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Il treno ha fischiato – Luigi Pirandello | Riassunto e analisi 📖

Diario di Charlotte17:21

Transcription

Buongiorno, buon pomeriggio e buonasera. Continuiamo le nostre video lezioni a tema Luigi Pirandello e leggiamo e analizziamo insieme "Il treno ha fischiato". Prima però, lasciate un mi piace di supporto, iscrivetevi al canale e seguitemi anche su Instagram, mi trovate come Diario di Charlotte.

[Musica]

Vi ricordo che abbiamo una playlist per la maturità che aggiorniamo ogni settimana. Ve la lascio qui nelle informazioni sotto il video. Vi lascio anche i video direttamente collegati a Luigi Pirandello, perché già abbiamo parlato di alcuni tra i romanzi più importanti e della vita di questo autore. Ora però iniziamo.

"Il treno ha fischiato" è una novella che è stata pubblicata sul Corriere della Sera nel febbraio del 1914 e poi Pirandello ha deciso di inserirla anche nella raccolta "Novelle per un anno". Di questa raccolta vi ho già parlato nel video sulla vita e le opere di Pirandello, che vi lascio qui. Oltre a "Il treno ha fischiato", sicuramente leggeremo insieme "La patente", che uscirà prossimamente, e poi vedrò di analizzare anche altre novelle.

Questa novella racconta la storia dell'impiegato Belluca, un impiegato sempre molto diligente, sempre molto ligio al dovere, che però inaspettatamente va fuori di chiave, direbbe Pirandello. Infatti, il protagonista arriva addirittura ad essere ricoverato in un ospedale psichiatrico. È proprio il fischio del treno a scuoterlo e lui capisce che si deve ribellare alla vita monotona che sta conducendo. Ma leggiamo insieme la novella e analizziamola.

La novella si apre con i commenti dei colleghi di Belluca, che si rendono conto ormai che Belluca non è più lo stesso e dicono quindi: "Farneticava, principio di febbre cerebrale", avevano detto i medici e lo ripetevano tutti i compagni d'ufficio che ritornavano a due a tre dall'ospizio o erano stati a visitarlo. Quindi i colleghi vanno a visitare Belluca e tutti, eh, dicono che probabilmente ha un principio di febbre cerebrale. No, pareva provassero un gusto particolare a darne l'annunzio coi termini scientifici appresi aurora dai medici a qualche collega ritardatario che incontravano per via. Frenesia, frenesia, encefalite, infiammazione della membrana, febbre cerebrale.

Quindi questi, no, sono i commenti dei colleghi di Belluca, che provano quasi piacere nel dire che cos'ha questo povero impiegato, no, con cui condividevano il lavoro d'ufficio e volevano sembrare afflitti, ma in fondo erano contenti perché avevano compiuto il loro dovere, quindi si erano, diciamo, liberati dall'incombenza di andare a trovarlo. Riuscivano, no, nella pienezza della salute, dall'ospizio e quindi erano già contenti e dicevano: "Beh, a noi non è toccata, dai." Belluca, quindi, di fatto farnetica e vaneggia, però i colleghi, no, dicono: "Beh, siamo a posto, noi quel che dobbiamo fare l'abbiamo fatto. Morrà? Impazzirà? Mah, morire pare di no." Ma che dice? Che dice? Sempre la stessa cosa. Farnetica. Povero Belluca. E a nessuno passava per il capo che, date le specialissime condizioni in cui viveva quell'infelice da tanti anni, il suo caso poteva anche essere naturalissimo. È importante perché Pirandello parla di casi, no? Anche nel "Fu Mattia Pascal" noi abbiamo lo strano caso insolito e diverso. E c'è qui la situazione di Belluca è naturalissima, anche se i colleghi non riescono a capirlo, perché lui vive una vita talmente infelice che non può fare altro che ribellarsene, quindi impazzire.

Ma che cosa è successo? Come mai Belluca viene ricoverato in un ospedale psichiatrico? La sera prima Belluca si è fieramente ribellato al suo capo ufficio, quindi, come vedete, la novella inizia con un narratore esterno che racconta i commenti dei colleghi di Belluca e poi va a ritroso, no? Quindi la narrazione è a ritroso. Infatti, ci raccontano che cosa è successo, perché Belluca è diventato così. Bene, si è ribellato al capufficio e per poco non gli si era scagliato addosso, cosa incomprensibile perché Belluca era sempre stato uno di quelli proprio ligi al dovere che dicevano sempre di sì. Belluca era l'uomo più mansueto e sottomesso, più metodico e paziente che si sarebbe potuto immaginare. Quindi nessuno riesce ad accettare come mai Belluca si sia comportato così.

