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(Capitolo 15) Promessi Sposi: Riassunto

Letteratura Italiana - Patrick Cherif10:38

Transcription

Ciao, sono Patrick Sharif e ogni martedì e venerdì alle 14 pubblico un video sui Promessi Sposi. Oggi vediamo il riassunto del capitolo 15, con Renzo che arriva a Milano. La storia si complica. Pertanto, ti informo che il mio libro sui Promessi Sposi ti permette di conoscere in maniera veloce e approfondita tutto il romanzo. Per ogni capitolo, è scritto un riassunto breve e un riassunto dettagliato, suddiviso in sequenze, o inoltre, sono indicate le tecniche narrative, per riportato i pensieri, le emozioni e i dialoghi di tutti i personaggi. Il libro è disponibile su Amazon e in libreria; i link in descrizione e nel primo commento.

Pranzo è ormai ubriaco fradicio, e l'oste pensa che sia giunto il momento di mandarlo a dormire, dal momento che il ragazzo non si regge in piedi. Notte della luna piena, lo accompagna nella sua camera. Qui cerca ancora una volta di estorcergli le generalità, ma Renzo si arrabbia, e l'oste, per non avere problemi, gli dice che stava semplicemente scherzando. A questo punto lo aiuta a spogliarsi, e trova nel farsetto la borsa dei soldi. Chiede a Renzo di saldare il conto, in quanto l'oste ben sa che l'indomani il ragazzo avrebbe avuto ben altri pensieri a cui rivolgere la propria attenzione. Saldo il conto e rimboccate le coperte a Renzo, l'oste solleva il lume e si sofferma a guardare il ragazzo, un po' come si guarda l'amore. Dopodiché, chiusa a chiave la stanza, chiama la moglie per affidarle l'osteria fino al suo ritorno; infatti, le spiega quanto è accaduto e dice che deve uscire per sistemare la faccenda.

In strada, l'oste si lascia andare ad un soliloquio e reputa Renzo un asino, un ingenuo montanaro, in quanto è giunto nella sua locanda con un poliziotto, e per questo potrebbe arrecargli dei problemi. A questo punto, reputa Renzo un vero e proprio ingenuo, in quanto il ragazzo ha pensato che bastasse un po' di chiasso dei rivoltosi per cambiare la situazione, quando invece nulla cambierà; il ragazzo finirà nei guai per la sua condotta. L'oste ritorna con la mente alla scena in cui aveva chiesto le generalità a Renzo e dice di averlo fatto non per curiosità, ma perché obbligato. Infatti, le grida non restano inapplicate per gli osti, e ci sono pene severe per la loro trasgressione. Lo stai trasgressore rischia un'ammenda che può arrivare fino a 300 scudi, di cui una parte andrà al fisco e una parte a colui che ha denunciato l'oste trasgressore. Anche l'oste ammette a se stesso di detestare le grida, ma non è così stupido da urlarlo al mondo come ha fatto invece Renzo.

Arrivato al palazzo di giustizia, trova al suo interno un'attività frenetica. Infatti, si sta facendo di tutto per prevenire ulteriori disordini. Si ordina una sorveglianza speciale alla casa del vicario; viene ordinato ai fornai di vendere il pane a buon mercato, e per l'occasione è stato fatto portare ulteriore pane dal contado. Infine, si cerca di arrestare qualche capopopolo per dare l'esempio alla folla. A tal proposito, il capitano di giustizia, ancora dolorante per la ferita riportata durante l'assalto al forno delle Grucce, in cui gli era stata lanciata in testa una pietra, ha sguinzagliato alcuni poliziotti travestiti, ai quali viene affidato l'accompagnatore di Renzo, ossia Ambrogio e Fusella.

Al momento di rendere testimonianza al notaio criminale, l'oste rimane stupito, in quanto il notaio conosce già il nome di Renzo e sa più cose di quante ne sappia l'oste. Il notaio criminale accusa l'oste di non raccontare tutta la verità, in quanto ha saputo che il ragazzo ha portato alla locanda del pane rubato ed ha offeso le grida e lo stemma del governatore riportato su tali. L'oste si difende dicendo che lui non ha tempo di badare a tutte le chiacchiere degli avventori e che si limita semplicemente a fare il suo lavoro di oste. Il notaio criminale chiede notizie su Renzo, e saputo che il ragazzo sta dormendo alla locanda, ordina all'oste di non farlo scappare. L'oste si irrita a una tale richiesta, ma non lascia intravedere nulla. Dopo di che, torna alla sua locanda.

