzione. La rivoluzione cambia tutto, migliora le cose, può essere una panacea per molti mali, no? Popper dice che la rivoluzione, in realtà...

Proprio metodologicamente sbagliata. Perché? Perché alla rivoluzione dobbiamo contrapporre il riformismo a spizzico, dice Popper. Cosa intende dire? Qua usa il suo metodo della falsificazione anche in politica. E dice: "Se io faccio la rivoluzione, cosa succede? Che nel giro di pochi giorni, poche settimane, pochi mesi, rovescio tutto il sistema politico, cambio le istituzioni, cambio l'esercito, cambio le leggi, cambio il Parlamento, cambio tutto. In 4, 48 l'economia, tutto, tutto, tutto. I rivoluzionari fanno sempre così, l'abbiamo visto con Lenin, l'abbiamo visto con molti altri rivoluzionari nel mondo."

E quindi, poi, un rivoluzionario riesce a capire cosa funziona e cosa no? Cosa di questi cambiamenti è stato efficace? Cosa, invece, si è rivelato dannoso e inefficace? No, perché dopo un anno fa il punto della situazione. Ma visto che ha cambiato 100 cose, non sa capire se le cose che funzionano si devono ascrivere alle prime 50 cose o alle seconde. E le cose che, invece, non funzionano, non capisce se si devono ascrivere alle prime 50 cose o alle seconde. Quindi, eh, troppe, troppe novità tutti insieme, e non si riesce più a fare quell'esame di confutazioni necessarie per capire cosa funziona e cosa no.

Se, invece, io, invece di fare la rivoluzione, che poi porta con sé una serie di miti, di esagerazioni, anche di violenza a volte, faccio delle riforme a spizzichi, vuol dire un po' alla volta, una alla volta, come quando uno mangia a spizzichi, un po' a bocconcini, no? Una rivoluzione oggi, una domani. Cioè, scusate, una riforma oggi, una riforma domani, una riforma dopo domani, una alla volta. Non ricordo domani, ma ogni 6 mesi, per dire. Allora, io ho il tempo di vedere come quella riforma funziona o non funziona nel tempo. Dopo un anno faccio il punto, dopo 5 anni faccio il punto e dico: "Beh, ha funzionato o no?" Avendone fatta una sola in quell'ambito, posso dire: "Beh, che effetti ha avuto? Posso misurarli? Posso misurarli più efficacemente?" Posso anche dire se ha fallito, ho le prove che ha fallito. E se ha funzionato, dico: "È corroborata, posso tenerla ancora in piedi." Se, invece, ha fallito, però lo capisco. Nella rivoluzione non capisco cosa ha fallito e cosa no. E quindi diventa qualcosa di fideistico, di dogmatico, appunto, e non falsificabile.

Chiudiamo con una panoramica sugli ultimi filosofi della scienza che sono arrivati dopo Popper, in parte criticando, correggendo il pensiero di Popper. Partiamo da Thomas Kuhn, storico della scienza e filosofo della scienza americano, anche lui più o meno coetaneo, cioè un po' più giovane di Popper, ma morto più o meno come Popper, nato nel '22, morto nel '90. Quindi da poco, da poco, insomma, relativamente poco. Cosa dice Kuhn? Kuhn è interessante perché scrive un libro che si chiama "La struttura delle rivoluzioni scientifiche", che corregge un po' il tiro rispetto a Popper. Dice: "Attenzione, è vero che spesso la falsificazione è importante, ma Popper ha commesso un errore, quello di pensare che basti una falsificazione per far scartare una teoria." Ho detto: "Basta, basta un caso contrario perché le affermazioni delle delle ehm delle asserzioni della scienza risultino false e quindi scartate." Non funziona così. Molto spesso, anzi, la storia della scienza ci insegna, dice Kuhn, che io posso trovare delle smentite, ma che la comunità scientifica fa di tutto per non rinunciare alle sue teorie.

