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DEPOSIZIONE INEDITA GIOVANNI BRUSCA: Totò Riina era un animale, Nino Madonia sarebbe stato ucciso..

Spazio Mafia1:20:52

Transcription

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Io volevo che lei cominciasse dicendo alla corte se lei ha mai avuto rapporti, e di che genere, con l'associazione mafiosa denominata Cosa Nostra.

E allora, molto sintetico: io sono stato affiliato intorno al 1975-76, ricordo con precisione, con il ruolo di soldato semplice, che ho ottenuto fino al 1991-92. In quel momento, ho assunto la reggenza del mandamento di San Giuseppe Jato, reggenza che ho mantenuto fino al momento del mio arresto, 20 maggio '96. Dopodiché ho cominciato a collaborare. Quindi, automaticamente mi sono sciolto da Cosa Nostra.

Signor Brusca, io, prima contestazione di Colle, lei nel corso dei vari verbali ha sempre indicato la data della reggenza come '89-'90. Adesso diceva '91-'92.

Sì, sì, sì, sì, sì, sì. Ho pensato un'altra cosa, ho ragione. Sì, è vero. Anche nel verbale del 22 giugno 2017, per sì, sì, sì, sì, è così. Sì, '89-'90, sì, perfetto.

Senta, e lei, al di là di quella che era la sua posizione personale all'interno di Cosa Nostra, aveva anche una posizione familiare, diciamo, all'interno di Cosa Nostra? C'è famiglia di sangue, intendo dire. C'erano altri componenti della sua famiglia che facevano parte di Cosa Nostra?

C'era mio padre; c'erano due cugini, due cugini di primo grado.

Signor Brusca, dica, non dia per scontato che tutti sappiamo di chi parliamo, dica sempre nome e cognome.

Mio padre, Brusca Bernardo; il cugino di mio padre, Brusca Mario; il cognato di mio padre, mio zio Brusca Giuseppe; cugino di un altro cugino di mio padre, Buonaiuto Bernardo; un altro mio cugino, Brusca Vito; mio fratello Brusca Emanuele; e poi c'era mio fratello Enzo, che non era ritualmente affiliato, ma diciamo era ben inserito nel contesto criminale, doveva essere affiliato, non è stato affiliato per un problema di contingenza. Diciamo…

Quindi io le faccio questa domanda: dico, le cose che lei ha saputo e che poi adesso ci verrà a dire, dipendono sia dalle sue conoscenze dirette sia anche da conoscenza di suoi familiari all'interno di Cosa Nostra?

Sì, sì, potrei dire più diretti, e poi automaticamente di tutti i miei parenti.

Senta, suo padre, Brusca Bernardo, aveva ruolo dirigenziale. Ci può dire in quale mandamento?

Mio padre ha assunto il ruolo dirigenziale dal 1982-83, con ci fu quindi la famosa riformulazione dei mandamenti e della provincia di Palermo, anche se lui di fatto reggeva il mandamento in sostituzione di Antonino Salamone. E stiamo parlando di quale mandamento?

San Giuseppe Jato. Perfetto.

Senta, suo padre aveva rapporti con Riina, Salvatore. Che genere di rapporti aveva? Ci ha già risposto poco fa, dico però è il caso di specificarlo, e diciamo che erano compari a causa della mia affiliazione in Cosa Nostra, ma avevano un rispetto, dal punto che mio padre considerava il mandamento suo e quello di Riina unico, e quando sono stato affiliato, si figuri che mi ci ha messo a disposizione e che qualunque cosa lui avesse bisogno, mi ci mettesse a disposizione senza bisogno di essere autorizzato con le regole normali di Cosa Nostra.

Senta, dopo suo padre viene arrestato, credo nel 1986, è giusto come data, come ultimo arresto?

Sì, sì, ultimo, penultimo. E dal 1986 in poi, e c'è stato un ruolo di Riina all'interno del mandamento di San Giuseppe Jato? Cioè, Riina frequentava San Giuseppe Jato?

Frequentava? No, frequentava, credo in quel momento no, però ne aveva, ne aveva la disponibilità di dirigere il mandamento che in quel momento era assunto da Baldassare di Maggio, eh, uomo d'onore della famiglia di San Giuseppe Jato, e che poi venne sostituito da me alla fine dell'89-'90.

Senta, c'era nel territorio che vi riguardava una cantina che si chiamava Caggio, con la "c" e la "p" doppia?

Sì, ed era, fra virgolette, gestito da mio fratello Emanuele, ma per conto di Riina, Salvatore, di mio padre e di tutti, diciamo, tutti gli associati. Riina veniva per il periodo della vendemmia o comunque anche in altri periodi dell'anno presso la Caggio, ma credo che Riina, la Caggio, che io ricordi, non ci, non si ci regolava mai fisicamente, ma può essere pure che magari qualche volta ci sia passato, non non lo escludo, però la, la, la gestiva, la osservava e tutto passava da lui indirettamente o attraverso mio fratello Emanuele, attraverso il nipote Giovanni di Griziaffi e frequentava Contrada d'Musi. E se ci può dire che cos'è Contrada d'Musi?

Prima di tutto, d'Musi è una zona, territorio di San Giuseppe Jato, non vorrei però… credo che fosse agro di San Giuseppe Jato o di Monreale, non mi ricordo dove Riina si era costruita una, una abitazione, una casa che utilizzò… [Musica]… dall'80, cosiddetta guerra di mafia, con l'omicidio di Stefano B., dovrebbe essere… [Musica]… Pasqua… [Musica]… 81-82, non mi ricordo la data, fino all'86, un poco prima dell'arresto di mio padre, estivo o in opere estive o di feste, Riina si recava in quell'abitazione che penso che sia attualmente ancora presente, anche se poi la proprietà è stata venduta.

Senta, Riina, che vabbè, è evidente che la posizione che aveva… cioè io volevo capire, all'interno di Cosa Nostra, la figura di Riina com'era vissuta, nel senso: era che so, un monarca assoluto? Oppure c'era democrazia, diciamo così, all'interno dell'associazione mafiosa?

Diciamo che c'era, non so se è il termine giusto, una democrazia dittatoriale. Cioè, nel senso che democrazia finché tutti raccontavano e decidevano e concordavano con lui e decidevano la sua volontà. Quando c'era qualcosa che non andava di suo gradimento, le conseguenze, il 99,9%, erano estreme, la vita. Non so se ho spiegato bene il concetto.

Sì, sì, sì, sì, perfettamente.

E la regola, quale sarebbe dovuta essere, diciamo, per le decisioni più rilevanti? Chi avrebbe dovuto decidere all'interno di Cosa Nostra, secondo le regole?

Aveva deciso un po' la commissione, quelli che sono… però diciamo che decideva quasi sempre tutto lui. Quando gli stava bene, consentiva quello che diceva la commissione; quando non gli stava bene, faceva in modo che la commissione decidesse quello che diceva lui. Non so se questo gioco di parole sono stato chiaro.

Senta, lei ha riferito anche di riunioni, diciamo così, separate, pochi componenti della commissione che venivano via via consultati da Riina separatamente, non in un'unica soluzione.

Sì, erano quelli più fidati, una sorta di riunioni preliminari, vero? Poi quelli che venivano alla decisione finale.

Chi sono i più fidati di Riina? Chi erano i più fidati di Riina in quel momento? In B position c'era Giuseppe, Giacalone, Gammino, perché? Perché l'aveva più portata di mano, quello che gli dava… gli dava la possibilità di, per l'esecuzione. Giuseppe Graviano era quello che aveva buoni rapporti con i cosiddetti salotti buoni palermitani; poi c'era il mandamento di Resuttana, capeggiato da Francesco Madonia, ma di fatto era Antonino; poi c'era Raffaele Ganci; della Noce; poi c'eravamo noi di San Giuseppe Jato; Cancemi Salvatore, quando sì e quando no. Sostanzialmente erano questi, quelli più fidati, e poi tutti gli altri.

Non ci sono difficoltà all'interno di Cosa Nostra? Riina era a conoscenza di tutto quello che accadeva o poteva comunque arrivare ad essere a conoscenza di tutto quello che accadeva?

No, non era sempre a conoscenza di tutto quello che accadeva, e quando, e quando lui non era a conoscenza di quello che accadeva, non gli interessava tanto, dipende qual era l'oggetto, ma perché, e perché non è stato informato? Voleva sapere il motivo per cui è stato fatto. Ma principalmente perché non è stato informato, ed aveva, diciamo, all'interno di Cosa Nostra, relazioni con molte persone che potevano dirgli perché era successo, diciamo… eh… esatto. Tutto quello che avveniva, non dico in Sicilia, ma quantomeno a Palermo, doveva passare dalle sue mani. Perfetto.

