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La crisi di Weimar e il nazismo al potere

Fabio Sandrecchi25:23

Transcription

Dopo la parziale ripresa, nella seconda metà degli anni '20, la Germania progressivamente scivolerà nelle mani del partito Nazionalsocialista, il cosiddetto Nazismo, che rappresenterà il vertice di quella "Mark Politik" che già si era affermata alla fine dell'800. Una politica di potenza che, attraverso il nazionalismo, punta al dominio della propria nazione, del proprio stato, sulle altre, sugli altri.

Sicuramente la situazione politica interna della Germania ha agevolato questo processo, così come l'ha agevolata la situazione internazionale e l'ordine che era uscito da Versailles, pacificato. Infatti, i gruppi di sinistra, dopo appunto i primi anni, anzi il primo anno che seguì il termine del primo conflitto mondiale, il compito del governo sarà neutralizzare le agitazioni provenienti questa volta dai gruppi della destra più estrema. Per esempio, nel 1923, ai danni di Stresemann, era stato compiuto un attentato. A novembre, il cosiddetto "Putsch di Monaco", un tentativo di colpo di stato guidato da Erich Ludendorff, che era stato uno dei grandi graduati dell'esercito tedesco durante il primo conflitto mondiale, e da Adolf Hitler, di cui avremo modo di parlare. Quest'ultimo, in particolare, a seguito appunto del fallimento dell'attentato, venne condannato a una lunga detenzione in carcere, poi ridotta in realtà a pochi mesi, ma appunto in questo periodo si dedicò alla scrittura del suo manifesto politico, il "Mein Kampf", letteralmente "La mia battaglia". Hitler, scusate, Ludendorff, fanno tutti riferimento a quella destra estrema, quindi conservatrice, ma di vocazione sociale, quindi con un'apertura non tanto all'elemento capitalista e liberista, ma verso le istanze, le rivendicazioni del popolo.

In Germania, tra l'altro, la situazione è ancora più composita, perché oltre la destra liberista e la destra estrema di coloritura sociale, è presente una destra vicina all'esercito, appunto una destra militarista, che si pone un po' come ponte nello scacchiere politico fra queste due realtà. Certo, la destra militarista resterà sempre molto sospettosa, molto ostile a quella destra sociale, vista come un elemento di destabilizzazione del paese. Tra l'altro, contribuisce a rafforzare appunto il fronte della destra non estrema, moderata, che in Germania, anche la destra militarista, l'elezione del non più giovanissimo Paul von Hindenburg alla presidenza della Repubblica nel 1925. Quel Paul von Hindenburg che era stato il comandante in capo della forza militare tedesca e che in qualche modo era riuscito, insieme agli altri militari, ad addossare la responsabilità della sconfitta della Germania e dei vergognosi trattati di pace sulla classe politica tedesca, godendo quindi ancora nel 1925 di una buona notorietà e di un certo consenso, che appunto permise la sua elezione alla carica di Presidente della Repubblica di Weimar.

Anni, appunto, quelli nella seconda metà degli anni '20, di relativa crescita e ripresa della Germania. Questo processo, però, in realtà venne interrotto molto bruscamente dalla crisi economica finanziaria internazionale del 1929, che pone in crisi non soltanto appunto gli Stati Uniti, ma anche le economie europee, l'ordine europeo uscito dai trattati di pace del primo conflitto mondiale e, in particolare, la Germania. E in altrettanto breve tempo, con una certa gradualità ma in breve tempo, vediamo appunto in Germania, assistiamo in Germania all'ascesa del partito di Hitler, di destra estrema. Una Germania, appunto, che si ritrova gettata nella crisi economica, nell'inflazione fuori controllo e con 6 milioni di disoccupati, a seguito del fallimento di numerose realtà tedesche per ritiro dei capitali, sia tedeschi ma soprattutto stranieri, americani.

E obiettivamente, è molto facile trovare un nemico, qualcuno su cui addossare le responsabilità della crisi della Germania. E il bersaglio scelto dai tedeschi, dall'opinione pubblica tedesca, sarà appunto l'ordine uscito da Versailles. E lo vedremo, alcuni gruppi in particolari presenti in Germania. Intanto, la crisi del '29 è la scusa e l'occasione, anzi, per non risarcire ulteriormente i paesi verso i quali la Germania appunto doveva le riparazioni di guerra. Ed è il contesto perfetto, questo, appunto, per far attecchire quella destra estrema di dimensione sociale, che trova la sua incarnazione nel partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler, che è un austriaco di nascita, ma che aveva già combattuto per la Germania durante il primo conflitto mondiale e si è reso protagonista del Putsch di Monaco, del colpo di stato di Monaco fallito ai danni del governo Stresemann.