Allora, Kuhn dice questo: "In realtà, la scienza non elabora una teoria alla volta, ma crea dei paradigmi." Li chiama così, cioè un insieme correlato di teorie, che potremmo anche definire come dei modi di vedere il mondo. Pensate, ad esempio, al sistema Tolemaico Aristotelico. Quello è proprio un paradigma, perché non è un'unica teoria, è un sistema di teorie connesse tra loro, di anche tipi di esperimenti, di pratiche, di unità di misura, di una serie di cose che vanno tutte a braccetto e formano un certo paradigma, cioè un modo di intendere l'universo, che poi si lega anche alla filosofia, alla metafisica, eccetera. Bene, quando si sono fatte le osservazioni, già ai tempi di Tolomeo in poi, si è notato che questo sistema Aristotelico Tolemaico non è che fosse proprio perfetto, nel senso che c'erano osservazioni che sembravano smentire la teoria. E cosa ha fatto la comunità scientifica quando ha visto che alcune osservazioni non funzionavano? Il pianeta non si trovava dove si doveva trovare teoricamente nella teoria. Hanno scartato la teoria, come diceva Popper? In realtà, no. Hanno creato, ad esempio, nel caso del sistema Tolemaico, gli epicicli, deferenti, epicicli e deferenti. Ne avevamo parlato, su tempo, con Copernico. Vi lascio un link in descrizione per andarvi a non ammettere di aver sbagliato e scartare tutto. Trova delle altre teorie, aggiunge teorie su teorie correttive per far stare in piedi il sistema, per far stare in piedi il paradigma, fare di tutto per non rinunciare a questo paradigma. E questi sono i sono le fasi che, appunto, Kuhn chiama di ehm scienza normale, in cui c'è una teoria dominante, a cui gli scienziati, in un certo senso, si affezionano e che non vogliono lasciare.

Cosa succede, però? Che a un certo punto le osservazioni che smentiscono la teoria non sono più una, due, tre, ma diventano tante. Le chiama Kuhn le anomalie, cose che non tornano nel paradigma. E quando sono due e tre, si può trovare un sistema per aggirare queste anomalie. Ma quando diventano troppe, è chiaro che le anomalie sono ingestibili. E quando diventano ingestibili, allora solo in quel caso si arriva a una rottura rivoluzionaria. La scienza normale viene messa da parte, arriva una rivoluzione, crolla il paradigma vecchio e se ne crea uno nuovo, che non è più una sola teoria, appunto, ma un insieme di teorie tra loro correlate, con un insieme di metodi, di esperimenti, con unità di misure specifiche, con approcci, con una certa filosofia dietro, tutto un sistema che si sostituisce al vecchio. Quindi, ad esempio, il sistema Aristotelico Tolemaico è stato scartato a un certo punto, dopo secoli, però che c'era un'anomalia, in favore del sistema Copernicano. E dopo secoli, il sistema Copernicano è stato scartato in favore del sistema Ein anano ha messo che poi sia ormai finita la rivoluzione. Non è detto, insomma. Capite che il meccanismo è molto più strano, molto più complesso, dice Kuhn.

In più, c'è da dire questo: i paradigmi tra loro sono incommensurabili, dice Kuhn. Intende dire che i due paradigmi non sono confrontabili tra loro, non sono, non si parlano, non si possono mettere sullo stesso piatto e confrontarli. Perché? Perché parlano lingue diverse, di fatto. Perché non sono solo una teoria, forse una teoria, una teoria potremmo confrontarle, ma sono due sistemi diversi di vedere la realtà. Facciamo un esempio, Kuhn. Prendete un Copernicano e un Aristotelico Tolemaico e metteteli lì a guardare un tramonto. Cosa succede? Che per un Aristotelico Tolemaico, il tramonto è il sole che cala all'orizzonte. Per lui è proprio il sole che si sta muovendo. Per il Copernicano, invece, non è il sole che si sta muovendo, è la terra che sta ruotando. Quindi quel fenomeno, diciamo, il tramonto, sono due cose diverse per i due esponenti dei due paradigmi diversi. E quindi i due non non parlano la stessa lingua, non parlano delle stesse cose, parlano di due fenomeni letteralmente diversi. Ok? Potremmo anche dire che non esistono i fatti, ma esistono solo le teorie che interpretano i fatti. Qua si sente un po' l'eco anche di Nietzsche. Vi lascio un link in descrizione. Questo per dire di Thomas Kuhn.