Senta, lei ha avuto modo di conoscere anche Nino Madonia?

Sì, posso dire che dopo l'arresto di Bagarella è stato, fra virgolette, il mio maestro d'arte.

Cioè, ce lo vuole esplicitare? Cosa significa questo?

E che con cui mi ha, diciamo, mi ha imparato il mestiere di fare parte di Cosa Nostra: omicidi, attentati, tutto quello che riguarda Cosa Nostra, diciamo, è stato, tra virgolette, il mio maestro di esecuzione.

Più che altro, quando avviene questo, questa sua apprendistato, diciamo così?

Ma guardi, il prima di, prima di Antonino Madonia c'era Luca Bagarella. Bagarella è stato arrestato luglio '79, se non ricordo male, fino a quel momento avevo sia, sia Bagarella che Madonia, però principalmente Bagarella. Dopo che è stato arrestato Bagarella, diciamo collaboravo al 99,9%, poi sono stato quasi sempre autonomo con Antonino Madonia. E quindi avete commesso anche degli omicidi insieme?

Sì, omicidi, stragi, la strage di via D'Amelio, la circonvallazione, tanti omicidi, e abbiamo collaborato assieme per la cosiddetta guerra di mafia. Ho commesso tanti, tanti omicidi con Antonino Madonia.

Senta, ci può descrivere, per quanto è a sua conoscenza, come appartenente a Cosa Nostra, quale era la posizione effettiva, diciamo, di Madonia, Antonino, all'interno di Cosa Nostra?

Ufficialmente, come ho detto poco fa, ufficialmente era il padre, Francesco, il capo mandamento, ma di fatto era lui. Partecipava alle riunioni, poi decideva lui e faceva tutto lui. Quindi, diciamo, di fatto dirigeva il mandamento di Resuttana.

Esattamente, esattamente.

Pubblico ministero, ho bisogno di interromperlo un attimo. Diamo atto che, come avevo anticipato, ci sono le, la telecamera, l'operatore video messo sopra nella parte riservata al pubblico di una testata giornalistica. Quindi io, su questo, più volte le parti hanno già espresso la loro posizione, vi chiedo di ribadirlo. Cioè, se c'è il consenso alle riprese con esclusione dei volti degli imputati, è sempre questa la posizione di tutte le parti?

Sì, presidente. No, la posizione è sempre questa. Io chiedo adesso all'avvocato, penso che sia scontato, ma chiedo all'avvocato D'Aquila, per quanto riguarda il collaboratore, esattamente la stessa posizione, senza che, non si, non c'è consenso alla ripresa, e quindi la corte, sentite le parti, autorizza la ripresa audiovisiva dell'udienza con assoluta esclusione delle immagini degli imputati e del soggetto dichiarante. Quindi ne deriva che lei non può assolutamente riprendere gli schermi sui quali vengono, in videoconferenza, sia l'immagine dell'imputato che, per quello che si vede, l'immagine del dichiarante. Sono stato chiaro?

Va benissimo. C'è stato il… poi, signor Brusca, veramente soltanto per una questione, diciamo, di chiarezza ulteriore, chiedo scusa, pubblico ministero, poi vi do la parola. Io le avevo già detto che lei, appunto, era stato sentito in altre occasioni con gli avvisi del '64, io però comunque glielo, glielo ribadisco, l'avviso: lei ripeto, deve sapere che se rende dichiarazioni su fatti che riguardano la responsabilità di altri soggetti, rispetto a questi fatti, lei assumerà l'ufficio di testimone, salve le incompatibilità previste dall'articolo 197 e le garanzie di legge previste dall'articolo 197 bis, ma salve queste eccezioni, lei diventerebbe testimone, come infatti sta facendo. Quindi lei mi pare che ha già detto, però ce lo ribadisca, che intende rispondere, è così?

Sì, sì, confermo, signor presidente. Va bene. Sì, grazie, presidente. E allora mi stava dicendo appunto che Madonia, Antonino, non reggeva il mandamento di Resuttana, era geloso di questo territorio… cioè, nel mandamento di Resuttana era possibile agire senza che Nino Madonia lo sapesse?

No, completamente. Era di una gelosia unica. Accettava la collaborazione di altri quando non ne poteva fare a meno, ma quando era possibile, tutto da solo o con i suoi uomini più fidati del mandamento.

Ecco, allora le faccio questa domanda: faceva anche omicidi riservati, cosiddetti omicidi riservati, il Nino Madonia?

Sì. Riina di questo si lamentava di qualcosa, come poi ho potuto scoprire, stava facendo più di non solo di omicidi, ma anche di contatti che si teneva per sé, e quindi Riina… diciamo che lo amava e lo odiava, cioè lo stimava, ma dal punto di vista mafioso chiaramente… [Musica]… però, come… sol dire, si sentiva preso in giro.

Senta, che cosa, quali i malumori nei confronti di Madonia, in che cosa consistevano? Cioè, quali erano le cose, le lamentele di Riina?

Qualche contatto a livello istituzionale, nel senso per aggiustare il processo, qualche altra cosa… è un fatto che mi costa… a me personalmente, mi scusi, fermiamoci qua.

Quali di… sì, tipo… aggiustare processi o aveva qualche contatto con qualche persona istituzionale?

Tipo il cognato di Giuseppe Giacalone, Gambino, l'imprenditore, non mi ricordo come si chiama, in questo… lì… comunque, in questo momento non mi ricordo come si chiama, che l'avevano combinato senza chiedere l'autorizzazione, per mettere solo fra le mani altri… beh, diciamo di, di, di, di questo genere, e ad Riina gli davano fastidio. Stiamo parlando di quale cognato? Perché lei lo sa. Giuseppe Giacalone è un imprenditore notissimo, notissimo, però in questo momento io non mi ricordo il nome, la prima o la seconda moglie, non se lo ricorda, se era un parente della prima o della seconda moglie.

Forse sta dicendo un nome, ha detto Giovanni Pilo.

Ah, Pilo! Certo, certo, Giovanni Pilo. Quindi se l'è ricordato.

Sì, sì, purtroppo… fa brutti scherzi ogni tanto… qualche… de…

Le risulta che avesse notizie da ambienti istituzionali, diciamo così, avesse relazioni, per esempio, con la polizia?

Guardi, lui una volta mi stupì, che Antonino Madonia, al mio pari, al mio pari, conosceva tutte le abitudini di Riina, dove andava, dove non andava, quando… lui nel periodo che lui abitava a San Giuseppe Jato, il Madonia ha fatto di tutto per scoprire dove abitava, e un giorno si presentò lui con un Fiorino, con a bordo due motorini, per regalo ai figli, e Riina questa visita non lo gradì nella maniera più categorica. Ha saputo come lui, diciamo, era venuto a conoscenza di questo sito dove lui abitava, e Riina non, non stava tanto tranquillo.

Quindi questa risposta significa che lui aveva notizie da ambienti istituzionali?

Non l'ha detto… chiaro, però uno che diffida di un soggetto del genere, che prima conosceva tutto e tutti, alla pari di mio… quando abitava a Monreale, quando andava… abitava in Corso dei Mille. Invece quando lui abitava… ha cominciato ad abitare a San Giuseppe Jato, non doveva saperlo nessuno, e in particolar modo lui, e quando fu… ero presente a questa vicenda… lui ci è rimasto malissimo, ci è rimasto malissimo, non voleva che si sapesse e non era più tranquillo come era fino a qualche minuto prima di quando aveva ricevuto questa visita.

Aspetti, Brusca, lei usa troppo "lui" senza dire il nome. Quindi lui era… sì, lui era…

Antonino Madonia.

Antonino Madonia aveva… era andato a San Giuseppe Jato… aspetti… vediamo se ho capito… era andato a San Giuseppe Jato a trovare nel, nella casa, diciamo, dove, dove risiedeva Riina con la famiglia.

Esatto. Era andato a trovare Riina a casa sua, dove abitava in quel momento, e non ha gradito la visita di Antonino Madonia. Perfetto. Ma, ma Riina era latitante in quel periodo?

Sì, sì, era già latitante. Vabbè, sì, parliamo dell'80-83, perché io sono stato arrestato con le dichiarazioni di Buscetta, quindi '84, se non ricordo male, e quindi Riina si è preoccupato perché Madonia sapeva dov'era il suo rifugio.

Diciamo che era… es… non mi ha detto… è… sbirro… contatti con la polizia, però non era, non era sereno. Poteva essere anche un altro motivo specifico. Poteva essere anche… e l'incolumità, poteva tentare per la sua vita. Dico, l'interpretazione sono… non solo quella, ma anche l'altra.