Abbiamo dunque la descrizione proprio di questo impiegato che è circoscritto entro i limiti angustissimi della sua arida mansione di computista. Segni Pantoia. Senda Panto anche questi Pantti. Grazie. Grazie. Eh, grazie. Quindi lui è circoscritto, cioè è racchiuso nei limiti del suo lavoro, no? Quello di computare, di calcolare, senz'altra memoria che non fosse di partite aperte, di partite semplici o doppie o di storno. Quindi è un contabile Belluca, no? E circoscritto, pignolo, sa solo dedicarsi ai calcoli. Infatti, lo definiscono un casellario ambulante, un vecchio somaro che tira zitto zitto sempre un passo, sempre per la stessa strada, la carretta con tanto di paraocchi. Quindi con una descrizione del genere non riusciamo neanche noi lettori a capacitarci del fatto che Belluca si sia ribellato.

Però Belluca lavorava in un ambiente molto chiuso, molto soffocante. Il suo anche era un lavoro di, di fatto, calcolo, quindi molto, molto chiuso, ripetitivo. E poi, dal punto di vista familiare, la vita di Belluca è un disastro, nel senso che vive in una casa piccola, angusta, è infelice, vive con la moglie, la suocera e la sorella della suocera, che sono, peraltro, tutte e tre cieche. Or bene. Cento volte questo vecchio somaro era stato frustato, fustigato, senza pietà, così per ridere. Però Belluca non si era mai ribellato niente. S'era preso le frustate ingiuste e le crudeli punture in santa pace, sempre senza fiatare. Belluca, di fatto, non aveva mai deciso di ribellarsi al comportamento del capoufficio, anche dei colleghi, e poi questa volta proprio gli toccava la riprensione, quindi il rimprovero. In realtà, era meritato. Solo questa volta, perché Belluca si era presentato in ufficio in ritardo, con circa mezz'ora di ritardo almeno.

Pareva che il viso, ad un tratto, tutto gli si fosse allargato. Pareva che i paraocchi gli fossero caduti e gli si fosse scoperto, spalancato d'improvviso all'intorno lo spettacolo della vita. Quindi, a un certo punto, sembra che Belluca abbia avuto questa illuminazione, abbia capito che non stava vivendo e quindi vuole vivere, no? Gli si apre davanti la prospettiva di una vita diversa. La sera, il capoufficio, entrando nella stanza di lui, esamina i registri e gli dice: "Ma e come mai? Ma che hai compilato tutt'oggi?" E Belluca lo guarda sorridente, lo prende un po' in giro quasi, no? Che significa, allora? Dice il capo. E lui: "Niente", fa finta di niente, scrolla un po' le spalle. "Oh, Belluca, niente", risponde Belluca, un po' ridendo, no? Quindi il capoufficio, insomma, rimane un po' attonito e poi dice: "Il treno, signor cavaliere, il treno?" "Che treno ha fischiato?" "Ma che diavolo dici?" "Stanotte, signor cavaliere, ha fischiato, l'ho sentito fischiare il treno. Sì, signore. E se sapesse dove sono arrivato? In Siberia, oppure oppure nelle foreste del Congo. Si fa in un attimo, signor cavaliere."

Il cavaliere è sconcertato. I colleghi ridono come dei pazzi perché dicono: "Ma questo completamente fuori." E il capoufficio inizia proprio a inveirgli contro. Però quella volta Belluca non sta zitto e quindi si ribella, grida, grida che il treno ha fischiato e che lui non più. Ora che aveva sentito fischiare il treno, lui non poteva più, non voleva più essere trattato in quel modo. Ma che è sto fischio del treno? È un evento banale, no? Un po' come quando Vitangelo Moscarda si guarda la punta del naso, o come il fu Mattia Pascal che trova l'articolo di giornale dove vede suicidio. Ebbene, qui abbiamo un evento banale, il fischio del treno, che fa scattare la molla della ribellione e quindi Belluca vuole evadere dalla sua vita claustrofobica e soffocante.

Guitava ancora qua a parlare di quel treno, ne imitava il fischio, un fischio assai lamentoso, come lontano nella notte, accorato e subito dopo soggiungeva: "Si parte, si parte, signori, per dove? Per dove?"

Però Belluca non è impazzito, e questo lo sappiamo grazie a un altro narratore, al narratore interno, che scopriremo durante la lettura. È proprio il vicino di casa di Belluca, l'unico che conosce il suo disagio, il suo dramma. "Belluca, signori, non è impazzito. State sicuri che non è impazzito. Qualche cosa deve essergli accaduta, ma naturalissima. Nessuno se la può spiegare perché nessuno sa bene come quest'uomo ha vissuto finora. Io che lo so, sono sicuro che mi spiegherò tutto naturalissimamente appena l'avrò veduto e avrò parlato con lui."