Andiamo veloci sugli altri. Imre Lakatos, 1922, coetaneo, 1974, muore 20 anni prima, quindi muore abbastanza relativamente giovane. Lakatos è amico, persona, è ungherese, ex comunista ungherese, poi cacciato dall'Ungheria perché partecipa ai fatti d'Ungheria del '56, rischia di essere messo a morte dai russi, scappa in Inghilterra, diventa amico di Popper, quindi molto legato a Popper, ma legge e si lascia influenzare anche da Kuhn. Infatti, potremmo dire che è quasi una sintesi tra Kuhn e Popper. Lui dice: "Vabbè, in un libro si chiama 'La falsificazione e la metodologia dei programmi di ricerca scientifici', 1970, propone questa idea." Dice: "Non, non parliamo tanto di paradigmi come Kuhn, parliamo piuttosto di programmi di ricerca." Cos'è un programma di ricerca? È appunto una specie di paradigma, dove c'è un nucleo centrale forte, che è il il la teoria più importante, il nucleo vitale della teoria, che non si può attaccare, si fa di tutto per rendere inattaccabile, perché se la si attacca lì, crolla tutto. Attorno a questo nucleo forte c'è una cintura protettiva, la chiama, c'è un insieme di teorie ausiliarie che proteggono la teoria centrale. E poi ci sono delle direzioni, eh, direzioni che indicano dove andare a cercare, dove il programma di ricerca si spinge, quindi quello che cerca di capire e scoprire di nuovo. E direzioni anche negative, cioè che ti dicono dove non andare, invece, a cercare. Quindi il sistema Tolemaico Aristotelico era un programma di ricerca di questo tipo: nucleo centrale, teorie ausiliarie, frecce in positivo e negativo che andavano via, e così via, e stessa cosa Copernicano, eccetera.

Quand'è che un programma di ricerca sta in piedi? Quando si rivela predittivo, dice Lakatos, cioè quando non solo non ci sono anomalie, ma ti riesce a fornire delle previsioni su qualcosa che deve ancora avvenire. Cioè, ad esempio, ti dice: "Tra un anno ci sarà un'eclissi." Allora, se poi, tra 6 mesi, quando volete, l'eclissi si verifica, è stata una predizione falsificabile, no? Come diceva Popper. Quando ti fa queste predizioni che sono falsificabili e che poi non vengono falsificate, quindi vengono corroborate, allora il programma di ricerca sembra valido, perché sembra ancora bello vitale, bello vigoroso, le sue frecce funzionano, ci danno nuove conoscenze, o almeno si ampliano il campo delle cose corroborate. Quand'è che, però, entra in gioco questo programma di ricerca? Quando, invece di fare nuove predizioni, non riesce più a predire il futuro, ma deve rincorrere delle anomalie, cioè delle cose che non aveva previsto. Non aveva previsto che il tal giorno si sarebbe verificata l'eclissi. L'eclissi si verifica. Allora il programma di ricerca deve correre ripari, metterci una pezza, come dire, no, e spiegare come mai è venuta questa eclissi. Quindi ci sono programmi che sono progressivi, quando fanno predizioni, e ci sono programmi che sono regressivi, quando invece cercano di tappare i buchi. Chiaramente, se il programma diventa regressivo, va in crisi e dopo un po' rischia di essere sostituito. Viene subito sostituito. L' dice: "No, attenzione, qua era un po' ragione anche a Kuhn, perché in realtà, prima di sostituire un vecchio programma di ricerca regressivo, bisogna che ce ne sia uno nuovo pronto. Prima di rinunciare a una teoria, un insieme di cose, devi avere il sostituto. Finché non hai un'ipotesi grossa sostitutiva col suo nucleo, cintura, eccetera, finché non hai questo, non puoi abolire il vecchio sistema." Quindi magari ti tieni anche il vecchio programma di ricerca che è regressivo, finché non ne hai uno altrettanto valido per sostituirlo.