Senta, io ritorno, faccio un passo indietro, perché lei mi sta, stava rispondendo a una mia domanda. Qual era il motivo dei malumori di Riina? Mi ha detto questo fatto dell'aggiustamento dei processi, stava dicendo una seconda cosa, e io l'ho, l'ho bloccata. Se la può dire adesso?

Eh, la riassumo in maniera sintetica, e poi mi… decidete voi, anche perché l'ho già dichiarato… quando cominciò a collaborare… quando cominciò a collaborare…

Fremi, Salvatore, durante un'udienza ebbe a dichiarare che Salvatore Riina mi voleva uccidere, a me e a Salvuccio Madonia. Io, lì sinceramente, mi, non ci credevo, mi sembrava una cosa strana. Ma può darsi che opera della magistratura che ci vuole fare mettere contro uno contro l'altro. Però il dubbio mi è rimasto, eh, e non capivo per quale motivo Riina volesse arrivare a tanto, gli avendogli dato la vita, cioè sono, sono… ho fatto quello che ho fatto e sono arrivato al punto dove sono stato proprio per eseguire le somme per quello che lui mi aveva imparato. Quindi sono rimasto scioccato, ripeto, non tanto per la morte, che si, si muore molto soli, e allora ho cominciato io a fare, come dire, a rivolgere il film indietro per capire quali erano i motivi. Un paio, un pie’, me le sono fatte, però il punto… quello che è più di tutti ha, diciamo, mi ha fatto capire bene, almeno per quello che mi riguarda, fu in occasione di un confronto con Cancemi, Salvatore, dove lui mi spiegava che io, assieme a Salvuccio Madonia, ci teneva due cavalli pazzi, che avevamo commesso non so che cosa più… avevamo… eravamo andati a trafficare un… eravamo andati a cercare un certo Mele, Miceli Giuseppe, se non ricordo male, di Salemi, senza la sua preventiva autorizzazione.

Per che motivo l'avevate cercato?

Non ho capito la domanda, chiedo scusa.

Per che motivo avevate cercato questo, questo, questo… signor…

Per organizzare un traffico di droga. Esatto. Questo Meli, il notissimo trafficante di droga di Salemi… c'era un altro motivo per cui Cancemi… le disse… nel corso di questo confronto che c'era la volontà di uccidervi. Ha utilizzato anche un termine… sì, ca… aveva… ora non mi ricordo le parole precise, però ci sono le registrazioni, le potete, le potete controllare.

Questo è tra i verbali che abbiamo acquisito, quindi è agli atti. E Cancemi le dice che vi aveva detto… sparati, Turi.

Esatto, esattamente. In base, nel, nel nostro mondo, bastano parole per capire un po' il, il, il concetto. Quindi, “Sparati”, significava che, cioè lui, in modo provocatorio, dice: “Chissà, si vanno a sparare senza l’autorizzazione”, era il senso questo. Si sentono… dom… e Dio… allora, siccome io avevo avuto… calcolando i tempi e il periodo di quando Riina mi volle uccidere, e poi lui ha cambiato atteggiamento… che fino a quel momento Riina con me si comportava un po' strano, però non riusciva a capire per quale motivo… magari precauzione, essendo lui latitante, lui… io libero… pensavo… prendevo tutte le azioni perché gli potesse portare i cosiddetti “sbirri” per poterlo fare arrestare. Invece poi io, sentendo Cancemi, mi viene alla mente, ma subito senza dubbi… lui mi fa letteralmente un interrogatorio, cominciando a girarmi intorno sull'omicidio di Agostino… di questo che stiamo trattando… il presente… non mi ricordo il nome… e mi comincia a dire: “Ma tu sai niente di questa cosa?” Gli ho detto: “No, altrimenti gliel'avrei detto”. “Ma chi potrebbe essere stato?” “Non glielo so dire”. E lui era convinto che di questo omicidio… no, ripeto, non me l'ha detto, ma in base a quello che mi chiedeva, che fossimo stati io e Salvuccio Madonia. E io subito gli ho negato la circostanza, dicendo che non ne sapevo nulla. E visto… e gli faccio la domanda: “Allora, se a questo punto lei non sa nulla, cioè vossia… gli devo… rispettosamente… vossia non ne sa nulla, allora chi po', chi poteva essere?” E allora subito lui ha puntato il dito contro Antonino Madonia, ma senza tanti giri di parole, e gli disse: “Può essere che… che comincia…” e io… faccio… comincio a camminare da solo, dice: “Eh, può essere che Nino si è montato la testa… non mi ricordo le parole, le ho dette in precedenza”. Quindi… eh… in quel momento capì che Riina non sapeva nulla, cercava l'autore dell'omicidio, ma non perché gli interessava… che per il povero Agostino… ma chi che l'aveva commesso, e perché non l'avevano avvisato, e più perché aveva agito in un altro territorio, che era quello di Biondino, Salvatore.

Allora devo fare le domande su questo. Lei dice non sapeva nulla… non sapeva nulla in quel momento o all'inizio?

No, da sempre, da quando è successo. Lui l'ha preso dalla, dalla TV, e quindi stava cercando… almeno fino a quando ha fatto quella sorta di interrogatorio… lui non sapeva nulla… eh… ma quando la chiede a lei aveva già… diciamo, chiesto ad altri, per quello che è la sua conoscenza di cosa?

No, io non ho partecipato, ma per quello che lo conosco, avrà parlato con… sicuramente, perché nel… la volontà di uccidermi era nel qualche 6-7 mesi prima, e che a portarmi da lui mi era Raffaele Ganci, che poi mi ricordo pure che mi ha fatto aspettare per un'altra circostanza. Io ho, diciamo, ho ricollocato tutto l'episodio, quindi sicuramente lui ne ha parlato principalmente con Biondino Salvatore, con Cancemi, con Cancemi Salvatore e con Giuseppe… con Biondino Salvatore che era il titolare del mandamento di San Lorenzo, che comprende Carini, che sostituiva Giuseppe Giacalone, Gambino.

Quindi lei queste cose le dice sulla base delle regole di Cosa Nostra, diciamo. Questi erano i soggetti che gli potevano riferire.

Sì, esatto, esatto. E lui in questa circostanza… eh… diciamo che cercava, fra virgolette, la, la virgola per poter eliminare Antonino Madonia, per essere chiari.

Quindi quando chiede a lei se lei ha partecipato, essenzialmente le chiede se anche lei ha partecipato a questo… lui… lui mi… quel momento mi dà la domanda, è come se, se io avessi partecipato all'omicidio senza avere chiesto le, l'autorizzazione a lui, e io gli dico: “Assolutamente no”, nella maniera più… gli ho detto: “Ma se l'avessi fatto, non gliel'avrei detto prima a lei, o quantomeno lei mi avrebbe dovuto… cioè, vossia, dico lei, nel senso vossia avrebbe dovuto dirmelo: ‘Mettiti a disposizione di Nino’”. Questo non è successo, come era normale tra questo gruppo. Io, nonostante tutti i rapporti, tutto quello che facevo, prendevo sempre ordini da lui. Non mi dava i dettagli, mi diceva: “Mettiti a disposizione di Tizio, di Caio e vai avanti”.

Senta, l'atteggiamento di Riina, quale era, e se poi ci spiega se questo atteggiamento le era importante per lei per comprendere quello che Riina sapeva o meno.

L'atteggiamento era di quello uno, in base a quello che era del suo ruolo, che non sapeva nulla. Era incavolato, ripeto, non per la morte, dell'omicidio, della vittima, ma che lui era messo a conoscenza in qualche modo, si, si erano presi gioco di lui, in sostanza, e quindi si spaventava anche per lui, dice: “Quello ucciso, lui, potevano uccidere anche lui”. Ha capito qual è il senso?

Sì, ma dico, quello… io volevo capire… era lei diceva era arrabbiato, ma aveva un sorriso… come, come gliel'ha detto questo?

No, no, era incavolato nero, nel senso che quando parlavo di Antonino Madonia lo faceva in maniera seria, con affermazioni dure, non era rilassato, col sorriso. Ma no, è un atteggiamento di quelli seri e, e molto, molto, molto adirato.

In che modo indica… in che modo indica… ora se l'è ricordato, diciamo, parlando… in che modo indica Madonia, Antonino… ma subito… ora non mi ricordo se l'ha fatto lui… il nome… 99% l'ha fatto lui, ma essendo che lui mi ha fatto il nome… siamo arrivati a Antonino Madonia, perché lui pensava che ero stato io e Salvuccio Madonia, quindi la deduzione è stata quasi in automatico, per dire: “È stata opera di Nino”. Poi Nino Madonia, con chi l'abbia fatto, qui non ci siamo scesi.