Il mattino successivo, Renzo è svegliato di soprassalto da due poliziotti e dal notaio criminale che indossa una cappa nera. Il notaio lo chiama per nome e gli intima di vestirsi e di seguirlo dal capitano di giustizia. Renzo è stordito e cerca di riordinare le idee. Una volta sentito che sarà condotto dal capitano di giustizia, protesta e chiede invece di essere portato da Antonio Ferrer. Solitamente, il notaio criminale avrebbe riso di gusto a una simile richiesta, ma promette al ragazzo che gli sarà concesso quanto chiede. Questo perché, mentre andava ad arrestare Renzo, il notaio aveva notato per strada certi movimenti, e già in quel momento giunge dalla strada un ronzio confuso di popolo che si sta radunando. Il notaio, infatti, teme che il popolo, vedendo Renzo arrestato, possa causargli dei problemi, e la sua faccia appare preoccupata. Da questo momento, infatti, il notaio si comporta con Renzo in maniera gentile, quasi ossequiosa; dice, ad esempio, al ragazzo che non sta arrestando per pura formalità e che non vorrebbe arrestarlo, ma è costretto a farlo. A questo punto, Renzo chiede se passeranno per la Piazza del Duomo, e il notaio risponde che semplicemente percorreranno la via più breve. A una simile domanda, il notaio pensa di essere proprio sfortunato, in quanto in altre circostanze avrebbe potuto sfruttare l'ingenuità di Renzo per spingerlo a fare missioni compromettenti.

Il notaio si affaccia alla finestra e nota che c'è del movimento per strada e addirittura una pattuglia cerca di mandare via i popolani con fare gentile, in quanto ha paura della loro reazione. Il notaio, dunque, capisce che tira un'aria buona; inizia ad essere indeciso se lasciare Renzo in quella stanza custodito dai due poliziotti o proseguire nell'arresto. Alla fine si decide a continuare, in quanto non vuole passare per incompetente agli occhi del capitano di giustizia. Renzo, nel vestirsi, tasta il farsetto e nota che manca la borsa dei soldi e la lettera di raccomandazione di Fra Cristoforo. A questo punto va su tutte le furie e chiede al notaio e agli sbirri di rendergli quanto gli è stato sottratto, e addirittura dice che gli sbirri, a furia di stare troppo a contatto con i ladri, ne hanno preso qualche abitudine. Il notaio fa finta di non sentire l'offesa e gli rende quanto gli era stato tolto, in quanto non vuole indisporre il ragazzo per timore della folla, e allo stesso tempo promette a se stesso di far pagare con gli interessi a Renzo, in un secondo momento, questa sua insolenza. Gli sbirri applicano a Renzo i manichini, una sorta di manette costituite da dei legnetti con una cordicella che poteva essere stretta ai polsi per procurare del dolore all'arrestato. Renzo si lamenta, ma gli viene detto che i manichini gli sono posti per pura formalità.

Il notaio è molto preoccupato che Renzo, una volta in strada, attivi la tensione e chieda aiuto ai popolani, e dunque dice al ragazzo di pensare al suo onore e di non far sapere a nessuno che è stato arrestato; gli consiglia così di non far chiasso, di non attirare l'attenzione e di camminare dritto e velocemente. Renzo, invece, ha capito qual è la paura del notaio criminale e promette a se stesso che una volta in strada farà esattamente il contrario di quanto gli ha suggerito il notaio. L'autore, a questo punto, fa un'osservazione in cui dice che i furbi di professione, nei momenti di fretta o di agonia, non riescono a ricorrere a tutta l'astuzia di cui sono capaci, ed è questo appunto il caso del notaio criminale, che l'anonimo autore del manoscritto conosceva bene come persona molto astuta.

Una volta in strada, Renzo si guarda intorno, ma non c'è segno di disordini, e molti passanti semplicemente tirano dritto. Il notaio si accorge dell'atteggiamento di Renzo e gli dice di non dare nell'occhio e di pensare al disonore che avrebbe se si scoprisse che è stato arrestato. Finalmente, Renzo incontra tre popolani che parlano di farina nascosta a Forlì e di giustizia, e tossisce insistentemente per attirare la loro attenzione. I tre popolani si fermano, e Renzo continua ad attirarne l'attenzione. Gli sbirri, così, danno una stretta ai manichini, e Renzo urla di dolore. A questo punto si forma una piccola folla, e il notaio dice che Renzo è semplicemente un ladro che è stato colto sul fatto. Ma Renzo ha notato che, al formarsi della folla, gli sbirri e il notaio sono impalliditi, e così dice che è stato semplicemente arrestato per aver gridato il giorno prima "pane e giustizia", e chiede dunque aiuto al popolo. A queste parole, la folla si fa sempre più minacciosa, e gli sbirri sono costretti a lasciare andare Renzo. I due sbirri riescono a mescolarsi tra la folla e fuggire; questo non è però possibile al notaio, la cui cappa nera non lo rende ben identificabile per la folla, ed infatti un popolano gli dà addirittura del "corrier facchino". Finalmente, però, il notaio riesce miracolosamente a scampare al linciaggio, e qui si conclude il capitolo. Per la spiegazione, ti ricordo che ho fatto un video specifico. Fammi sapere se vuoi che questa serie continui. Iscriviti al canale e noi ci vediamo al capitolo 16. In bocca al lupo!