Ultimo pensatore, in fretta e furia, Paul Feyerabend, 1924, lievemente più giovane, un paio d'anni rispetto a questi due che abbiamo appena visto. 1994, vive più o meno come Kuhn, come Popper. Austriaco, anche lui, non ebreo, difatti combatte nella Seconda Guerra Mondiale, ma poi negli anni '70, soprattutto, elabora una sua visione della scienza, che tra l'altro elabora anche discutendo con Lakatos. Vogliono scrivere un libro insieme, poi Lakatos muore prematuramente. Allora Feyerabend scrive da solo questo libro che lui intitola "Contro il metodo". Perché Feyerabend dice: "Eh, tutti i filosofi della storia della scienza hanno raccontato bugie. Ci hanno tutti detto: 'Io voglio trovare un metodo scientifico, la scienza si fa così, la scienza si fa cosà, il criterio di demarcazione è fatto così e non cosà, eccetera.' Tutti hanno posto paletti, regole, norme da seguire, e poi tutti invariabilmente, difatti, non hanno mai seguito le stesse regole che loro si erano dati." Pensate Galileo. Ha detto: "Il metodo delle sensate esperienze e necessarie dimostrazioni", e poi se n'è fregato altamente, ha fatto come gli pareva. Tutti i filosofi fanno così, tutti gli scienziati fanno così. Dicono di aver trovato un metodo e poi violano quel metodo appena girato l'angolo. Perché questo? Perché sono dei bugiardi? No, perché in realtà non esiste un metodo, secondo Feyerabend. La scienza ci insegna che ogni modo va bene. Quando io creo un metodo, sto dicendo: "Questo è bene, questo è male, si fa così, non si fa cosà." E invece non è vero. La scienza fa in mille modi diversi, e ogni volta quello che conta è solo arrivare al risultato, solo arrivare a fare scoperte che funzionano. Quindi che si segua il metodo, che non lo si segua, che seguano le regole, che non le si segua, è indifferente. "Anything goes", scrive Feyerabend, che scrive in inglese. "Anything goes", vuol dire: "Va bene, va bene tutto. Qualsiasi cosa funziona, quello è l'importante." "Anything goes", va tutto bene, basta arrivare al risultato.

Questo fa di Feyerabend il fondatore della cosiddetta epistemologia anarchica. Non c'è regola, nessuna regola, tutto va bene. Perfino, arriva a valutare la superstizione, l'astrologia, la magia, se queste cose poi ci portano. Non perché la magia abbia un metodo valido, ma proprio perché non c'è metodo. Se la magia ispira uno scienziato e lo porta poi a trovare delle scoperte che funzionano, va bene anche la magia. Se l'astrologia ispira uno scienziato, lo porta a trovare cose che funzionano, va bene anche l'astrologia. Va bene tutto, basta arrivare al risultato. Ok?

Eh, ultimissima cosa. Feyerabend scrive un capitolo all'interno di "Contro il metodo" anche su caso Galileo, il processo Galileo fatto dalla Chiesa Cattolica nel '600, che portò alla condanna di Galileo, come ben sapete. Lui dice: "Attenzione, normalmente quello è l'emblema dell'oscurantismo della Chiesa e della scarsa libertà concessa agli scienziati." Vero, non vuole negare questo Feyerabend, ma sta dicendo, ma dice una cosa interessante: "Dice: 'Guardate che seguire sempre un metodo è un problema. Voler sempre portare un metodo, quantificare un metodo, dare dei paletti, dare delle regole è un problema, perché è un problema? Perché sennò si finisce per andare...' Galileo, cosa facevano gli uomini della Chiesa del tempo di Galileo? Stavano processando Galileo perché non aveva seguito il metodo che era in vigore all'epoca. E in effetti, Galileo aveva violato tutte le regole della scienza dell'epoca. Quindi, se noi ci fidiamo del metodo, finiamo per condannare persone che potrebbero aver ragione, semplicemente perché non hanno seguito le regole che noi abbiamo imposto, quando quello che conta è il risultato." Quindi, paradossalmente, sembra quasi che Feyerabend dia ragione alla Chiesa, ma in realtà lo fa con un fare un po' sarcastico e polemico per dimostrare che non bisogna mai seguire troppo il metodo.