Senta, ha utilizzato la parola “i picciotti”. Io…

Scusi, io una domanda specifica… ho già fatto tutte le domande, presidente, credo che mi… no… sì, magari se anche… anche per non involontariamente, come dire, mettere fuori pista il, il, il dichiarante, quello che deve rispondere… a che proposito, se la vuole specificare… in quale… in quale contesto avrebbe detto “i picciotti”?

In questo contesto, presidente… eh… dico… ha usato il termine “i picciotti”… francamente mi pare una domanda… no… “i picciotti”… se non ricordo male l'abbia, l'abbia adoperato Cancemi… non vorrei sbagliare… Cancemi… e durante il suo esame… Riina… “i picciotti”… non ricordo che mai abbia detto una parola del genere… siamo arrivati subito ad Antonino Madonia, nel senso, essendo che lui mi fa la domanda: “Tu e Salvuccio?” Salvuccio Madonia sarebbe il fratello minore… in automatico… siamo arrivati a Nino Madonia, che Salvuccio non avrebbe fatto nulla senza l'ordine del fratello.

Ho capito. No, da questo punto di vista… anche per ricordo, diciamo… io le, le faccio questa contestazione di quello che lei ha detto il 7 ottobre del '98, che poi è già acquisito agli atti, e allora… Salvatore Riina non mi ha detto niente, non l'ho trovato neanche stupito, e mi fa il nome, dice: “I picciotti”, cioè i picciotti sarebbero i fratelli Madonia, cioè Salvuccio e Antonino, che ancora non so se era stato arrestato… non era arrestato… vabbè, se lo sono fatti in maniera molto muta…

A muta?

Sì, sotto questa veste, sì, in quel momento mi sono spiegato però il, il significato, diciamo, era quello, ma riferita ai fratelli Madonia.

Quindi lei ha compreso con chiarezza, sulla base di quelle che erano le sue conoscenze, che lui si riferiva a Nino Madonia?

101%, non 99… ma guardi, le dico di più, io ho avuto modo di fare un confronto con mio padre, e in quella circostanza gli ho detto: “Bello il compare che hai”, e in riferimento al fatto che mi voleva uccidere, perché mio padre ha assistito in udienza a queste mie dichiarazioni… eh… e Cancemi, Raffaele Ganci, che erano nella cella accanto… gli dice: “Ma zuben… per scolpi… lui… dice… zuben… ma perché va pensando… non crede a queste tragedie?” Mio padre, che invece conosceva bene Riina e tutta l’anagrafica, gli ha detto testualmente: “Dice… Raffaele… dice: ‘Lascia perdere, non ce l’ho con te, perché tu sei un miserabile, più miserabile di lui’”, aveva la stampella fra le mani: “Se lo incontro dall’altro mondo, la devo tirare in, in testa”, con riferimento al senso che lui… anche lui aveva capito che voleva uccidere me e Salvuccio Madonia.

Senta, ma mi conferma che quindi… per capire che cosa… il senso… nel senso…

Che, per me e per mio padre, era chiaro, è una cosa diversa. Per la legge dello Stato Italiano, per me e mio padre era chiaro: ho capito perfettamente una cosa. Le volevo chiedere: nella parte che le ho contestato poco fa, c'è scritto che Rina non era stupito. Questo lei lo conferma?

Sì, sì, stupito. Nel senso che Nino Madonia avrebbe agito senza l'autorizzazione, perché partendo, diciamo, da quell'episodio del motorino e poi tante altre piccole cose che non mi ricordo. Sinceramente però l'umore era quello, senta. Quindi, la preoccupazione di Rina quale era? Riguardava, diciamo, il fatto che tramite questo omicidio si fosse cementata un'alleanza.

Sì, magari. Facciamola un po' meno diretta la domanda. No, l'ha già detto, diciamo, però in maniera molto ampia. E allora, qual era la preoccupazione di Rina? Che Antonino Madonia avesse messo in campo una strategia. Rina diceva che in qualche occasione commetteva omicidi senza avvisare i responsabili del territorio, tipo quello di Giuseppe Di Cristina, per ormai un fatto abbastanza chiaro, e che lui stava subendo la stessa mancanza di regole. È che uno o due, chiamati in causa da parte del mandamento di Biondino Salvatore, per dire: "Guarda, è successa questa cosa e noi non sappiamo nulla", quindi lui fa una brutta figura; ma principalmente, per quello che lo conosco, poteva essere, si può rivolgere anche contro di me. Quindi si doveva togliere un nemico all'interno di Cosa Nostra, quindi perché non dava più leggi e regole, non dava più fiducia. Sì, quello che non riesco a capire a questo punto dovrebbe completare la risposta, nel senso per capire un pochettino il rapporto che c'era tra Nino Madonia e…

Ah, chiedo scusa, ho capito la domanda. Nel senso che chiedo scusa, ho capito che Madonia Antonino aveva ucciso questo ragazzo per qualche interesse suo personale che nessuno doveva sapere. Sì, dicono… Le volevo chiedere: dico, al di là di questi fatti che lei ci riferisce e che si riferiscono al periodo in cui è stato ucciso Agostino – se ho capito bene – dico, in precedenza lei già qualcosa l'ha detto, dico, ma in precedenza i rapporti tra Nino Madonia e Rina erano di stima, di collaborazione? Quali erano? C'erano stati contrasti, timori? Lei di un timore ci ha parlato, dico, ma c'era stata anche collaborazione? Guardi, io in questo momento, purtroppo, sono passati tanti anni che mi ricordo al 100%. Che Rina, a un dato punto, non si cominciò a fidare più totalmente di Madonia Antonino. Esempio: lui… finché abitava nell'ultimo luogo dove lui abitava, che era alla Molara, non ho mai percepito nessun malumore. Da quel momento in poi non so che è successo, in particolar modo con Rina, di che cosa sia venuta a sapere, che in questo momento non mi ricordo. Cambiò atteggiamento con Antonino Madonia, pur collaborando, pur agendo assieme, però c'era qualche cosa che non funzionava più. C'era, credo, un rapporto pure di gelosia con Roberto Vito Palazzolo. C'erano tante, tante cose che a Rina non cominciavano più a piacere del comportamento di Antonino Madonia.

Compare, senta. Eh, ci può descrivere che cosa avvenne nel caso dell'omicidio da Leo? Cioè, all'interno di Cosa Nostra questa notizia, cioè si seppe chi aveva fatto questo omicidio? Sì, l'aveva commesso il fratello, assieme a Puccio Vincenzo, assieme a Puccio… Puccio Armando Buonanno, e che lui si lamentava del processo. C'ero. Sì, ora non mi ricordo dettagli, se me li può ricordare eventualmente come contestazione, ma ci sono stati dei malumori. Ma il fratello di chi l'aveva commesso? Lei ha detto il fratello… il fratello di chi? Giuseppe Madonia, fratello di Antonino Madonia. Va bene. E allora… e poi ho assistito, ma non ho percepito bene, a qualche discussione tra mio padre e Rina con riguardo ad Antonino Madonia. Non mi ricordo l'oggetto. Però c'erano… Rina criticava l'operato di Nino Madonia. Non mi ricordo che cosa, sinceramente. Ricordo… le leggo quello che lei ha dichiarato il 22 febbraio del 2000, pagina 11 e 12. Quindi lui aveva il rammarico – stiamo parlando di Rina, se non sbaglio – nel senso che Antonino Madonia, per carattere, faceva le cose alla chiusa, cioè a muta a muta. In quell'occasione lui aveva sfidato, nel senso che lui stava facendo una cosa senza avvertire gli altri; che c'era anche la sfida, anche fra uomini d'onore, di fare leggere sui giornali alcuni fatti di una certa importanza. C'era pure un certo orgoglio, per esempio quando fu… questo ormai non lo dico solo io. Vabbè, si arriva all'omicidio da Leo. Glielo dico perché mi è stato letto il verbale. Quando fu dell'omicidio del Capitano da Leo, Antonino Madonia, per ordine, gli fu fatto leggere sul giornale. Tant'è vero che lui venne a cercare me e Francesco Paolo Anselmo per dire: "Ma scusa, avete organizzato questa cosa? Non ci avete detto niente?". Se lo ricorda questo fatto?

Sì, ma non… non vorrei sbagliare… ma non fu per il Capitano da Leo, ho sbagliato io, ma era qualche altro caso. Il Capitano da Leo… ci fu che lui l'ha letto sul giornale perché non era stato presente, che fu organizzato nell'arco di una giornata, e Giuseppe Madonia non disse nulla al fratello. Ma c'era qualche altra cosa. Dico, ma questa cosa, questo ordine di non farlo sapere, era di Rina? Sì, l'ordine di non farlo sapere, perfetto, era una specie di vendetta, diciamo. Esatto. Non ci fu il tempo di potere informare Antonino Madonia della partecipazione sia di… di… di due suoi uomini, Giuseppe, il fratello, e Armando Buonanno, assieme a Vincenzo Puccio, e lui di questa cosa non l'ha gradita.