Letteralmente, però, e troverete appunto semplicemente la sigla nelle prossime slide, il nome del partito Nazionalsocialista completo è: Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori. Qual è l'ideologia che anima il partito nazista? Intanto, il nazionalismo, prima di tutto. L'idea di riportare la Germania al grado di potenza internazionale, di grande potenza, che era appunto prima dello scoppio della guerra mondiale, prima della pace punitiva che aveva dovuto subire. E accanto al programma nazionalista, vi è un programma popolare di investimenti per creare nuovi posti di lavoro e porre fine alla crisi economica, inflazionistica e di disoccupazione che stava attraversando la Germania.

Due nemici, secondo Hitler, e qui ci stiamo rifacendo direttamente al "Mein Kampf", ostacolavano questo progetto di ripresa della Germania. Da una parte, un ordine internazionale, cosa, come abbiamo visto, ostile alla Germania. In realtà, poi, negli anni '20, c'erano stati momenti importanti di distensione. Quindi, un ordine ostile alla Germania e che voleva impedire ai tedeschi, appunto, di raggiungere questo grado di potenza internazionale. Dall'altra parte, il grande nemico, oltre al comunismo, che costantemente metteva in discussione un ordine europeo basato, nella prospettiva tedesca, sulla crescita e sul merito. L'altro grande nemico è la comunità ebraica.

Gli ebrei venivano da lui e dal suo seguito considerati inferiori da un punto di vista, prima di tutto, biologico. L'ideologia nazista è un'ideologia razzista, che quindi prevedeva un'umanità in qualche modo divisa in razze, come può avvenire con i cani o con i gatti. Alcune razze erano detenute biologicamente superiori, come i presunti ariani tedeschi. Altri venivano percepiti come popoli inferiori, come, per esempio, gli ebrei. Ovviamente, non ci sono, e oggi lo sappiamo, basi biologiche di alcun genere per difendere l'ideologia razziale. Possiamo trovare delle spiegazioni, e non delle giustificazioni, antropologiche, culturali, per le quali gli ebrei sono stati in Europa da sempre un popolo perseguitato, fin dalla umanità e poi anche durante tutto il Medioevo, l'età moderna, fino ai vertici, all'acme della contemporaneità. Per esempio, il fatto di essere una comunità molto chiusa, per esempio, l'essere connesso ad attività normalmente vietate ai cristiani, come la finanza. Ci sono ragioni attraverso le quali si può spiegare anche, magari conducibili alla visione del mondo cristiana, attraverso le quali si può in qualche modo spiegare l'odio che molti hanno spesso provato nei confronti degli ebrei, senza con questo giustificarlo.

Negli ebrei, Hitler vedeva appunto il vertice dell'individualismo, un popolo che, ripresa e la resurrezione della Germania. Ebrei che, da una parte, rappresentavano il vertice del capitalismo: sono tutti dottori, sono tutti avvocati, sono tutti in qualche modo connessi al mondo della finanza, sono tutti in qualche modo connessi al mondo dell'industria. D'altra parte, invece, gli ebrei erano anche il vertice del comunismo, gli ebrei come appunto cospiratori bolscevichi che volevano instaurare il socialismo globale per il loro interesse di popolo, come erano ebrei, secondo i tedeschi, la maggior parte dei vertici del Partito Socialista, anzi, pardon, del Partito Comunista sovietico. Quindi, questa doppia anima degli ebrei nella prospettiva hitleriana, ovviamente senza fondamento. Dall'altro, da una parte, coloro che controllavano l'economia e la finanza tedesca e forse anche globale. Dall'altra parte, gli animatori della tanto temuta rivoluzione comunista.

Certo, ci sono anche altre razze che possono essere considerate inferiori, dalla prospettiva tedesca. Pensiamo, per esempio, agli slavi. Il programma, appunto, di Hitler prevedeva esattamente questo: un'espansione a oriente per ricreare la cosiddetta "Grande Germania", una grande Germania che avrebbe dovuto dominare sulle popolazioni slave, essersi conquistandosi lo spazio vitale, eliminando i politici intellettuali orientali e riducendo, appunto, quei territori che oggi sono la Russia, l'Ucraina, la Polonia, i paesi baltici, a una sorta di grande colonia agricola tedesca. Appunto, dietro la prospettiva hitleriana c'è appunto questa idea di una Germania che ha bisogno di grandirsi, di espandersi anche a danni di altre popolazioni ritenute inferiori. Gli slavi pagheranno un grande tributo di sangue per il loro, appunto, di un'espansione tedesca durante il secondo conflitto mondiale. Una Germania che doveva conquistarsi il suo spazio vitale.