Sono andato molto veloce. Cerchiamo di fare un po' il punto su tutto quello che abbiamo detto, visto che eh mi avanza qualche minuto ed è bene ricapitolare tutto il percorso che abbiamo fatto. Abbiamo visto l'epistemologia del '900 principale, e soprattutto il tentativo di delineare cos'è scienza e come funziona la scienza e distinguerla da ciò che non è scienza. Abbiamo visto ipotesi molto diverse. Siamo partiti da neopositivisti o positivisti logici, Schlick, Carnap e compagnia bella, che ritengono di aver trovato un criterio di significanza, cioè un metodo per stabilire non solo cosa è scienza e cosa non è scienza, ma anche per stabilire cosa ha senso e cosa non ha senso. Cos'è che ha senso? Tutto ciò che è, per loro, verificabile seguendo il principio di verificazione enunciato da Schlick. Qual è il problema di questo approccio? Che, per quanto si appelli alla tradizione scientifica empirista del controllo dell'esperimento, eccetera, rischia di a essere rigorosi, escludere dal novero della scienza tante cose che normalmente vengono considerate scientifiche, come ad esempio le leggi della scienza, che sono tutte asserzioni universali. Essendo universali, dovremmo poter analizzare tutti i casi possibili per verificarle, ma questo è impossibile, quindi non sarebbero scientifiche.

Arriva dopo di questi Popper, che tenta di correggere il tiro, perché dice: "No, attenzione, più della verificazione dobbiamo cercare la falsificazione potenziale, cioè ciò che è scienza non è ciò che è verificabile, ma ciò che è potenzialmente falsificabile, cioè sul quale posso immaginare, inventare anche in futuro, un potenziale esperimento che possa potenzialmente rendere falsa quell'affermazione." Se riesco a falsificare quell'affermazione, l'affermazione diventa falsa e viene scartata. Se non riesco a falsificare quell'affermazione, l'affermazione non diventa vera, ma viene ritenuta valida fino a prova contraria, meglio ancora, viene corroborata, cioè vuol dire che ha resistito ai miei tentativi di falsificarla, e questo è bene. Certo, questo ci dà un'idea della scienza che non arriva mai a compimento, che va avanti per progressive corroborazione, cioè un po' alla volta resiste a tentativi di attacco, ma non si può mai dire: "Domani faccio un nuovo esperimento che mi dice che Einstein aveva torto." E vabbè, succede nella scienza, e quindi dovrò scartare anche Einstein. La scienza non è un edificio di roccia, un edificio costruito su palafitte. E in ogni caso, aggiunge Popper, questo criterio che io ho delineato, quello di falsificazione, non è un criterio di senso, è un criterio di demarcazione scientifica. Anche cose che sono al di là della scienza possono avere un senso, pur non essendo scientifiche. Poi Popper critica al marxismo, critica Freud, critica Platone, critica un po' tutti.

Ma si arriva finalmente agli ultimi tre grandi filosofi dell'epistemologia contemporanea: Kuhn, Lakatos, Feyerabend, che correggono ulteriormente il tiro. Kuhn, perché dice: "Non si tratta di teorie singole, si tratta di paradigmi, che sono un mix di teorie, esperimenti, filosofie, tutto insieme, che tendono poi a resistere alle falsificazioni." Fanno di tutto per resistere alle falsificazioni. È vero che le falsificazioni sono importanti, lui le chiama le anomalie, però non ne basta una, non ne bastano due, ne bastano tante. Servono tante. Bisogna, prima di riuscire a scartare un paradigma, lavorarci parecchio. Però ogni tanto i paradigmi vengono scartati, arriva la frattura rivoluzionaria e arriva un nuovo paradigma.

Lakatos, ampli il discorso dicendo: "Sì, per carità, però è vero che la falsificazione è importante. Infatti, i programmi di ricerca sono validi quando sono progressivi, cioè quando ci permettono di fare predizioni e cioè falsificabili. Sono regressivi quando non ce la fanno più e quindi a volte vengono scartati, ma bisogna avere pronto il paradigma, meglio ancora il programma di ricerca alternativo."