Senta, un'altra cosa. Le volevo chiedere: in quel periodo – stiamo parlando del periodo dell'omicidio Agostino – c'erano stati altri fatti in cui si era… c'era stata frizione, diciamo, tra Rina e Nino Madonia relativamente alla commissione o all'tentata commissione di omicidi? Dottore, io in questo momento… ripeto, le faccio la domanda specifica… delle… vi… mi col…

Sì, sì, ok. L'ha tentato… al dottor Giovanni Falcone. Sì, che lui non aveva… non aveva… mi deve fare la cortesia… brusca… mi deve fare la cortesia, non deve usare il termine "lui", dica Rina o Madonia o chi vuole lei, però non usi "lui", perché altrimenti poi ci confondiamo. Allora, chiarisca. Scusa, chiedo scusa.

Sì, sì, lui intendo Rina Salvatore non sapeva che Antonino Madonia aveva organizzato l'esecuzione, non la volontà di uccidere il dottor Giovanni Falcone, l'esecuzione del dottor Giovanni Falcone, e si era, diciamo, adirato abbastanza di questo fatto. Biondino si lamentò alla mia presenza, e Rina in quel momento dice: "Vabbè, lascialo stare, non ti preoccupare". Come si dice… con ironia… dire: "Prima o poi questo conto lo chiudiamo". Si ricorda? Ci fu questa, diciamo, sfuriata di Biondino contro Nino Madonia? Sì, fu… sì, fu… purtroppo mentre che stavamo salendo dal pianoterra, vero, sopra per festeggiare… festeggiare… purtroppo mi dispiace, chiedo scusa, ma il termine è questo, per… per la buona riuscita dell'attentato… capace che Biondino si lamentava perché se lui avesse chiesto la collaborazione di tutti e non essere stato presuntuoso, avremmo… cioè l'attentato si sarebbe… sarebbe compiuto nell'89. Non c'era bisogno di aspettare altro tempo. Lui… chi… sempre le faccio la stessa domanda del presidente… quindi lui, Antonino Madonia, avesse chiesto la collaborazione a Biondino Salvatore con l'autorizzazione di Rina Salvatore, c'è d'accordo tutti, l'attentato al dottor Giovanni Falcone si sarebbe compiuto nell'89 e non nel 92.

Senta, nei negli omicidi che, secondo quello che è la sua conoscenza chiaramente, Nino Madonia ha commesso, si reca sui luoghi prima? No, non ho capito la domanda. Sì, Nino Madonia, quando deve commettere degli omicidi, si reca prima sui luoghi per fare dei sopralluoghi, per l'appunto come… è un maniaco, studia dettagliatamente ogni singola mossa, è un freddo… eh, ma io le ho fatto una domanda specifica: se va proprio sul luogo o fa andare sul luogo. Sì, sì, sì, si studia tutto sul luogo, il portone, la via, e cosa si deve fare, cosa non si deve fare, e come agire, con… con tanta di quella freddezza, disinvoltura… si studia ogni… cioè, prima di entrare in esecuzione, come farlo, e poi, diciamo, la cosiddetta conclusione, la via di fuga… tutto studiava tutto, e diciamo, se stato il mio maestro. Sì. Ecco, io proprio per… ricordo… non c'è un contrasto effettivo, dico, però le leggo quello che lei ha detto nella trascrizione del verbale del 22 giugno del 2017, a pagina 39. Questa è la caratteristica tutta di Antonino Madonia, di fare andare a chiedere alla persona, vedere se c'è, se non c'è, suonare il campanello. Sì, sì, sì, sì, è successo… gli spiego un altro caso che è successo davanti a me, in omicidio del… dell'omicidio di F… del fratello di Filippo ad Alcamo, quando il travestito… i carabinieri… siamo andati prima a Segesta, il fratello… poi all'altro mi ha fatto a me suonare al campanello per chiedere se c'era o non c'era, dicendo che eventualmente se rispondeva qualcuno che eravamo carabinieri, e questo ordine a me me l'ha dato Antonino Madonia. Lei ha fatto un altro esempio, in quell'occasione, se… se lo ricorda… quale… e c'era questo… ma c'è anche quello del… mai fatto giuridicamente accertato giudiziariamente… dell'attentato al dottor Chinnici, che lui era andato a controllare addirittura il piano… rottolo… era su questo… era sul piano esecutivo… studiava tutto… oggi… era andato proprio in casa… in… diciamo, non dentro la casa, chiaramente, ma nel pianerottolo del dottor Chinnici. Questa è la risultanza di… par… esat… sì, e le guardi la strage… la strage… toch… nise… è ideata e realizzata sotto le sue… sotto la sua guida.

Senta, Rina le disse anche per quale motivo Nino Madonia, secondo quello che erano chiaramente la sua opinione, avesse ucciso Agostino? Per completare quella domanda di poco fa, chiedo scusa, le… le… le… l'utilizzo dell'autobomba è iniziativa sua, prendendo spunto dall'om… dal tentato… di un certo Casillo a Roma… complotto… servizi segreti… non… non so dettagliatamente. Quindi, per farvi capire qual è, diciamo, la capacità criminale del… del Madonia… sì, lei dice… no, aspetti, scusi, a questo punto visto che ha completato quella risposta, l'utilizzo dell'autobomba in quale circostanza ha cominciare quella dal dottor Chinnici… ah, lei dice l'utilizzo della modalità dell'autobomba in genere, ho capito, è iniziativa di lui, cioè Madonia Antonino Madonia che l'aveva… Anton… che l'aveva appr… preso… dettomi da lui… dal… dall'attentato commesso a danno di tale Cirillo a Roma. Va bene, va bene. Pubblico ministero, domanda… poco fa non la ricordo, se me la può ripetere così rispondo… Rina le disse… quando le disse… è stato Nino Madonia… se le disse… perché… perché sicuramente aveva qualche cosa da nascondere con questo poliziotto o che sapeva qualche cosa o gli dava confidenza… attenzione signora Brusca… questa è una sua deduzione o glielo disse Rina? O che io purtroppo sbaglio certe volte quelle deduzioni… fra me e Rina… o erano fatti… o se non erano… se erano fatti erano deduzioni che lui dava per fatti, per farmi capire… lui… Rina… sì.