Come abbiamo detto, infatti, Belluca vive con tre donne cieche che strillano tutto il giorno. Due figliuole sono vedove e hanno anche sette figli, e quindi lui aiuta anche questi sette figli, non ha soldi per sfamare nessuno, quindi lavora fino a tardanotte. È difficile la vita di Belluca. Quando andai a trovarlo all'ospizio, me lo raccontò lui stesso per filo e per segno. Era sì ancora esaltato, un po', ma naturalissimamente, per ciò che gli era accaduto. Rideva dei medici e degli infermieri, di tutti i suoi colleghi che lo credevano impazzito. "Magari", diceva, "magari. Signori, Belluca si era dimenticato da tanti e tanti anni che il mondo esisteva." E grazie al fischio del treno, lui se ne rende conto, perché di improvviso, nella notte, sente da lontano fischiare questo treno che gli squarcia e porta via la miseria di tutte le angustie della sua vita. E quindi, quando sente questo fischio del treno, inizia ad immaginare di viaggiare per il mondo.

"C'era il mondo", dice Belluca, "no? C'era il mondo, tanto, tanto mondo lontano a cui quel treno si avviava. Firenze, Bologna, Torino, Venezia, città dove lui era stato da giovane, quindi si sapeva la vita che vi si viveva, la vita che un tempo aveva vissuto proprio anche Belluca." Il mondo che si era prima chiuso nel tormento della sua casa, con il fischio del treno si riapre. Quindi lui immagina di viaggiare e di rivedere il mondo. E dunque, lui ora che il mondo gli era rientrato nello spirito, può in qualche modo consolarsi, no? Gli basta. Solo che il primo giorno, un po' esagerato, no? Con questo immaginario del treno che lo porta lontano. E diciamo che, eh, quando tutto il mondo ti entra dentro, è un po' un cataclisma, no? A poco a poco, poi, però, dovrebbe ricomporsi, no? Sarebbe andato, appena ricomposto del tutto, a chiedere scusa anche al capoufficio e avrebbe ripreso, come prima, la sua computisteria. Soltanto il capoufficio, ormai, non doveva pretendere troppo da lui, come per il passato, doveva concedergli che di tanto in tanto, tra una partita e l'altra da registrare, gli facesse una capatina. Sì, in Siberia, oppure oppure nelle foreste del Congo. Si va in un attimo, cavalier mio, ora che il treno ha fischiato."

Come vedete, no, questa novella racconta la storia di Belluca, no? Di questo impiegato che vuole evadere dalla vita claustrofobica che conduce. Quindi i temi che noi vediamo e li notiamo subito sono il relativismo, il contrasto tra la vita e la forma, l'umorismo e l'evasione dal reale. Il relativismo è lampante, no? Perché ognuno ha un punto di vista diverso rispetto a questo Belluca. I colleghi e il capoufficio pensano che lui si sia ammattito. Invece, il vicino di casa, che lo conosce davvero per come è, effettivamente sa che non si è ammattito, ma che questa sua, diciamo, deriva è il risultato finale di un processo inevitabile, no? È la coda di un mostro, cioè il risultato di una vita alienata, non poteva essere altrimenti. Peraltro, i colleghi del capoufficio vedono Belluca in un dato modo, secondo le abitudini, il lavoro che ha, quindi vedono la sua forma, la sua maschera, ma non vedono Belluca com'è dentro, quindi non conoscono il suo dramma e il suo disagio. E Belluca ha bisogno proprio di quel fischio del treno per realizzare che sta vivendo una vita non vissuta.

Anche qui è fondamentale l'umorismo, no, di Pirandello, quel saggio di cui abbiamo già parlato nel video su Pirandello e il suo pensiero, perché di fatto Pirandello parla di avvertimento del contrario, non di sentimento del contrario. Quando noi avvertiamo il contrario, diciamo che sorridiamo, no? Ci fa un po' ridere, buffo. Però quando noi invece proviamo il sentimento del contrario, compartecipiamo del dramma esistenziale, no, di questi personaggi e quindi anche di Belluca.

Come avete visto, la narrazione non è una narrazione semplice, è una narrazione che procede, peraltro, a ritroso e abbiamo un narratore esterno, ma anche un narratore interno che è il vicino di casa. Variano anche i punti di vista, no? Quindi la focalizzazione è variabile. Vedete qui uno schema con la fabula e l'intreccio, perché fabula e intreccio non coincidono ed è anche piuttosto complesso ricostruirle, no? La novella inizia in medias res, quindi nel bel mezzo delle cose, no? Proprio con i commenti: "Farneticava, febbre cerebrale, encefalite" dei colleghi di Belluca e ci sono due momenti di tensione, potremmo dire di spannung, no? O, eh, anche una climax: cioè la lite con il capoufficio e poi questo benedetto fischio del treno che lo risveglia. Peraltro, nella narrazione, noi notiamo che è ritroso e si utilizza molto la tecnica dell'analessi, cioè del flashback, tornare indietro.

Spero che questa video lezione vi sia piaciuta. Vi ricordo di continuare a seguirmi.