E l'ultimo pensatore, appunto, Feyerabend, che dice: "Cari amici, ci siamo dibattuti per decenni su come funziona la scienza, come non funziona. In realtà, non abbiamo capito che la la scienza va come le pare, va avanti come le pare. L'importante è arrivare a scoperte, arrivare a risultati, che ci V in un modo, che ci V in un altro, che segua la metafisica, che non la segua, che segua la verificazione, la falsificazione, poco importa, l'importante è il risultato." Epistemologia anarchica. E con questo direi, poi nel dettaglio vedete le cose in maniera più chiara. Abbiamo detto tutto quello che c'è da dire. Ci rimangono, credo, 2-3 minuti per i saluti finali. Vi ricordo, come sempre, che in descrizione trovate i titoli che sono comparsi qui, modo di rivedervi questo video in capitoli, e poi tutti i riferimenti video che ho citato. Ho citato video che non c'entrano con la lezione di oggi, come riferimenti ampi, e andatevi a vedere, ma poi trovate tutti i video più in dettaglio su i neopositivisti, su Popper, su Kuhn, Feyerabend, eccetera, in modo poi da sentirvi la spiegazione anche più distesa, con più esempi, spero più chiara, anche perché qui, per forza di cose, dobbiamo fare un po' di sintesi, e quindi lì trovate più materiale, se vi serve, e magari andate per esempio proprio quello che vi serve. Poi sempre in descrizione trovate anche i modi per rimanere in contatto col canale, tramite i social network, e soprattutto questa la consiglio in particolare, la newsletter gratuita e settimanale. È una mail che mando una volta a settimana, dove parlo dei video che ho fatto, dei podcast che ho fatto, e dei libri che sto leggendo, dei film che sto vedendo, eh, suggerimenti di lettura, cose di attualità, c'è tanta roba. E se vi piacciono queste la filosofia, la consiglio, gratis, tanto poi, se se vi va, la leggete, se non la leggete, ogni tanto, se non leggete quello che vi interessa. Eh, e poi sempre in descrizione trovate il modo per sostenere questo progetto. Video come questo, ma tutti i video che ho fatto, ne ho fatti più di 1500 in questi 4 anni, quindi capite che è un lavoro immane. Spesso video da 40 minuti, un'ora, quindi bisogna studiare, procurarsi libri, procurarsi strutture, procurarsi telecamere, microfoni, pagare rete, pagare dischi rigidi, pagare tutto. È una cosa molto, molto impegnativa. Se usate questi video, se li trovate utili, se eh vi piacciono e volete che rimangano gratuiti per voi, anche per chi magari, appunto, capita qui per studiare, volete diffondere un po' la cultura, sostenete i progetti in cui credete, in generale, non solo questo, ma anche altri. Eh, se avete dei progetti che vi piacciono e pensate che siano utili per voi e per gli altri, sosteneteli. Come si fa a sostenere questo progetto in particolare? Sono molti modi, in descrizione c'è tutta la spiegazione, ma potete farlo anche con pochissimi euro. Potete fare una donazione di qualche euro, potete comprare dei libri. Io in particolare vi consiglio il mio libro, che era poco uscito, che dà una mano al canale, ma spero piaccia anche a voi. Si intitola "Anche Socrate qualche dubbio ce l'aveva", parla di filosofia, si parla molto anche di Popper, ad esempio, e non solo di Popper, quindi libro consigliatissimo. E potete anche eh cooperare, dib, se volete. Ma poi, ultima cosa, c'è anche l'abbonamento a canale. L'abbonamento è un modo in cui voi versate qualche euro al mese, da 3 euro in su, decidete voi quanti, ci sono pacchetti diversi, e in cambio ricevete però dei vantaggi. Ci sono i vantaggi riservati agli abbonati, che possono essere carini, interessanti, simpatici, avete qualcosa in cambio, quindi è un modo per dare, ma anche ricevere, penso sia carino. Basta, ho detto tutto. Ci vediamo presto per altri video della serie "Tutta la grande filosofia in un'ora", poi altri video normali, filosofia, storia, educazione civica. Ricordatevi anche "Anche Socrate qualche dubbio ce l'aveva" in libreria, sia digitale che fisica. Ciao, alla prossima. [Musica]