Senta, signor Brusca, lei in questo periodo – quindi stiamo parlando del 1989, periodo centrale del 1989 – aveva partecipato ad altri omicidi con Nino Madonia, in quel momento, nella fattispecie? Le chiedo di uno strangolamento. Sì, con… di uno strang… questo nell'89… di uno strangolamento avvenuto… se parliamo della stessa persona… dentro del… di un casolare nel Vicolo Pipitone. Parliamo di questo? Sì, ah sì. Eravamo io, lui, Biondo… mezza commissione… c'era… Gcem… Raffaele Ganchi… l'ho fatto… in nomi che er… tutti quelli presenti… che questo era un… un signore che lo accusavano che dava la caccia ai latitanti e in tasca aveva una… una lista di soggetti con le cifre accanto dei latitanti, tipo… c'era una sorta di… di… di prezzi per ogni latitante… c'erano le taglie, diciamo così. Esatto. Sì, le taglie… non… la parola giusta… e lei ricorda chi portò materialmente questa persona in Vicolo Pipitone, in Baglio Pipitone, diciamo come ha detto lei? Sì, Francesco Di Trapani, che è cugino di Antonino Madonia. Cugino in che modo, se lei lo sa? Cugino… comunque sono parenti… non mi ricordo il grado… dovrebbe essere cugini… la madre di Madonia… non è Di Trapani? Non… non conosco la situazione anagrafica, ma so che erano parenti, però non conosco le origini. Va… va bene. Eh, senta… ehm… e questo signore come si chiamava? Lo sa chi era? Per… no, ma l'ho riconosciuto… non… non so come si chiama… riconosciuto in fotografia. Va bene. L'ha… l'ha riconosciuto o non l'ha riconosciuto? Non ho sentito… l'ho riconosciuto… l'ho riconosciuto in fotografia… Ricciuto. Sì, infatti agli atti il suo riconoscimento… e ma ho riconosciuto subito, appena mi è stata presentata la foto, subito l'ho indicato. Senta, disse Francesco… o comunque chi ha partecipato con lei a questo omicidio… disse anche di dove era questa persona? Da dove veniva? Od di Cinisi o di Terrasini? Od di Cinisi o di Terrasini. Perfetto. Senta, questo omicidio per strangolamento di cui lei ha parlato… le sono… diciamo… lei ha avuto a che fare con altri omicidi di questo genere? Cioè, di persone che cercavano latitanti? Ecco… sì, un certo Genova che è stato ucciso a Palermo… però Salvuccio Madonia… portato… Giuseppe… l'abbiamo interrato… poi è stato ritrovato… e… e poi so che altri si devono… da fare per altri soggetti… e allora lei ha detto un certo Genova, chiaramente… dico… questo glielo chiedo… lei il nominativo l'ha saputo poi successivamente… quando… dopo le vostre dichiarazioni, sue e di suo fratello, è stato trovato il cadavere… dico, lei inizialmente non lo sapeva che era il nome era Genova? No, no, assolutamente no… no… non mi dissero chi era… come non sapeva che lo strangolato era Palazzolo? Palazzolo Giacomo… lei lo ha riconosciuto in… Palazzolo Giacomo… diciamo… lei… nominativi non li sap… si chiama Palazzolo… fino ad ora non sapevo come si chiamava… lo sto sentendo ora… perfetto… questo Genova… lei… come… lei arriva… diciamo… questo fatto… ce lo può descrivere un attimo… anche questa circostanza… lo porta Salvuccio Madonia a bordo di una Y10… non mi ricordo se era da solo o con un altro soggetto… non me lo ricordo totalmente… ci consegnò questo pacco in un… volc… territorio di Dammusi… c'era io e mio fratello Enzo ad aspettarlo… mio zio Mario Brusca… l'abbiamo caricato sulla nostra macchina, una macchina di mio fratello Enzo Salvatore Brusca, e poi siamo andati a interrarlo in una proprietà di… sempre di Brusca Mario… dove è stato poi ritrovato… perché viene portato a voi da Palermo… che mi sembra un fatto anche pericoloso, diciamo, trasportare un cadavere per tutti questi chilometri… o che l'avevano commesso nelle vicinanze… che non l'ho chiesto… dove è stato commesso… se a Palermo… se nel territorio o qualche altro… siccome non gliel'ho chiesto… quindi probabilmente perché era stato commesso nelle vicinanze… aveva difficoltà sicuramente a trovare l'acido… lui mi ha chiesto cortesia… ma non gli ho chiesto quale motivo… per le… ruzione… sono… o che nelle vicinanze… e quindi lui non… non me lo disse… o che ne avevo la possibilità di potere in quel momento di poter distruggere o fare scomparire il corpo.

Senta, un'altra cosa. Le volevo chiedere: nella convinzione che aveva… cioè, comunque nel fatto che Rina le fece la domanda se lei aveva partecipato o meno all'omicidio Agostino… ha avuto un ruolo… se glielo disse Rina… chiaramente il fatto che lei avesse partecipato a questo precedente omicidio Palazzolo… no… di questo fatto non ne abbiamo discusso perché assieme a me c'erano tutti gli altri… questo signore è entrato dalla porta… neanche avuto il tempo di capire quello che gli stava succedendo… con Rina poi non abbiamo parlato perché, ripeto, è stato informato da… in particolar modo da Biondino Salvatore. Lei… comun… ha pensato su questo… dico… lei ha ricostruito… ha pensato che Rina… che fosse questo il motivo per cui Rina lo pensava coinvolto nell'omicidio Agostino? No, Rina pensava che… omicidio Agostino… che riteneva… a… messo… Lucio Madonia… perché lui conosceva i miei rapporti con Antonino Madonia. Quindi pensavo… questa… diciamo… una… una mia ricostruzione… per me è totale… poi la corte decide diversamente… che Rina, conoscendo… aveva pensato che io e Salvuccio Madonia eravamo stati gli esecutori materiali con l'appoggio di altri soggetti. Naturalmente, in base a quello che era il mio rapporto con Antonio Madonia e con i Madonia in generale. E io per questo glielo dico perché, in fondo, la stessa cosa che sta dicendo lei adesso… ma nel corso dell'interrogatorio del 22 giugno del 2017 lei è andato oltre, perché a pagina 84 lei dice: "Perché Rina, secondo me, aveva saputo di tutti questi omicidi, avrà saputo che io ho dato una mano d'aiuto ad Antonino". Quindi lei… questo è un suo pensiero… a Salvuccio Madonia… quindi non mi ricordo se prima o dopo… credo di averglielo detto che avevo commesso questi fatti e mi ero messo a disposizione. Quindi lui pensa che io sono stato coinvolto anche in questo omicidio. Quindi, quando lui viene da me, viene come se già sapessi di questo… esatto. Sì, la sostanza ha detto, nel senso che Rina, quando mi… mi… mi interroga, convinto che io sapevo… come sapevo di tutti gli altri… cioè, sulla base dei suoi rapporti con i Madonia… certo… anche… rpp… esattamente… sì… rapporti per precedenti omicidi, diciamo. Senta, c'erano altri motivi che potevano spingere Rina a pensare che lei avesse avuto un ruolo in questo omicidio? Lei conosceva qualche parente delle vittime? No, no… sul fatto delle vittime… il fatto delle parenti delle vittime… e non mi ricordo… c'è stato un motivo che io gli ho spiegato a Rina… nel senso che io conoscevo… conoscevo la… una cugina… una parente… una zia della moglie di… di Agostino… ci può dire il nome di questa persona? Eh, aspetti… Maria Cassell, se non vorrei sbagliare… e lei ha già detto Maria D'Alessandro… dico io… beh… perfetto… sì, chiedo scusa pure io… i nomi… sorella della madre, diciamo… esatto… e… ed era la zia della moglie di Agostino… quindi della… da Castelluccio… esatto… in paese… bene… male… conosciamo tutti… lei mi ha detto: "E sei stato tu o qualche altro?". Dice: "Perché?", capendo… una donna di mondo, pur non entrando nei dettagli, perché a lei… e io ho detto: "Maria, ma di che mi stai parlando?". Io ho negato tutto sotto ogni punto di vista… eh… e credo che questo fatto gliel'ho raccontato pure a Rina… ora… allora avevo ricordi più freschi, dottore, ma mi è successo pure questo.

Senta, lei conosceva questa Maria D'Alessandro? Perché? Perché io ero amico del… del… del… del marito, e poi con lei siamo diventati buonissimi amici, anche se qualcuno pensa di cose diverse, ma questa è un'altra storia… cioè, cosa pensano… che avevamo un rapporto… come lo dico… perché è stato scritto su… su qualche informativa che fosse una mia amante? Assolutamente no… avevamo un buonissimo rapporto e di stima e di fiducia… avevate un rapporto di amicizia, diciamo, stretto da questo punto di vista? Sì, esatto… e… e con il marito ancora di più… il marito è stato suo favoreggiatore, cioè… sì… nell'ala di danza… l'ultimo periodo… ala di danza… mi affidavo proprio a loro due… il marito si chiama… l'ha detto… Sottile… Santo. Senta, lei conosceva altri parenti della vittima Ida Castelluccio, parenti del… di Maria D'Alessandro? Ecco… sì, conoscevo alcuni… non mi ricordo… un fratello di Maria… di Maria D'Alessandro… conosceva… i nipoti… conosceva altri soggetti della famiglia… non conoscevo solo Maria… lei conosceva anche una nipote D'Alessandro… una nipote che si chiama pure D'Alessandro… Dida dovrebbe chiamarsi… eh… perché la conosceva? Perché frequentava nella casa della zia… l'aveva come una figlia… lei già ne ha parlato… dico… non c'è niente di male a riferire queste cose… io gli… perché risulta da altri atti di questo fascicolo… quindi per noi è rilevante che lei ne parli… dico… però se mi fa domande io rispondo… non voglio entrare nel… nel merito di frequentazioni… cioè… non è un… una così… un interesse morboso… non mi interessa questo… dico… lei ha parlato… cioè… le faccio proprio la domanda specifica: c'era una nipote D'Alessandro che aveva rapporti con Pino Greco… Scarpa… e con Lucchese… oltre che con le… sì, sì, sì, sì… sì… chiedo scusa… eh… sì… era un'altra… un'altra soggetta che ho conosciuto… e questa… se non ricordo male… moglie di un poliziotto… separata… e credo che abbiamo avuto… ora non mi ricordo… forse pure… qualche discussione con questa… però non… non mi ricordo… sì, confermo.