Dall'altra parte, il problema ebraico era un problema tutto particolare, perché nella prospettiva hitleriana bisognava appunto creare una Germania senza ebrei. Non si pensava, all'inizio chiaramente, all'eliminazione fisica degli ebrei, come poi accadrà durante il secondo, secondo conflitto mondiale, ma sicuramente il problema ebraico era un problema particolare all'interno del più ampio contesto del razzismo nazista e della volontà di eliminare tutti quegli elementi che venivano ritenuti in qualche modo antisociali, come gli stessi comunisti, gli omosessuali, i portatori di handicap fisici e psichici, oppure chi soffriva di disturbi mentali.

Come ogni movimento di destra, di natura spontanea, socialismo e militarismo animavano il partito nazista e il suo squadrismo, come era accaduto in Italia con le Camicie Nere. Si creano in Germania delle squadre d'azione spontanee dal basso, modellate sulla struttura dell'apparato militare, quindi delle vere e proprie unità paramilitari sotto il controllo del partito, organizzate da una delle altre grandi figure del nazismo, che non è una creazione solamente italiana, che fu Ernst Röhm, che appunto è l'organizzatore delle "Sturmabteilung", ovvero delle squadre d'assalto, il braccio armato del nazismo durante la sua ascesa al potere, le cosiddette squadre d'assalto, le SA. E sarà appunto la crisi del '29 che diede l'occasione di emergere e crescere sulla scena politica, mentre la Germania attraversava una grande crisi, in cui si avvicendavano un governo dopo l'altro, a trazione appunto liberale, quindi di destra non estrema, ma che si ritrovava del tutto incapace, per assenza di strumenti, di gestire la gravissima crisi economica in cui verteva il paese.

Il Partito Nazionalsocialista cresce progressivamente, appunto, nelle frequenti elezioni che si terranno nel paese, e questo anche perché il nazismo si presentava come una forza antisistema, una forza politica nuova, né capitalista né socialista, che voleva instaurare un nuovo ordine sia in Germania sia a livello globale, che voleva in qualche modo scardinare ciò che era uscito dal primo conflitto mondiale, gli esiti del primo conflitto mondiale. E come è accaduto in Italia con il fascismo, che per l'hitlerismo, il nazismo sarà sempre un modello di riferimento, almeno durante le prime fasi. Manifestazioni di piazza e veri e propri attentati, episodi di violenza affiancavano una martellante attività di propaganda.

Certo, ci sono ancora dei contrappesi al potere. Per esempio, nel '32 si voterà nuovamente per eleggere il Presidente della Repubblica. Si ricandiderà Paul von Hindenburg e un altro candidato sarà Adolf Hitler, che in quel momento godeva di un grande consenso popolare. E teniamo a mente questo: in Italia il fascismo si reggerà sempre sul consenso, ma anche sull'esercizio frequente della violenza. In Germania, il consenso nei confronti del nazismo sarà molto largo. Una volta preso il potere, in ogni caso, Hindenburg, nel marzo del '32, riesce a sconfiggere Hitler all'elezione del Presidente della Repubblica, ma si vede poco tempo dopo, a gennaio del '33, 30 gennaio '33, costretto, a seguito di un nuovo successo elettorale del Partito Nazionalsocialista, ad affidare a Hitler l'incarico di formare un nuovo governo, che vedrà in realtà anche la partecipazione di elementi liberali. Il primo governo Hitler non è un governo a trazione puramente nazista, come già era accaduto in Italia col primo governo fascista.

In pochi mesi, e questo sarà sorprendente, si consuma la fine dell'esperienza democratica, da certi punti di vista anche molto virtuosa, della Repubblica di Weimar, e l'instaurarsi del totalitarismo in Germania. Sarà appunto importante per Hitler saper approfittare della situazione di instabilità in cui verteva il paese, appunto per assicurarsi un potere totale nelle sue mani e dare una stretta autoritaria, che il nazismo riuscì in prima, in Germania, nel giro di poco meno di 6 mesi. Al fascismo, paradossalmente, ci vuole molto di più. Prima di tutto, vennero esclusi i comunisti dalla vita politica, sciogliendo il Partito Comunista tedesco, cogliendo l'occasione di un attentato al Reichstag, cioè al parlamento tedesco, compiuto da un militante comunista proveniente dai Paesi Bassi, in realtà nemmeno tedesco e, per quel che ne sappiamo, anche affetto da infermità mentale. Questo attentato viene utilizzato da Hitler come scusa per cancellare il Partito Comunista tedesco, visto come elemento sovversivo. L'ideologia nazista, lo ricordo, è anche un'ideologia fortemente antisocialista e, a maggior ragione, quindi anticomunista. E per dare una stretta alla libertà di stampa e di riunione, quindi per iniziare a porre sotto il controllo nazista la vita politica del paese, proprio per affrontare il pericolo socialista percepito, in realtà solo in parte reale.