Senta, ritornando un attimo alla… all'omicidio Palazzolo… quello in Vicolo Pipitone… e perché eravate in Vicolo Pipitone? Se lo ricorda? Sì… che eravamo lì… se non ricordo male… per l'omicidio del fratello di Vincenzo Puccio… quello avvenuto al cimitero… e della… diciamo… del… del quartiere vicino… dei Rotoli… del Rotolo… sì… e per altri… il contesto era il complotto cosiddetto Puccio… il… il complotto Puccio… e scusi, pubblico ministero, se la interrompo… io non lo so… ovviamente… se… anzi me lo direte voi… se… diciamo… di Vicolo Pipitone… si chiarisce nel corso di questi verbali… sì, no, ne volevo parlare, presidente… perfetto… perfetto… perché… perché lei giustamente ha fatto riferimento… perché siete a Vicolo Pipitone… a questo punto magari vediamo cos'era Vicolo Pip… cos'era Vicolo Pipitone? No, era mia intenzione far… va bene… no, pensavo che potesse essere nei verbali già acquisiti e che la corte ovviamente non sta leggendo… volevo concludere questa parte… va bene… d'accordo… procede… e le volevo dire un'altra… le volevo chiedere un'altra cosa… era quello anche il periodo in cui vi riuniva… per quanto riguarda Contorno… cioè… la famosa vicenda… sì, sì… più precisamente… sì… più precisamente… era per il ritorno di Di Contorno e di De… Di Tano Grato… ed è per questo motivo che c'erano tutti questi… beh… tutti questi capi mandamento… c'erano una serie di capi mandamento presenti… sì, secondo quello che lei ha detto… ecco… e con un esempio del fatto che erano successi degli omicidi che non sapevamo… e quindi eravamo alla ricerca del responsabile… fino a quando abbiamo scoperto che c'era stata opera di Salvatore Contorno e di Gitano Grato… quindi c'è stata tutta la… la commissione di Cosa Nostra a cercare i responsabili di questi fatti.

Senta, le faccio un'altra domanda e poi passiamo proprio a parlare di Baglio Pipitone… da che… c'è stato un momento in cui sono iniziate, diciamo, le ricerche da parte di Cosa Nostra di chi erano questi… i soggetti che cercavano i latitanti? C'è stato un momento iniziale… era finita… perché era finita? Perché ognuno per il suo territorio… per sue competenze, diciamo… qualcuno aveva informato organi di Cosa Nostra… cioè… soggetti di Cosa Nostra… che c'erano questi signori che andavano cercando i latitanti… perché li sapevano… quasi come indicati col dito… quindi uno per uno sono stati tutti eliminati… e poi… credo… credo che appena finita la ricerca… portato a termine il cosiddetto lavoro… poi non ho saputo più nulla di questa attività… le faccio una domanda più specifica, signor Brusca… ehm… lei ha mai sentito parlare di Nicola Di Trapani? Sì… e Nicola Di Trapani, figlio di Francesco Di Trapani, parente di Antonino Madonia, cognato di Salvuccio… avendo sposato la sorella… e da quando fu… si è liberato… aveva cominciato a reggere il mandamento di… di Resuttana… soggetto che aveva partecipato alla strage del dottor Carlo Palermo, dove sono morte le due gemelline e via dicendo… si ricorda quando fu arrestato? Alla fine degli anni 80… e come avvenne questo arresto? Se non ricordo male che qualcuno aveva… formato… dietro una spiata… una cosa del genere… se io non ricordo male… eh… dico… e ci furono indagini all'interno di Cosa Nostra… cioè… all'interno e all'esterno chiaramente per capire chi era stato… lo spione… come dite voi… e dottore… non me lo ricordo sinceramente… stamattina sono un po' con le… con… vabbè… comunque agli atti… perché tutte… è inutile fare contestazione… cioè… tutte queste cose sono agli atti… sono ripetute più di una volta… sì… allora le faccio una domanda specifica anche per fare… comprendere alla corte quello che lei ha narrato… lei ha parlato di Baglio Pipitone o Vicolo Pipitone? Come lo vogliamo dire… ce lo può descrivere? Che cosa è prima di tutto? Di chi è? Dove si trova? E se ce lo può descrivere in qualche modo… sì… Baglio Pipitone è un quartiere di Palermo, del territorio dell'Acqua Santa, appartenente al mandamento di Resuttana, capeggiato Antonino Madonia, dove fino a un dato punto era la base operativa di… di Antonino Madonia… eh… per… per… per… per l'esecuzione di tutti gli omicidi… quantomeno di quel territorio… eh… omicidi di… per quello del cimitero… omicidi di altre… di altri soggetti di Cosa Nostra… e base di partenza per l'omicidio dalla chiesa e strangolamenti… era la base operativa di Antonino Madonia che apparteneva ai fratelli Galatolo… in particolar modo a Vincenzo Galatolo… che erano uomini della sua… della sua… del suo mandamento… che erano della famiglia dell'Acqua Santa… questi Galatolo di cui lei parla… c'è soltanto Vincenzo Galatolo, uomo d'onore, o ci sono altri Galatolo uomini d'onore? No… c'era Vincenzo Galatolo… Vito Galatolo… Giuseppe Galatolo… poi c'era un altro… un altro nipote che non mi ricordo come si chiama… che è stato ucciso dalla Polizia… eh… e qualche altro… in questo momento non… non mi ricordo… Fontana… Stefano Fontana… e poi c'era un certo Di Maggio… comunque c'erano i soggetti… quelli che vi ho detto io… possiamo dire quindi che erano numerosi i componenti della famiglia Galatolo che facevano parte di Cosa Nostra? Sì… sì… sì… tantissimi… e tutti loro… una gran parte, diciamo, abitavano in questo… Baglio Pipitone… sì, sì… in quello… Baglio Pipitone… c'avevano prima una casa normale… poi è stato fatto costruire un… un fabbricato… tre, quattro piani… non mi ricordo… questo fatto però avveniva in una casa a parte che era dentro il Baglio… che di recente… avendo visto un filmato… è ancora presente un filmato televisivo… quindi se ho capito bene… c'era un palazzo… poi alla fine, diciamo… perfetto… dove abitavano tutti loro… e poi c'era una casetta… come la chiamiamo… grande… piccola… allora… descrivo… descrivo… credo che fosse la via… quella dei… via dei Cantieri… e salendo… poi c'è un vicolo che… una strada… non mi ricordo il nome… forse Pipitone… via Pipitone… comunque non lo so come si chiama… che era… arrivava a un certo punto e non c'era via d'uscita… era bloccata… alla fine di questa strada, sulla sinistra c'era un… un ingresso… un vicoletto… eh… all'interno di questo vicoletto… di fronte c'era una… una…

Una porta tipo persiana, un po' antica, e dentro questo questo caseggiato facevamo quello che dovevamo fare. Il palazzo è girando a destra, ma dentro il cortile questo caseggiato era una casa piccola, o erano tante case messe tutte assieme; questo significa caseggiati. C’erano piani, non mi ricordo, ma erano grosse. Questo per quanto riguarda il palazzo. No, io intendo dire la casa, era la casetta, diciamo la stanza annessa, con un altro… non mi ricordo se era un ripostiglio, bagno, non mi ricordo. Ma una quarantina di metri. Senta, per quello che lei sappia, c’erano anche locali sotterranei? Questo non lo so dire. Questa casa, per entrare, si dovevano scendere due tre gradini, però non lo so se c’erano… questo non… glielo so dire. Io, oltre agli appartamenti, oltre questa casa, non sono andato mai oltre.

E un’altra cosa le volevo chiedere: subito dietro, diciamo quindi si entra in questo vicolo Pipitone, se si continuasse, cosa ci sarebbe, cioè c’era campagna, c’erano altre altre case, che cosa c’era? No, dottore, questo non gli so rispondere, perché ripeto, non non sono andato mai oltre; da lontano si vedeva che era vuoto, ma io non non sono andato mai oltre. Va bene. Appartamento sia quello dove abitava Vincenzo Pipitone e tutti gli altri fratelli, pure avendoci salito sopra e questo casetto, vedevo che c’è una porta di uscita, però non l’ho mai percorsa. Questa… non ho capito. Lei ha detto questo palazzo dove ci abitava Vincenzo Pipitone e tutti gli altri fratelli? No, Vincenzo Galatolo, Raffaele Galatolo, tutta famiglia Galatolo, c’erano piani… ecco, no, siccome lei ha detto adesso Vincenzo Pipitone, invece Vincenzo Galatolo e tutti gli altri fratelli, giusto? Esatto, che erano… nell’abitazione dove abbiamo commesso il il fatto, e c’era c’era una porticina che andava andava oltre. Però io non l’ho mai percorso, signor presidente. Va bene. Pubblico ministero, prego.