Il Reichstag diede al governo pieni poteri, tra cui quello di poter modificare la Costituzione, e questo sarà il grande passo falso compiuto dai liberali tedeschi, che in qualche modo scelsero, sbagliando, come fecero i liberali italiani, di fidarsi della nuova forza politica. Nel giro di appena 6 mesi, vennero sciolti tutti i partiti: i socialisti, i cattolici, i partiti, appunto, dell'area liberale di destra tedesca, tranne, ovviamente, il Partito Nazionalsocialista, che ricordo, sulla slide trovate in sigla. Un percorso che necessitò, col fascismo in Italia, di diversi anni, il passaggio, appunto, da una fase egalitaria a una fase dittatoriale. Ecco, per il nazismo, forse forte anche nel modello fascista, ci vollero semplicemente pochi mesi.

Certo, il nazismo che riesce a prendere il controllo del paese, ma che ha al suo interno diverse anime. Non è un nazismo solamente hitleriano. Da qui, appunto, l'intervento per eliminare la corrente più militarista, più destrorsa, all'interno del già di destra estrema Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori, e la resa dei conti, appunto, fra Hitler, che è il grande leader carismatico del partito, e il braccio armato del partito, ovvero le SA di Röhm, nella cosiddetta "Notte dei lunghi coltelli", tra il 30 giugno del '34 e il 1° luglio del '34. "Lungo coltello" è un'espressione tedesca che in generale ha a che fare con la vendetta. Nel appunto '34, le SS, ovvero le "Schutzstaffel", le squadre di difesa, una guardia del corpo personale che Hitler si era creato come alternativa alle squadre d'assalto di Röhm, compiono appunto una purga degli elementi liberali della politica tedesca, ma anche, appunto, di quelle figure all'interno del partito nazista ostili ad Adolf Hitler. Quindi, si entra nelle case e o si trascina in prigione, oppure direttamente si giustizia lì sul posto il leader, la figura in qualche modo ostile al grande capo, ad Adolf Hitler. E è una purga, appunto, un'eliminazione diretta politica, un'eliminazione diretta degli avversari politici. Ben crassi anche la Gestapo, in questi anni, ovvero quella che sarà la polizia segreta, che faceva appunto riferimento al partito e che collabora, appunto, con le SS nell'epurare i vertici nazisti ostili a Hitler.

L'ultimo contrappeso, quindi, eliminati gli altri partiti, eliminata la fazione nel partito ostile a Hitler, per instaurare il totalitarismo e il culto della personalità, è appunto la destra militarista. L'esercito è ancora fedele, come accade alla Repubblica, al Presidente della Repubblica, che al tempo era Paul von Hindenburg. Ma ricordo che il partito nazista ormai nella camera ha pieni poteri per poter modificare la Costituzione. Un partito che aveva raccolto alle ultime elezioni il 30% dei consensi, ma grazie anche, appunto, alla presa violenta del potere, inizia a godere di un ancora più ampio consenso in Germania. Alla morte, appunto, del Maresciallo Hindenburg, nell'agosto del '34, a seguito della modifica della Costituzione, Hitler assume la doppia carica di Presidente della Repubblica e di Cancelliere, cioè capo del governo. Possiamo utilizzare, appunto, la morte di Hindenburg come data di riferimento, il passaggio tra una fase di ascesa al potere del nazismo e la nascita del vero e proprio Terzo Reich. Se il primo Reich era stato, appunto, quello di Carlo Magno e il Secondo Reich quello nato a seguito della guerra franco-prussiana, nasce il Terzo Reich qui, nel 1934, guidato dal comandante, dal "Führer", Adolf Hitler. E in Germania, appunto, si assiste alla nascita dell'altro grande totalitarismo europeo, oltre a quello sovietico, il totalitarismo nazista, che porterà a quella grande tragedia che sarà il secondo conflitto mondiale.