Presidente, sarà cura poi evidentemente nostro, perché non è agli atti di questo processo, essendo, diciamo, questo posto molto importante per tutto lo svolgimento del processo, per comprendere molte delle dichiarazioni, forse il caso… io mi ricordo che nel precedente processo cantieri navali il dottore Teresi aveva fatto proprio un… con fotografie per fare capire la complessità, diciamo, di tutto di tutto questo posto di cui ora ha parlato il signor Brusca. Immagino che anche tra gli ufficiali di polizia giudiziaria che verranno ora ci sarà qualcuno che potrà descrivere… Assolutamente sì, sì, anche una cartina Google effettivamente basterebbe per per rispondere a quello che avevo detto io. Senta, un’altra cosa le volevo chiedere: che lei sappia… anzi le faccio una domanda specifica: lei ha mai sentito parlare del carabiniere Vittorio Tommasone? Sì, era un brigadiere che faceva servizio a San Giuseppe Jato. Sì, parliamo della stessa persona. Se non ricordo male, gli successe qualche cosa: gli è stata bruciata la macchina, mod… che si è trasferito perché si riteneva uno che indagava troppo. E su cosa indagava in particolare, che dava fastidio? Ma credo sull’ar… sull’arresto di Riina, che dava informazioni su Riina, su comunque soggetti di Cosa Nostra. La circostanza la dovrebbe conoscere meglio di tutti Baldassare di Maggio. Lei risulta… se aveva contattato proprio in questa ricerca di Riina anche la persona che lei conosce tanto sottile… e può essere può essere sì che questo questo brigadiere abbia chiesto qualche cosa a sottile. Può essere sì, presidente. Un attimo solo, sto vedendo sto vedendo che molte domande le ho fatto e quindi sto eliminando… ecco, e volevo fare un’altra domanda. Lei ha riferito del costruttore Seita; ci può dire che cosa è a sua conoscenza relativamente a questo costruttore? Questo costruttore credo che fosse… parole che diceva Gangemi Salvatore, o un confidente, o un… che aveva rapporti con i servizi, non mi ricordo. C’era qualche cosa di particolare che… o era amico, era amico, era conoscente di Giuseppe Calò o di di… del collaboratore, in questo momento non mi viene il nome… Cangemi Salvatore, Cangemi Salvatore. Sì, lei ha detto il 5 marzo del ’97 che era socio di Cangemi Salvatore. Eh sì sì, perfetto. E poi ha riferito anche questo fatto dei servizi, parlando in particolare come sue fonti di Nicola Di Trapani e di Guastella. Conferma questi fatti? Sì sì, notizie che apprendevo da questi soggetti, però ora non… se mi può leggere perché non mi ricordo i dettagli… perfetto. Senta, queste persone che lei ha riferito scomparse o strangolate… lei appunto ha parlato di questo Palazzolo, ha parlato di Genova, ma negli interrogatori ha fatto riferimento anche ad altri soggetti… erano legati ai servizi per quello che voi eravate… per quello di cui voi eravate a conoscenza… era la vostra opinione che fossero legati ai servizi e sulla base di che cosa eventualmente? Servizi, nel senso che andavano alla ricerca di soggetti con le taglie, ma potevano essere pure confidenze di forze di polizia. Si parlava di servizi così in generale, io non conosco le conoscenze degli altri. Si parlava di principalmente di servizi, però potevano essere anche rapporti con forse di polizia, Carabinieri o altre, Finanza, non lo so. Quindi lei dice comunque forse di polizia… ecco, insomma, essenzialmente servizi, servizi erano fra virgolette un po’ più riservati, però sempre appartenente alle forze di polizia.

Senta, lei, quando le viene portato il cadavere di quello che poi lei stesso ha detto essere Genova, però non lo sapeva… allora, chi pensava che fosse? Questo lei lo ha riferito a un un un confidente o comunque che cercava eh notizie per la… di tanti… ha pensato che fosse Piazza Emanuele. Esatto. Sì, perché io non sapevo… allora, quando fu… abbiamo indicato sia io che mio fratello, fino a quel momento non sapevamo chi era, quindi pensavamo a Piazza, che di quel… notoriamente di quello si conosce le le informazioni di stampa, che era notoriamente un appartenente ai servizi, alle forze di polizia. Ha parlato anche in questi… cioè lei ha ritenuto anche che potesse essere Agostino? Perché… no, che potesse essere D’Agostino il il… la fonte di questi soggetti che… per… no no no no, che la persona che era stata portata, magari sbagliando… lei ha pensato che potesse essere Agostino? Lei dice D’Agostino… in realtà sicuramente ho sbagliato, sicuramente ho sbagliato, perché non non era possibile, però questo pensiero l’ha fatto o o non l’ha fatto? Pensiero che poteva essere Agostino, quello che cercava i latitanti, quindi poteva essere dietro il Genova, poteva essere tutti gli altri… cioè, ma ripeto, non che poteva essere il Genovese, quello dentro… Agostino, quello dentro il sacco, fra virgolette… cioè lei ha pensato ad Agostino eventualmente come soggetto che poteva essere coinvolto nella ricerca dei latitanti? Ho capito, ma non… ma la fonte… la fonte di… ma non mai che Agostino potesse essere il corpo che poi lei ha contribuito a seppellire. È questa la risposta? Sì sì, chiarissimo, chiarissimo. Se l’ho detto è stato un errore, sicuramente. Senta, signor… le faccio una domanda proprio per chiarezza e per permetterle anche di riferire alla corte i motivi di tutto quello che le chiederò. Cioè, lei ha immediatamente parlato di quello che sapeva relativamente all’omicidio Agostino, o le prime volte che le sono state fatte domande sull’omicidio Agostino non ha riferito questi fatti? Non non ho riferito, non ho detto nulla spontaneamente, perché non sapevo nulla. Ho detto qualche cosa di quello che mi è successo, e poi ho risposto alle domande, e quando siete venuti voi… diciamo, magistrati, a chiedermi delle notizie… almeno questa è la cronologia del dei… della mia conoscenza. Lei in particolare riferisce il 7 ottobre del ’98, quando le vengono fatte domande relativamente all’omicidio Savoca, lei autonomamente riferisce dell’omicidio Agostino, perché ne parla in quell’occasione? Ecco, me lo può ricordare? Sì, l’omicidio Savoca sarebbe l’omicidio dei fratelli Savoca, che erano responsabili e responsabili del del dei furti dei TIR, quindi davano disturbo all’interesse di Cosa Nostra, e e credo che poi in quell’occasione, se non ricordo male, ho detto… può essere che magari sbaglio… che se collaborasse Salvuccio Maldonia non lo fa perché è responsabile della morte del del piccolo Savoca, che che che era morto assieme al al padre, perché è una cosa durissima accettarla, quindi sono andato a finire poi sul fatto di Agostino, almeno dovrebbe essere questa la ricostruzione. Quindi, diciamo, la particolarità di questo omicidio Savoca era che anche un bambino… di quanti anni lei se lo ricorda? Quanti anni aveva questo bambino? Eh, un anno, due anni… è stato ucciso… sì, è stato ucciso involontariamente anche il bambino eh assieme al padre. Però scusi, Brusca, per non lasciare la domanda del pubblico ministero in evasa: lei quando ha cominciato a collaborare? Io ho cominciato a collaborare nel ’96, sono stato arrestato il 20 maggio ’96, dopo tre giorni con i colloqui investigativi e poi con il 9-1 agosto con con le autorità di Palermo, Caltanisetta e Firenze. Va bene. Allora la domanda del pubblico ministero è: fino a quel momento, fino al 1998, cioè a distanza di quasi due anni, ottobre… anzi più di due anni, a ottobre del ’98 lei aveva mai parlato, aveva mai detto di sapere nulla dell’omicidio Agostino? Questa era la domanda che le ha fatto il pubblico ministero. No, no, perché non… no, non ho detto nulla, perché è una cosa che non non avevo fatto io. Non ha fatto lei, e perché a ottobre… ripeto la domanda era questa: lei poi ha è andato sull’omicidio Savoca, ma la domanda era questa: perché a ottobre del ’98 invece ha ritenuto di cominciare a parlare? Perché qui noi abbiamo il suo interrogatorio, a un certo punto lei dice: “Colgo l’occasione per rappresentare che sono a conoscenza di fatti connessi con l’omicidio dell’agente Agostino, di cui finora non ho riferito”, e poi dice la ragione… allora ci sa dire… questa era la domanda: ci sa dire perché solo ottobre del ’98 lei coglie l’occasione per cominciare a riferire dei fatti che riguardano l’omicidio Agostino? Non mi non mi è capitato solo con il fatto Agostino, mi è capitato con tanti altri fatti. Io a collaborare ho parlato perché c’è un motivo per cui… specifico per cui fino a quel momento lei non aveva parlato dell’omicidio Agostino. [Musica]